Facci: Salernitani in difficoltà

l mercato della Salernitana (come ampiamente prevedibile) si è chiuso senza il botto e senza investimenti e Cosmi allenerà una squadra incompleta in tutti i reparti e che solo miracolosamente potrà lottare per qualcosa di importante. Molti ex granata, nelle varie interviste pubblicate nei giorni scorsi, hanno metaforicamente tirato le orecchie alla società ricordando a Iervolino che una piazza del genere non può galleggiare in C e che occorrono rispetto e considerazione per i 6700 abbonati che hanno sottoscritto il carnet a scatola chiusa. C’è però chi, pur riconoscendo la complessità del momento, invita la piazza ad avere pazienza e fiducia indicando nella Bersagliera una delle candidate al grande salto. Si tratta del direttore sportivo Mauro Facci, calciatore che ha lasciato il segno nella storia granata e che, ai microfoni di Cronache, ha dichiarato quanto segue:

Direttore, tifosi scontenti e società che continua a deludere le aspettative. Cosa pensa?

“Sicuramente per la Salernitana non è un bel momento e purtroppo due sconfitte e un pareggio è bilancio che va messo in preventivo quando le cose non funzionano. Mi rendo conto che la piazza ha l’esigenza di essere protagonista e di tornare in B dopo tre stagioni assolutamente disastrose, ma non bisogna mai perdere equilibrio. A mio avviso il direttore sportivo Faggiano e il tecnico Cosmi hanno le spalle larghe per gestire le difficoltà e per tenere la barra dritta. I granata, pur avendo oggettivamente perso alcuni dei calciatori migliori per scelta della proprietà, hanno tutte le carte in regola per essere competitivi e per giocarsela alla pari con le big. La rotta va invertita già da domenica, però, altrimenti diventa dura”.

Iervolino è passato da promesse in ottica europea al cedere prima di acquistare. I tifosi chiedono chiarezza e si imbattono nel silenzio…

“Sinceramente non so cosa possa essere accaduto a Iervolino. Certamente passare dalla A alla C lo avrà segnato sotto ogni punto di vista. Gli investimenti fatti negli anni scorsi non possono essere negati e se la spesa non vale la resa può capitare che si chiudano i rubinetti e che cambino radicalmente ambizioni e progetti. Purtroppo, però, a scapito di una piazza che, da valore aggiunto, rischia di essere la “vittima” di tutto questo. Non valorizzare un patrimonio come il pubblico è un qualcosa di sbagliato”.

La proprietà vuole cedere e non investe somme importanti fino a quando non arriva l’acquirente. A chi giova questo trascinarsi in C?

“La cosa che mi dispiace di più è quella che ho detto prima: i tifosi sono diventati l’anello debole. Probabilmente c’è un presidente che ha perso entusiasmo e che dunque non ha interesse a fare il passo più lungo della gamba per colmare le lacune e garantire un campionato di vertice a una realtà storica come la Salernitana. Per questo spero che tutto questo gap possa essere colmato dalla presenza di un ds e di un allenatore che hanno esperienza, capacità e personalità. E faccio appello anche ai calciatori: quella maglia non è come tutte le altre, sta anche a loro tirare fuori gli attributi. Non è per tutti scendere in campo all’Arechi quando il pallone scotta e il momento è negativo”.

I tifosi criticano Faggiano per non aver rassegnato le dimissioni in presenza di un palese ridimensionamento…

“Se no lo ha fatto vuol dire che a lui sta bene così e che evidentemente ha sposato le idee della proprietà. Io continuo a pensare che, al netto di qualche addio importante, la Salernitana abbia operato bene sul mercato e che alla lunga sarà protagonista. Magari ora c’è pessimismo, ma spero i nuovi non paghino lo scetticismo ambientale. Aggiungo: forse il budget non era nemmeno così basso”.

C’è chi invece se la prende con Cosmi che, in diverse occasioni, non è stato accontentato…

“Io sinceramente non penso possa esserci uno strappo tra un ds e a un allenatore che certo non si sono conosciuti a Salerno e che hanno già avuto modo di lavorare fianco al fianco. Poi non so se nel frattempo è successo qualcosa, mi limito ad auspicarmi che all’interno del club non ci siano diversità di vedute. Per arrivare all’obiettivo bisogna sposare una linea comune, basata sul confronto e sulla condivisione delle idee e del progetto. Viceversa si crea un clima di insofferenza che si ripercuote sulla squadra e su tutto l’ambiente. E Salerno non ha bisogno di questo”.

Matino va via per uno strappo con mister e ds. Chi ha ragione?

“Conosco Emmanuele, è sicuramente un bravo ragazzo. Ma un tesserato non può rifiutare la panchina, qualunque sia il motivo che spinge un allenatore a fare una determinata scelta tecnica. Non è giusto e non è bello. Non conosco le dinamiche interne, ma ogni calciatore è a disposizione della squadra e del mister. Non il contrario”.

6700 abbonati, Arechi pieno, contestazioni ridotte al minimo. Dopo aver “massacrato” presidenti vincenti sembra una tifoseria profondamente cambiata nel modus operandi…

“Penso che Salerno rappresenti un’isola felice del calcio italiano, quell’eccezione da prendere come esempio. Non è da tutti, dopo tre annate negative e due retrocessioni, abbonarsi in settemila a scatola chiusa sostenendo la maglia in casa e in trasferta. Credo che l’entusiasmo del popolo granata sia quella componente che ha sempre fatto la differenza, quel fattore che in campionato può spostare gli equilibri nel medio-lungo termine e determinare la promozione diretta. Andrebbe alimentato, questo sì. E per farlo serve gente che sia innamorata dei colori granata. Invece purtroppo le rose cambiano e vengono stravolte ogni sei mesi e un atleta non fa nemmeno in tempo a rendersi conto della realtà in cui si trova”.

Ai vostri tempi, però, era anche la squadra a volere fortemente un legame con il territorio…

“E’ vero, ma non è semplice trovare l’alchimia giusta con le tifoserie. Noi eravamo realmente innamorati della maglia granata. Vivevamo la città e la provincia, a casa cantavamo i cori della curva, ancora oggi quando ci vedono si emozionano e noi condividiamo lo stesso sentimento per ciascuno di voi. Questo fu possibile perché lo zoccolo duro aprì un ciclo pluriennale a Salerno. E le famiglie si sentivano emotivamente coinvolte. Tutt’oggi mia figlia, che all’epoca non era nemmeno nata, è tifosa della Bersagliera e questo mi riempie il cuore”.

Gaetano Ferraiuolo

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