Salernitana. Gori, arriveranno altri risultati positivi

Sarà pur vero che si giocherà in trasferta e non all’Arechi, ma quella contro il Barletta è una gara che rievoca ricordi emozionanti per tutti gli amanti della Bersagliera. Era il 25 aprile del 2015 e, in uno stadio popolato da quasi 22mila spettatori, la Salernitana si impose per 3-1 conquistando l’aritmetica promozione in cadetteria anche grazie al concomitante e inaspettato passo falso del Benevento col Messina. Tra i protagonisti assoluti di quell’indimenticabile cavalcata ci fu senza dubbio Piergraziano Gori, uno dei portieri più forti della storia granata che, a suon di parate, aggiunse punti preziosissimi alla classifica. Parlare con lui di Salernitana è stato un piacere. Perché, pur essendo rimasto appena un anno e mezzo, ha ancora i brividi quando ricorda la curva Sud, i cori dell’Arechi e quel campionato scandito anche da momenti drammatici che però fortificarono un gruppo straordinario e che regalò una gioia immensa al popolo dell’ippocampo. La redazione di Cronache lo ha intervistato a poche ore dalla trasferta del Puttilli partendo dalla stretta attualità:

Un avvio di stagione deludente, con una rosa incompleta e una proprietà che si dice disposta a farsi da parte anche a costo di cederla a un euro…

“Sto seguendo la Salernitana e, per usare un eufemismo, potremmo parlare di un avvio di stagione complicato. La vittoria contro il Potenza potrebbe aver ridato un po’ di energia e serenità alla squadra e all’ambiente, forse anche alla stessa società che ha rilasciato dichiarazioni molto chiare e nette la scorsa settimana. Io non so se davvero abbiano intenzione di lasciare Salerno, una piazza con tante pressioni ma nella quale è un piacere lavorare. Magari arriveranno altri risultati positivi e tutti vedranno le cose con maggiore serenità”.

Sorrento capolista, il Bari ingrana, Catania in crisi. Che idea si è fatto di questo campionato?

“Come sempre è un girone difficilissimo, l’asticella si è ulteriormente alzata e bisogna fare i complimenti a mister Maiuri che, ormai da anni, rappresenta una garanzia in serie C. A mio avviso meriterebbe una chance in categorie superiori. Anche a Bari, nonostante le 3 vittorie in 4 gare, c’è un po’ di caos: l’ambiente non è sereno e questo potrebbe pesare. Il Catania è in basso, ma ha un organico forte e ne verrà fuori. La Salernitana stessa può essere protagonista, in La Gumina ha trovato quel bomber che fa la differenza e che può dare tanti punti in più. Non sottovaluterei, però, Achik e Lescano. Gente di talento che a me piace molto”.

Può pesare in uno spogliatoio sapere che il proprietario vuol vendere?

“Dipende molto dal carattere dei singoli calciatori. C’è chi magari può avvertire un senso di disagio, chi al contrario pensa esclusivamente al campo. In fondo i giocatori sono tutelati al massimo, nessuno di loro rischia di perdere lo stipendio e quindi è giusto concentrarsi sul rettangolo verde senza alibi e distrazioni. Ripeto quanto detto: bisogna capire se dietro quelle dichiarazioni ci sia lo sfogo dettato dal momento e dalla delusione o una reale volontà. Vincere è spesso la panacea di tutti i mali, magari la Salernitana ingrana e…”.

Le piace Galeotti?

“Hanno deciso di puntare su un portiere giovane. Ho visto la gara col Potenza e l’errore fa parte del gioco e del percorso di crescita. Secondo me tutto dipenderà dalla capacità del ragazzo di reagire alle pressioni della piazza. Se avrà le spalle forti riuscirà a dimostrare il suo valore. E non credo che il concomitante arrivo di Perina abbia condizionato la sua performance di venerdì sera”.

Torniamo alla società. Iervolino ha preso il club in A prospettando progetti europei e investimenti in campioni e infrastrutture. Oggi la Salernitana è in C e ha interrotto ogni dialogo con l’ambiente…

“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Le chiacchiere stanno a zero, nello sport come nella vita contano i fatti e purtroppo negli ultimi anni la Salernitana ha avuto grosse difficoltà in termini di risultati. A Lotito si può dire tutto, ma le promesse le mantenne: con noi arrivò fino in B, successivamente ha lasciato il cavalluccio in serie A”.

