Migra più in là. Sarà questo molto probabilmente uno degli slogan della campagna elettorale multipla che interesserà nel 2027 quasi 200 milioni di cittadini europei. Anche a dispetto dei numeri reali. Solo così si spiega il nervosismo innescato con la crisi di Ceuta e che ha messo l’un contro l’altro armati tre Paesi che, a onor di geografia, nemmeno confinano tra loro, con l’obiettivo di far sbarcare il migrante un po’ oltre il proprio suolo patrio. Con l’Italia che ha sospeso il trattato di Schengen verso la Spagna, immediatamente ricambiata con la stessa moneta, e la Germania che ha a sua volta ricominciato ad applicare le espulsioni verso Roma e Atene dei clandestini sbarcati sulle coste mediterranee e transitati poi verso Berlino.
I partiti nazionalisti e la propaganda contro lo straniero
La paura della spallata delle estreme destre è tanta, del resto, e il prossimo anno si voterà, oltre che in Italia, anche in Francia, Spagna, Polonia, Grecia, Finlandia, Slovacchia ed Estonia, tra primavera e autunno saranno chiamati alle urne quasi 200 milioni di elettori, la metà dei 400 milioni di europei con diritto di voto. Il fenomeno migratorio sarà sicuramente uno dei temi caldi, a maggior ragione vista la presenza di partiti nazionalisti e identitari, dagli spagnoli di Vox ai francesi del Rassemblement national, che mettono il contrasto allo straniero illegale (ma anche a quello legale) tra le loro priorità.
Gli estremisti tedeschi di AfD mettono Merz all’angolo
La Germania non è da meno, perché se è vero che le elezioni politiche si dovrebbero tenere nel 2029, nel 2027 si eleggerà il prossimo presidente federale con un sistema simile al nostro, in cui ai voti del parlamento si uniscono quelli dei Lander, mentre la destra dell’Alternative für Deutschland bombarda il cancelliere Friedrich Merz proprio sul tema di frontiere e integrazione.

Ma gli sbarchi illegali sono diminuiti del 37 per cento nel 2026
Eppure… eppure i numeri dicono altro. La tanto temuta invasione, di fatto, non c’è. I dati di Frontex registrano nel primo semestre del 2026 un calo del 37 per cento degli sbarchi illegali rispetto allo stesso periodo del 2025. I motivi, secondo l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, sono legati agli accordi con i Paesi d’origine e all’entrata in vigore del Patto Ue su migrazione e asilo che ha uniformato i controlli da parte di tutti e 27 gli Stati europei.
In Italia c’è stato un calo del 52 per cento
Nei primi sei mesi del 2026 sono stati registrati “solo” 49 mila arrivi di irregolari, il 60 per cento dei quali dalle rotte del Mediterraneo orientale e centrale (Italia e Grecia in particolare), con la rotta balcanica in netta contrazione. Sono stati oltre 16 mila gli arrivi in Grecia e oltre 14 mila in Italia, solo 8 mila in Spagna. Ma al di là dei numeri netti, mentre in Spagna si è registrato un aumento del 17 per cento degli arrivi, in Italia c’è stato un calo del 52 per cento e in Grecia del 20 per cento. E già nel 2025 gli ingressi in Ue erano calati del 26 per cento rispetto all’anno precedente.

La maggior parte degli arrivi non si trasforma in presenze stabili
Va poi ricordato che la maggior parte degli arrivi non si trasforma in presenze stabili: in base al fenomeno dei movimenti secondari o dublinanti (dall’accordo di Dublino del 2003, superato dal nuovo patto entrato in vigore il 12 giugno 2026), la stragrande maggioranza di chi approda in Italia e Grecia poi chiede asilo in Germania e Francia. Proprio per questo Parigi prosegue la sua politica di controlli alla frontiera con Ventimiglia e anche Berlino ha scelto la linea dura.
Quello che pochi hanno il coraggio di dire è che in realtà in questi anni soltanto le regole comuni ai 27 hanno inferto un colpo all’arrivo indiscriminato di stranieri, perché quel che paradossalmente la crisi di Ceuta ha dimostrato è che non esistono frontiere nazionali, ma solo frontiere europee.
L’altro grande non detto, che peserà però sui risultati delle prossime elezioni in tutta Europa, è che ormai il nodo non sono tanto gli arrivi di migranti illegali, quanto la presenza stabile di milioni di migranti e delle loro famiglie. Eurostat nel febbraio di quest’anno stimava nel 10,4 per cento la percentuale di abitanti in Ue nati al di fuori dei nostri confini, circa 46,7 milioni su 450,6 milioni di abitanti.
Convivenza e integrazione, i temi che anche la sinistra ha paura di affrontare
La convivenza e l’integrazione, che dall’estrema destra cercano di far coincidere con il tema della sicurezza, fanno parte dunque di un dossier che pochi hanno voglia di affrontare: è un tema spinoso, tocca argomenti sensibili come cultura, religione, origine e si estende ormai anche alle seconde generazioni. Di certo le diverse sfumature di centrosinistra temono di doversi confrontare con realtà complesse e difficili da decodificare, lasciando così alle destre campo libero.
Lo strano asse tra la socialdemocratica Frederiksen e Meloni
Per questo ha fatto notizia la posizione della premier danese Mette Frederiksen, socialdemocratica ma in sintonia con Giorgia Meloni, che sta attuando in Danimarca una politica di rigore nei ricongiungimenti familiari e nelle richieste di asilo, convinta che il prezzo dell’immigrazione di massa sia in realtà «pagato dalle classi inferiori», quelle che la sinistra dovrebbe rappresentare e difendere.

Come si vede dai numeri, dunque, le destre amplificano un’invasione che non c’è, solo a fini di propaganda, mentre le sinistre nascondono problemi di integrazione che ci sono, sempre con gli stessi scopi elettorali. La corsa al voto è cominciata per mezza Europa, e il tema migranti farà ballare le urne.








