Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura

Negli uffici milanesi di LMDV Capital, in via Montenapoleone, l’aria si è fatta pesante. Secondo quanto risulta, Leonardo Maria Del Vecchio avrebbe avuto un confronto durissimo con Marco Talarico, amministratore delegato del suo family office. Al termine del faccia a faccia, il manager sarebbe stato sollevato dall’incarico. Eppure Talarico era l’uomo che il rampollo di casa Luxottica aveva messo alla guida operativa della holding fin dai primi passi: ex executive director per i grandi patrimoni di UBS, prima ancora relationship manager in Kairos Partners. Quattro anni a costruire una galassia di partecipazioni che oggi varrebbe intorno al mezzo miliardo, tra hospitality di lusso, editoria, ristorazione, real estate e tech.

Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Marco Talarico, ad di LMDV Capital (foto Imagoeconomica).

Costi guardati con occhi sempre meno indulgenti

Le indiscrezioni che circolano negli ambienti finanziari milanesi parlano di frizioni montate su più fronti. Ritmi di crescita vertiginosi, forse eccessivi, e un controllo dei costi che l’azionista unico avrebbe cominciato a guardare con occhio sempre meno indulgente. Da qui una stretta che, raccontano, non si fermerebbe al solo Talarico.

Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
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Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
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Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura

Passate al setaccio deleghe e scelte dell’intera squadra

Anche il direttore generale Luigi Mascellaro, arrivato da PwC, sarebbe finito sotto la lente. Del Vecchio jr avrebbe deciso di passare al setaccio deleghe e scelte dell’intera squadra, con un piglio da padrone di casa che vuole vederci chiaro fino in fondo. E qui entra in scena il nome che guadagna posizioni.

Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Luigi Mascellaro.

A raccogliere pezzi pesanti della macchina sarebbe Gabriele Benedetto, ex amministratore delegato di Telepass. Pescarese, classe 1982, Bocconi, oltre un decennio di consulenza in Value Partners tra Europa e Asia, poi la trasformazione di Telepass nel sistema di pagamento della mobilità italiana.

Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Gabriele Benedetto (foto Imagoeconomica).

I collaboratori osservano il risiko con un certo nervosismo…

In LMDV, in realtà, Benedetto è già di casa: siede nel board e segue alcuni dossier, da EsaNanotech ad Acqua Fiuggi fino al fintech Qomodo. La novità sarebbe il salto di grado, con un ruolo nella plancia di comando. Il quadro è quello di un erede che, mentre tenta la scalata alla cassaforte di famiglia Delfin, decide di rimettere ordine nel proprio cortile. I collaboratori che fin qui hanno costruito la holding osservano il risiko con un certo nervosismo. Quando il principale comincia a contare le poltrone, c’è sempre qualcuno che resta in piedi nel momento in cui la musica si ferma.

Eni prima azienda al mondo per potenza di calcolo nella nuova classifica mondiale Top 500

Eni ha annunciato l’avvio del nuovo sistema di super calcolo HPC7 (High Performance Computing – HPC) che, con una capacità di oltre 861 Pflops/s, si posiziona al sesto posto assoluto della nuova classifica mondiale Top 500 – secondo supercomputer in Europa – confermandosi il più potente High Performance Computer al mondo ad uso industriale. HPC7 supera quindi HPC6, avviato a novembre 2024, che si è a sua volta posizionato nella Top 10 collocandosi all’ottavo posto nel ranking Top 500.

HPC6 e HPC7 sono in grado di effettuare insieme oltre 1 Exaflop/s

La combinazione dei sistemi di calcolo di HPC6 e HPC7 supera la scala dell’Exascale. HPC6 e HPC7, insieme, sono in grado di effettuare oltre 1 Exaflop/s (1Exaflop/s = 1000 PFlops/s), ovvero oltre 1 miliardo di miliardi di operazioni matematiche complesse al secondo. Il superamento della classe Exascale da parte del sistema di supercalcolo di Eni rappresenta il raggiungimento della più avanzata e straordinaria frontiera tecnologica nel mondo dei supercomputer e conferma la leadership dell’azienda nel settore.

Il supercalcolo accelera l’innovazione e supporta l’efficienza delle filiere emergenti

L’avvio di HPC7 rappresenta una tappa fondamentale nella strategia di valorizzazione delle fonti energetiche e decarbonizzazione di Eni, un modello in cui la tecnologia è un elemento centrale di innovazione, capace di guidare la crescita, l’efficienza e la competitività sia nei business tradizionali sia in quelli di transizione. Il calcolo avanzato e i sistemi HPC si confermano centrali per l’azienda, consentendo di integrare e valorizzare competenze e applicazioni lungo l’intera catena del valore – dalla comprensione del sottosuolo all’ottimizzazione degli impianti industriali, fino al miglioramento dell’accuratezza degli studi geologici e fluidodinamici per lo stoccaggio della CO₂ e nello sviluppo di tecnologie energetiche avanzate. Il supercalcolo contribuisce inoltre ad accelerare l’evoluzione delle principali direttrici di innovazione, supportando l’efficienza delle filiere emergenti – come quella dei biocarburanti– e la simulazione di fenomeni complessi, tra cui il comportamento del plasma nella fusione a confinamento magnetico. In questo quadro, l’HPC si afferma anche come abilitatore cruciale per gli sviluppi interni di use cases di intelligenza artificiale dedicati ai business di Eni.

Descalzi: «Transizione verso rinnovabili non può prescindere da evoluzione tecnologica»

Queste le dichiarazioni di Claudio Descalzi, amministratore Delegato di Eni: «La transizione verso un’energia da fonti tradizionali e rinnovabili sempre più sicura, accessibile e pulita non può prescindere da una profonda evoluzione tecnologica. L’adozione del supercalcolo e delle tecnologie predittive all’interno di ogni attività è fondamentale per lo sviluppo di nuove soluzioni energetiche, per abbattere le emissioni, massimizzare l’efficienza nella ricerca e produzione e generare valore. In questo contesto, la realizzazione e la messa in esercizio di HPC7 in tempi rapidissimi, ancora inferiori a HPC6 che era già un riferimento, rappresenta un esempio concreto della nostra capacità di esecuzione frutto delle competenze, dell’impegno e della qualità dei nostri team operativi. Questo solido ecosistema digitale, sviluppato grazie al talento, alla collaborazione e alla ricerca interna, non solo accelera il nostro percorso verso Net Zero, ma consolida il nostro posizionamento strategico e il nostro vantaggio competitivo sul mercato». Entrambi i supercomputer si trovano in un’area dedicata del Green Data Center di Eni, beneficiando di un’infrastruttura progettata per coniugare efficienza operativa e sostenibilità ambientale.

Premio Strega, Ciabatti rompe il silenzio sul caso Mari-Murgia

A giorni di distanza dallo scoppio del caso, Teresa Ciabatti ha rotto il silenzio. Raggiunta dall’Ansa, la scrittrice ha parlato di quanto accaduto su quel “famoso” pulmino diretto verso la Puglia con a bordo quattro dei sei finalisti del Premio Strega. «Ho letto ricostruzioni congetturali e dichiarazioni su cosa è lecito e cosa no, dove inizia e finisce la privacy. Attenendomi ai fatti: alcuni giorni fa ho assistito e poi preso parte a una conversazione. L’oggetto della conversazione era Michela Murgia, il suo corpo. Non c’è stato alcun litigio furioso tra me e Michele Mari, ma un confronto diretto di idee profondamente diverse. In seguito, Mari si è scusato dicendo che non era sua intenzione ferirmi».

Premio Strega, Ciabatti rompe il silenzio sul caso Mari-Murgia
Michele Mari (Imagoeconomica).

Le affermazioni di Mari su Murgia: cosa ha detto

Mari, favorito per lo Strega col romanzo I convitati di pietra, avrebbe detto che Murgia «era intransigente e violenta, perché brutta» e che «con i suoi atteggiamenti aggressivi faceva pagare agli altri la sua bruttezza». Un’uscita, questa, che di sicuro non è piaciuta a Ciabatti, in corsa per il premio con Donnaregina e peraltro a lungo amica di Murgia. Ma, appunto, non ci sarebbe stata alcuna lite tra i due.

Premio Strega, Ciabatti rompe il silenzio sul caso Mari-Murgia
Michela Murgia (Imagoeconomica).

Ciabatti: «Non ho riferito alla stampa le parole di Mari»

Oltre ad aver smentito il litigio con Mari, Ciabatti ha anche negato di aver riferito alla stampa quanto successo a bordo del pulmino: «Io ho dato la risposta che volevo in quel preciso contesto, alle persone con cui ho parlato. Tutti i presenti possono avere raccontato ad altri l’accaduto, com’è normale nella vita di ciascuno di noi. Anch’io l’ho raccontato, ma non ho alcuna responsabilità circa la diffusione della notizia alla stampa, né circa la correttezza di quanto è stato riportato».

LEGGI ANCHE: Mari, la bruttezza di Murgia e il Premio Strega: si giudica il libro o l’autore?

Le parole di Mari e la precisazione della Fondazione Bellonci

«Non volevo certo offendere Murgia, ma soltanto rievocare (peraltro in un contesto privato) un lontano episodio di reciproca incomprensione», ha dichiarato Mari, di cui molti hanno auspicato l’esclusione dalla sestina dei finalisti dello Strega. Fondazione Bellonci, che organizza il concorso letterario, ha chiarito che il premio è «una competizione tra opere» e che tale provvedimento nei confronti di un autore non è consentita dal regolamento.

Il Mondiale agli opposti delle due super potenze: perché gli Usa vincono dove la Cina ha fallito?

Nel giugno 2025 l’Indonesia ha battuto la Cina 1-0 a Giacarta, eliminandola dalla corsa al Mondiale 2026. Un anno dopo, negli Stati Uniti 27,5 milioni di spettatori complessivi sul territorio americano si sono sintonizzati davanti alla televisione per seguire la vittoria della nazionale contro il Paraguay (4-1) all’esordio nella Coppa del mondo, tra canali in lingua inglese (18 milioni su Fox Sports) e quelli in lingua spagnola (9,5 milioni su Telemundo e Peacock). È stato il dato più alto mai registrato per una partita della selezione maschile statunitense, ampiamente sopra le medie delle finali dei campionati NBA o delle World Series di baseball. Numeri che sono scesi leggermente, a 20,68 milioni, per il secondo match vinto 2-0 contro l’Australia, che intanto però è valso la qualificazione ai sedicesimi con un turno d’anticipo. A prima vista sembrano due notizie sportive senza alcun legame. In realtà raccontano una delle storie più interessanti del nostro tempo: il diverso approccio con cui le due super potenze del XXI secolo stanno affrontando il calcio.

Il Mondiale agli opposti delle due super potenze: perché gli Usa vincono dove la Cina ha fallito?
Pulisic esulta durante il match contro il Paraguay (foto Ansa).

Da oltre un decennio la Cina considera il pallone un obiettivo strategico. Xi Jinping non ha mai nascosto la sua passione per questo sport e negli anni ha fissato tre traguardi simbolici per il suo Paese: qualificarsi stabilmente ai Mondiali, ospitarne uno e, un giorno, vincerlo.

