di Erika Noschese
Il conto alla rovescia per l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo End-of-Life Vehicles (ELV) è ufficialmente iniziato. La normativa, concepita per ridefinire radicalmente l’intero ciclo di vita dell’automobile dalla progettazione allo smantellamento, promette di trasformare i veicoli fuori uso da semplici rifiuti a risorse strategiche di materie prime secondarie, ponendo traguardi ambiziosi sull’uso di plastiche riciclate e sulla disassemblabilità ecocompatibile. Una transizione epocale che chiama in causa l’intera catena del valore e investe, in prima linea, la rete dei concessionari. Per comprendere l’impatto reale di questa rivoluzione sul tessuto economico e culturale del Mezzogiorno, abbiamo intervistato Enzo Santoro, alla guida della storica concessionaria Autosantoro di Salerno. Tra grandi opportunità di business, nodi logistici territoriali ancora da sciogliere e la necessità di una forte tutela dei consumatori, ecco l’analisi del noto dealer salernitano.
Il regolamento ELV trasforma il veicolo a fine vita da rifiuto a risorsa. Come si tradurrà questo cambio di paradigma nel vostro quotidiano e ritiene che diventerà una reale fonte di business per i dealer?
«La bilancia pende verso l’opportunità, ma bisogna saperla gestire. Il rischio che aumentino gli oneri burocratici e logistici è reale: ogni volta che si introduce un regolamento europeo, per noi dealer significa investire tempo e risorse in tracciabilità e nuove procedure. Tuttavia, considerare il veicolo a fine vita come una risorsa strategica sposta il baricentro del business. Se fino a ieri la nostra responsabilità si esauriva quasi del tutto con la vendita o il ritiro dell’usato da avviare alla demolizione, domani potremmo diventare i primi selezionatori di materia prima secondaria. Credo che la gestione del fine vita diventerà una fonte di valore diretto: chi saprà intercettare questi flussi e stringere accordi solidi con i riciclatori della filiera trarrà un vantaggio competitivo importante, trasformando un costo di smaltimento in un valore di rientro».
I dati mostrano risparmi fino al 70%. Dal suo osservatorio, l’automobilista salernitano è pronto a superare la diffidenza culturale verso l’usato su componenti meccaniche cruciali?
«Penso di conoscere l’automobilista salernitano e campano. C’è storicamente una forte componente di diffidenza culturale quando si parla di usato o rigenerato, specialmente per componenti meccaniche cruciali (cambi, turbine, impianti frenanti). Il cliente ritiene che sia meglio spendere di più, ma per il nuovo. Tuttavia, la percezione sta cambiando, spinta da due fattori: la trasparenza e il portafoglio. Programmi ufficiali delle case madri, quali SUSTAINera di Stellantis, contribuiscono a tracciare il nuovo percorso. Quando spieghiamo al cliente che il pezzo rigenerato ha gli stessi standard di sicurezza e la stessa garanzia della casa madre, ma con un risparmio che può arrivare al 70%, i pregiudizi cominciano a dissolversi. La crisi economica e la ricerca di efficienza stanno facendo il resto. C’è ancora da lavorare, ma credo che siamo sulla buona strada».
Con l’economia circolare progettata direttamente dentro l’auto, i concessionari avranno un nuovo ruolo educativo. Come si spiega a chi acquista una vettura oggi che il suo valore risiede anche nella facilità con cui sarà smantellata tra dieci anni?
«Il concessionario oggi non è più un semplice venditore di ferro, ma un consulente di mobilità a 360 gradi. Spiegare oggi a un cliente che il valore della sua auto risiede pure nella sua ecocompatibilità e facilità di smantellamento tra dieci anni non è immediato, ma diventerà una leva di vendita. Ragioneremo sempre più in termini di TCO (Total Cost of Ownership) e valore residuo garantito. Bisognerà far comprendere che se la vettura oggi costa X, tra dieci anni varrà ancora Y, proprio perché i suoi materiais sono preziosi e facili da recuperare, a differenza di un’auto vecchia concezione che ormai rappresenta solo un costo da smaltire. È un passaggio anche culturale: dal possesso del bene al valore del suo ciclo vitale. Il concessionario oggi non è più un semplice venditore di ferro, ma un consulente di mobilità. Bisognerà far comprendere al cliente che la vettura manterrà un valore residuo proprio perché i suoi materiali saranno preziosi e facili da recuperare».
Se le auto nuove cambieranno strutturalmente per favorire il riciclo, non c’è il rischio di accelerare l’obsolescenza dei veicoli attuali, svalutando l’usato tradizionale che avete oggi in piazzale?
