Antonio Vassallo: “L’insegnamento di papà, non abbassare mai la testa”

di Arturo Calabrese

Antonio Vassallo, figlio del sindaco pescatore, si apre in un’intervista profonda.

Come vede, guardando ai recenti fatti processuali, il domani?

“Ogni anno è che passa è un anno differente. Quest’anno abbiamo già un processo. Un’altra parte di processi inizierà ora il 2 novembre, quindi già è qualcosa che è almeno iniziato. Non ci sono stati i rinvii a giudizio che noi speravamo, però abbiamo un quadro molto chiaro per quanto riguarda la vicenda, per quanto riguarda quello che è successo prima, durante e dopo. Quindi sì, sono attimi di dolore, sono attimi di ricordo. Ora siamo molto concentrati sul processo e vogliamo assolutamente che quanto prima possibile venga alla luce la verità”.

Sui social ha scritto parole forti…

“Le cose dette a caldo sono sempre quelle di cui poi a volte ci si può pentire. Erano cose che pensavo all’epoca e purtroppo, ahimè, le penso ancora. Ci sta a volte un mancato senso di fiducia nei confronti delle procedure, nei confronti di quelle che sono le nuove riforme. In questo caso la riforma Cartabbia non ha agevolato il rinvio a giudizio di Cagnazzo che oggettivamente ha compiuto un’attività di depistaggio per la quale, a mio modestissimo parere, poteva essere rinviato a giudizio per poter andare a dibattimento”.

Notizia degli ultimi giorni è l’uscita di un libro…

“Penso che siano progetti importanti. La paura che abbiamo noi familiari è che a volte se ne parli fin troppo poco di questa vicenda. E attraverso il libro è un ricordo che rimarrà, rimarrà negli anni e io spero solamente di essere all’altezza di poter ricordare la figura straordinaria che era papà. È una parte molto intima, si parla molto di aspetti personali. È nato un po’ come sotto forma di sfogo raccontando alcune cose che mi andava di raccontare e aprirmi ai lettori che spero apprezzeranno. E poi c’è tutta una parte investigativa che racconta quello che è successo, è una ricostruzione molto chiara come lo è chiara oggi assolutamente per me”.

Qual è il sentimento che ogni anno si rinnova?

“Secondo me è importantissimo, vorrei sempre essere lì, essere presente a ricordare papà, non solo il 5 settembre, in ogni giornata manifestativa che lo ricorda, che lo intitola, indipendentemente da tutto il resto. Per me è importante che ci siano queste manifestazioni, il 5 settembre e anche in altre giornate. È importante che si ricordi, che si racconti, che si parli di papà, non solo per come è andata quella maledetta notte, ma per quello che è stato il suo straordinario lavoro. Quindi, ben venga ogni giornata di ricordo e spero che ogni anno ce ne siano sempre di più di manifestazioni che ricordano la figura di papà”.

Qual è l’insegnamento che ha lasciato Angelo?

“In questi giorni, pure con le ultime evoluzioni che ci sono state, mi verrebbe da dire di non abbassare mai la testa, anche quando si è in una situazione di svantaggio. Abbiamo visto le ultime querele di questi giorni, che sono state così piacevolmente accolte. Io credo che in realtà non c’era nessun presupposto per condannare né Le Iene, né zio Dario, né zio Massimo. A volte veramente ci riguardiamo e ci sorprendiamo di talune decisioni. Forse a volte sono state dette cose molto più gravi del servizio delle Iene, dove non riesco a capire qual è la cosa così grave per cui ci sia una condanna per quello che è stata, secondo loro, una diffamazione. E quando ci sono, purtroppo, evoluzioni come queste, l’insegnamento è quello di non abbassare mai la testa e continuare a urlare la sete di verità. Quindi assolutamente non servirà questo per riuscire a fermare la nostra sete di verità, la nostra sete di giustizia e cercare di capire assolutamente chi ha tutte le responsabilità per questa vicenda. C’è poi un’eredità importante che è quella della responsabilità.  Abbiamo una grande responsabilità nei confronti dei più giovani, ma anche nei confronti delle identità che portiamo. Cerchiamo sempre di essere all’altezza di quello che lui è stato, di quello che lui ha rappresentato e a volte è anche molto difficile. Per chi l’ha conosciuto sa bene di cosa parlo, papà era veramente una persona singolare, una persona fuori dei generi e quindi è sempre difficile riuscire a capire che cosa è stato, non solo il coraggio di quella notte, ma la vita intera legata alla comunità”.

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