Pechino aveva mobilitato risorse enormi, ma non è servito

Per raggiungere questi obiettivi Pechino ha mobilitato risorse enormi. Migliaia di scuole hanno introdotto programmi calcistici, sono stati costruiti nuovi impianti sportivi e il campionato cinese ha iniziato ad attirare alcuni dei protagonisti più noti del calcio internazionale. Tra il 2015 e il 2019 sono arrivati giocatori come Oscar, Hulk, Carlos Tevez e Paulinho, oltre ad allenatori del calibro di Marcello Lippi e Fabio Cannavaro.

Il Mondiale agli opposti delle due super potenze: perché gli Usa vincono dove la Cina ha fallito?
Marcello Lippi divenne ct della nazionale di calcio cinese nel 2016. Lo è stato fino al 2019 (foto Ansa).

La sensazione era che la Cina stesse applicando al calcio la stessa formula utilizzata in altri settori: investimenti massicci, pianificazione centrale e recupero accelerato del ritardo. Il progetto, però, si è scontrato con un limite inatteso. Gran parte di quella crescita era sostenuta dai grossi gruppi immobiliari che alimentavano l’espansione economica cinese. Il caso più emblematico fu quello di Evergrande, colosso del real estate e proprietario del Guangzhou Evergrande, il club più vincente del Paese e due volte campione d’Asia.

Un modello di sviluppo troppo dipendente dalla finanza immobiliare

Quando il gruppo entrò in crisi, accumulando passività superiori a 300 miliardi di dollari, l’intero sistema ha iniziato a mostrare le sue fragilità. Nel giro di pochi anni numerosi club hanno accumulato debiti, ridotto gli investimenti o sono proprio scomparsi. Quello che sembrava un modello destinato a trasformare il calcio cinese si è rivelato molto più dipendente dalla finanza immobiliare di quanto apparisse.

Il Mondiale agli opposti delle due super potenze: perché gli Usa vincono dove la Cina ha fallito?
Un complesso di Evergrande a Pechino (foto Ansa).

Ma il problema era più profondo della semplice crisi finanziaria. Mentre miliardi di dollari venivano investiti per importare campioni stranieri, il sistema continuava a produrre pochi calciatori di livello internazionale. La Cina aveva rafforzato il vertice della piramide senza riuscire a costruirne una base solida. L’eliminazione dalla corsa al Mondiale è stata la conseguenza più evidente di questa contraddizione. La nazionale cinese ha chiuso quinta nel suo girone di qualificazione (con soli nove punti, frutto di tre vittorie e sette sconfitte), dietro Giappone, Australia, Arabia Saudita e Indonesia. Un risultato difficile da conciliare con il peso economico, tecnologico e politico del Paese.

In cinque anni i tifosi di calcio in Nord America sono aumentati del 10,9 per cento

Dall’altra parte del Pacifico la situazione è molto diversa. Gli Stati Uniti non hanno mai fatto del calcio una priorità nazionale. Per decenni il pallone è rimasto ai margini di un sistema dominato da NFL, NBA, MLB e hockey. Eppure, proprio mentre la Cina falliva il suo assalto al calcio mondiale, gli Stati Uniti hanno iniziato a conquistare il terreno più importante: quello del mercato. Secondo una ricerca Nielsen riportata da Reuters, negli ultimi cinque anni il numero di appassionati di calcio in Nord America è aumentato del 10,9 per cento, superando i 136 milioni di persone. Negli Stati Uniti i tifosi sono ormai oltre 60 milioni. Il Mondiale non ha creato dal nulla questo interesse: lo ha semplicemente reso visibile.

Il Mondiale agli opposti delle due super potenze: perché gli Usa vincono dove la Cina ha fallito?
Miss Dallas 2025 con la maglia di Pulisic in strada (foto Ansa).

È qui che la Coppa del mondo 2026 assume un significato che va ben oltre il campo. Per la Fifa il vero trofeo in palio è il mercato sportivo più ricco del Pianeta. La NFL ha firmato contratti televisivi per circa 110 miliardi di dollari in 11 anni. La NBA ha recentemente chiuso un accordo media da 76 miliardi di dollari fino al 2036. È all’interno di questo ecosistema che il calcio sta cercando di ritagliarsi uno spazio stabile.

La MLS può contare su un accordo globale con Apple

Ecco perché il torneo organizzato negli Stati Uniti, in Canada e in Messico rappresenta un investimento strategico. Gli ascolti televisivi, gli accordi commerciali, gli sponsor e la crescita della Major League Soccer sono elementi altrettanto importanti delle prestazioni delle nazionali. La MLS stessa rappresenta il simbolo di questo percorso. Nata dopo il Mondiale del 1994, per anni è stata considerata una lega periferica. Oggi può contare su un accordo globale con Apple, su investitori internazionali e su un interesse crescente da parte del pubblico.

I risultati degli statunitensi sul campo sono insufficienti (per ora)

Naturalmente sarebbe sbagliato spingersi troppo oltre. Se il calcio viene misurato esclusivamente attraverso i risultati sul campo, gli Stati Uniti non appartengono ancora al ristretto gruppo delle grandi potenze calcistiche. La nazionale americana non ha mai raggiunto una finale mondiale: miglior risultato il terzo posto del 1930, mentre nell’era moderna si è spinta al massimo ai quarti di finali, nel 2002 in Corea del Sud e Giappone. Ma è proprio qui che emerge la differenza tra i due modelli.

Il Mondiale agli opposti delle due super potenze: perché gli Usa vincono dove la Cina ha fallito?
L’australiano Aiden O’Neill contrastato dal centrocampista della Juventus e degli Stati Uniti Weston McKennie (foto Ansa).

La Cina aveva fissato obiettivi sportivi molto ambiziosi e ha investito ingenti risorse per raggiungerli, senza riuscire a costruire una filiera capace di produrre risultati. Gli Stati Uniti, al contrario, stanno ottenendo il risultato forse più importante: trasformare il calcio in un prodotto economico e culturale sempre più rilevante all’interno del più grande mercato sportivo del mondo. In altre parole, la Cina ha cercato di conquistare il calcio attraverso la politica. Gli Stati Uniti lo stanno conquistando attraverso il mercato.

Esistono ambiti in cui il capitale e le direttive governative non bastano

Il confronto tra Stati Uniti e Cina racconta quindi qualcosa che va oltre lo sport. Per anni si è dato per scontato che la capacità di pianificazione e la potenza economica cinese potessero essere trasferite con successo in qualsiasi settore. Il calcio mostra che non sempre funziona così. Esistono ambiti in cui il capitale e le direttive governative non bastano. Servono tempo, partecipazione diffusa, competizioni credibili e una cultura capace di produrre valore nel lungo periodo.

Il Mondiale agli opposti delle due super potenze: perché gli Usa vincono dove la Cina ha fallito?
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa).

Paradossalmente, mentre la Cina cercava di costruire una potenza calcistica dall’alto verso il basso, gli Stati Uniti hanno lasciato che il mercato facesse il suo lavoro. Il risultato è che oggi Pechino guarda il Mondiale da casa, mentre Washington ospita il torneo e si prepara a incassarne i dividendi economici, culturali e politici.

Due modi molto diversi di esercitare il potere

In un’epoca in cui le due super potenze competono su difesa, intelligenza artificiale, semiconduttori, Spazio e commercio internazionale, il calcio può sembrare una questione marginale. Non lo è. Perché il fallimento cinese e l’ascesa americana mostrano anche due modi diversi di esercitare il potere. Da una parte la convinzione che la pianificazione e il capitale possano accelerare qualsiasi processo. Dall’altra la capacità di trasformare un fenomeno culturale in un mercato globale. Il Mondiale 2026 sta già offrendo un’indicazione su quale delle due super potenze stia vincendo, almeno per ora, la partita più importante del calcio contemporaneo.

Fonti Ue: «L’Italia ha un mese di tempo per non perdere i fondi Safe»

L’Italia ha ancora «un mese di tempo» per decidere cosa vuole fare dei fondi del programma europeo sulla difesa Safe. Altrimenti la somma che dovrebbe toccare al Paese – quasi 15 miliardi di euro – verrà ridistribuito tra gli altri partecipanti, visto l’alto interesse registrato. Lo detto all’Ansa un’alta fonte Ue vicina al dossier, sottolineando che «a breve servirà chiarezza» da parte di Roma. La Commissione europea è ancora impegnata a firmare i contratti definitivi con gli altri Paesi e, soprattutto e sta discutendo con l’Ungheria per definire meglio la sua partecipazione. Quando questi processi termineranno, finirà anche il tempo a disposizione dell’Italia.

Crosetto: «Dipende da Giorgetti, lui sa cosa vorrei»

«Sa perfettamente le cose che io vorrei e io so perfettamente le cose che lui può fare. Sul Safe dipende dalla possibilità che lui ha». Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, ospite a Il giorno della Verità, riferendosi al titolare del Tesoro Giancarlo Giorgetti. Nonostante abbia a disposizione – in teoria – 14,9 miliardi di euro sotto forma di prestiti a tassi più convenienti di quelli che deve pagare per finanziarsi da sola sui mercati obbligazionari, l’Italia non ha ancora sottoscritto l’intesa. Questo perché i prestiti andrebbero a incidere sul debito pubblico, che è già molto elevato. Come ha fatto intendere il governo, Roma chiederà solo una parte dei prestiti a cui potrebbe accedere: l’intenzione è utilizzare solo tra i 5 e i 6 miliardi, cioè lo stretto necessario per coprire i progetti per i quali sono già stati firmati contratti.

Cosa è il piano Security Action for Europe

Considerato da uno dei pilastri del progetto ReArm Europe, il piano SAFE (acronimo di Security Action for Europe), è il nuovo strumento europeo di prestiti da 150 miliardi di euro, creato per rafforzare la difesa comune dell’Ue e finanziato tramite emissioni di debito da parte di Bruxelles sui mercati finanziari. Il programma, che prevede il rimborso a lungo termine da parte degli Stati beneficiari, ha come obiettivi il rafforzamento dell’industria europea della difesa, l’incentivazione di programmi comuni tra Stati e la riduzione della dipendenza dagli armamenti extraeuropei, tramite acquisti condivisi di armamenti, droni, missili, cybersicurezza e tecnologie militari provenienti dall’Ue.

La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno

Al ministero della Cultura da poco tempo c’è un nuovo sottosegretario, Pietro Cannella (anche se c’è chi lo chiama Giampiero), che ha preso il posto di Gianmarco Mazzi, nominato ministro del Turismo al posto di Daniela Santanchè. Cannella è siciliano, e anche se fa parte di Fratelli d’Italia “fa coppia” con il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, che ha preso parte domenica sera, all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, al concerto organizzato in occasione della Festa della Musica 2026. C’era un “Omaggio a Paolo Conte”. Ma Mulè e Cannella si sono presentati in “missione istituzionale” al Museo del Prado di Madrid che ha approvato il prestito temporaneo in Sicilia del celebre capolavoro Cristo in pietà e un angelo di Antonello da Messina. Al presidente della Regione Sicilia Renato Schifani il viaggio della coppia non è sfuggito: Mulè punta da tempo alla poltrona di governatore dell’isola, un obiettivo che si scontra con le lotte interne al centrodestra.