«Questa è una preoccupazione che avvertiamo fra operatori del comparto. Se i nuovi veicoli muteranno strutturalmente, con quote importanti di plastica riciclata e design orientati allo smontaggio, l’usato tradizionale che oggi abbiamo in piazzale potrebbe subire un’accelerazione dell’obsolescenza psicologica e commerciale. Tuttavia, personalmente non intravedo un crollo verticale immediato del valore residuo. La transizione del parco circolante italiano, e in particolare di quello meridionale che è storicamente più anziano, ha tempi lunghi. L’usato tradizionale manterrà una sua forte attrattiva economica per una vasta fascia di clientela. Il nostro compito sarà gestire lo stock in modo dinamico, senza appesantirci di vetture troppo datate e puntando su formule finanziarie che proteggano il valore futuro dell’usato più recente».
La filiera del recupero punta a livelli altissimi di riciclo, ma l’efficienza viaggia a velocità diverse. Dal punto di vista infrastrutturale, il territorio di Salerno e la Campania sono pronti o c’è il rischio di un collo di bottiglia logistico?
«Questo è il vero nervo scoperto. Per l’ambito che ci riguarda, si consideri che qui abbiamo eccellenze assolute, ma anche aree grigie e frammentazione. Il rischio di un collo di bottiglia logistico esiste se la rete dei demolitori e dei riparatori locali non farà un salto di qualità industriale nei prossimi due anni. Non basta demolire, bisogna smontare con criterio. Noi ci muoveremo cercando partnership strategiche solo con operatori certificati e strutturati. La filiera locale deve evolversi rapidamente: la logistica di ritorno (raccogliere, catalogare e spedire i componenti) richiede hub efficienti che nella nostra regione vanno potenziati».
I veicoli dovranno essere più facili da riparare e smontare. Come cambierà il piano di formazione dei vostri tecnici a Salerno per allinearsi a standard che ora toccano anche la disassemblabilità ecocompatibile?
«L’officina di una concessionaria moderna è già una via di mezzo tra un laboratorio informatico e un centro di ingegneria. Con il nuovo regolamento, la formazione dei nostri tecnici dovrà compiere un ulteriore passo in avanti. Non si tratterà più solo di saper diagnosticare un guasto elettronico o sostituire un modulo meccanico. I piani di formazione, in stretta sinergia con i brand che rappresentiamo, integreranno competenze in materia di disassemblabilità ecocompatibile, alla gestione in sicurezza dei materiali critici (pensiamo alle batterie dei veicoli elettrificati, ma anche ai nuovi polimeri) e alla corretta catalogazione dei componenti per il circuito dell’economia circolare. Il meccanico diventa un tecnico dell’efficienza dei materiali».
Mancano 24 mesi all’entrata in vigore del regolamento, un’inezia per l’automotive. Qual è la prima mossa strategica che Autosantoro intende mettere in campo nei prossimi tre mesi?
«Due anni sono davvero un’alzata di saracinesca in questo settore. La nostra prima mossa strategica si svilupperà su due binari paralleli. Da un lato l’audit interno e la mappatura dei processi: analizzare fin da subito come gestiamo i flussi dei ricambi sostituiti in officina e i veicoli che ritiriamo in permuta, per capire dove si annidano le inefficienze logistiche. Dall’altro, accordi di filiera qualificati: avviare tavoli di confronto con i migliori demolitori e centri di recupero autorizzati del territorio al fine di creare una rete preferenziale che sia già pronta, dal punto di vista burocratico e operativo, quando il regolamento entrerà pienamente in vigore. In Autosantoro non aspetteremo che la norma diventi attiva per adeguarci. Come ci ha insegnato a fare mio Padre, giocheremo d’anticipo per trasformarla, sin da subito, in un vantaggio e in un punto di forza per noi e naturalmente per i nostri clienti. A tal proposito, vorrei evidenziare che brand ormai storici quali Hyundai, operano da tempo con sistemi avanzati e con controlli rigorosi; cosa che ahinoi non avviene con i marchi di recente nascita – soprattutto cinesi – per i quali la filiera non viene sottoposta alle medesime verifiche. Ritengo che l’utente finale dovrebbe prestare maggiore attenzione a questi aspetti, assolutamente non secondari. Queste sono le ragioni per le quali posso affermare che, per quanto riguarda Hyundai e Autosantoro, i nostri clienti dormono e dormiranno sonni tranquilli».
L'articolo Vincenzo Santoro analizza l’impatto della rivoluzione circolare a Salerno proviene da Le Cronache.
