Usa, tutti contro i data center per l’IA: populisti di destra e ambientalisti di sinistra

Negli Usa c’è qualcosa che sta agitando le piazze di tutto il Paese: i data center. Le mega strutture necessarie ad alimentare il boom dell’intelligenza artificiale sono al centro di grandi contestazioni, tanto da parte del mondo del lavoro quanto dei singoli comitati civici che si oppongono a specifiche costruzioni (in Italia il più grande verrà costruito a Colleferro, in provincia di Roma). Il movimento è più esteso e trasversale di quanto si pensi, perché tocca sia comunità democratiche sia repubblicane. Ma in cosa consiste?

In tre mesi 75 progetti sono stati bloccati

Il 2026 è stato l’anno cruciale del movimento anti-data center, con quattro momenti cardine. La prima fase è stata quella di gennaio e febbraio. Secondo un rapporto dell’osservatorio indipendente Data center watch, «nelle prime sei settimane del 2026 sono stati presentati oltre 300 progetti di legge statali sui data center, con proposte di moratoria a livello statale introdotte in 14 Stati da entrambi gli schieramenti politici. Solo tra gennaio e marzo almeno 75 progetti sono stati bloccati, con un congelamento delle spese dal valore di 130 miliardi di dollari».

Nello stesso periodo si sono formati i primi gruppi di attivisti sui social. Poi, in primavera, il movimento si è rafforzato ed è apparso un sondaggio nazionale di Gallup, che ha certificato come il 70 per cento degli americani sia contrario alla costruzione di queste strutture nella propria area residenziale.

A Memphis proteste contro l’impianto di Musk

A maggio, terza fase, le proteste sono entrate nel momento più concitato, con le prime manifestazioni e addirittura i primi arresti, come avvenuto a Memphis, in Tennessee, dove un picchetto ha cercato di fermare i lavori intorno al mega-impianto “Colossus”, realizzato da xAI di Elon Musk. In generale, nel Paese si sono registrati diversi arresti legati a forme più o meno organizzate di contestazione dei nuovi impianti. A metà luglio l’organizzazione Humans First ha organizzato 142 manifestazioni in 42 Stati e, in almeno 12 eventi, le forze dell’ordine sono intervenute in via preventiva.

Usa, tutti contro i data center per l’IA: populisti di destra e ambientalisti di sinistra
Elon Musk (Ansa).

La proposta di una “carta dei diritti” dei residenti

La quarta fase ha coinciso con l’inizio dell’estate: da un lato con l’impennata delle manifestazioni, dall’altro con provvedimenti legislativi più strutturati, come una sospensione ufficiale di un anno per i nuovi data center nello Stato di New York e varie proposte al Congresso, tra cui una legge contro la costruzione su terreni federali o una sorta di “carta dei diritti” dei residenti per vietare costruzioni a meno di 800 metri dalle case.

Usa, tutti contro i data center per l’IA: populisti di destra e ambientalisti di sinistra
Data center (foto Unsplash).

In questo momento nel Paese ci sono dei cosiddetti hot spot della resistenza anti-data center. È il caso della già citata Memphis, diventata una specie di centro per l’AI e le criptovalute, in una sorta di esperimento tech, ma anche delle zone rurali e suburbane della Georgia, delle aree tra il Missouri e il Texas e di parti del Midwest, con il Michigan al centro della contesa, in particolare nelle cittadine di Saline, Augusta e Washington Township. Secondo il progetto collaborativo Data center opposition report, oggi oltre mezzo milione di americani è iscritto a uno dei 430 gruppi che popolano Facebook e ogni giorno nel Paese nascono almeno due nuove formazioni. Proprio mentre Meta sta investendo in AI e data center.

In questa battaglia è coinvolta anche l’attivista Erin Brockovich, resa celebre dal film in cui veniva interpretata da Julia Roberts, che ha lanciato un piano di tracciamento open-source per individuare le comunità prese di mira dalla costruzione degli impianti. Il progetto oggi raccoglie informazioni su quasi 9 mila strutture, costruite o in fase di realizzazione, con segnalazioni in tutti i 50 Stati americani.

Per cosa si protesta? Mancanza di trasparenza e impatto ambientale

Ma quali sono le ragioni dietro questa guerra? Diciamo che potrebbero essere definite glocali, perché intrecciano fenomeni globali e territoriali. Da un lato c’è una componente storica dell’Occidente: le proteste Nimby (acronimo di Not in my back yard, «non nel mio cortile»), che indicano la volontà delle persone di non avere grandi opere proprio sotto casa, o comunque nei paraggi. Ma in questo caso si va molto più in là. C’è una contestazione per la mancanza di trasparenza su quello che succede in questi enormi impianti, ma soprattutto per il loro impatto ambientale e i costi per le comunità coinvolte.

Usa, tutti contro i data center per l’IA: populisti di destra e ambientalisti di sinistra
Un data center visto dall’alto (foto Unsplash).

I data center occupano superfici enormi e producono rumori e frequenze che in molti casi sono stati associati a cefalee croniche e nausea. Altri hanno impatti inquinanti e spesso vanno a colpire comunità già svantaggiate. L’impianto di Musk a Memphis, per esempio, usa turbine a gas non autorizzate che inquinano soprattutto la vicina area residenziale a maggioranza afroamericana. Ma i data center hanno un impatto devastante anche sui costi dell’energia e sulle bollette, con consumi di elettricità e acqua che spingono le utility ad alzare i costi di fornitura per tutte le aree interessate.

Joe Allen e Steve Bannon, mondo Maga in fermento

Ci sono pure questioni di secondo livello legate alla lotta contro l’AI per il suo impatto sul mondo del lavoro. Ma è interessante notare che una parte di queste battaglie venga animata in ambienti Maga, i trumpiani più invasati, quelli del Make America great again. In particolare Wired ha avuto una lunga conversazione con Joe Allen, commentatore anti-tech ospitato a War Room, podcast dell’ex stratega di Trump Steve Bannon.

In una puntata i data center vengono descritti proprio come «laboratori di armi» che sono «rivolti contro la popolazione». Per l’influencer politica Hannah Cox il fatto che intorno ai data center si muova una macchina di sorveglianza è un dato di fatto: ormai molte bolle social hanno fatto propria questa sensazione, indipendentemente dall’orientamento politico.

L’influenza del complottismo di estrema destra

Il tech-man di Bannon, Allen, si è spinto a dire che i data center sono un’infrastruttura hardware per qualcosa che va oltre, ossia una sostituzione dell’umanità in un delirio di onnipotenza dei tecno-ottimisti dell’AI. Qui è evidente l’influenza del complottismo di estrema destra, che si è fatto sempre più sofisticato e stratificato. Il punto però è che, un po’ per i deliri dei tech bros come Sam Altman, Elon Musk e Peter Thiel, un po’ per la genuina paura di un impatto devastante dell’AI, sempre più americani vogliono limiti stringenti all’intelligenza artificiale. E su questo punto si saldano populismi di destra e ambientalismi di sinistra.

Usa, tutti contro i data center per l’IA: populisti di destra e ambientalisti di sinistra
Il ceo di OpenAI Sam Altman (Ansa).

Man mano che il movimento si allarga, crescono anche nuove psicosi. Aziende e gruppi pro-AI da settimane lanciano allarmi su come la Cina, attraverso reti di bot, stia inondando i social di messaggi anti-data center. Una sorta di psyop, di guerra psicologica, che Pechino condurrebbe contro gli Stati Uniti per soffiare sul fuoco della protesta e vincere la gara dell’intelligenza artificiale. Il numero di questi post non è quantificabile, ma profili provenienti da Asia, Africa ed Europa pubblicano con costanza messaggi contro le operazioni immobiliari delle aziende AI.

Usa, tutti contro i data center per l’IA: populisti di destra e ambientalisti di sinistra
I data center sono mega strutture che servono a sostenere il boom dell’IA (foto Unsplash).

In tutto questo l’amministrazione Trump cosa fa? Procede spedita. Per il presidente l’AI è un’occasione da non perdere. E infatti non sono mancati momenti di frizione tra i repubblicani del Congresso e i conservatori nei singoli Stati, che spingono per regolamentare il settore. Per la Casa Bianca, al contrario, AI e data center sono questioni di sicurezza nazionale, i blocchi locali vanno superati con il voto di Washington e ogni obiezione viene bollata come anti-americana.

Per la famiglia Trump è anche una questione di affari

I più maliziosi, però, hanno fatto notare che per la famiglia Trump l’accelerazione su AI e impianti è, tanto per cambiare, una questione di affari. Nel portafoglio degli investimenti di Donald e figli ci sono sia aziende che investono nel digitale sia società di costruzioni che stanno materialmente realizzando i data center. Intanto, però, i cittadini sono sempre più arrabbiati e il consenso dei repubblicani scende. Un dato pericoloso per il partito dell’elefantino in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.

Schlein: «Fake il video con me e Vannacci»

Elly Schlein ha smentito la veridicità di un filmato, cominciato a circolare sui social, in cui si vede la segretaria del Partito democratico a colloquio (e anche piuttosto divertita) con Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale. «Non è mai accaduto. Non ci siamo nemmeno mai incontrati. E quella cena non è mai esistita. Ora, non mi interessa tanto la smentita in sé di un fatto poco credibile già di suo», ha dichiarato Schlein, mettendo poi in guardia sui pericoli legati all’intelligenza artificiale: «Mi interessa riflettere insieme su dove sta portando le democrazie questo tipo di abuso dell’IA. Su cosa può fare ai diritti di tutte e tutti i cittadini. E voglio rilanciare l’appello che ho rivolto a tutte le forze politiche, già raccolto dalla presidente Giorgia Meloni, a un uso responsabile ed etico dell’intelligenza artificiale». Questa vicenda, ha osservato la segretaria dem, «dà l’idea degli enormi rischi di inquinamento della campagna elettorale attraverso deepfake sempre più raffinati». Tutte le forze politiche, ha chiosato, «dovrebbero impegnarsi a non usare l’AI per attribuire agli avversari politici fatti o parole che non sono reali».

