Tira aria pesante in Regione Lombardia. Non stupisce, certo. Ma le fibrillazioni tra alleati si sono fatte più intense. Il nodo del contendere è sempre lui: Guido Bertolaso, assessore al Welfare, legatissimo ad Attilio Fontana e mai digerito da Fratelli d’Italia. Da questa estate tiene banco lo scontro sul piano nomine presentato da Bertolaso: sostituire al Niguarda il pensionando Alberto Zoli, che ha già presentato le dimissioni, con il numero uno della Direzione regionale Welfare Mario Melazzini, il quale a sua volta lascerebbe la poltrona all’attuale dirigente dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco Maria Grazia Colombo, molto stimata dall’assessore. Nella riunione di Giunta di lunedì 14 settembre, invece di trovare la quadra, si è aggiunto il caso del Pio Albergo Trivulzio, con FdI schierata contro la proroga di Francesco Paolo Tronca. L’ennesimo no che ha irritato – per usare un eufemismo – Fontana, il quale ha lasciato l’aula sbattendo la porta e convocando in separata sede gli assessori leghisti.

In realtà i meloniani punterebbero a rimandare ogni decisione a dicembre, quando, alla scadenza dei manager di tutte le Asst e Ats, contano di fare man bassa di poltrone. Non bastasse, martedì si è aperto un nuovo fronte. In Consiglio regionale Bertolaso è stato chiamato a rispondere a un’interrogazione del meloniano Matteo Forte sul fine vita e sul suicidio assistito di Domenico Zuccarella: Romano La Russa ha chiesto il ritiro delle linee della Regione volute proprio da Bertolaso. Insomma, ogni occasione è buona per picconare l’assessore che già nel 2025 FdI aveva tentato di “commissariare”, provocando un mezzo terremoto.

Ora ci risiamo: Bertolaso, poco avvezzo alla diplomazia politica e all’arte del compromesso, potrebbe persino arrivare a lasciare l’incarico. Una delega su cui FdI da tempo ha puntato gli occhi, ma alla quale difficilmente la Lega rinuncerebbe. E Fontana? Il governatore, dopo le critiche a Matteo Salvini ricucite solo per metà, è in una posizione delicata all’interno del partito. E forse agli occhi di FdI non è più intoccabile, tanto che c’è il sospetto che il pressing dei meloniani lombardi sia stato in qualche modo sdoganato da via della Scrofa. Anche il presidente della Regione verso l’addio? Sarebbe quasi un unicum visto che l’unico governatore lombardo a dimettersi è stato Roberto Formigoni nel 2013, però lo scenario non era certo paragonabile a quello attuale.

Tentare di sfiduciare Fontana, poi, non sarebbe una mossa molto furba. Il partito di Meloni, stando all’accordo stretto con la Lega, esprimerà il candidato governatore del centrodestra, e la responsabilità di aver causato la caduta della Giunta si potrebbe ripercuotere anche sulle Politiche 2027, senza contare che alle prossime Comunali di Milano, Roma e Napoli il centrodestra rischia di perdere. E quindi? I più realisti prevedono che da qui a fine consiliatura, nel 2028, sarà una lenta agonia, salvo sorprese ovviamente. Un po’ come sta accadendo nella Lega…
Per Meloni comincia “Fenix. Il tempo del coraggio”
Il 16 settembre a Roma, all’Eur, comincia “Fenix. Il tempo del coraggio”, kermesse cara a Gioventù Nazionale che sarà chiusa domenica da Giorgia Meloni. L’elenco dei partecipanti è chilometrico: Francesco Rocca, presidente Regione Lazio, Marina Calderone, ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Gianfranco Fini, ex presidente della Camera, Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, il renziano Roberto Giachetti, Ignazio La Russa, presidente del Senato intervistato da Peter Gomez. Fenix sarà anche l’occasione per presentare Senza maschera di Tommaso Longobardi (che ha da poco lasciato la comunicazione social di Meloni per impegnarsi, si dice, nella campagna elettorale) e The Italian dream di Alexander Ross. Da popcorn l’incontro “L’anticomunismo e la violenza antifascista dagli Anni 70 a oggi” con Franco Cardini, Giampiero Mughini, Gennaro Sangiuliano e Francesco Storace.
Urso e il passo più lungo della Gamma
La nuova Lancia Gamma arriva da Adolfo Urso, in via Veneto. Al Mimit l’appuntamento era fissato per le 17 di mercoledì 16 settembre, ma poi è stato repentinamente anticipato di un paio d’ore. L’auto prodotta a Melfi, secondo quanto dicono a Stellantis, dovrebbe partecipare alle prossime gare di acquisto della pubblica amministrazione, e la visita romana del gruppo guidato da John Elkann servirebbe anche a questo.
