Da un ex generale all’altro: Carmelo Burgio, che ha ricoperto tale l’incarico nell’Arma dei Carabinieri, sarà il candidato sindaco di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci alle elezioni amministrative che si terranno a Milano nel 2027. Annunciando l’investitura dal palco della Versiliana, Vannacci ha definito un «uomo delle istituzioni», che ha «dedicato la sua vita all’Italia, alla sicurezza e alla patria». Con Burgio a Palazzo Marino, ha promesso il fondatore di Futuro Nazionale, Milano verrà «rivoltata come un calzino» e potrà tornare a essere «la città della Madonnina e non dei maranza». Fin qui – più o meno – tutto bene. Poi il patatrac, quando Vannacci ha sottolineato che Burgio «saprebbe come rastrellare Rogoredo».
Burgio: «Fare rastrellamenti non è solo mettersi una bella svastica sul braccio»
L’infelice affermazione di Vannacci ha scatenato le proteste della vicesindaca Anna Scavuzzo e del presidente dell’Anpi provinciale Primo Minelli, così come dell’ex deputato dem Emanuele Fiano, di fede ebraica. Ma, intervistato da Fanpage, Burgio ha difeso le parole di Vannacci, almeno nella sostanza. Spiegando che sarebbero state più adatte espressioni come «impiego a massa oppure di servizi ad alto impatto», Burgio ha detto: «Ho lavorato in Sardegna nel periodo dei sequestri di persona. Quando cercavamo i latitanti, lo facevamo con operazioni di search in massa. Erano rastrellamenti. Quando a Caserta sono intervenuto in una certa zona per arrestare un killer di camorra come Giuseppe Setola, che aveva fatto 20-26 omicidi in sei mesi, ho fatto dei rastrellamenti». Insomma, «fare rastrellamenti non è solo mettersi una bella svastica sul braccio o una coppia di fascette sul bavero della camicia e mettere insieme tutti gli ebrei del ghetto, ma è un’attività a massa che serve per contrastare una situazione di sicurezza pubblica particolarmente critica». Un conto è però setacciare la Barbagia alla ricerca dei nascondigli dell’Anonima sequestri o andare casa per casa per arrestare uno dei più pericolosi latitanti della camorra, un altro avere in mente «servizi ad alto impatto» nel boschetto d Rogoredo. Ma tant’è.

La carriera di Burgio, dai parà a Livorno alla promozione a generale dei Carabinieri
Oltre alla passione per i rastrellamenti (o come Burgio preferisce chiamarli), cosa sappiamo poi del candidato vannacciano per Palazzo Marino? Originario di Anzio, nella città metropolitana di Roma, Burgio ha 69 anni ed è generale dei Carabinieri in pensione. Il suo primo incarico è stato presso il 1º Reggimento carabinieri paracadutisti “Tuscania” a Livorno. Nel 1982 ha partecipato alla missione Libano 2 a Beirut e successivamente ha fatto parte del Gis, fino a diventarne vicecomandante. Impegnato nei servizi di scorta al Presidente della Repubblica ai tempi di Francesco Cossiga, nel corso della carriera ha partecipato a numerose missioni all’estero che ha gestito in qualità di comandante: nel 2003, dopo l’attentato di Nassiriya, assunse la guida del reggimento Multinational Specialized Unit in Iraq. Inoltre ha lavorato pure alla Direzione investigativa antimafia. Promosso Generale di Divisione nel 2017, il suo ultimo incarico risale al 2021, quando si è insediato come nuovo Comandante Interregionale Carabinieri “Podgora” di Roma, ruolo ricoperto fino al compimento del 65esimo anno di età e, dunque, alla pensione. Adesso il “reclutamento” da parte di Vannacci.