A Colleferro sorgerà un maxi data center per l’intelligenza artificiale

Colleferro sarà il primo Comune del Centro-Sud a ospitare un data center di ultima generazione per l’intelligenza artificiale con 150 megawatt di potenza elettrica assegnata dal gestore di rete Terna. Il campus sorgerà nell’area di circa 76 ettari compresa tra l’autostrada A1, la via Casilina e la linea ferroviaria dell’alta velocità, a soli 3 chilometri dal centro logistico di Amazon. L’hub, con circa 57.800 metri quadrati coperti, sarà dotato di impianti fotovoltaici. L’energia utilizzata sarà fornita da fonti rinnovabili attraverso contratti con gestori green. Nel data center saranno impiegate circa 700 persone contemporaneamente in fase di costruzione e 220 circa, tra diretti e indiretti, in fase di gestione. Si tratta di occupazione di alta specializzazione per cui il Comune di Colleferro avvierà programmi di formazione in loco ai fini delle future assunzioni. Il progetto architettonico è stato realizzato dallo studio Lombardini 22 di Milano, mentre Telecom Sparkle ha progettato l’infrastruttura di connessione dati alla rete fotonica nazionale.

Non mancano le polemiche

Sebbene la costruzione del polo sia stata approvata dal Consiglio comunale senza alcun voto contrario, in città non tutti sono d’accordo. È infatti già sorto un comitato cittadino contro il progetto a suo dire «approvato tramite variante urbanistica al piano regolatore generale, con cambio di destinazione d’uso da agricolo non urbanizzato a produttivo». Il gruppo, rappresentato da Ina Camilli, ha sottolineato che il progetto non è stato sottoposto, su decisione della Regione, a valutazione ambientale strategica «nonostante la relazione istruttoria di accompagnamento contenga numerosi pareri dei soggetti competenti fortemente critici».

Cosa sappiamo del progetto politico di Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate

Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate e attualmente alla guida del comitato civico Più Uno, ha annunciato un suo progetto politico di centrosinistra in vista delle elezioni politiche del 2027. La presentazione ufficiale avverrà il 10 ottobre. Ruffini ha spiegato di avere voglia di «provare a unire e dialogare», ma solo «con chi ci starà».

Cosa sappiamo del progetto politico di Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate
Ernesto Maria Ruffini (Imagoeconomica).

Secondo Ruffini serve «un nuovo Ulivo»

«Sono passati quattro anni di governo Meloni e ora vedo che i leader del centrosinistra rimandano a settembre il momento della sintesi: questo mi sorprende e mi dispiace», ha detto Ruffini intervistato da La Stampa, parlando poi della necessità di «un nuovo Ulivo», ovvero la coalizione guidata da Romano Prodi che riuscì a battere il centrodestra nel 1996. A tal proposito, Ruffini – escludendo velleità di leadership – ha criticato la lentezza con cui il Partito democratico di Elly Schlein e il Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte stanno costruendo un’alleanza politica.

Francia, il Consiglio costituzionale boccia il divieto di social network per gli under 15

Il Consiglio costituzionale francese ha bocciato la legge che puntava a introdurre il divieto dei social network ai minori di 15 anni, misura voluta fortemente dal presidente francese Emmanuel Macron. I giudici dell’equivalente transalpino della nostra Corte costituzionale hanno ritenuto che il provvedimento avrebbe rappresentato «una violazione sproporzionata della libertà di espressione e di comunicazione» dei minori.

Francia, il Consiglio costituzionale boccia il divieto di social network per gli under 15
Emmanuel Macron (Imagoeconomica).

Macron incarica Lecornu di riscrivere la legge

La massima istituzione giurisdizionale francese era stata chiamata in causa a fine luglio da un gruppo di deputati socialisti e de La France Insoumise sull’articolo 1 della legge. Pur riconoscendo «l’esigenza costituzionale della protezione dell’interesse superiore del minore», i giudici hanno dato parere negativo. Appresa la decisione di bocciare alcune parti della legge adottata dal parlamento, Macron ha incaricato il premier Sébastien Lecornu, di procedere a una nuova redazione del provvedimento per arrivare ad una soluzione «entro la primavera 2027». Lo ha reso noto l’Eliseo.

OpenAI, fatturato 2026 oltre i 40 miliardi in vista dell’Ipo

OpenAI potrebbe superare nel 2026 i 40 miliardi di fatturato, in base delle attuali prestazioni del gruppo, raddoppiando il tasso di crescita previsto a partire dalla fine del 2025 e rafforzando il piano per il debutto a Wall Street. Lo scrive Bloomberg citando fonti informate sulla questione. Il fatturato di OpenAI ha registrato un’accelerazione negli ultimi mesi, trainato dalla crescita del suo software di programmazione basato sull’Ia, dalle vendite degli abbonamenti e dalla recente attività pubblicitaria.

Attacco di Netanyahu alla «Repubblica islamica di Gran Bretagna»

Nel corso di un’intervista alla radio dell’Idf, Benjamin Netanyahu ha definito il Regno Unito «la Repubblica islamica di Gran Bretagna», descrivendo inoltre il Paese come la «prima repubblica islamica a dotarsi di armi nucleari». L’attacco frontale è arrivato mentre Bibi stava parlando del giornalista britannico Randolph Churchill (figlio di Winston a lungo premier), che coprì la Guerra dei sei giorni – avvenuta nel 1967 tra lo Stato ebraico e una coalizione di Paesi arabi – «in modo molto positivo» per Israele. «Provate a trovare oggi qualcosa di simile nel Regno Unito, che potremmo chiamare la Repubblica islamica di Gran Bretagna», ha affermato Netanyahu, riferendosi all’atteggiamento sempre più critico assunto negli ultimi anni da Londra nei confronti di Tel Aviv. E anche all’aumento delle comunità musulmane nel Paese. «È già così in tutta Europa, no?», gli ha chiesto a quel punto l’intervistatore. «Sì», ha risposto Netanyahu rincarando poi la dose: «La prima repubblica islamica nucleare sarà la Repubblica islamica di Gran Bretagna. Ci stiamo assicurando che non ce ne sia un’altra in Iran». “Piccolo” appunto alle parole di Bibi: il Pakistan è una potenza atomica dal 1998, anno in cui condusse i test sotterranei di Chagai in risposta a quelli dell’India. Quindi la sua battuta del premier israeliano, oltre che infelice, si basa anche su presupposti errati.

Le relazioni tra Regno Unito e Israele sono sempre più tese

Negli ultimi mesi le relazioni tra Regno Unito e Israele si sono fatte sempre più tese, in particolare da quando Andy Burnham è approdato a Downing Street al posto di Keir Starmer. Poco prima di assumere la carica di primo ministro, l’ex sindaco di Manchester si è scusato per l’appoggio iniziale del Labour all’azione militare israeliana a Gaza, affermando che il partito «ha sbagliato» e «dovrà fare meglio» sotto la sua guida, segnando così un cambiamento significativo nell’approccio del Regno Unito alla crisi in Medio Oriente.

Il paradosso della destra negazionista climatica che diventa paladina degli alberi

All’improvviso, come un temporale in piena estate, la destra si è accorta che nelle nostre città mancano gli alberi. L’allarme, a dire il vero, fu lanciato durante la campagna elettorale per le Politiche già nel 2022: Silvio Berlusconi suggerì di piantare un milione di alberi all’anno su tutto il territorio nazionale. Fissato con quella cifra come unità di misura, il sor Bonaventura del milione di posti di lavoro sparò la sua proposta, che allora sembrò eccentrica, e che trovò spazio e cassa di risonanza sui quotidiani d’area, in particolare su il Giornale, pur venendo accolta con un certo scetticismo per la sostenibilità pratica.

Il paradosso della destra negazionista climatica che diventa paladina degli alberi
Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Storicamente è sempre stata la sinistra ecologica a preoccuparsi del verde urbano, dei parchi, dell’inquinamento atmosferico, delle piste ciclabili. L’uomo che piantava gli alberi, il long seller di Jean Giono pubblicato nel 1953, trova posto, da quando è uscito, in tutte le librerie nelle case del ceto medio riflessivo, che lo legge la sera ai bambini, prima che si addormentino.

La storia che ha deliziato milioni di pargoli coi genitori di sinistra

La storia del pastore che pianta ogni giorno 100 ghiande e, rimasto vedovo, decide di migliorare il luogo desolato in cui vive facendovi crescere una foresta, un albero alla volta, ha deliziato milioni di pargoli coi genitori di sinistra. In tre anni il pastore riesce a piantare 100 mila ghiande per far nascere 10 mila querce. Ma come mai la destra fa ora sua questa battaglia per ripopolare di alberi le città?

Il paradosso della destra negazionista climatica che diventa paladina degli alberi
Poi non dite che a Milano non c’è il verde: il parco Biblioteca degli Alberi visto da Palazzo Lombardia (foto Ansa).