La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno

Il duo Salvini-Sardone fa discutere molto a Roma…

A Roma l’accoppiata tra Matteo Salvini e Silvia Sardone fa parlare. Molto. I due sono stati i più votati ai gazebo leghisti che cercavano un possibile futuro candidato sindaco di Milano. Sai che sorpresa. Silvia Serafina Sardone (sì, c’è anche Serafina nel nome) una volta era di Forza Italia, «tra quei forzisti che piacevano senz’altro a Mario Giordano ma che Marina Berlusconi non tollera proprio», spifferano i fedelissimi dell’erede del Cavaliere (a proposito della famiglia del fondatore del partito, a Roma si è affacciata Marta Fascina, sempre con accanto il fidato Tullio Ferrante, e qualche giorno fa la “vedova” è stata notata a Napoli, a Marechiaro, con Eleonora Berlusconi). Comunque a Milano la lotta è appena cominciata. A Roma, intanto, la Lega è diventata la materia prima per le barzellette politiche, dato che quello che era stato candidato da Salvini come sindaco della Capitale, cioè Antonio Maria Rinaldi, se n’è andato via dal Carroccio per entrare nelle truppe del generale Roberto Vannacci. E pensare che aveva appena rinnovato la tessera leghista…

La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
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Malagò debutta a Confcommercio

Singolare battesimo per Giovanni Malagò come nuovo numero uno del calcio italiano: nella mattinata di mercoledì 24 giugno sarà a Roma nel Centro Congressi Confcommercio, tra i protagonisti del convegno intitolato “Equità e sicurezza: le due leve dello sport che verrà”, insieme al presidente del Coni, Luciano Buonfiglio. Malagò era stato chiamato a partecipare in qualità di presidente della Fondazione Milano Cortina 2026. Nel frattempo ha ampliato i suoi incarichi…

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Giovanni Malagò (Imagoeconomica).

Mezzo governo da Belpietro (ma non Giuli!)

A Roma va in scena la terza edizione del “giorno de La Verità“, evento promosso dal quotidiano diretto da Maurizio Belpietro. Gli annunci sui partecipanti parlano della presenza di mezzo governo: Giorgia Meloni, presidente del Consiglio; Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia; Guido Crosetto, Difesa; Francesco Lollobrigida, Agricoltura; Gilberto Pichetto Fratin, Ambiente; Marina Calderone, Lavoro. Chissà perché non appare tra gli invitati il titolare della Cultura Alessandro Giuli

La strana coppia Mulè-Cannella e le mire sulla Sicilia: le pillole del giorno
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

All’Inps Fava vuole l’albo delle… badanti

Un albo professionale per le badanti: quella che viene definita come «una stravagante idea» è venuta in mente al presidente dell’Inps Gabriele Fava, che ha spiegato come l’istituzione di un «albo nazionale per colf e badanti» sarebbe «capace di qualificare e certificare le competenze degli assistenti familiari». Può servire? La stragrande maggioranza di deputati e senatori valuta negativamente la proposta, sottolineando che si tratta in gran parte di straniere, ormai vicine alla terza età, spesso senza titoli di studio spendibili in Italia. «Rischia di essere l’ennesimo via libera a un’ondata di migrazione», si sente dire, una specie di «regolarizzazione di massa di persone presenti in Italia che si farebbero certificare una presenza in una famiglia come domestico per avere un documento». Nel Sud, poi, da sempre sono tantissime le colf senza contratto, che spesso sono al servizio di anziani e vengono sposate quando “il badato”, ormai solo al mondo, è in fin di vita.

Lancio a Roma per il Pride Barcelona

Pride Barcelona sbarca in Italia, con tanto di presentazione ufficiale della candidatura di WorldPride Barcellona 2030 nell’Ambasciata di Spagna a Roma, in un evento organizzato con il supporto di Turespaña e della stessa ambasciata. Con una folla di interventi, tra i quali sono da segnalare quelli di Alberto Lacasta, dg delle Politiche Pubbliche Lgbtq+ della Generalitat de Catalunya, e di Javier Rodríguez, commissario per le Politiche dell’Infanzia, dell’Adolescenza, della Gioventù e Lgbtq+ del Comune di Barcellona, c’erano attivisti internazionali in «difesa dei diritti umani in un contesto internazionale caratterizzato dalla crescita dei discorsi d’odio, dei movimenti reazionari e delle minacce ai valori democratici». Cosa è stato detto? Che «la comunità Lgbtq+ rappresenta la resistenza di fronte a un’agenda politica dell’odio guidata dall’estrema destra, dal fascismo e da tutti quei movimenti politico-sociali contrari ai diritti umani e alla democrazia». E giusto per non dimenticare nulla, a pochi passi da Giorgia Meloni è stato sottolineato che «nel 2030 ricorreranno il 25esimo anniversario dell’approvazione del matrimonio egualitario in Spagna e il 50esimo anniversario della legalizzazione della prima organizzazione sociale Lgbtq+ del Paese: il Front d’Alliberament Gai de Catalunya. Queste due ricorrenze non rappresentano semplici celebrazioni commemorative, ma opportunità strategiche per attivare la memoria collettiva, riconoscere l’eredità delle lotte del passato e proiettare impegni concreti verso il futuro».

Renzi attacca i campolarghisti Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli

Ospite de L’Aria che Tira su La7, Matteo Renzi ha criticato Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, che «hanno riportato divisioni» nell’opposizione, lanciando poi il suo progetto politico Casa Riformista verso le elezioni «come una lista di centrosinistra che porterà quello che ha fatto in questi anni contro il governo Meloni ed evitare che al Quirinale ci vada La Russa».

Renzi: «Possiamo giocare a chi è più di sinistra, ma guarderei al futuro»

«Io ho molta ammirazione per chi è riuscito, in un momento in cui nel centrosinistra si dialogava e il centrodestra si spaccava, a riportare le divisioni nel centrosinistra», ha detto Renzi ironizzando sull’immagine postata sui social da Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli, che a luglio saranno protagonisti di due eventi pubblici con i cittadini per la costruzione del campo largo. «Non ho problemi: se vogliono parlare del passato, Conte può spiegare chi ha portato Salvini al ministero dell’Interno, se vogliamo giocare a chi è più di sinistra, ma guarderei più al futuro. Io devo portare al centrosinistra i voti di chi detesta Conte, Bonelli e Fratoianni», ha aggiunto il segretario di Italia Viva». E poi: «Se qualcuno preferisce mettere veti invece che prendere voti si sta sparando sui piedi. La domanda a quelli di sinistra è: volete riconsegnare il Paese a Meloni? Fate pure, io non sarò complice». Poco dopo, Renzi ha espresso gli stessi concetti sui social.

«Prendiamo atto che il professor Conte vuole fare gli esami di ammissione alla coalizione. Ma la politica non è l’università. Casa Riformista sarà sulla scheda elettorale come espressione del centrosinistra di Obama e Clinton, non della destra di Trump e Salvini. Si vota col proporzionale e tutti i voti servono», hanno detto inoltre all’Agi fonti di Italia Viva.

Agente morto a Milano, rintracciato il conducente dell’auto in fuga

Le forze dell’ordine hanno ritrovato il suv Audi Q7 che non si è fermato al posto di blocco alla periferia di Milano portando al suo inseguimento da parte di un agente della polizia locale che è morto durante la corsa. La vettura – a noleggio, la targa sembra fosse clonata – è stata rintracciata, abbandonata per strada, a Pioltello, a una decina di chilometri dal luogo dell’incidente. Partendo dal contratto di noleggio si è arrivati al presunto pirata della strada, un uomo di origini albanesi che è stato rintracciato insieme con un connazionale in provincia di Monza e Brianza. La procura, che non ha emesso provvedimenti di fermo nei confronti dei due uomini a bordo, sembra aver escluso che ci possa essere stato un contatto tra la moto su cui viaggiava l’agente e il suv.

Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego

In un weekend di fine giugno la Lega ha rimontato i gazebo, il suo più rassicurante rifugio politico. Quando il vento gira, Matteo Salvini torna sempre lì: tra adesivi, manifesti, strette di mano e quel popolo che almeno non gli chiede conto dei sondaggi. A Milano ne sono così comparsi una quarantina e lo zelig del Carroccio si è rimesso perfino a distribuire volantini, deciso a dimostrare che sotto la casacca di ministro e vicepremier batte sempre il cuore del vecchio militante. L’uomo annusa come pochi l’arrivo della tempesta che rischia di travolgerlo e mai, a differenza dei treni che amministra, si muove in ritardo.

Se chiedi allo specchio chi è il più bello del reame, cosa vuoi che ti risponda?

L’occasione è servita anche per chiedere ai simpatizzanti milanesi chi avrebbero voluto come futuro sindaco. La risposta era quella che tutti conoscevano prima ancora di procedere ai conteggi. Salvini e la sua vice Silvia Sardone hanno fatto il pieno di preferenze. Del resto, se chiedi allo specchio chi è il più bello del reame, difficilmente ti sorprenderai della risposta. Ma il punto non era il risultato. Era il bisogno di metterlo in scena.

Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
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Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego

C’è una regola non scritta della politica: quando un leader comincia a perdere potere, aumenta il movimento. Se non puoi dimostrare di comandare come un tempo, almeno fai vedere che non stai fermo. E così Salvini moltiplica banchetti, selfie, dichiarazioni, visite ai cantieri e iniziative mentre alle sue spalle cresce il brusio della pattuglia nordista che sogna Luca Zaia segretario. Una fronda curiosa: abbastanza spessa da farsi notare, troppo prudente per tentare davvero la spallata.

Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Luca Zaia e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Infatti qualora il (quasi ex) Capitano dovesse perdere il timone, difficilmente sarà per un ammutinamento dei governatori. Più probabilmente verrà superato dal transfuga illustre che, guarda la ferocia del contrappasso, si è trasformato nel suo più acerrimo nemico. Roberto Vannacci sta allungando inesorabilmente la sua ombra, e ormai anche la Lombardia è diventata territorio di conquista.

Milano è la città italiana che meno assomiglia all’universo politico leghista

Sanno bene che la realtà non la si governa con plebisciti e banchetti. Milano è probabilmente la città italiana che meno assomiglia all’universo politico costruito dalla Lega negli ultimi vent’anni. Vive di finanza, design, università, innovazione, settimane dedicate a qualsiasi cosa possa trasformarsi in evento e una vocazione internazionale che ormai è parte della sua identità. È la stessa città che Salvini descrive polemicamente come una boutique per pochi privilegiati. Può anche avere ragione, ma resta il fatto che nessuna boutique affiderebbe l’allestimento della sua vetrina a chi continua a vendere soprattutto paura.

Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Matteo Salvini in piazza Duomo, sabato 18 aprile (Imagoeconomica).

