Corea del Nord: il boom degli smartphone tra tecnologia e controllo di regime

Il Madusan 2222 è uno smartphone pieghevole simile al Samsung Galaxy Z Fold. Il Samtaesong 10 a conchiglia richiama lo Huawei P50 Pocket. Il Jindallae 12 presenta un vistoso modulo fotografico circolare sul retro come gli Oppo. In Corea del Nord i dispositivi mobili stanno diventando sempre più avanzati anche se all’interno di un sistema rigidamente controllato da Pyongyang. Con almeno 24 marchi e una settantina di modelli disponibili, il mercato interno è diventato sorprendentemente competitivo. Numeri impressionanti per un Paese abitato da circa 26 milioni di abitanti.

Un boom cominciato nel 2023

La diffusione degli smartphone ha registrato un forte incremento a partire dal 2023. Due i motivi: il graduale sviluppo di un’economia digitale sfruttata dal governo per erogare servizi pubblici ai cittadini, come la consegna dei medicinali e i buoni pasto, e l’avvento dei primi sistemi di pagamento elettronico. Le ultime stime disponibili risalenti al 2024 indicano che in Corea del Nord erano attivi tra i 6,5 e i 7 milioni di abbonamenti alla telefonia mobile: un dato con ogni probabilità oggi sottostimato. Le interviste più recenti ai disertori nordcoreani suggeriscono infatti che il possesso di smartphone sia molto più diffuso di quanto stimato in passato e che potrebbe interessare tra il 50 e l’80 per cento della popolazione adulta.

Corea del Nord: il boom degli smartphone tra tecnologia e controllo di regime
Uno smartphone nordcoreano (da Youtube).

I dispositivi sono realizzati in Cina e (forse) in India

I telefoni nordcoreani sono ormai dispositivi moderni. Hanno generalmente schermi da 6-7 pollici, presentano fotocamere multiple posteriori e anteriori, e un sistema personalizzato di Android integrato con particolari software di controllo. Secondo il paper Smartphone of North Korea 2026, realizzato dal think tank 38 North, gli smartphone venduti nel Paese non sarebbero realizzati direttamente in Corea del Nord ma da produttori cinesi OEM (Original Equipment Manufacturer), ovvero aziende che fabbricano dispositivi per conto terzi. Una volta assemblati in Cina, vengono inviati in Corea del Nord dove vengono personalizzati con il sistema operativo modificato e applicazioni approvate dai brand locali. Esistono però delle eccezioni. È il caso di Phurunhanal Electronics, un marchio nordcoreano che, per uno dei suoi modelli più recenti, il Phurunhanal 9-3, si sarebbe rifornito di componenti dalla società indiana Lava International. Si tratterebbe della prima volta in cui uno smartphone commercializzato in Corea del Nord viene collegato a un produttore non cinese. Un dettaglio interessante, visto che l’India è uno dei principali centri globali della produzione elettronica, inclusa quella di alcuni modelli di iPhone.

Il controllo dello Stato su navigazione e App

Gli smartphone nordcoreani sono dotati di software che ne monitorano e limitano l’utilizzo. L’accesso a Internet è bloccato. È invece disponibile una rete Intranet locale chiamata Kwangmyong e controllata dal governo. Agli utenti è impedito di effettuare o ricevere chiamate internazionali, oltre che inviare o ricevere messaggi dall’estero. I sistemi Android presenti nei dispositivi includono una firma digitale, che impedisce ai telefoni di accettare contenuti non autorizzati, e un’applicazione, Trace Viewerche effettua screenshot casuali durante l’utilizzo del cellulare per inviarli alle autorità. Lo Stato impone infine un numero di identificazione dell’utente mobile per collegare ogni utenza a un’identità registrata così da garantire un ulteriore livello di sorveglianza. Anche l’ecosistema delle applicazioni è sottoposto a forti restrizioni: a differenza degli smartphone occidentali, i dispositivi nordcoreani non dispongono di un equivalente dell’App Store o del Google Play Store per scaricare liberamente applicazioni e aggiornamenti. Per ottenere nuovi programmi o installare upgrade gli utenti devono recarsi in uno dei centinaia di centri di scambio IT presenti nel Paese. Le app hanno un costo compreso tra 10 mila won nordcoreani per quelle di intrattenimento, giochi ed ebook e 15 mila won per quelle dedicate all’apprendimento delle lingue, alla cucina e all’agricoltura (circa uno-due dollari secondo i tassi di mercato informali). Tra le più richieste figurano quelle del quotidiano del Partito dei Lavoratori, il Rodong Sinmun, la piattaforma di shopping online Samhung E-Wallet e i servizi di streaming Mokran Video e Manbang.

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Kim Jong-un (Ansa).

Gli ultimi modelli arrivati sul mercato

Lo scorso maggio alla 24esima edizione della Pyongyang Spring International Trade Fair, la principale fiera commerciale internazionale organizzata dalla Corea del Nord, sono state esposte le ultime novità del mercato. Gli smartphone più interessanti? Il Mujigae 1000, in grado di collegarsi ai televisori attraverso una connessione USB-C con uscita HDMI, e il Jindallae 12 dal bordo smussato come i Samsung Galaxy. In fascia alta si trovano i pieghevoli a conchiglia Madusan 1005, Samtaesong 10 e Chongsong. Per i più benestanti il mercato nordcoreano offre il Madusan 2222, il primo smartphone pieghevole disponibile in Corea del Nord, la cui versione deluxe presenta la scritta “Porsche Design” ben visibile sulla custodia. Il costo? Il corrispettivo di circa 2 mila dollari.