Meloniane sfegatate invocano sui social il depaving

Signore barricadere meloniane sfegatate invocano sui social il depaving, il processo di rimozione dell’asfalto e della pavimentazione cementizia per restituire il suolo a terra permeabile a vegetazione. Avevano appena finito di lamentarsi che l’area antistante la stazione Termini sembrava un centro di accoglienza per immigrati e, ora che il sindaco Roberto Gualtieri l’ha restaurata, si lagnano che l’asfalto bolle perché non ci sono alberi, facendo finta di ignorare che le radici danneggerebbero le sottostanti linee di metropolitana.

Il paradosso della destra negazionista climatica che diventa paladina degli alberi
Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

Vanno di moda i climate refuge, da Roma a Bologna

Vanno di moda i “rifugi fito-bioclimatici“, gli anglosassoni climate refuge, ​adottati non solo da Roma, ma da varie amministrazioni, per esempio a Bologna: niente di nuovo, una volta si chiamavano pensiline per fare ombra, fontane girevoli, come a New York, oasi con qualche pianta rampicante e spruzzini nebulizzatori. La destra è saltata addosso a Gualtieri e alla sindaca di Firenze Sara Funaro, colpevoli di aver abbattuto alberi per far posto alla riqualificazione urbana nella Capitale, mentre nella città toscana per far posto alla tramvia.

Alberi lasciati morire per assenza di irrigazione e cura

Niente a che vedere con una battaglia propositiva per piantarne di nuovi: la polemica è usata come argomento politico contro le amministrazioni locali di centrosinistra. Articoli ed editoriali hanno spesso denunciato gli abbattimenti di alberature storiche o la cattiva manutenzione del verde pubblico, accusando le giunte progressiste di fare greenwashing a parole e cementificare nei fatti. Servizi di cronaca locale su il Giornale e Libero mettono periodicamente in evidenza come i nuovi alberi messi a dimora dai Comuni vengano poi lasciati morire per assenza di irrigazione e cura.

Nuovi paladini della ripiantumazione? Credibilità zero

​Da che pulpito viene la predica, verrebbe da dire: la destra negazionista del riscaldamento globale che si fa improvvisamente paladina della ripiantumazione delle città ha credibilità pari a zero. I siti e i profili di destra sui social continuano a essere popolati da post e meme su amministrazioni di sinistra che abbattono alberi e contemporaneamente da paradossale scetticismo verso le misure green ritenute punitive: forte contrarietà a ZTL, ai limiti a 30 chilometri orari, ai blocchi del traffico, per non dire della transizione elettrica.

Il paradosso della destra negazionista climatica che diventa paladina degli alberi
Piantumazione (foto Ansa).

Ora gli alberi e l’ombra naturale vengono mitizzati

La destra si ritrova unita, come al solito, sulle apparenze: difesa del decoro cittadino, limitata a interventi di manutenzione del verde esistente. Ogni annuncio su progetti di nuove piantumazioni sono percepiti come di pessimo impatto per l’immagine. Gli alberi e l’ombra naturale vengono mitizzati come retaggio dell’origine agreste del pastore di Giono, tradizione che ha però finito storicamente per produrre città cementificate, calde e paradossalmente spoglie di verde funzionante.

Il paradosso della destra negazionista climatica che diventa paladina degli alberi
La sindaca di Firenze Sara Funaro (Imagoeconomica).

Ma alla destra non importa se i piani delle amministrazioni di Roma e di Firenze prevedono la piantumazione di un numero maggiore di alberi nuovi. Gli interventi sulle tramvie fiorentine prevedono inoltre tecnologie moderne, come l’inerbamento delle sedi tramviarie, per ridurre l’effetto isola di calore nel lungo periodo. L’obiettivo principale della tramvia fiorentina è togliere dalle strade decine di migliaia di auto private al giorno, riducendo le emissioni di CO2 e di polveri sottili, un beneficio strutturale per l’ambiente a medio e lungo termine. Ma le signore della destra scopertesi improvvisamente ecologiste piangono sui media locali: «La mia Firenze! Senza alberi non la riconosco più!».

Villaggio palestinese assediato da coloni israeliani, evacuati cinque italiani

Ci sono anche cinque italiani nel villaggio palestinese di Qusra, a sud di Nablus, in Cisgiordania, assediato dai coloni israeliani. Lo scrivono Il Fatto Quotidiano e Repubblica e lo confermano fonti della Farnesina. Gli italiani si troverebbero adesso in una casa palestinese non assediata, secondo quanto si apprende da fonti informate. Le stesse hanno spiegato che i cinque sono usciti «tranquillamente» dall’abitazione assediata, «senza uso di forza o di violenza». Hanno età compresa tra i 20 e i 40 anni. Stando al Fatto si troverebbero insieme a Qusai Abu Rida, che ha la cittadinanza statunitense e il cui fratello ha denunciato l’assedio dagli Stati Uniti. La Farnesina, attraverso l’Unità di crisi e in collegamento con il consolato di Gerusalemme e l’ambasciata di Tel Aviv, sta seguendo la vicenda.

Ponte Morandi, Silvia Salis annuncia la richiesta di un maxi-risarcimento per Genova

Il Comune di Genova «chiederà un risarcimento molto, molto importante per i danni patrimoniali e di immagine che ha subito con il crollo del ponte Morandi». Lo ha annunciato la sindaca Silvia Salis nel suo intervento alla Radura della Memoria, durante l’ottavo anniversario della commemorazione delle 43 vittime del disastro, avvenuto il 14 agosto 2018: «Qualsiasi risorsa riusciremo a ottenere, verrà interamente dedicata a un programma di cura, manutenzione, decoro e messa in sicurezza della città. Lo dobbiamo alle persone che hanno perso la vita e lo dobbiamo alla nostra città». La cifra indicata dal Comune in sede di risarcimento civile potrebbe oscillare tra i 100 e i 150 milioni di euro.

Ponte Morandi, Silvia Salis annuncia la richiesta di un maxi-risarcimento per Genova
Il ponte Morandi dopo il crollo (Imagoeconomica).

Meno di un mese fa la sentenza di primo grado e le scuse di Autostrade per l’Italia

L’annuncio di Salis arriva a meno di un mese dalla sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Genova ha condannato la maggior parte degli imputati nel processo per il crollo del Ponte Morandi, accusati di omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro. A Giovanni Castellucci, all’epoca amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e principale imputato, è stata inflitta una pena di 12 anni di carcere. Condannati anche altri ex vertici di Aspi e Spea: 11 anni per Michele Donferri Mitelli, 5 anni e mezzo per Paolo Berti e Antonino Galatà. Cinque anni per Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del Ministero dei Trasporti. Alla vigilia della sentenza, Autostrade per l’Italia aveva rotto un silenzio lungo quasi otto anni, chiedendo scusa con una lettera in cui il ceo Arrigo Giana ha scritto di «ferite indelebili per le azioni e le scelte di alcuni».

Caccia italiani abbattono in Lettonia un drone probabilmente ucraino

Giovedì 13 agosto 2026 un drone sui cieli della Lettonia è stato abbattuto da un caccia italiano che partecipa alla missione di difesa aerea della Nato dei Paesi Baltici. A dare la notizia è stata la ministra degli Esteri di Riga Blaze in un post su X: «Siamo grati ai nostri alleati italiani per il loro contributo e per il mantenimento dell’integrità dello spazio aereo alleato. Un velivolo senza pilota straniero è stato abbattuto sopra la Lettonia orientale». Si è trattato probabilmente di un drone ucraino diretto in Russia che aveva deviato dalla sua rotta. Nelle stesse ore Kyiv ha infatti nuovamente attaccato il porto russo di Ust-Luga, vicino a San Pietroburgo, il cui percorso più breve passa per i confini orientali di Lettonia ed Estonia.

Trump impone dazi del 100 per cento sulle importazioni di droni

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato dazi doganali sui droni importati con lo scopo di tutelare la sicurezza nazionale e difendere l’industria domestica in questo settore. L’imposta sarà del 100 per cento sui droni con peso al decollo superiore ai 25 kg, per quelli dotati di telecamere termiche, per le stazioni di ricarica e per alcuni componenti. Il dazio scende al 25 per cento per i droni dimensioni inferiori. Tariffe più basse verranno applicate sui prodotti provenienti dall’Unione europea, dal Giappone, dal Liechtenstein, dalla Corea del Sud, dalla Svizzera e da Taiwan, mentre sui droni provenienti dal Regno Unito viene applicato un dazio del 10 per cento a condizione che tutto l’hardware, il software e la tecnologia provengano da questi paesi e dagli Stati Uniti. Le tariffe entreranno in vigore 21 giorni dopo la firma del decreto (quindi il 3 settembre), mentre per le componenti non ritenute sensibili dopo 180 giorni. L’obiettivo, ha detto Trump, è quello di incoraggiare la produzione di droni negli Stati Uniti e ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri.

Perché l’Ucraina ha proposto alla Russia un cessate il fuoco nel Mar Nero

A causa delle preoccupazioni per la diminuzione delle scorte alimentari, l’Ucraina ha inviato alla Russia una proposta per la cessazione reciproca degli attacchi contro obiettivi civili nel Mar Nero. Lo riferisce la Reuters, citando due fonti a conoscenza della comunicazione: Kyiv ha presentato la sua proposta a Mosca tramite un intermediario, un Paese terzo, ed è ancora in attesa di una risposta.