Non c’è alcuna intenzione di lasciare a Salvini la scelta del nome

Ed è qui che il teatrino dei gazebo produce l’effetto più interessante. Dovevano certificare la centralità della Lega nel centrodestra milanese e hanno ottenuto il contrario. Forza Italia, partito che Palazzo Marino lo ha governato più volte, osserva con malcelato sarcasmo la prospettiva di una “sardonizzazione” della coalizione. Fratelli d’Italia guarda con ancora più distacco. A Milano il partito passa dalle mani di Ignazio La Russa e del suo cerchio ristretto, e non c’è alcuna intenzione di lasciare alla Lega il diritto di scegliere il candidato.

Occhio al candidato di compromesso, come il fallimentare Bernardo

Il rischio, dunque, è quello di assistere all’ennesima liturgia del centrodestra: settimane di trattative, veti incrociati, equilibrismi e telefonate infinite per arrivare alla fine al classico candidato di compromesso. Uno di quei nomi che mette tutti d’accordo proprio perché non entusiasma nessuno. Esattamente come accadde cinque anni fa con il carneade Luca Bernardo, il pediatra spedito quasi per dovere civico contro un Beppe Sala destinato a vincere senza troppa fatica. Spiace per Salvini. Ma se i gazebo leghisti dovevano servire a indicare un sindaco, hanno finito per fotografare un leader che organizza il casting sapendo bene che non sarà lui il regista del film.

Salvini e l’inutile rito dei gazebo che serve solo al suo ego
Luca Bernardo, candidato sindaco del centrodestra a Milano nel 2021 (Imagoeconomica).

La7 ha diffuso l’audio originale di Trump su Meloni

Dopo giorni di tensioni sull’asse Roma-Washington e la richiesta (tra gli altri) del senatore leghista Claudio Borghi di diffondere la registrazione della conversazione tra Donald Trump e Daniele Compatangelo, andata in precedenza in onda doppiata, L’Aria che Tira ha trasmesso l’audio originale della telefonata tra il presidente degli Stati Uniti e l’inviato di La7.

Per la diffusione dell’audio serviva l’ok della Casa Bianca

Il conduttore David Parenzo ha spiegato che, in linea col protocollo previsto per le comunicazioni con il presidente degli Stati Uniti, La7 aveva potuto pubblicare solo il testo della conversazione: per la diffusione integrale dei contenuti audio serve infatti una specifica autorizzazione. Inoltrata la richiesta alla Casa Bianca e ottenuto il via libera, a L’Aria che Tira è stata così trasmessa la telefonata tra Trump e Compatangelo, in cui il tycoon ha affermato che Giorgia Meloni lo aveva «implorato» di scattare una foto assieme al G7 di Evian. Compatangelo, peraltro, aveva avviato l’intervista telefonica chiedendo la posizione di Trump sulla futura adesione dell’Ucraina all’Unione europea: è stato il presidente americano a spostare rapidamente il focus su Meloni.

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I post del senatore leghista Borghi sulla vicenda

«Ho scritto all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per domandare un pronunciamento sulla possibilità o meno di far passare per vere delle telefonate editate con tono e traduzione senza pubblicare l’audio originale. È l’unica cosa che posso fare come Parlamentare perché un’interrogazione non è adatta», aveva scritto Borghi su X.

Dopo la diffusione dell’audio originale, il senatore della Lega ha “replicato”: «Quindi la storia che non si poteva pubblicare era una balla. Si conferma che la parola “pity” non è mai stata detta. Quanto al tono e al contesto giudicate voi se l’effetto è lo stesso di quel “ma mi ha fatto pena” che ha provocato la reazione di tutti. Giudicate voi se si può fare una crisi internazionale partendo da una conversazione (privata) di questo tipo».

Nel presentare l’audio, La7 ha tradotto l’espressione «I felt sorry» pronunciata da Trump e riferita a Meloni con “mi ha fatto pena”, anche se – in effetti – forse sarebbe stato più adeguato “mi dispiaceva” (non concederle una foto).

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Dall’estero: Ecco le prime immagini di Klara e il sole, adattamento del romanzo di Kazuo Ishiguro

Ecco le prime immagini di Klara e il sole, adattamento del romanzo di Kazuo Ishiguro

Il film, scritto e diretto da Taika Waititi, arriverà nelle sale il prossimo ottobre

Così pochi sono stati gli aggiornamenti su questo film e così spesso Taika Waititi ha abbandonato progetti in corso d'opera che le prime immagini di Klara e il Sole ci hanno quasi colto di sorpresa. Jenna Ortega in <i>Klara and the Sun </i>(2026) Adattamento del romanzo del 2021 del premio Nobel Kazuo Ishiguro, Klara and the Sun è diretto da Waititi (Jojo Rabbit), che ne ha anche firmato la sceneggiatura insieme a Dahvi Waller (Mad Men, Mrs. America) e vede protagoniste Jenna Ortega (Wednesday) nei panni dell'amica artificiale Klara, acquistata come... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Dall'estero - 23 giugno 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Ombre all’orizzonte, il secondo romanzo di Emanuela Rosso

Ombre all'orizzonte, il secondo romanzo di Emanuela Rosso

L'autrice siciliana che si era già fatta notare per Rubare al cielo arriva in libreria con un nuovo romanzo.

Un mondo distrutto, e su una nave una ritretta elite di sopravvissuti appena diecimila. O almeno così le avevano fatto credere: Svana scoprirà suo malgrado che la Terra non è morta, ma è tutt'altro che un paradiso. Con Ombre all'orizzonte torna in libreria, in ebook e cartaceo, Emanuela Rosso, autrice dell'apprezzato Rubare al cielo uscito un paio d'anni fa nella stessa collana. Il libro è introdotto da una prefazione di Laura Coci. Ombre all'orizzontedi Emanuela RossoC’è vita all’orizzonte, e la vita può essere felice e magnifica.Nel 2042 la Era... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 23 giugno 2026 - articolo di S*

Annunciata la giuria dell’83esima Mostra del cinema di Venezia

Saranno la sceneggiatrice tunisina Kaouther Ben Hania, il compositore britannico Daniel Blumberg, la regista e sceneggiatrice afgana Shahrbanoo Sadat, il docente universitario italiano Francesco Casetti, il regista e sceneggiatore francese Xavier Giannoli, il regista e produttore hongkonghese Johnnie To a completare con la presidente Maggie Gyllenhaal – che era già stata annunciata – la Giuria internazionale del Concorso della 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che si svolgerà al Lido dal 2 al 12 settembre 2026. La decisione è stata presa dal consiglio d’amministrazione della Biennale di Venezia su proposta di Alberto Barbera, direttore artistico della mostra.

Annunciata la giuria dell’83esima Mostra del cinema di Venezia
Annunciata la giuria dell’83esima Mostra del cinema di Venezia
Annunciata la giuria dell’83esima Mostra del cinema di Venezia
Annunciata la giuria dell’83esima Mostra del cinema di Venezia
Annunciata la giuria dell’83esima Mostra del cinema di Venezia
Annunciata la giuria dell’83esima Mostra del cinema di Venezia
Annunciata la giuria dell’83esima Mostra del cinema di Venezia

Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc

Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. L’ex numero uno del Coni è stato eletto con il 68,58 per cento dei voti e preferito all’unico altro candidato Giancarlo Abete, che aveva già guidato la Figc dal 2007 al 2014. Le elezioni, che si sono tenute al Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel di Roma, si sono svolte a scrutinio segreto, con voto elettronico. Erano presenti 266 delegati su 273 (assenti un delegato della Lega Pro e sei atleti): i voti complessivi erano dunque 502,946 e per essere eletti ne serviranno 252. Le votazioni sono avvenute a scrutinio segreto con sistema elettronico. L’incarico di Malagò durerà due anni: di fatto coprirà la seconda metà del mandato di Gabriele Gravina, che rieletto nel 2025 si è poi dimesso dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali.

Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc
Giovanni Malagò e Giancarlo Abete (Ansa).

Malagò: «Non sono un papa nero, sono uno di voi»

«Non sono un papa nero, sono uno di voi, sono figlio della Figc e ho un solo scopo, fare grande l’Italia. Ho sentito tutti gli interventi, faccio fatica a non essere d’accordo più o meno con tutti, ho sentito tante grida di dolore, problematiche di carattere strutturali, ma va detto che se io oggi sono qui è solo perché Gravina ha deciso di dimettersi», aveva detto Malagò nel suo intervento prima del voto. «Perché le componenti hanno pensato a me? Me lo sono chiesto, all’inizio ero scettico, reduce da un’esperienza molto dura come Milano-Cortina. Forse perché sono stato per 21 anni presidente del Circolo Canottieri Aniene, facendo parte quindi del mondo dilettanti che conosco a memoria, ho cantano e portato la croce. Forse hanno pensato che tutto quello che ho fatto in altri ambienti, si possa ripetere in Figc. Pur non avendo mai avuto l’ansia, sento fortissimo il peso delle responsabilità».

Riconfermato in blocco il Consiglio federale

Eletto anche il Consiglio federale, che è stato riconfermato in blocco: Stefano Campoccia, Giorgio Chiellini e Giuseppe Marotta per la Serie A; Antonio Gozzi per la Lega B; Giulio Gallazzi per la Lega Pro; Ilaria Bazzerla, Giacomo Fantazzini, Daniele Ortolano, Sergio Pedrazzini, Giuliana Tambaro per la Lega Nazionale Dilettanti. In rappresentanza degli atleti Valerio Bernardi, Davide Biondini, Umberto Calcagno e Sara Gama, mentre per i tecnici Giancarlo Camolese e Silvia Citta.

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno

L’eco del botta e risposta tra Donald Trump e Giorgia Meloni non si esaurisce. Una sbornia continua, tra familiari del presidente americano che evocano malattie mentali, disturbi psichiatrici di ogni tipo, manie e vizi (con tanto di intervista al Corriere della sera) e quotidiani italiani che ormai hanno titolato ogni offesa possibile contro Trump. Tra deputati e senatori di Fratelli d’Italia tutti si chiedono: «Quando finirà?». C’è un appuntamento segnato di rosso, il tradizionale party per il 4 luglio, Giorno dell’Indipendenza americana. Cade di sabato, ma anche quest’anno, come nel 2025, si festeggia il 2 luglio: per quel giovedì ministri, politici e vipponi di vario genere dovranno decidere se accettare l’invito ed entrare a Villa Taverna per l’evento a stelle e strisce, come se nulla fosse (o quasi). La lite non sembra avere termine e quella data si avvicina pericolosamente, anche se Palazzo Chigi ora ha chiesto di abbassare i toni, e la clamorosa idea di disertare il ricevimento con l’imbarazzato ambasciatore americano a Roma Tilman Fertitta sembra essere rientrata. A meno che qualcuno proprio non ce la faccia e, per scelta personale, non si presenti. L’anno scorso sul palco, oltre alla premier, erano saliti il presidente del Senato Ignazio La Russa e i due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini. Male che vada, il rischio quest’anno è che hot dog e sandwich vari possano finire nei camion della nettezza urbana per mancanza di clienti. Qualcuno mette già le mani avanti, visto che «è meglio non andarci alla festa americana, si mangia malissimo».