Riavvolgiamo il nastro e torniamo al febbraio del 2014. Suo esordio con la Salernitana, proprio contro il Barletta…

“Ricordo che c’era aria di contestazione, quando arrivammo allo stadio col pullman percepivamo la delusione e la rabbia dei tifosi. In molti non entrarono in curva, il clima era pesante e, da ultimo arrivato, non fu semplice. Per fortuna poi parlò il campo: vincemmo 3-0, parai un calcio di rigore, giocammo una buona gara e da lì iniziammo la cavalcata verso i playoff, con Coppa Italia in bacheca”.

E poi quel derby contro il “suo” Benevento, vinto 2-1 al 95’ con Evacuo in porta e un Arechi impazzito di gioia…

“Sono quelle giornate in cui un calciatore prova emozioni contrastanti. Ho trascorso tantissimi anni a Benevento, non potevo vivere quel derby con indifferenza. Ero ovviamente felicissimo per una vittoria che ci diede una carica incredibile e che ci fece riconciliare con il pubblico. Fu un pomeriggio intensissimo”.

L’anno dopo foste molto bravi a reggere l’urto dell’addio al veleno di Somma e del cambio di allenatore a ridosso della prima di campionato…

“Eravamo un gruppo straordinario. Senza invidie o prime donne. Dal primo giorno di ritiro tutti lavoravamo con la voglia di riportare Salerno in serie B, anteponendo il bene del collettivo a quello individuale. Ne passammo tante. L’allenatore fu bravo, ma se non hai uno spogliatoio di uomini veri non vai da nessuna parte. Ci furono due episodi che ci fortificarono. Anzitutto il malore di Mendicino a Matera. Momenti di sconforto, non volevamo rientrare in campo mentre loro spingevano per giocare. Appena riprese il gioco segnammo e la vincemmo in inferiorità numerica. Un grande segnale di forza e mentalità. E poi l’1-2 di Catanzaro, con Lanzaro che decise di dare disponibilità pur avendo perso il padre da pochi minuti”.

E poi l’apoteosi con il Barletta…

“Ti dico la verità: non pensavamo di festeggiare già quel giorno. Immaginavamo che il Benevento potesse battere il Messina e che la promozione diretta sarebbe arrivata la settimana successiva. Invece, dopo un primo boato illusorio, vedemmo l’Arechi venir giù e, ironia della sorte, fu il salernitano Nigro a condannare i giallorossi a quell’1-1 che ci spianò la strada. Fu un pomeriggio da serie A, con una cornice di pubblico stupenda e una festa fino a tarda notte che ci ripagò dei tanti sacrifici fatti”.

Come mai le strade si separarono in estate?

“Semplicemente non trovammo l’accordo. Sono cose che nel calcio ci stanno e che fanno parte del gioco. Tornai a Benevento e facemmo il doppio salto dalla C alla A, giocai anche all’Arechi da avversario e fu un altro pomeriggio emozionante. Solo a parlarne mi vengono i brividi. In tre anni ottenni tre promozioni, sul piano professionale fu un periodo straordinario”.

Qual è stata la parata che ricorda con maggior piacere?

“In tanti mi menzionano il volo all’incrocio dei pali contro il Matera, uno scatto perfettamente immortalato da un bravissimo fotografo. Però io menziono la gara interna col Melfi. Mio padre colleziona tutti gli articoli di giornale che parlano di me e la stampa sottolineò una statistica interessante: undici parate in 90 minuti, alcune davvero difficilissime. Non per presunzione, ma devo dire che in quell’anno e mezzo a Salerno ci sono stati tanti interventi di un certo spessore. Sapere che la gente nutre una grossa stima nei miei confronti mi riempie d’orgoglio ed è un sentimento che ricambio con tutto il cuore. Proprio nei giorni scorsi ho sentito mister Genovese: tornare con la mente a quegli anni lì è una sensazione indescrivibile”.

Ci fornisce un assist per una riflessione. Una società così in difficoltà potrebbe ritrovare entusiasmo se nello staff ci fossero persone come Genovese e Sasà Avallone che amano profondamente i colori granata?

“Assolutamente sì. Senza nulla togliere ai professionisti che lavorano oggi per la Salernitana, ma io credo che chiunque sia emblema di appartenenza e identità possa essere un valore aggiunto per la proprietà. Sarebbe bello rivederli a Salerno da protagonisti”.

C’è qualche coro della curva Sud che le è rimasto nel cuore?

“Dopo la promozione in B ci furono tantissime feste, giocare all’Arechi è bellissimo. Mia moglie e le mie figlie ogni tanto intonano “Semplice”. E, in fondo, è vero: “Che ne sai come mi sento quando i granata scendono in campo!”. Da brividi”.

Gaetano Ferraiuolo

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