Ucraina e Russia sono attori chiave del mercato agricolo globale

Nei giorni scorsi entrambi i Paesi (attori chiave del mercato agricolo mondiale) avevano avvertito che gli attacchi a navi e porti minacciavano le forniture alimentari globali. La Russia ha preso di mira i porti ucraini nel Mar Nero fin dall’inizio dell’invasione, così come le navi mercantili. Nelle ultime settimane, le forze di Mosca hanno regolarmente colpito i porti della regione di Odessa, da cui transita circa il 90 per cento delle esportazioni di cereali e girasole. L’Ucraina di recente ha preso di mira diverse infrastrutture portuali russe, nonché le navi nel Mar Nero e nel Mar d’Azov: oltre 200 le imbarcazioni colpite, tra petroliere e cargo che trasportavano cereali. Il 12 agosto, ad esempio, è finito nel mirino il porto di Novorossíjsk: tre importanti terminal per cereali hanno sospeso le operazioni. Mosca, in risposta, ha bombardato il più grande porto cerealicolo ucraino sul Danubio.

L’invasione non c’è, la paura sì: così la propaganda sui migranti contagia l’Europa

Migra più in là. Sarà questo molto probabilmente uno degli slogan della campagna elettorale multipla che interesserà nel 2027 quasi 200 milioni di cittadini europei. Anche a dispetto dei numeri reali. Solo così si spiega il nervosismo innescato con la crisi di Ceuta e che ha messo l’un contro l’altro armati tre Paesi che, a onor di geografia, nemmeno confinano tra loro, con l’obiettivo di far sbarcare il migrante un po’ oltre il proprio suolo patrio. Con l’Italia che ha sospeso il trattato di Schengen verso la Spagna, immediatamente ricambiata con la stessa moneta, e la Germania che ha a sua volta ricominciato ad applicare le espulsioni verso Roma e Atene dei clandestini sbarcati sulle coste mediterranee e transitati poi verso Berlino.

L’invasione non c’è, la paura sì: così la propaganda sui migranti contagia l’Europa
L’invasione non c’è, la paura sì: così la propaganda sui migranti contagia l’Europa
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I partiti nazionalisti e la propaganda contro lo straniero

La paura della spallata delle estreme destre è tanta, del resto, e il prossimo anno si voterà, oltre che in Italia, anche in Francia, Spagna, Polonia, Grecia, Finlandia, Slovacchia ed Estonia, tra primavera e autunno saranno chiamati alle urne quasi 200 milioni di elettori, la metà dei 400 milioni di europei con diritto di voto. Il fenomeno migratorio sarà sicuramente uno dei temi caldi, a maggior ragione vista la presenza di partiti nazionalisti e identitari, dagli spagnoli di Vox ai francesi del Rassemblement national, che mettono il contrasto allo straniero illegale (ma anche a quello legale) tra le loro priorità.

Gli estremisti tedeschi di AfD mettono Merz all’angolo

La Germania non è da meno, perché se è vero che le elezioni politiche si dovrebbero tenere nel 2029, nel 2027 si eleggerà il prossimo presidente federale con un sistema simile al nostro, in cui ai voti del parlamento si uniscono quelli dei Lander, mentre la destra dell’Alternative für Deutschland bombarda il cancelliere Friedrich Merz proprio sul tema di frontiere e integrazione.

L’invasione non c’è, la paura sì: così la propaganda sui migranti contagia l’Europa
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa).

Ma gli sbarchi illegali sono diminuiti del 37 per cento nel 2026

Eppure… eppure i numeri dicono altro. La tanto temuta invasione, di fatto, non c’è. I dati di Frontex registrano nel primo semestre del 2026 un calo del 37 per cento degli sbarchi illegali rispetto allo stesso periodo del 2025. I motivi, secondo l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, sono legati agli accordi con i Paesi d’origine e all’entrata in vigore del Patto Ue su migrazione e asilo che ha uniformato i controlli da parte di tutti e 27 gli Stati europei.

In Italia c’è stato un calo del 52 per cento

Nei primi sei mesi del 2026 sono stati registrati “solo” 49 mila arrivi di irregolari, il 60 per cento dei quali dalle rotte del Mediterraneo orientale e centrale (Italia e Grecia in particolare), con la rotta balcanica in netta contrazione. Sono stati oltre 16 mila gli arrivi in Grecia e oltre 14 mila in Italia, solo 8 mila in Spagna. Ma al di là dei numeri netti, mentre in Spagna si è registrato un aumento del 17 per cento degli arrivi, in Italia c’è stato un calo del 52 per cento e in Grecia del 20 per cento. E già nel 2025 gli ingressi in Ue erano calati del 26 per cento rispetto all’anno precedente.

L’invasione non c’è, la paura sì: così la propaganda sui migranti contagia l’Europa
La nave Humanity 1 sbarcata a Napoli dopo aver tratto in salvo alcuni migranti al largo della Libia nell’agosto del 2025 (foto Ansa).

La maggior parte degli arrivi non si trasforma in presenze stabili

Va poi ricordato che la maggior parte degli arrivi non si trasforma in presenze stabili: in base al fenomeno dei movimenti secondari o dublinanti (dall’accordo di Dublino del 2003, superato dal nuovo patto entrato in vigore il 12 giugno 2026), la stragrande maggioranza di chi approda in Italia e Grecia poi chiede asilo in Germania e Francia. Proprio per questo Parigi prosegue la sua politica di controlli alla frontiera con Ventimiglia e anche Berlino ha scelto la linea dura.

L’altro grande non detto, che peserà però sui risultati delle prossime elezioni in tutta Europa, è che ormai il nodo non sono tanto gli arrivi di migranti illegali, quanto la presenza stabile di milioni di migranti e delle loro famiglie. Eurostat nel febbraio di quest’anno stimava nel 10,4 per cento la percentuale di abitanti in Ue nati al di fuori dei nostri confini, circa 46,7 milioni su 450,6 milioni di abitanti.

Convivenza e integrazione, i temi che anche la sinistra ha paura di affrontare

La convivenza e l’integrazione, che dall’estrema destra cercano di far coincidere con il tema della sicurezza, fanno parte dunque di un dossier che pochi hanno voglia di affrontare: è un tema spinoso, tocca argomenti sensibili come cultura, religione, origine e si estende ormai anche alle seconde generazioni. Di certo le diverse sfumature di centrosinistra temono di doversi confrontare con realtà complesse e difficili da decodificare, lasciando così alle destre campo libero.

Lo strano asse tra la socialdemocratica Frederiksen e Meloni

Per questo ha fatto notizia la posizione della premier danese Mette Frederiksen, socialdemocratica ma in sintonia con Giorgia Meloni, che sta attuando in Danimarca una politica di rigore nei ricongiungimenti familiari e nelle richieste di asilo, convinta che il prezzo dell’immigrazione di massa sia in realtà «pagato dalle classi inferiori», quelle che la sinistra dovrebbe rappresentare e difendere.

L’invasione non c’è, la paura sì: così la propaganda sui migranti contagia l’Europa
Giorgia Meloni e Mette Frederiksen.

Come si vede dai numeri, dunque, le destre amplificano un’invasione che non c’è, solo a fini di propaganda, mentre le sinistre nascondono problemi di integrazione che ci sono, sempre con gli stessi scopi elettorali. La corsa al voto è cominciata per mezza Europa, e il tema migranti farà ballare le urne.

Eruzione dell’Etna, prolungata la chiusura dell’aeroporto di Catania

A causa dell’attività eruttiva dell’Etna, è stata disposta l’estensione della chiusura del settore C1 e B3 dell’aeroporto di Catania, con conseguente sospensione degli arrivi e delle partenze fino alle ore 2 del 15 agosto. Lo comunica la Sac, la società che gestisce lo scalo di Fontanarossa. Continua dunque l’odissea dei viaggiatori che dovevano partire o arrivare nello scalo etneo (in questo periodo transitano dallo scalo almeno 40 mila passeggeri al giorno) e che adesso stanno tentando di riproteggersi con voli da Palermo, Comiso, Trapani o addirittura Lamezia Terme. All’interno dell’aeroporto sono presenti circa 300 persone in attesa di essere trasferite negli altri aeroporti.

Uk, Nigel Farage rieletto deputato: battuto il comico Mr. Spazzatura

Nigel Farage, leader del partito Reform Uk, ha vinto le elezioni suppletive a Clacton venendo rieletto membro del Parlamento. Il politico, che ha battuto il suo principale sfidante Count Binface (Mister Spazzatura, al secolo Jonathan Harvey), ha ottenuto il 62,82 per cento dei voti dopo essersi dimesso a luglio e aver indetto nuove elezioni suppletive con l’obiettivo di vincerle e dimostrare all’establishment che l’opinione pubblica è dalla sua parte. La vittoria è arrivata con 22.239 voti contro i 9.455 raccolti dal comico (26,7 per cento dei voti).

L’inchiesta che lo coinvolge

Farage si era dimesso per protestare contro un’indagine parlamentare sulle donazioni e altri finanziamenti ricevuti. Al centro degli accertamenti c’è un dono da 5 milioni di sterline ricevuto da un miliardario delle criptovalute con base in Thailandia. La questione è se il leader di Reform Uk avrebbe dovuto dichiararlo prima delle elezioni politiche del 2024. Le regole parlamentari impongono ai deputati di segnalare, entro un mese dall’insediamento, ogni donazione ricevuta nell’anno precedente al voto. Farage ha ammesso di aver incassato la somma senza dichiararla, sostenendo però di non aver commesso alcuna irregolarità perché si trattava di un dono personale. Se le autorità concludessero che ha violato le norme, il leader potrebbe essere sospeso dal Parlamento e costretto a un nuovo voto per mantenere il seggio.