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno

Qualcuno dica a Salvini che il ministro dell’Interno non è lui

«Gioca in casa, a Milano, e vuol far credere che il responsabile della sicurezza in Italia, il vero ministro dell’Interno, è lui, Matteo Salvini»: così tra i leghisti viene commentata la visita in agenda nella mattinata di lunedì 22 giugno del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, in via Francesco Caracciolo, per un «sopralluogo tecnico» nel cantiere dei lavori per la realizzazione della nuova sede della polizia di Stato all’interno del compendio demaniale “Caserma Montello”. Al Viminale in teoria ci sarebbe Matteo Piantedosi, ma per Salvini il cuore è rimasto lì, sul colle romano dove voleva tornare…

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Sopralluogo tecnico del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini al cantiere dei lavori per la realizzazione della nuova sede della polizia di Stato a Milano (foto Ansa).

La Capitale copia gli americani: nasce la Roma Walk of Fame

Come al solito, quando si è provinciali si copia tutto quello che fanno gli americani. Pure a Roma, in Campidoglio, dove il sindaco è il piddino Roberto Gualtieri: il I Municipio, con una risoluzione del Consiglio, ha deciso di realizzare la “Roma Walk of Fame”, ovviamente nella strada della Dolce vita, via Veneto. Mischiando vivi e morti, per far più confusione: tra i primi, ecco Francesco Totti e Adriano Panatta, chiamati in rappresentanza dello sport. Per lo spettacolo non si contano più i defunti che verranno celebrati: Federico Fellini, al quale verrà dedicata una stella da collocare davanti al Cafè de Paris, e poi Marcello Mastroianni, Anna Magnani, Monica Vitti, Vittorio Gassmann, Alberto Sordi, Pier Paolo Pasolini e Ennio Morricone. Comunque, sul tema “parità di genere” non ci siamo proprio: per la stragrande maggioranza si tratta di uomini.

Tg5, c’è Vicinanza con Confcooperative

Non è il miglior periodo per parlare degli Stati Uniti, però Giancarmine Vicinanza ha prodotto un libro intitolato La Costituzione Americana? È nata a Venezia. L’autore, che da mesi va in giro a diffondere la sua fatica editoriale e viene presentato come «storico», anche dal Tg5 di Mediaset sabato 20 giugno nell’edizione delle 13 (e la prefazione del libro è firmata da uno “di casa” nelle reti televisive berlusconiane, cioè Giuseppe De Filippi), si dilunga su temi dei legami tra l’Italia e gli Stati Uniti. Che poi Vicinanza nella vita di tutti i giorni, e ormai da vent’anni, è il capo dell’ufficio stampa di Confcooperative, prodigo di pacchi natalizi ricchi di ogni ben di Dio a beneficio di chi lavora nei piani alti dei giornali, senza dimenticare inviti alle cene grazie alla presenza di aziende del settore food nel “corpaccione” delle coop bianche. Altro che «storico»…

Gualtieri ci tiene a Coldiretti (e al Circolo San Pietro)

“Campagna Amica”, ossia gli stand alimentari di Coldiretti, nella serata di giovedì 18 giugno hanno invaso il Maxxi di Roma. Il giorno dopo è arrivato il taglio del nastro, in via Tiburtina, del mercato di “Campagna Amica Tiburtino”, inaugurato in una tensostruttura alla presenza del sindaco di Roma Gualtieri, dei rappresentanti di Coldiretti di Roma e Lazio e Campagna Amica. Uno spazio è dedicato ai prodotti a chilometro zero, alla filiera corta e al rapporto diretto tra aziende agricole e cittadini. Che poi è Niccolò Sacchetti il presidente di Coldiretti Roma, il marchese che è anche presidente del Circolo San Pietro. Fatto sta che Gualtieri ci teneva tantissimo a presenziare, e ha tenuto anche un discorso: «I mercati sono spazi fondamentali. Non sono solo luoghi commerciali, sono luoghi di socialità. Veicolano un’idea di comunità dove le persone si incontrano e si conoscono, e promuovono un rapporto sano con il cibo e con le nostre filiere agricole. Oggi siamo invasi da cibi ultraprocessati, mentre abbiamo un patrimonio preziosissimo nelle aziende di prossimità. Lavorano con passione, offrono qualità straordinaria e portano avanti molto più di un banco: custodiscono un pezzo della nostra civiltà che fa bene alle persone e all’economia. Lavoreremo perché questi spazi crescano ancora». E in Campidoglio spifferano: «Dopo il “patto” con Francesco Gaetano Caltagirone, adesso Gualtieri ha stretto un accordo anche con la nobiltà “nera”, quella papalina, della Capitale».

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno

Il re di Benevento Mastella ora beve Acea

Grande festa per i 50 anni in politica del 79enne Clemente Mastella da Ceppaloni, “il re di Benevento”. E proprio in occasione dei preparativi per le celebrazioni mastelliane, è stata aggiudicata ad Acea Acqua Spa la gara, dal valore stimato di oltre un miliardo di euro, per la gestione del Servizio idrico integrato dell’area sannita. Acea Acqua sarà il socio privato di Sannio Acque Srl, quest’ultima una realtà mista pubblico-privata costituita al 55 per cento da soci pubblici e al 45 per cento da Acea Acqua Spa. La concessione, che avrà durata fino al 2051, riguarda un ambito territoriale di grande rilevanza e comprende il Comune di Benevento e altri 77 Comuni della provincia, per un totale di 272 mila abitanti serviti.

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Clemente Mastella (foto Imagoeconomica).

Per Tortora, Bpm è un’ottima banca. Ma dai?

In vista del consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena, in programma il 22 giugno, c’è chi guarda nel dettaglio cosa è accaduto nelle settimane che hanno preceduto le offerte di Banco Bpm da una parte e di Intesa e Bper dall’altra. Un faro è stato acceso sulla “lista Tortora”, quella che permise a Luigi Lovaglio di tornare a bordo del Monte, dopo esserne stato cacciato. Al Corriere della Sera, intervistato, Pierluigi Tortora ha detto: «L’offerta di Intesa su Mps? Non ho pregiudizi». Per poi rispondere, a una domanda su Banco Bpm, che si tratta di «un’ottima banca». Poteva dire altrimenti, Tortora? A marzo, con una curiosa coincidenza temporale, il suo gruppo, Plt, ha ottenuto da Banco Bpm un fido da 159 milioni di euro. Che non sono bazzecole. La notizia è circolata solo per un giorno, e sulla stampa specializzata. Fatto sta che sul sito di Plt è descritta tutta l’operazione.

Meloni e l’imbarazzo per il party americano a Villa Taverna: le pillole del giorno
Pierluigi Tortora e Luigi Lovaglio. Alle loro spalle, Rocca Salimbeni.

In sintesi si tratta di un finanziamento per l’acquisizione e il rifinanziamento di sei impianti fotovoltaici, e «l’operazione è stata guidata da Banco Bpm in qualità di global coordinator, in pool con UniCredit, Bper Corporate & Investment Banking, Crédit Agricole Italia, Banca Popolare di Puglia e Basilicata, Mediocredito Centrale». Plt energia si descrive come «primario operatore italiano nel settore delle energie rinnovabili e controllato da Plt holding appartenente alla famiglia Tortora» e annuncia di aver sottoscritto, «tramite la propria sub-holding Plt Res 2 S.r.l., un finanziamento in pool su base “project finance” con capofila Banco Bpm per complessivi 159,1 milioni di euro. Per quanto riguarda i tempi, un’operazione come questa, anche per gli importi in ballo, non nasce nel giro di pochi giorni, perché richiede una serie di interlocuzioni tra le numerose parti coinvolte. Qualcuno si incuriosisce per la contemporaneità del finanziamento con il ritorno di Lovaglio nella corsa per riconquistare Mps, per non parlare del ruolo di Banco Bpm, che poi è stato il primo a lanciare l’attacco al Monte, in una domenica di fuoco che ha fatto intervenire, come risposta all’azione dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna, Intesa e Bper, insieme. In precedenza, a gennaio, Plt era stato protagonista di un altro intervento, un finanziamento multilinea su base project financing per complessivi 54,2 milioni di euro con UniCredit in qualità di Sole Mandate Lead Arranger, Bookrunner e Lender. Alla fine, l’unica banca con cui Tortora non ha avuto contatti, in questi mesi, è Intesa. Interessante, molto interessante…

Nuove accuse di doping per Schwazer

Nuove accuse di doping per Alex Schwazer. A lanciarle è stata l’agenzia nazionale antidoping tedesca, che ha avviato un procedimento nei confronti del marciatore azzurro, sospeso in via cautelare. A Schwazer, durante i campionati tedeschi di marcia su strada, sono state rilevate tracce di Eritropoietina sia nei campioni di urina sia in quelli di sangue. Nel comunicato che informa della positività, l’agenzia ha aggiunto di aver presentato una denuncia alla procura competente sulla base della legge antidoping.

Eredità Agnelli: Margherita chiede di costituirsi parte civile contro John Elkann

Tramite i suoi legali, Margherita Agnelli ha chiesto al giudice dell’udienza preliminare di costituirsi parte civile nel processo che vede imputati il figlio John Elkann e il commercialista Gianluca Ferrero e incentrato sull’eredità di Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli. Si è trattata della prima udienza preliminare nella quale sono stati riuniti tutti i diversi filoni dell’inchiesta della procura di Torino.

Eredità Agnelli: Margherita chiede di costituirsi parte civile contro John Elkann
John Elkann (Imagoeconomica).

Eredità Agnelli: di cosa è accusato Elkann assieme a Ferrero

Elkann e Ferrero sono accusati dei reati di dichiarazione fraudolenta mediante artifici, in relazione alle dichiarazioni fiscali di Caracciolo (nonna del ceo di Exor), e di truffa aggravata ai danni dello Stato, con riferimento alla residenza della moglie dell’Avvocato, che gli inquirenti ritengono essere stata fittiziamente dichiarata in Svizzera, anziché che in Italia dove invece viveva. L’inchiesta è partita da un esposto della stessa Margherita sul domicilio della madre, che dal suo punto di vista metterebbe in discussione gli accordi sull’eredità.

L’avvocato di Elkann: «È diventata miliardaria ed è scappata»

L’avvocato Paolo Siniscalchi, che fa parte del team legale di Elkann, ha detto che «c’è poco di morale» nella richiesta avanzata da Margherita Agnelli di costituirsi parte civile contro il figlio nel procedimento penale in corso a Torino. Siniscalchi ha poi aggiunto: «È diventata miliardaria ed è scappata dal gruppo che aveva guidato suo padre, lasciando al figlio l’onere di portarlo avanti con dei risultati molto lusinghieri». I gup ha fissato la prossima udienza l’11 settembre.

