Hashim Thaçi, ex comandante dell’Esercito di liberazione del Kosovo e successivamente presidente del Paese balcanico, è stato condannato in primo grado a 25 anni di carcere dalla Corte penale internazionale dell’Aia, che lo ha ritenuto penalmente responsabile di crimini di guerra commessi durante la violenta separazione dalla Serbia, avvenuta tra il 1998 e il 1999, che in cui ci furono eccidi compiuti da entrambe le parti.

Thaçi si era consegnato il 5 novembre 2020
Secondo i giudici dell’Aia, Thaçi «era a conoscenza» dei crimini commessi dai miliziani dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), resosi responsabili di arresti arbitrari, maltrattamenti, torture e omicidi e violenza contro coloro che erano considerati avversari. Thaçi, direttore politico dell’Uck dal 1994 al 1999 e presidente del Kosovo dal 7 aprile 2016 al 5 novembre 2020, giorno in cui si dimise per essere arrestato e processato, avrebbe anche partecipato ad alcuni dei crimini commessi contro gli oppositori interni e gli albanesi collaborazionisti dei serbi.

I pubblici ministeri avevano chiesto 45 anni
Alla sbarra c’erano anche altri tre ex capi dell’Uck, appoggiato dalla Nato durante il conflitto: Jakup Krasniqi, condannato come Thaçi a 25 anni, Kadri Veseli (18 anni) e Rexhem Selimi (13 anni). I pubblici ministeri avevano chiesto per ciascuno una pena di 45 anni di reclusione. I quattro imputati, che si erano dichiarati non colpevoli, si vedranno scalare gli anni di detenzione già scontati in carcere all’Aia a partire dal 2020. «La nostra è stata una guerra giusta, una guerra di liberazione», ha commentato il primo ministro kosovaro Albin Kurti prima del verdetto.