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein

Lo stato di salute del centrosinistra suscita qualche comprensibile preoccupazione, ma il check-up è già fissato in agenda. Martedì 8 settembre, alla festa nazionale di Alleanza verdi e sinistra (Avs) a Roma, i quattro leader del campo largo sono attesi da un confronto in un panel dal titolo decisamente eloquente: “Prima le idee”. In questo modo Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli provano a prendere in mano il timone del progetto, in bilico per via del dualismo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte su chi dovrebbe guidare la coalizione. Ma in quale direzione? È proprio questo il punto: la terza edizione di “Terra!“, kermesse del cartello rossoverde, vuole cercare di mettere il programma davanti ai personalismi, per – spiegano dal quartier generale – «dare un chiaro messaggio al Paese sulla nostra discontinuità rispetto al governo Meloni». Funzionerà?

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (foto Ansa).

Da Gaza alla patrimoniale, più sinistra di così…

Il palinsesto degli otto giorni di eventi ospitati a Testaccio Estate equivale a una dichiarazione programmatica, che mira a spostare verso sinistra l’asse dell’irrequieta coalizione. Il vernissage del 6 settembre, con l’inaugurazione di una mostra fotografica su Gaza, verrà seguito dal dibattito “Tax the rich“: un’esplicita esortazione alla patrimoniale, con la partecipazione del sindaco capitolino Roberto Gualtieri e di Jeremy Corbyn, già leader della corrente hard left del Partito Laburista inglese e oggi alla guida dell’ancora più radicale Your Party.

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein

Don Ciotti, Ilaria Cucchi e Mimmo Lucano sono attesi il 7 settembre come relatori sui diritti umani, per poi lasciare il microfono a Francesca Albanese e quindi al teologo Paolo Benanti, punto di riferimento del Vaticano sul tema dell’intelligenza artificiale. Un abbrivio decisamente di livello prima del dibattito tra i quattro leader, snodo cruciale nella marcia verso la campagna elettorale per le Politiche 2027.

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein

Ci sarà un candidato targato Avs alle Primarie?

Nel corso di un’intervista al Corriere dell’Umbria che ha fatto molto discutere, il leader di Sinistra italiana Nicola Fratoianni ha ventilato la possibilità di un candidato targato Avs alle Primarie, in competizione con Schlein e Conte, ma probabilmente anche in risposta ai rumor su una discesa in campo del leader di Italia viva Matteo Renzi, in prima persona o magari tramite la sindaca di Genova Silvia Salis. Lo si deduce anche dalla contemporanea apertura di Fratoianni sull’allargamento al centro della coalizione.

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Elly Schlein a Genova con Silvia Salis (foto Ansa).

Un’istanza «testardamente unitaria», direbbe la segretaria dem, che si riflette nel dibattito del 9 dal titolo “Democrazia fragile: maneggiare con cura”, al quale parteciperanno Maria Elena Boschi (Italia viva), Riccardo Magi (+Europa), Simona Bonafè (Pd, area riformista) e Maurizio Acerbo (segretario di Rifondazione comunista). Notevole anche il panel dell’11, col confronto tra l’ex leader della sinistra ecologista Nichi Vendola, Marco Boato di Europa Verde e l’aspirante leader civico Alessandro Onorato (assessore della Giunta Gualtieri).

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
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Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
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Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
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«La presunta underdog Meloni non ha fatto niente per intaccare i poteri forti»

Spiega Angelo Bonelli direttamente a Lettera43: «Dare priorità ai contenuti è necessario, in un Paese sempre più in difficoltà e nel quale la presunta underdog Giorgia Meloni non ha fatto niente per intaccare poteri forti come banche e aziende energetiche». Il leader dei Verdi prosegue dettando un’agenda da sottoporre al centrosinistra: «La coalizione deve essere ecologista, progressista e pacifista. Il primo punto è il ripristino del diritto internazionale, dopo che Vladimir Putin, Donald Trump e Benjamin Netanyahu hanno imposto la legge del più forte. La spesa militare è già oltre i 288 miliardi di dollari, ma le guerre continuano, alla faccia di chi sosteneva che la pace si difende con le armi».

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Angelo Bonelli (Imagoeconomica).

Al secondo posto tra le priorità c’è la crisi climatica: «Sta alimentando le diseguaglianze sociali. Anche su questo la destra difende le élite e ha boicottato le politiche ecologiche: serve un cambio di rotta in senso etico». Sul piano economico, Bonelli ricorda che l’Italia è l’unico Paese europeo tra quelli più avanzati in cui gli stipendi reali medi sono calati rispetto a 30 anni fa (la media Ocse è del +35 per cento): «Bisogna creare le condizioni per alzarli, adeguandoli all’inflazione e con una riforma del fisco in senso più equo. Recuperiamo la progressività prevista dalla Costituzione».

L’ultima suggestione riguarda gli investimenti: «C’è un enorme gap nel trasporto pubblico nelle città, ma dobbiamo stimolare anche le politiche energetiche, attraverso le rinnovabili. Invece di criticare Pedro Sánchez, Meloni pensi al fatto che gli spagnoli spendono la metà rispetto a noi per l’energia. E poi abbiamo scuola, ricerca e università: è su questi fronti che dobbiamo investire, non accettiamo il diktat di Trump sul 5 per cento del Pil in investimenti bellici».

Il tema del caro-casa con l’agguerrita Cucchiara

Della delicata questione del caro-casa nelle grandi città parlerà Francesca Cucchiara, che nella sua prima esperienza di consigliera comunale a Milano si è particolarmente distinta sul tema: «È uno dei problemi principali in città e la situazione delle case popolari è particolarmente critica. Sto seguendo diversi comitati di inquilini e nel prossimo mandato ci vorrà un affondo deciso sul tema», spiega la 33enne a L43.

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Francesca Cucchiara (foto Imagoeconomica).

Il problema non è certo limitato a Milano, ma rappresenta un’emergenza nazionale: «Il piano casa del governo è ridicolo, tant’è che è stato criticato anche dai governatori di centrodestra. Al capitolo delle risorse si parla di 970 milioni per le ristrutturazioni nell’arco di cinque anni, ma soltanto a Milano ce ne vorrebbero 100! Con il piano casa comunale invece stiamo andando nella giusta direzione, ma ci sono molte regole da riscrivere: dal sistema di convenzionamento a quello dell’housing sociale, che paradossalmente è accessibile solo a pochi», conclude l’emergente dei Verdi, già quotatissima sia per la prossima giunta meneghina che per un eventuale salto in parlamento.

Il finale coi botti: salari, sicurezza e salute

Il delicato tema dei salari bloccati sarà affrontato il 9 con il faccia a faccia tra i leader sindacali Maurizio Landini (Cgil) e Pierpaolo Bombardieri (Uil) e le deputate Luana Zanella (Europa Verde) ed Elisabetta Piccolotti (Avs). Quest’ultima, sempre particolarmente attiva, torna sul palco nella giornata conclusiva del 13 per l’assemblea sul cruciale dossier della sicurezza. Tutto l’atto conclusivo della festa sarà caratterizzato da una raffica di temi pesanti per l’agenda politica dei prossimi mesi: dal dibattito sulla salute con Nino Cartabellotta e Ignazio Marino al rilancio della piattaforma “Decidiamo!”, per stimolare la partecipazione popolare sulle proposte da mettere in campo nelle prossime elezioni.

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
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I sondaggi quotano Avs al 6,4 per cento

I dati di YouTrend quotano Avs al 6,4 per cento: nettamente davanti alla Lega e di poco distanziata non solo dall’astro nascente Futuro nazionale, ma anche dalla ben più consolidata Forza Italia. Il co-fondatore dell’istituto di ricerca, Giovanni Diamanti, fa il quadro con L43: «È un dato molto interessante, anche perché ormai stabile fin dalle Europee. Nel centrodestra i partiti con questo livello di consenso hanno una centralità che Avs ancora non ha ottenuto, ma che è alla sua portata. Il partito si è consolidato nonostante la polarizzazione del dibattito tra Schlein e Conte e può dire la sua con autorevolezza, sia sull’opportunità di fare o meno le Primarie, sia sui contenuti».

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Giovanni Diamanti di YouTrend (foto Ansa).

Ed è proprio la scelta di lavorare sul programma che, secondo lo stratega della comunicazione, può fare la differenza: «Le posizioni di Avs non sono dissimili dal resto del centrosinistra, ma sono le priorità a essere diverse, dal conflitto IsraelePalestina alla questione climatica. Quando Schlein divenne segretaria del Pd, molti prevedevano che avrebbe gradualmente svuotato Avs. Invece i dem sono cresciuti, ma i rossoverdi hanno quasi raddoppiato i consensi. Questo significa che hanno trovato bacini diversi: quello di Avs è sicuramente più giovane, più radicale e credo che si possa ampliare ulteriormente. La vera sfida per il centrosinistra è recuperare il voto degli astenuti non definitivi, cioè di coloro che non votano per i partiti, ma sono andati alle urne per il referendum sulla giustizia. Il posizionamento sui temi alti è una scelta saggia: può essere la chiave per centrare l’obiettivo».

Lollobrigida sponsor di un evento con Corona: come la prenderà Meloni?

Fabrizio Corona stasera sarà ospite del “Gran Premio Città di Corridonia”, che si terrà all’Ippodromo Martini nella località del Maceratese. Fin qui niente di strano: si tratta di un personaggio in grado di attirare molto pubblico. Come evidenzia Dagospia, però, la presenza di Corona stona con quella del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste tra gli sponsor dell’evento. La premier Giorgia Meloni, leader del partito del ministro Francesco Lollobrigida nonché sua ex cognata, è infatti al momento in causa proprio con Corona.