Primarie della Lega per Milano: Salvini e Sardone i più votati

Nel fine settimana la Lega ha svolto le sue primarie per individuare il candidato sindaco di Milano da proporre agli alleati di coalizione. Nessuna sorpresa: le preferenze degli elettori del Carroccio, si sono concentrate sul segretario nazionale Matteo Salvini e sulla vicesegretaria Silvia Sardone, che è anche europarlamentare e consigliera comunale. Lo ha annunciato Samuele Piscina, segretario provinciale del Carroccio e consigliere a Palazzo Marino, indicando tra gli altri nomi votati il suo e quelli di Alessandro Morelli, Gabriele Albertini, Alessandro Verri, Claudio Borghi, Paolo Del Debbio e Alessandro Spada: «Questa rosa di nomi, qualora i singoli candidati accettino, sarà giustamente e orgogliosamente proposta alla coalizione di centrodestra per la scelta finale e condivisa del futuro Sindaco di Milano». Sono stati circa 10 mila i milanesi che si sono recati ai 38 gazebo allestiti dalla Lega in città.

Primarie della Lega per Milano: Salvini e Sardone i più votati
Silvia Sardone e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Salvini: «Sardone candidata sindaca mi piacerebbe»

A margine dei gazebo della Lega, Salvini aveva già “lanciato” la numero due: «Un candidato sindaco che mi piacerebbe si chiama Silvia Sardone. Arrivati i risultati, domani mattina li offriamo al centrodestra sperando che entro l’estate ci sia il nome. La Lega non imporrà nessuno, ma riteniamo di avere donne e uomini e idee da offrire. Pierfrancesco Majorino è assolutamente battibile. Non so come sceglieranno il candidato a sinistra, ma non ho paura». Il segretario del Carroccio ha inoltre rilanciato le primarie di coalizione, ipotesi sostenuta anche da Sardone: «Se le facciamo e ovviamente il mio partito è d’accordo, io corro. Vediamo se gli altri ci stanno».

Luc ia Rago: La vendemmia di qualità respingei il caporalato

di Erika Noschese

 

 

Il viaggio all’interno del comparto agricolo salernitano e delle sue dinamiche lavorative si arricchisce di un nuovo capitolo, focalizzato sulla filiera vitivinicola. Se la Piana del Sele affronta la sfida dei grandi numeri e la Costiera Amalfitana fa i conti con l’agricoltura eroica dei limoni, il settore del vino si muove in un equilibrio sottile tra la rigidità dei tempi della natura e la necessità di una manodopera altamente qualificata. Alle porte del Cilento, tra Contursi Terme e Sicignano degli Alburni, la Cantina dei Quinti rappresenta la quinta generazione di una famiglia che da oltre 130 anni custodisce un terroir unico, segnato dalle sorgenti termali e da una natura ancora selvaggia. Luciana Rago analizza la gestione dei flussi di lavoro durante la vendemmia, il valore etico del prezzo di una bottiglia e le risposte strutturali necessarie per proteggere le denominazioni di pregio del territorio salernitano dalle ombre dello sfruttamento.

Nella viticoltura la vendemmia è una corsa contro il tempo e il maltempo. Come si garantisce la regolarità contrattuale di fronte a finestre di raccolta così strette e imprevedibili, senza affidarsi a intermediari informali?

«La vendemmia è certamente uno dei momenti più delicati dell’anno, perché concentra in pochi giorni scelte agronomiche, climatiche e organizzative. Proprio per questo non può essere gestita nell’emergenza. Per un’azienda seria, la regolarità dei contratti non è un adempimento formale, ma una condizione di lavoro. La programmazione parte prima: si pianificano squadre, tempi, turni e necessità in base allo stato di maturazione delle uve. Il maltempo può cambiare le priorità, ma non può cambiare i principi. Salvare l’annata non può mai significare compromettere la dignità di chi lavora».

La “vendemmia turistica” e l’enoturismo possono essere una risposta etica per ridurre il fabbisogno di braccianti stagionali o c’è il rischio di un cortocircuito normativo con l’Ispettorato del Lavoro?

«La vendemmia turistica può essere un’esperienza bellissima, se resta ciò che deve essere: un’attività didattica, simbolica ed enoturistica. Non può e non deve sostituire il lavoro agricolo. Coinvolgere gli appassionati nei campi serve a far comprendere il valore della terra, della fatica e del tempo, non a ridurre il fabbisogno di manodopera.

Se confondiamo esperienza e lavoro, rischiamo un cortocircuito normativo e culturale. L’etica non consiste nel far raccogliere gratuitamente l’uva a chi visita una cantina, ma nel far capire quanto vale davvero il lavoro di chi la raccoglie».

La viticoltura esige manodopera specializzata per selezionare i grappoli. Questa richiesta vi protegge dal caporalato generico o i caporali offrono ormai squadre specializzate “chiavi in mano”?

«La viticoltura di qualità richiede competenze specifiche. Non basta raccogliere: bisogna selezionare, rispettare la pianta, riconoscere il grappolo giusto e lavorare con attenzione. Questo rende il settore meno esposto a forme generiche di intermediazione, ma non lo rende immune. Il rischio esiste ogni volta che si cerca una soluzione veloce, economica e non tracciata. Per questo la risposta non può essere solo individuale: servono imprese responsabili, controlli, formazione e una cultura di filiera che premi chi lavora correttamente».

Fino a che punto il prezzo finale di una bottiglia sullo scaffale determina la capacità di una cantina di ripudiare il lavoro grigio, e quanto il consumatore è consapevole di ciò che acquista?

«Il prezzo finale di una bottiglia racconta molte cose: territorio, qualità, confezionamento, distribuzione, ma anche lavoro. Non possiamo dire che ogni vino economico nasconda automaticamente lo sfruttamento, sarebbe una semplificazione. Però è vero che sotto certe soglie diventa difficile sostenere qualità, sicurezza, legalità e giusta remunerazione lungo tutta la filiera. Il consumatore spesso guarda il prezzo senza vedere cosa c’è dietro. Dovremmo educarlo a chiedersi non solo quanto costa una bottiglia, ma perché costa così poco».

Le certificazioni di sostenibilità (come Equalitas o Viva) includono parametri sociali. Sono deterrenti più efficaci dei controlli statali o restano un lusso per grandi cantine?

«Le certificazioni di sostenibilità sono strumenti importanti, soprattutto quando includono il pilastro sociale: contratti, sicurezza, formazione e responsabilità verso i lavoratori. Possono essere un deterrente, perché obbligano l’azienda a misurarsi e a documentare le proprie pratiche. Tuttavia non devono diventare un privilegio per pochi. Se restano accessibili solo alle grandi cantine, rischiano di creare una sostenibilità a due velocità. I controlli pubblici restano fondamentali; le certificazioni possono affiancarli, non sostituirli».

Molte cantine acquistano uve da una miriade di piccoli viticoltori. Come si esercita un controllo etico reale a monte per evitare che i conferitori terzi nascondano il lavoro nero?

«In una filiera frammentata il tema è molto serio. Quando una cantina acquista uve da piccoli conferitori, non può limitarsi a valutare solo la qualità del prodotto. Deve costruire rapporti continuativi, conoscere i fornitori, verificare la serietà delle pratiche agricole e pretendere trasparenza. Non sempre una cantina può sostituirsi agli organi ispettivi, ma può scegliere con chi lavorare. La responsabilità morale esiste: se vogliamo raccontare il territorio, dobbiamo essere certi che quel territorio non venga valorizzato a scapito dei diritti delle persone».

L’orografia salernitana impedisce spesso l’uso delle macchine vendemmiatrici. Quali politiche regionali servirebbero per tutelare i vignaioli che scelgono la legalità in contesti così difficili?

«La conformazione del Salernitano rende la viticoltura manuale non solo una scelta, ma spesso una necessità. Le pendenze, le colline, i vigneti storici e le aree difficili non permettono sempre la meccanizzazione.

Questo però non deve diventare uno svantaggio competitivo per chi lavora nella legalità. Servirebbero politiche regionali capaci di sostenere le aziende virtuose: formazione agricola specializzata, strumenti di incontro trasparente tra domanda e offerta di lavoro, premialità nei bandi per chi dimostra correttezza contrattuale e investimenti in sicurezza. La viticoltura difficile va tutelata, perché custodisce paesaggio, identità e qualità».

L’articolo Luc ia Rago: La vendemmia di qualità respingei il caporalato proviene da Le Cronache.

Starmer annuncia le dimissioni, via libera a Burnham nuovo premier

Travolto dall’impopolarità e anche dall’ascesa di Andy Burnham, dopo mesi trascorsi sulla graticola Keir Starmer si è dimesso dal leader del Partito laburista e, di conseguenza, da primo ministro del Regno Unito. «La domanda che il mio partito si pone ora è se io sia la persona più adatta a guidarci verso le prossime elezioni generali. Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare a questa domanda e la accetto con serenità. Ogni decisione che ho preso è stata dettata dal mettere al primo posto il Paese che amo. Per questo motivo mi dimetterò da leader del Partito Laburista», ha dichiarato Starmer di fronte a una schiera di cronisti davanti all’ingresso del numero 10 di Downing Street.

Starmer annuncia le dimissioni, via libera a Burnham nuovo premier
Keir Starmer abbraccia la moglie Victoria dopo le dimissioni (Ansa).

Il passo indietro di Starmer spiana la strada a Burnham

L’uscita di Starmer spiana la strada alla sua sostituzione con l’ex sindaco della Greater Manchester, Andy Burnham, soprannominato “Re del Nord” e attualmente il politico britannico più popolare. Starmer resterà comunque in carica fino all’inizio di settembre, quando avverrà il passaggio di consegne. Le dimissioni, peraltro, sono arrivate mentre Burnham era a Westminster per prestare giuramento come neoeletto deputato del collegio di Makerfield, dopo aver vinto a valanga l’elezione suppletiva del 18 giugno: aver un seggio in parlamento nel Regno Unito è una conditio sine qua non per poter diventare premier.

Starmer annuncia le dimissioni, via libera a Burnham nuovo premier
Andy Burnham (Ansa).

Dalla Brexit sono sei i premier ad aver lasciato l’incarico

L’annuncio di Starmer arriva alla vigilia del decimo anniversario del referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Il giorno successivo, a seguito del risultato del referendum sulla Brexit, David Cameron annunciò le sue dimissioni da primo ministro. Da allora sono passati da Downing Street Theresa May, Boris Johnson e Liz Truss – tutti costretti a dimettersi dai propri parlamentari – e Rishi Sunak, che ha lasciato dopo la disfatta delle elezioni anticipate del 2024. Starmer è laburista, ma dopo meno di due anni al potere gli è toccata la stessa sorte, diventando il sesto premier costretto a lasciare l’incarico in un decennio.

Televisione: La serie presentata come “la nuova Stranger Things” &egrave; gi&agrave; stata cancellata

La serie presentata come `la nuova Stranger Things` è già stata cancellata

The Boroughs, prodotto dai fratelli Duffer non è stata rinnovata da Netflix

Neanche un mese dopo la pubblicazione della prima stagione sulla sua piattaforma di streaming, Netflix ha calato la scure su The Boroughs, serie creata da Jeffrey Addiss e Will Matthews (Dark Crystal – La resistenza) e prodotta da Matt e Ross Duffer attraverso la loro Upside Down Pictures. A niente è servito il cast, composto da nomi di rilievo come Alfred Molina (Spider-Man 2), Geena Davis (Beetlejuice), Alfre Woodard (Luke Cage), Denis O’Hare (American Horror Story), Clarke Peters (The Wire), e Bill Pullman (Independence Day), né la stabile presenza della serie... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 22 giugno 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Nuova edizione per la trilogia di Altered Carbon

Nuova edizione per la trilogia di Altered Carbon

Noto anche come Bay City, il romanzo del 2002 di Richard Morgan ha anche ispirato una serie televisiva. Ora esce col titolo originale Altered Carbon per Tea.

