Capaccio-Paestum: sul Piano urbanistico indaga la Procura

di Antonio Manzo

“Scusate, avete per caso mille metri di terra da inserire nel nuovo piano urbanistico di Capaccio-Paestum che stiamo disegnando?” Non è una frase ad effetto né un eccesso di partecipazione popolare ma addirittura un simpatico, ironico e sbrigativo mood a via Rettifilo dove un tempo c’era la movida pestana. La frase rivolta a presunti proprietari terrieri viene raccolta discretamente dai carabinieri. Fanno un primo rapporto alla Procura della Repubblica e nasce l’inchiesta, l’ennesima, sulla programmazione urbanistica nella Città dei Templi. Se per Capaccio-Paestum può valere la profezia di Bernard Berenson: “ L’Italia sarà bella finché sarà povera” ma rischia di diventare brutta perché racchiusa nei residuati brandelli della storia e della bellezza di un Tuffatore. Capaccio-Paestum è oggi la decadenza e fine dell’urbanistica italiana. E’ come aggiungere un capitolo allo scandalo urbanistico italiano che cinquant’anni fa pubblicò la vittima eccellente dei palazzinari e della politica, tal apprezzato ministro Fiorentino Sullo. Perché è da decenni che Capaccio-Paestum attende un piano urbanistico comunale. Gli amministratori tentarono nel 2010 e tutto si arenò per lo scontro dei conflitti di interessi di amministratori comunali che avrebbero dovuto votare il piano proprio sulle loro proprietà. Si arriva al 2023 quando il sindaco Alfieri ha già pronto il piano urbanistico che non finir mai in Consiglio comunale. Ora è il turno del sindaco Gaetano Paolino, un esperto avvocato amministrativista che sa di avere tra le mani una patata bollente incurante di sapere che perfino nei suoi uffici comunali c’è chi briga e disegna sulla nuove mappe a seconda dei desideri. D’altronde il nuovo piano urbanistico comunale è anche la scommessa per il sindaco Gaetano Paolino che successe a Franco Alfieri, un sindaco tanto conosciuto e riconosciuto per la sua concretezza amministrativa quanto per i guai giudiziari. Ne hanno parlato sommessamente, lunedì scorso, e fuori da orecchie indiscrete, il sindaco e il prefetto di Salerno, Francesco D’Agostino, alla cerimonia presente il ministro Giuli tra i templi. A novembre prossimo scadranno i termini per il lavoro della commissione di accesso agli atti amministrativi che a Capaccio-Paestum ha miracolosamente evitato lo scioglimento di un consiglio comunale con inquisiti indagati e arrestati. Per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi un’assoluta novità di giorni della proposta di cambiare la normativa sugli scioglimenti dei comuni. Per molto meno in comuni campani senza manette in consiglio comunale come a Castellammare di Stabia o Sarno è stato decretato lo scioglimento per camorra. Ne sono consapevoli sia il sindaco Paolino che il prefetto D’Agostino, attenti osservatori dello sviluppo delle vicende pestane. Ma la richiesta urgente di chiarimenti e segnalazione di presunte incongruenze e contrasti tra le norme tecniche di attuazione del piano e gli elaborati grafici sono da quale ora all’attenzione del sindaco e di tutti i vertici amministrativi e dirigenziali del comune. Sono quattro dense cartelle fatte da un numeroso gruppo di tecnici di Capaccio impensieriti da una presunta sciatteria urbanistica che genererebbe danni per i prossimi 40 anni della città. Come ad esempio il contrasto denunciato tra la grafica dei comparti e gli ambiti di trasformazione che sarebbero al centro di un miliardario disallineamento dovuto a lotti liberi o da lottizzare con ragguardevoli indici di fabbricabilità. Non è escluso che la Procura della Repubblica voglia sentire il gruppo dei tecnici che ora chiedono anche una proroga per le osservazioni al piano urbanistico comunale redatto dall’ingegnere Carrozza del vicino comune di Roccadaspide. Ora a Capaccio-Paestum è iniziata la caccia all’ignoto protagonista del simpatico ed ironico mood sulla disponibilità di terre pronte ad essere valorizzate.

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