Lollobrigida sponsor di un evento con Corona: come la prenderà Meloni?
La locandina dell’evento.

Perché Meloni ha querelato Corona

Meloni sarà sentita il 28 settembre come persona offesa nel processo per diffamazione aggravata a carico di Corona: il procedimento è scaturito dalla querela che la premier e il deputato (ex Fratelli d’Italia) Manlio Messina hanno sporto contro Mr Falsissimo per un articolo pubblicato su Dillingernews.it il 20 ottobre 2023 dal titolo: “E se il cuore di Giorgia Meloni fosse già occupato? Dalla Sicilia ci raccontano che..”. Nel pezzo veniva ipotizzata una relazione tra i due dopo la rottura con Andrea Giambruno. Dopo tutto questo, sorge una domanda: la presidente del Consiglio sarà contenta dell’ospitata di Corona a Corridonia?

Lollobrigida sponsor di un evento con Corona: come la prenderà Meloni?
Francesco Lollobrigida e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Lavitola resta in carcere: il gip respinge la richiesta di arresti domiciliari

Valter Lavitola resta in carcere. Lo ha deciso il gip di Roma respingendo l’istanza del difensore, l’avvocato Sergio Cola, che al termine dell’interrogatorio di garanzia – durante il quale il suo assistito ha ammesso di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci – aveva chiesto gli arresti domiciliari. In attesa della pronuncia del gip, la Procura di Roma aveva già espresso parere negativo.

La confessione di Lavitola dopo l’arresto

Lavitola, in carcere da lunedì e al quale viene contestato il metodo mafioso, ha confessato spiegando di aver agito affinché fosse innalzare il livello di protezione per Ranucci, suo amico, «che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo». Nessun movente politico, nessun piano per far accrescere la popolarità di Ranucci per poi candidarlo in politica, ha assicurato. Nel corso dell’interrogatorio Lavitola ha anche affermato di aver chiesto agli esecutori materiali dell’attentato di sparare quattro o cinque colpi di pistola contro la villetta del giornalista e non di piazzare una bomba.

Colleferro, incendio e maxi-esplosione in una fabbrica di munizioni

Incendio e maxi-esplosione nello stabilimento di Colleferro (Roma) dell’ex Simmel Difesa oggi KNDS Ammo Italy, azienda che produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale, nonché combustibili solidi per vettori aerospaziali. L’incidente sarebbe partito dal reparto pressatura polveri e in particolare da un miscelatore utilizzato all’interno dello stabilimento. Diverse le squadre di vigili del fuoco giunte sul posto, ma i soccorritori hanno difficoltà a entrare nella fabbrica. Non ci sono feriti né persone coinvolte. Già il 9 ottobre 2007 si era verificata un’esplosione presso lo stabilimento di Colleferro: era morto un operaio e altri 13 lavoratori erano rimasti feriti.

Ancora ferma la “legge Bove” per il primo soccorso: mancano i soldi

Il ddl sul primo soccorso promosso dall’ex calciatore della Fiorentina (oggi al Watford) Edoardo Bove, colpito da arresto cardiaco in campo nel dicembre 2024, è fermo al palo: il provvedimento ha concluso il suo iter in commissione al Senato il 13 maggio, ma da allora il Ministero dell’Economia e delle Finanze non è ancora riuscito a reperire i cinque milioni di euro necessari per introdurre la formazione sul primo soccorso nelle scuole.

Ancora ferma la “legge Bove” per il primo soccorso: mancano i soldi
Edoardo Bove (Imagoeconomica).

L’amarezza di Bove: «Quanto vale una vita umana?»

«Io non voglio fare polemica, la politica non è il mio campo. Però mi chiedo: quanto vale una vita umana? Il primo soccorso è questione di attimi. Se non si interviene nei primi 20-60 secondi, la persona rischia di riportare danni cerebrali», ha detto Bove intervistato da Repubblica, sottolineando che «è frustrante pensare che si rischia di buttare tutto il lavoro fatto». Il ddl punta a rendere obbligatoria la formazione sul primo soccorso nelle ore dedicate alla sicurezza nel lavoro, e non nelle ore di materie scolastiche, per non tradire l’autonomia della scuola. Inoltre prevede la riduzione dell’Iva sui defibrillatori, da portare al 5 per cento.

Ancora ferma la “legge Bove” per il primo soccorso: mancano i soldi
Marco Lombardo (Imagoeconomica).

Lombardo (Azione): «Investire nella cultura del primo soccorso»

«Questo non è un problema di costi, ma di investimenti: bisogna investire nella cultura del primo soccorso», ha dichiarato il senatore Marco Lombardo (Azione), firmatario del disegno di legge, evidenziando che «la formazione servirebbe anche per evitare lo spreco di risorse pubbliche». Oggi in molti centri sportivi sono infatti presenti defibrillatori, ma pochissime persone li sanno usare. «Il ministro Abodi è molto disponibile sul tema, gli ho detto: avete trovato quattro milioni per un emendamento sulle piscine, dal fondo speciale, non mi potete dire che da quasi un anno non riuscite a trovarne cinque per questo». Come riporta Repubblica, Bove e Lombardo sono stati ricevuti dal presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha garantito risposte in tempi brevi.

Ci scrive l’avvocato di Filippo Maria Grasso dopo il nostro articolo su Leonardo

Egregia Direttrice,

in nome e per conto del Dott. Filippo Maria Grasso, nostro assistito, formuliamo la presente per invitarLa, ai sensi dell’art. 8 della Legge n. 47/1948, a pubblicare la rettifica all’articolo di stampa pubblicato, sulla testata da Lei diretta, in data 12 agosto 2026 titolato “Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta“.

La richiesta si rende necessaria considerato che alcune informazioni relative al nostro assistito risultano non veritiere. In particolare, nell’articolo pubblicato sulla testata da Lei diretta si legge che:

«a contribuire alla distensione sarebbe stata anche l’uscita di scena di alcune figure considerate fino a ieri intoccabili perché protette dai precedenti vertici. Una su tutte, Filippo Maria Grasso, capo delle Relazioni istituzionali durante la gestione Cingolani e contemporaneamente presidente esecutivo di Leonardo Global Solutions, la Lgs. Durante la sua presidenza, la società ha visto crescere considerevolmente le attività affidate all’esterno nel campo della comunicazione e dell’organizzazione degli eventi. Tra i beneficiari compare una nota società di lobbying e comunicazione, al cui interno figurano persone con parentele illustri dentro e fuori la galassia leonardiana».

«Ma il nome che ricorre più spesso è quello di Ninetynine, società che ha curato anche la cerimonia conclusiva del tour mondiale dell’Amerigo Vespucci e la cui proprietà è in ottimi rapporti proprio con l’ex responsabile delle Relazioni istituzionali. Leonardo l’ha utilizzata per parecchie cose: dall’Investor Day alle convention, dagli stand agli spazi espositivi fino alle feste aziendali. Un rapporto intenso anche dal punto di vista economico: per Ninetynine si parla di quasi 10 milioni di euro spesi dal 2024 all’aprile del 2026».

Il suggestivo accostamento tra la presidenza di Lgs ricoperta dal nostro assistito e l’incremento dell’attività affidate all’esterno nel campo della comunicazione e dell’organizzazione degli eventi, il titolo suggestivo “Filippo Maria Grasso e le tante attività affidate all’esterno” e la circostanza che una delle società beneficiarie delle attività delegate sia in ottimi rapporti con il Dott. Grasso inducono il lettore a credere che il Dott. Grasso sia responsabile dell’aumento delle attività affidate a società terze nel campo della comunicazione e dell’organizzazione degli eventi; tale circostanza è evidentemente falsa, atteso che il Dott. Grasso non aveva alcuna delega per potere affidare all’esterno le attività riportate nell’articolo.

In considerazione di quanto sopra, La invitiamo, ad ogni effetto e conseguenza di legge, ai sensi e per gli effetti dell’art. 8 della legge 8 febbraio 1948 n. 47, all’immediata rettifica di un articolo di stampa che contenga le predette precisazioni e rettifiche, utilizzando i medesimi spazi e caratteri dell’articolo già pubblicato sul tema.

In difetto, ci vedremo costretti a tutelare gli interessi del cliente presso le competenti Autorità Giudiziarie.

Con l’auspicio di una fattiva collaborazione, inviamo cordiali saluti.

Avv. Emilio Battaglia

Il Marocco minaccia di sospendere l’accordo di estradizione con la Spagna

La cooperazione giudiziaria tra Marocco e Spagna potrebbe subire una battuta d’arresto. Il ministro della Giustizia marocchino, Abdellatif Ouahbi, ha dichiarato alla stampa che il suo ministero sta valutando la possibilità di sospendere l’accordo bilaterale di estradizione per le difficoltà del Marocco di arrivare effettivamente a ricevere condannati o sospetti di cui chiede alla Spagna l’estradizione. La minaccia arriva mentre si lavora per evitare una nuova ondata di migranti verso Ceuta e Melilla. Nelle dichiarazioni rilasciate all’agenzia di stampa spagnola Efe, il ministro ha spiegato che la valutazione è legata in particolare ad alcune richieste di estradizione marocchine le cui procedure non sarebbero state completate dalla parte spagnola. Le estradizioni tra Marocco e Spagna sono disciplinate da una convenzione bilaterale firmata a Rabat il 24 giugno 2009 ed entrata in vigore l’1 settembre 2012. Secondo Ouahbi, il meccanismo si blocca in corso d’opera.