Pubblicata originariamente dall'Editrice Nord, la trilogia di Takeshi Kovacs è stato uno degli ultimi romanzi cyberpunk di grande successo. Il primo volume, uscito nel 2002, firmato dall'autore inglese Richard Morgan, introduce l'idea dello stack, una sorta di hard disk che registra l'attività cerebrale e che può essere usato per spostare la personalità di un individuo su un corpo diverso. Dal libro è stata tratta una serie Netflix in due stagioni, la prima delle quali basata abbastanza fedelmente sul romanzo. Ora Tea ripropone la trilogia, nella... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 22 giugno 2026 - articolo di S*

Molto più di un consigliere: chi è Boris Epshteyn, uno degli uomini più vicini a Trump

Consigliere personale, consulente legale e, per ammissione di Donald Trump, pure un po’ psichiatra. Alla Casa Bianca si aggira da tempo una figura ingombrante, priva di incarichi ufficiali nel governo ma ascoltatissima dal presidente, che ha giocato un ruolo centrale nelle nomine governative dopo la vittoria elettorale del 2024. Non un’eminenza grigia, perché Boris Epshteyn c’è e si vede. E c’è anche quando non si vede, come raccontano i frequentatori dello Studio Ovale.

Molto più di un consigliere: chi è Boris Epshteyn, uno degli uomini più vicini a Trump
Boris Epshteyn alle spalle di Donald Trump (Ansa).

Fedelissimo di Trump, ha conosciuto il presidente grazie al figlio Eric

Nato in Russia nel 1982 ed emigrato con la famiglia in New Jersey a 11 anni, Epshteyn è entrato in contatto con Trump grazie alla sua amicizia con Eric, secondogenito del tycoon: i due hanno infatti studiato legge insieme a Georgetown. Diventato nel frattempo avvocato, è entrato a far parte dello staff di Trump come consigliere una decina di anni fa, dopo aver partecipato alla campagna presidenziale di John McCain nel 2008. Il salto di qualità è arrivato nel 2017, quando l’allora legale personale di Trump, Michael Cohen, fu incriminato nell’inchiesta sul Russiagate: da quel momento Epshteyn ha iniziato gradualmente a prenderne il posto. Fino a diventare il principale avvocato di Trump nel 2021, mentre The Donald pianificava il suo ritorno alla Casa Bianca in un momento in cui molti nel suo stesso partito lo volevano fuori dopo l’assalto a Capitol Hill.

Il ruolo nelle vicende legali che hanno visto Trump accusato e accusatore

In qualità di principale consigliere giuridico di Trump, Epshteyn ha supervisionato un’ondata di contenziosi civili senza precedenti intentati da un presidente contro i media e le piattaforme social: una strategia rischiosa, che però si è rivelata vincente durante il ciclo elettorale del 2024, quando Trump si è trovato ad affrontare quattro procedimenti penali e due civili. Epshteyn è stato coinvolto in diverse vicende legali che hanno visto al centro Trump negli ultimi anni, ma non solo come parte della difesa del tycoon: è stato infatti indagato – con l’ex capo dello staff della Casa Bianca Mark Meadows e Rudy Giuliani – per il caso dei falsi elettori in Arizona, parte del più ampio tentativo di ribaltare i risultati delle Presidenziali del 2020.

Molto più di un consigliere: chi è Boris Epshteyn, uno degli uomini più vicini a Trump
Boris Epshteyn (Ansa).

Epshteyn è una presenza sempre più ingombrante alla Casa Bianca

Come riportato da Axios, che cita due fonti a conoscenza delle abitudini presidenziali, Epshteyn – che non ha incarichi ufficiali – si reca nello Studio Ovale circa una volta a settimana, ma è «costantemente» al telefono con Trump, che non esita (tutt’altro) a metterlo in vivavoce durante le riunioni più importanti che si svolgono alla Casa Bianca. In un contesto in cui la vicinanza al potere è potere stesso, Epshteyn è una delle persone più influenti a Washington: non solo perché ascolta, ma anche perché Trump lo ascolta. A tal proposito, a novembre del 2024 è stato oggetto di un’indagine interna voluta dagli avvocati di The Donald, a seguito dell’accusa che avesse chiesto compensi in denaro (anche più di 100 mila dollari) a potenziali candidati a ruoli governativi, in cambio di raccomandazioni. Secondo PBS News, Epshteyn si sarebbe opposto alla nomina – poi confermata – di Scott Bessent a Segretario del Tesoro, perché quest’ultimo si sarebbe rifiutato di pagarlo. Una circostanza, questa, che il consigliere personale di Trump ha smentito. E lo stesso presidente americano lo ha difeso, gridando al complotto. Secondo il Wall Street Journal, Epshteyn avrebbe fortemente caldeggiato la nomina del viceprocuratore Trent McCotter, il quale ha poi deciso sull’archiviazione del caso. Inoltre sarebbe stato decisivo per la scelta di figure chiave come Todd Blanche e Emil Bove per il Dipartimento di Giustizia, candidature poco gradite a Elon Musk con cui – pare – sarebbe venuto alle mani a Mar-a-Lago sul finire del 2024. A conferma della sua influenza, sempre il Wsj riporta che sarebbe stato proprio Epshteyn a far ritirare di recente la causa contro il miliardario indiano Gautam Adani, incriminato negli ultimi giorni della presidenza Biden con l’accusa di orchestrato un’ampia frode volta a ingannare gli investitori statunitensi.

Nel curriculum di Epshteyn figurano anche due arresti

D’altra parte, che Epshteyn sia un tipo manesco è un dato di fatto, come dimostra uno dei due arresti che figurano nel suo curriculum. Il primo risale al 2014, quando finì in manette per aver steso con un pugno un uomo con cui stava litigando nel night club Whiskey Row di Scottsdale, in Arizona. Il futuro consigliere di Trump accettò di risarcire la vittima, di frequentare corsi per la gestione della rabbia e di svolgere almeno 25 ore ai servizi sociali: arrivò così il ritiro della denuncia. Il secondo arresto risale invece al 2024, quando era già consigliere di Trump. Epshteyn fu fermato in un altro locale di Scottsdale, il Bottled Blonde, dopo la denuncia di due sorelle che lo avevano accusato di tentato abuso sessuale, aggressione e molestie: se la cavò con 11 mesi di libertà vigilata, un multa da 710 dollari e obbligo di iscriversi a un programma per il trattamento degli alcolisti.

Molto più di un consigliere: chi è Boris Epshteyn, uno degli uomini più vicini a Trump
Donald trump (Ansa).

Fixer del presidente? Di più. Trump: «È come il mio psichiatra»

Il ruolo di Epshteyn va però oltre le aule di tribunale e le riunioni alla Casa Bianca. Ad aprile è stato infatti nominato presidente di Trump Media e, a conferma della prossimità col tycoon, è stato inquadrato assieme a lui in occasione della gara 3 delle Finals NBA al Madison Square Garden. A novembre del 2024, mentre si trovava in volo con il presidente eletto verso Washington, viste le sue origini era persino arrivato a proporsi come inviato speciale del presidente per il conflitto russo-ucraino. Idea valutata, ma poi scartata. «È l’uomo che risolve i problemi del presidente», ha detto una delle fonti di Axios. «È come il mio psichiatra», ha scherzato Trump riferendosi alla frequenza con cui parla con Epshteyn, capace di offrigli un sostegno costante e talmente incondizionato al punto che ogni colloquio con lui risulta più efficace di una seduta da uno specialista. E pensare che – ironia della sorte – il cognome del suo yes man preferito suona molto simile a quello di uno suo vecchio amico (rinnegato) che da morto gli sta dando tanti grattacapi…

L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio

L’asteroide intitolato di recente a Jannik Sinner non è il primo, né sarà l’ultimo, “pianetino” dedicato a personaggi famosi. Da quasi due secoli, infatti, i nomi più illustri della storia, della letteratura, della scienza, della musica, dell’arte e dello spettacolo “gravitano” nello Spazio. Ma non solo: perché ci sono anche meduse, ragni, lumache, rane e animali di ogni genere. Ecco qualche esempio.

La rivincita “spaziale” di Jannik dopo la delusione del Roland Garros

Il gioco di parole viene facile: dopo le sofferenze del Roland Garros, Sinner si prende una rivincita “spaziale”, grazie alla International Astronomical Union (IAU) che ha ratificato l’assegnazione del nome del campione a un asteroide che orbita nella fascia principale tra Marte e Giove. Si tratta, per l’esattezza, dell’asteroide (120097) Janniksinner, scoperto da un team di ricercatori toscani nel 2003 presso l’Osservatorio di Campo Imperatore, che, su suggerimento del Gruppo astrofili di Montelupo Fiorentino, ha proposto appunto l’intitolazione dell’astro all’autorità mondiale che, dal 1919, riunisce gli astronomi professionisti e assegna i nomi ai corpi celesti (un centinaio all’anno).

I corpi celesti dello sport, da Jesse Owens a Leo Messi

Sinner non arriva però primo ad aggiudicarsi lo slam spaziale: prima di lui, infatti, ci sono Roger Federer (2005) e Rafa Nadal (2008). E prima di loro moltissimi altri campioni dello sport. Solo per fare qualche nome – l’elenco sarebbe lunghissimo – si possono citare Jesse Owens, Emil Zatopek, Pelé, Johan Cruijff e Lionel Messi. Altrettanto lungo – si parla di migliaia di asteroidi – sarebbe l’elenco dei corpi celesti dedicati a nomi illustri in ogni campo, a cominciare dalla storia (papi compresi). Proprio a un nome storico, quello dell’imperatrice Eugénie de Montijo, moglie di Napoleone III, risale l’intitolazione dell’asteroide – scoperto dall’astronomo Hermann Goldschmidt nel 1857 – che per per primo infranse la regola dei nomi esclusivamente mitologici per i corpi celesti.

L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio

Da Dante a Harry Potter: gli asteroidi di letteratura e cinema

C’è poi la letteratura, dai classici greci ai grandi nomi italiani come Dante, Petrarca, Boccaccio, Torquato Tasso, Manzoni, Luigi Pirandello ai grandi della letteratura russa, passando per Kafka e via via fino agli autori a noi più vicini. E c’è naturalmente l’arte, nelle sue svariate forme, dove trovano posto pittori e scultori di ogni epoca. C’è ovviamente la scienza (potevano mancare Galileo Galilei e Albert Einstein? Ma c’è anche la nostra Margherita Hack) e pure il mondo dello spettacolo, dove il cinema la fa da padrone. E allora ecco gli asteroidi dedicati alle icone di Hollywood, come “Audreyhepburn” e “Marilynmonroe”. Senza dimenticare i vari personaggi di fantasia, dai protagonisti delle tragedie e delle commedie shakespeariane a Spock di Star Trek, da Sherlock Holmes (e il dottor Watson) a Harry Potter, da Don Chisciotte a James Bond fino a Tardis (Doctor Who).