Come funziona l’accordo di estradizione e perché si blocca

Il ricercato viene arrestato in Spagna e la sua identità viene accertata. Viene quindi fissata una data per la sua consegna alle autorità marocchine. Ma quando Rabat invia agenti per prendere in consegna il ricercato, la procedura finisce per bloccarsi e la consegna alla fine non avviene. Di qui la valutazione di sospendere l’accordo, perché giudicato inutile. Il testo prevede, a determinate condizioni, la consegna reciproca di persone ricercate o condannate dai tribunali di uno dei due Paesi quando si trovino nel territorio dell’altro. La convenzione, tuttavia, esclude l’estradizione di cittadini di uno Stato verso l’altro. In Marocco vige la pena di morte, il codice penale la include e viene comminata ma non è più eseguita dal 1993, per una moratoria. In Spagna è stata abolita nel 1978. Anche solo il dubbio che il ricercato possa ricadere nei casi di condanna alla pena di morte blocca l’estradizione.

Nel totonomi per il dopo Ranucci a Report spunta l’idea Gomez: gli spifferi

E ora che succederà? E soprattutto: a chi verrà affidata la trasmissione Report? La posizione di Sigfrido Ranucci, dopo gli ultimi sviluppi sul “finto” attentato dell’ottobre 2025 che hanno portato all’arresto del suo (ex?) amico Valter Lavitola, è sempre più vacillante. Il conduttore ha provato la carta del martire, paragonandosi in un post a Moro, Falcone e Borsellino. A destra però non si sono fatti intenerire, anzi: Matteo Salvini lo ha invitato a prendersi «una pausa dalla Rai», e del resto che il caso Ranucci fosse diventato il caso Report era ormai evidente da tempo, con la redazione divisa e la convinzione che il programma sarebbe dovuto comunque andare avanti, anche senza di lui. Per evitare ulteriori tensioni interne, alla Rai stanno pensando di mettere al timone una figura “terza”, esterna, che poi risponderebbe al nome di Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it e già conduttore televisivo, visto che ha presentato programmi di interviste e approfondimento giornalistico come La Confessione (in onda sul Nove e poi su Rai 3) e Un alieno in patria. «Qua si passa da Gomes a Gomez», scherza un vecchio dirigente della tivù pubblica che non ha mai amato Ranucci, con riferimento a Gomes Clesio Tavares, il factotum di Lavitola. Ranucci, si evince dalle carte, lo conosceva dal 2022. E addirittura chiedeva a Lavitola di prestarglielo, scherzando, nonostante si parlasse di un personaggio descritto dagli inquirenti come di «elevato spessore criminale»: «Sono in difficoltà su tutto. Ma vado avanti. Mi dovresti prestare Gomes», si legge nelle intercettazioni. Adesso il programma potrebbe finire sotto la guida del quasi omonimo Gomez. «Tra l’altro ha il doppio passaporto, anche quello americano, Peter piacerà senz’altro alla segretaria del Pd Elly Schlein e pure all’ambasciatore a stelle e strisce in Italia, Tilman Fertitta», continua l’anziano capo del servizio pubblico. Il totonomi però sembra essere appena iniziato. In attesa del ritorno delle inchieste di Report, previsto, stando ai palinsesti Rai, per domenica 8 novembre 2026, sempre su Rai 3, primo dei 12 appuntamenti del ciclo autunnale. Con un nuovo volto?

Nel totonomi per il dopo Ranucci a Report spunta l’idea Gomez: gli spifferi
Peter Gomez (foto Imagoeconomica).

Quella “discesa in campo” già tentata nel 2013 con Gabanelli

Ma perché il conduttore di una trasmissione televisiva dovrebbe diventare presidente del Consiglio? Oggi si parla di Ranucci e Lavitola, con quest’ultimo autore del progetto della scalata politica di “mastro Titta” (così viene chiamato da molti Ranucci in Rai) a Palazzo Chigi, ma in passato, rimanendo sempre in tema di Report, c’era chi voleva portare Milena Gabanelli al Quirinale. La storica conduttrice era entrata nelle grazie dei grillini, che nel 2013 organizzarono le “Quirinarie” per scegliere online il loro candidato da portare al Colle. Beppe Grillo credeva tanto in questa iniziativa, come ora Lavitola con la sua: era il mese di aprile e sul web il Movimento 5 stelle scatenò i suoi iscritti per la scelta del nuovo presidente della Repubblica. Milena Gabanelli vinse la consultazione. Dopo il suo rifiuto a correre per il Colle, il movimento indicò Stefano Rodotà come candidato ufficiale. Finì con la rielezione di Giorgio Napolitano, che due anni dopo, nel 2015, lasciò il posto al primo mandato di Sergio Mattarella. Ma alla base del ragionamento di Lavitola, e dell’attenzione di Ranucci al progetto, c’è proprio quanto idearono i grillini 13 anni fa: le preferenze per Gabanelli furono 5.796, davanti a Gino Strada e Rodotà. Forse per Lavitola il governo era un obiettivo più raggiungibile, avendo avuto a che fare con Silvio Berlusconi che a Palazzo Chigi dimorò per anni, e che il Colle lo vide solo con il cannocchiale: il Quirinale era la classica meta impossibile per il Cavaliere, nonostante gli sforzi infiniti per avvicinarsi al settennato presidenziale. Indubbiamente Report ha un suo pubblico affezionato, che da anni segue le inchieste di una redazione combattiva e capace di andare contro il mainstream, ma a trasformarla in un partito qualcuno ci aveva già provato. Fece bene Gabanelli a ritirarsi ufficialmente dalla gara per il Quirinale, anche se soltanto dopo averla vinta. Ranucci coltivava un’ambizione, forse. Senz’altro affidata alle mani sbagliate…

Nel totonomi per il dopo Ranucci a Report spunta l’idea Gomez: gli spifferi
Nel totonomi per il dopo Ranucci a Report spunta l’idea Gomez: gli spifferi
Nel totonomi per il dopo Ranucci a Report spunta l’idea Gomez: gli spifferi
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La “fonte” Lavitola e le domande sui pagamenti

Sul caso Lavitola fioccano gli interrogativi, non solo nei partiti della maggioranza. Ecco alcune delle domande che girano negli ambienti giornalistici. La prima: se Valter era una fonte della trasmissione di Sigfrido Ranucci, ci saranno dei compensi a favore del ristoratore tra le spese di Report? La seconda: la Rai renderà mai pubblica un’analisi dei conti della trasmissione, almeno per gli anni della gestione di Ranucci? La terza: ma i passaggi di Ranucci al ristorante di Lavitola chi li pagava? La quarta: non è che magari i pasti erano messi in conto alla Rai con la dicitura “pranzo con fonte”?

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«Mai più trasmissioni come repubbliche autonome in Rai»

Alla fine, il caso Lavitola-Ranucci ha messo in moto «la macchina della restaurazione» in Rai, come dice qualcuno. Ossia «mai più trasmissioni come repubbliche autonome», tipo appunto Report, cioè con indipendenza totale e gestione insindacabile. Anche perché, si è visto, paradossalmente diventano più facili le ingerenze esterne, con gruppi di potere, anche piccolissimi, in grado di orientare o comunque suggerire temi da sottoporre per le inchieste. Il problema però, in tema di autonomia totale, rischierebbe di toccare anche Bruno Vespa e Monica Maggioni, ai quali «nessuno può dire niente». E questo potrebbe suggerire ai vertici di andarci piano con la stretta aziendale…

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EasyJet, rating sotto osservazione per potenziale downgrade per operazione Apollo

S&P Global Ratings ha posto il rating BBB+ di EasyJet sotto osservazione con implicazioni negative a seguito dell’annuncio dell’acquisizione da parte di Apollo. L’inserimento in CreditWatch riflette l’elevata probabilità di un potenziale declassamento di più livelli qualora la transazione si concludesse come proposto. Il 6 agosto, la compagnia aerea ha raggiunto un accordo per essere acquisita dalla società di private equity statunitense in un’operazione che la valuta 5,7 miliardi di sterline. L’acquisizione, soggetta all’approvazione degli azionisti e delle autorità di regolamentazione, prevede una combinazione di capitale proprio da parte di Apollo e debito nell’ambito di linee di finanziamento provvisorie. Al completamento dell’operazione, S&P ritiene che la politica finanziaria di easyJet diventerà probabilmente più aggressiva e che i suoi parametri di credito si indeboliranno in modo significativo. Ciò contrasta con le precedenti previsioni, secondo le quali easyJet avrebbe mantenuto una posizione di cassa netta positiva.

Lavitola, la procura di Roma darà parere negativo alla richiesta dei domiciliari

La procura di Roma darà parere negativo alla richiesta di arresti domiciliari per Valter Lavitola, avanzata dopo l’interrogatorio di garanzia dall’avvocato difensore Sergio Cola alla luce dell’ammissione del suo assistito di essere stato il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Secondo il legale non sussistono i pericoli di fuga, mancata collaborazione e inquinamento probatorio. L’ultima parola sulla decisione spetterà al gip. Lavitola, in carcere da lunedì e al quale viene contestato il metodo mafioso, ha confessato ieri di essere il mandante dell’attentato al conduttore di Report, spiegando di aver agito affinché fosse innalzare il livello di protezione per Ranucci, suo amico, «che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo». Nessun movente politico, nessun piano per far accrescere la popolarità di Ranucci per poi candidarlo in politica, ha assicurato.

Assedio dei coloni israeliani alle case dei palestinesi: la condanna degli Usa

L’assedio dei coloni israeliani alle case di due famiglie palestinesi a Qusra è un «orribile atto di terrorismo» e «un’azione ripugnante». Lo ha scritto su X l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, evidenziando uno strappo tra Washington e Tel Aviv per quanto sta accadendo nel piccolo villaggio vicino a Nablus, in Cisgiordania. «Non ci sono scuse per un comportamento così violento», ha aggiunto il diplomatico, mosso anche mosso dal fatto che tra le abitazioni nel mirino ce n’è anche una di proprietà di un cittadino statunitense.

L’assedio iniziato domenica e l’ordine di evacuazione

Da domenica un gruppo di coloni israeliani sta di fatto assediando le abitazioni di due famiglie palestinesi, gli Hassan e gli Abu Ridi, a Qusra: si sono accampati all’esterno delle case, bloccando tutti gli accessi e staccando la corrente e l’allaccio dell’acqua. L’esercito di Tel Aviv finora ha fatto poco o nulla per risolvere la situazione: alcuni soldati, addirittura, sono stati filmati mentre fraternizzavano con i coloni violenti.

Assedio dei coloni israeliani alle case dei palestinesi: la condanna degli Usa
Alcuni dei coloni israeliani che stanno assediando le case dei palestinesi a Qusra (Ansa).

Secondo la tv pubblica israeliana Kan, l’Idf ha però adesso emesso un ordine di evacuazione per gli abitanti delle case sotto assedio e i residenti della zona, in vista di un’operazione militare destinata a durare diversi giorni. «Anche se dovessimo diventare martiri, chiediamo di essere sepolti nella nostra casa, affinché rimanga a testimonianza dei crimini commessi dai coloni contro di noi e contro il popolo palestinese», ha detto Aisha Abu Ridi.

L’Idf: «Smantellati 151 avamposti illegali da inizio anno»

L’esercito israeliano ha reso noto di aver inviato ieri sul posto il 51mo battaglione della brigata Golani. Il sindaco di Qusra ha spiegato ad Al Jazeera che l’Idf ha completamente chiuso l’area, imposto il coprifuoco e dispiegato centinaia di soldati per smantellare l’avamposto degli ultraortodossi. E proprio per smentire il mancato impegno contro le azioni dei coloni violenti contro i palestinesi, l’Idf ha reso noto di aver smantellato 151 avamposti illegali di israeliani in Cisgiordania dall’inizio del 2026. La radio militare dell’Idf ha sottolineato che diversi avamposti smantellati erano gli stessi che i coloni hanno ristabilito più volte dopo ogni operazione dell’esercito.

Ft, Anthropic potrebbe essere Ipo più grande della storia a oltre 2 mila miliardi di dollari

Gli investitori di Anthropic prevedono che l’azienda si quoti in borsa a ottobre con una valutazione che potrebbe essere pari o superiore a 2 mila miliardi di dollari. Se così fosse, verrebbe surclassata anche l’Ipo storica di SpaceX e sarebbe di fatto la più grande offerta pubblica iniziale di sempre. Lo scrive il Financial times, specificando che una simile valutazione rappresenterebbe un raddoppio, nel giro di pochi mesi, rispetto a quella attuale, e sarebbe giustificata dalla crescita vertiginosa dei ricavi dell’azienda. Gli investitori prevedono che, grazie ai suoi modelli, Anthropic possa arrivare a 100-120 miliardi di dollari di ricavi annualizati entro la fine del 2026. Il Ft precisa che diversi investitori hanno rivelato che i vertici della società non hanno ancora fissato un target di valutazione per l’Ipo, dunque la cifra mosntre è basata sulle loro valutazioni. Quella reale dovrà tenere conto di diversi fattori contro, come la concorrenza cinese e le pressioni sulla regolamentazione dei modelli più avanzati, ma anche le preoccupazioni dell’opinione pubblica dopo che alcuni di essi sono stati coinvolti in incidenti informatici durante i test.

Nuove frontiere del vannaccismo: il candidato Burgio che vuole i rastrellamenti a Milano

Da un ex generale all’altro: Carmelo Burgio, che ha ricoperto tale l’incarico nell’Arma dei Carabinieri, sarà il candidato sindaco di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci alle elezioni amministrative che si terranno a Milano nel 2027. Annunciando l’investitura dal palco della Versiliana, Vannacci ha definito un «uomo delle istituzioni», che ha «dedicato la sua vita all’Italia, alla sicurezza e alla patria». Con Burgio a Palazzo Marino, ha promesso il fondatore di Futuro Nazionale, Milano verrà «rivoltata come un calzino» e potrà tornare a essere «la città della Madonnina e non dei maranza». Fin qui – più o meno – tutto bene. Poi il patatrac, quando Vannacci ha sottolineato che Burgio «saprebbe come rastrellare Rogoredo».

Burgio: «Fare rastrellamenti non è solo mettersi una bella svastica sul braccio»

L’infelice affermazione di Vannacci ha scatenato le proteste della vicesindaca Anna Scavuzzo e del presidente dell’Anpi provinciale Primo Minelli, così come dell’ex deputato dem Emanuele Fiano, di fede ebraica. Ma, intervistato da Fanpage, Burgio ha difeso le parole di Vannacci, almeno nella sostanza. Spiegando che sarebbero state più adatte espressioni come «impiego a massa oppure di servizi ad alto impatto», Burgio ha detto: «Ho lavorato in Sardegna nel periodo dei sequestri di persona. Quando cercavamo i latitanti, lo facevamo con operazioni di search in massa. Erano rastrellamenti. Quando a Caserta sono intervenuto in una certa zona per arrestare un killer di camorra come Giuseppe Setola, che aveva fatto 20-26 omicidi in sei mesi, ho fatto dei rastrellamenti». Insomma, «fare rastrellamenti non è solo mettersi una bella svastica sul braccio o una coppia di fascette sul bavero della camicia e mettere insieme tutti gli ebrei del ghetto, ma è un’attività a massa che serve per contrastare una situazione di sicurezza pubblica particolarmente critica». Un conto è però setacciare la Barbagia alla ricerca dei nascondigli dell’Anonima sequestri o andare casa per casa per arrestare uno dei più pericolosi latitanti della camorra, un altro avere in mente «servizi ad alto impatto» nel boschetto d Rogoredo. Ma tant’è.

Nuove frontiere del vannaccismo: il candidato Burgio che vuole i rastrellamenti a Milano
Carmelo Burgio nel 2003 (Ansa).

La carriera di Burgio, dai parà a Livorno alla promozione a generale dei Carabinieri

Oltre alla passione per i rastrellamenti (o come Burgio preferisce chiamarli), cosa sappiamo poi del candidato vannacciano per Palazzo Marino? Originario di Anzio, nella città metropolitana di Roma, Burgio ha 69 anni ed è generale dei Carabinieri in pensione. Il suo primo incarico è stato presso il 1º Reggimento carabinieri paracadutisti “Tuscania” a Livorno. Nel 1982 ha partecipato alla missione Libano 2 a Beirut e successivamente ha fatto parte del Gis, fino a diventarne vicecomandante. Impegnato nei servizi di scorta al Presidente della Repubblica ai tempi di Francesco Cossiga, nel corso della carriera ha partecipato a numerose missioni all’estero che ha gestito in qualità di comandante: nel 2003, dopo l’attentato di Nassiriya, assunse la guida del reggimento Multinational Specialized Unit in Iraq. Inoltre ha lavorato pure alla Direzione investigativa antimafia. Promosso Generale di Divisione nel 2017, il suo ultimo incarico risale al 2021, quando si è insediato come nuovo Comandante Interregionale Carabinieri “Podgora” di Roma, ruolo ricoperto fino al compimento del 65esimo anno di età e, dunque, alla pensione. Adesso il “reclutamento” da parte di Vannacci.

Eurovision, cambiano le regole: i Paesi in guerra non potranno più ospitare la manifestazione

L’European broadcasting union, l’ente che organizza l’Eurovision song contest, ha aggiornato il proprio regolamento e stabilito che, dal 2027, «l’emittente vincitrice non potrà automaticamente ospitare il concorso se un conflitto armato, una situazione geopolitica sensibile o qualsiasi altra situazione influisce materialmente sulla sicurezza, l’incolumità o la stabilità del suo stato o della sua regione immediata». È stato inoltre stabilito che, se necessario, l’Ebu potrà commissionare valutazioni di sicurezza indipendenti sulla situazione del paese vincitore e, in caso di non idoneità, il diritto di ospitare l’edizione successiva sarà dato a un altro Paese. Tra le nuove regole annunciate c’è anche l’innalzamento dai 16 ai 18 anni del limite minimo di età per partecipare, con l’obiettivo di «rafforzare le misure di tutela e proteggere gli artisti più giovani dalle pressioni legate alla partecipazione» alla kermesse.

L’Eurovision song contest 2027 a Burgas

Intanto è stata annunciata la città bulgara che ospiterà la prossima edizione della manifestazione. Si tratta di Burgas, città affacciata sul Mar Nero, che nella sua Arena Burgas – il più recente impianto sportivo e di intrattenimento della Bulgaria, inaugurato nel 2023 – accoglierà artisti, delegazioni, fan, giornalisti e milioni di spettatori dall’11 al 15 maggio 2027. Burgas ospiterà il concorso in seguito alla vittoria di DARA all’Eurovision Song Contest 2026, che ha assicurato al Paese la prima vittoria in assoluto all’Eurovision portandolo in Bulgaria per la prima volta.