Tanti gli astri “italiani”: tra le intitolazioni più recenti quella ad Annalisa

Nutrita la pattuglia degli “astri” italiani: oltre ai grandi nomi della letteratura, troviamo un po’ di tutto: da Luciano Pavarotti a Gianmaria Volontè a Gigi Proietti, da Tito Stagno (celeberrimo cronista televisivo dello sbarco sulla luna nel 1969) a Roberto Benigni e consorte (Nicoletta Braschi), dall’immancabile Andrea Bocelli a “Albertosordi”, da “Andreacamilleri” a “5150 Fellini”, in onore del cineasta romagnolo, fino a Giuseppe Garibaldi, Corrado Augias a Paolo Bonolis. Tra le intitolazioni più recenti quella del 2024 a Annalisa. Nel caso della cantautrice ligure la motivazione ufficiale dell’IAU menziona la sua laurea in fisica che ben si combina con il grande successo ottenuto nel settore musicale.

L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio

Note in orbita: gli astri dedicati alle star della musica

Proprio la musica è uno dei settori che ha fornito più nomi, senza distinzione di genere. Si va infatti da tutti, ma proprio tutti, i grandi compositori classici (è presente tutto l’alfabeto, da Tomaso Albinoni a Richard Wagner) a Astor Piazzolla, da Edith Piaf a Frank Sinatra a Maria Callas. Proprio scorrendo l’elenco dei musicisti classici, colpisce il fatto che spesso i nomi degli asteroidi siano scritti con la “a” finale (“Mozartia, “Mussorgskia”, etc). Ma c’è un motivo: da metà Ottocento in poi, la consuetudine di assegnare ai corpi celesti un nome classico di donna divenne regola. Quando però i nomi classici cominciarono a scarseggiare, si giunse al compromesso di poter usare anche i nomi di città e persino di personaggi maschili, purché si aggiungesse una “a” finale. La regola è stata cancellata solo al termine della Seconda guerra mondiale, ragion per cui troviamo astri come “Disneya” e “Planckia”.

Il “puntino di luce” di Freddie Mercury

Sempre in ambito musicale, il rock (nelle varie forme) da alcuni decenni predomina: hanno un asteroide ciascuno i Beatles (John Lennon ha anche un cratere a lui intitolato su Mercurio, accanto a quello dedicato a Michael Jackson), e ancora David Bowie Jimi Hendrix, Mark Knopfler, Aretha Franklin, Ella Fitzgerald, Bob Dylan, Lou Reed, Bruce Springsteen, Elvis Presley, Eric Clapton, ZZ Top, Yes, Jimmy Page. A Freddie Mercury l’asteroide omonimo (scoperto nel 1991, anno della morte del frontman dei Queen) venne assegnato postumo nel 2016, nel giorno in cui avrebbe compiuto 70 anni. Ad annunciare l’intitolazione fu il chitarrista – e dottore di ricerca in astrofisica – Brian May, che per l’occasione disse: «È solo un puntino di luce, ma è un puntino di luce davvero speciale!».

L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio

Non solo astri: dai vermi pelosi alle vespe bionde

Dall’astronomia, la musica rock ha poi ispirato variati scienziati e ricercatori a intitolare con i nomi dei loro beniamini musicali altri generi di soggetti. Ecco quindi che porta il nome Beatles un verme dal pelo arruffato, che ricorderebbe il taglio di capelli dei Fab Four, mentre a Michael Jackson è stato intitolato un granchio “eremita”, a Bob Marley un crostaceo caraibico, a Joe Strummer una lumaca, a Sting una raganella amazzonica, ai Radiohead una formica, a James Brown un acaro, a Mick Jagger e Keith Richards dei Rolling Stones due trilobiti scoperti nel 1995. E trilobiti sono stati intitolati anche ai membri dei Sex Pistols (“Arcticalyme rotteni”, “Cooki”, “Jonesi”, “Matlocki” e “Viciousi”), mentre Lady Gaga si è dovuta accontentare di una nuova specie di vespa “bionda” scoperta in Tailandia, la “Aleiodes gaga”.

Il curioso caso dei ragni intitolati ai grandi del metal

Un caso particolare quello della biologa Christina Rheims, che, nel 2019, durante le sue ricerche amazzoniche, si è imbattuta in quattro nuove specie di ragni. Appassionata di heavy metal, la studiosa ha così deciso di intitolare ciascuna specie, rispettivamente, a Bruce Dickinson degli Iron Maiden (“Extraordinarius brucedickinsoni”), a Klaus Meine degli Scorpions (“Extraordinarius klausmeinei”), a Andre Matos della band brasiliana Angra (“Extraordinarius andrematosi”) e a Rick Allen dei Def Leppard (“Extraordinarius rickalleni”).

La medusa di Frank Zappa e l’omaggio allo scopritore

Tra le star che possono vantare più di un’attribuzione c’è senz’altro Frank Zappa. Al “genio di Baltimora”, infatti, non solo è stato intitolato l’asteroide “3834 Zappafrank” (scoperto dall’astronomo slovacco Ladislav Brožek nel 1980), ma anche una medusa, la “Phialella zappai”, individuata nel 1983 da Ferdinando Boero, zoologo e biologo salentino di fama mondiale, durante un periodo di studio in California. Boero, grande appassionato di Zappa, scrisse al musicista americano la sua intenzione di intitolargli la scoperta e, come ha raccontato lo scienziato, il suo idolo gli rispose: «Non c’è niente che mi piacerebbe di più di avere una medusa chiamata come me». Da quel momento, tra i due nacque un’amicizia, e i fan zappiani più incalliti ricordano il concerto genovese (luglio 1988) durante il quale il musicista eseguì un suo celebre brano, Lonesome Cowboy Burt (trasformato in “Lonesome Cowboy Nando”), modificando il testo inziale del brano da «My name is Burtram/I’m a redneck” in “My name is Nando/I’m a marine biologist».

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana dei bisticci

Fantascienza.com, il meglio della settimana dei bisticci

Sta per tornare Strange New Worlds, futuro incerto per Spider-Man, fumetti italiani in America, alle origini dell'UCCI nella settimana di Fantascienza.com

Karl Marx è senza dubbio uno dei filosofi più acuti degli ultimi secoli. Ma se c'è una sua frase che di questi tempi descrive perfettamente il mondo attuale, è quella secondo cui la storia si ripete, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. La tragedia, in realtà, è ben presente, in luoghi del pianeta molto vicini a noi. Ma la farsa, be' la farsa ha raggiunto livelli che nella storia umana non si vedevano forse dai tempi da quando Caligola fece senatore il suo cavallo. Sapete bene a cosa mi riferisco; dopo un paio di giorni di sdegno... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 21 giugno 2026 - articolo di S*

Intelligenza artificiale, l’hype serve a poco se manca la fiducia

Cosa hanno in comune un piccolo brand di snack, due team di avvocati americani e 150 matematici provenienti da tutto il mondo? Ho chiesto ad alcune intelligenze artificiali di risolvere l’indovinello. Secondo Gemini il mondo dei giochi logici e della didattica. Perplexity mi ha chiesto più contesto per poter dare una risposta. Mentre ChatGPT mi ha detto che la risposta più probabile è che siano tutti finiti dentro contenuti generati dall’IA. Quando ho chiesto come facesse a inferirlo, ha replicato che si trattava della risposta più plausibile rispetto ai testi cui la macchina ha avuto accesso in fase di addestramento. In parole semplici: «Produco la risposta che suona giusta, non necessariamente quella verificata.» Ed è qui che casca l’asino, questo è in effetti il problema. Perché se c’è una cosa che unisce un piccolo brand di snack, un team di avvocati americani e 150 matematici provenienti da tutto il mondo è proprio il fatto che tutti hanno avuto un problema di fiducia nell’intelligenza artificiale.

Intelligenza artificiale, l’hype serve a poco se manca la fiducia
Un tribunale statunitense (Ansa).

Il processo annullato negli Usa perché gli avvocati avevano fatto ricerche con l’IA

Nell’ambito di un recente processo negli Stati Uniti, un giudice distrettuale del Mississippi ha scoperto che gli avvocati di entrambe le parti in causa avevano condotto le proprie ricerche usando l’intelligenza artificiale. Nessuno aveva controllato cosa ci fosse scritto, finché non sono state presentate le rispettive memorie e l’ha fatto qualcun altro per loro. Risultato? Imbarazzo, scuse alla corte, multe, processo annullato e il divieto di comparire nel tribunale distrettuale per due anni per alcuni di loro. Niente male.

Lo spot del brand di snack, “bocciato” dalla fanbase

Il brand degli snack citato all’inizio di questo articolo si chiama Chookie. È americano e ultimamente aveva fatto un uso massiccio dell’IA per le proprie pubblicità, fino a toccare con mano il malcontento della fanbase e correre ai ripari girando uno spot i cui protagonisti sarebbero poi diventati un aereo di cartone e dei pupazzi animati. «È costato lo stesso in termini di tempo e soldi», ha tagliato corto uno dei suoi manager, ma alla fine la risposta è stata nettamente più positiva rispetto agli spot girati con l’IA. Motivo? Le pubblicità costruite con l’intelligenza artificiale suonavano artefatte, piene di errori e poco oneste.

Intelligenza artificiale, l’hype serve a poco se manca la fiducia
App di intelligenza artificiale su uno smartphone (Ansa).

I matematici: «Non cedete alle sirene dell’intelligenza artificiale»

Dal canto loro, 150 matematici provenienti da tutto il mondo e firmatari della Dichiarazione di Leiden su IA e Matematica avevano avvisato di fare attenzione e di non cedere alle sirene dell’IA. Nel loro caso ovviamente il riferimento è alla capacità dell’intelligenza artificiale di risolvere problemi complessi. Ma poco cambia. Leslie Ann Goldberg, firmataria e responsabile del dipartimento di informatica all’Università di Oxford, ha infatti spiegato che «le tecniche automatizzate attuali possono produrre argomentazioni plausibili ma inaffidabili, o addirittura errate, che sono difficili da distinguere da dimostrazioni matematiche corrette». Insomma, l’intelligenza artificiale potrebbe produrre soluzioni convincenti, che in realtà non resistono a un esame approfondito.

Manca un vero dibattito su come l’IA dovrebbe essere governata

Questi tre diversi casi ci raccontano qualcosa di preciso. Ovvero che al momento in giro c’è mancanza di lucidità. E questo stato delle cose fa gioco a quei pochi che lucidi lo sono per davvero, vale a dire quelli che la nuova tecnologia la spingono a prescindere e meglio se tutto resta così com’è, senza regole. A denunciarlo sul New York Times è stato John O’Farrell, uno degli ex soci di A16Z, fondo d’investimento della Silicon Valley e tra i principali protagonisti di questa corsa tecnologica. Che ha scritto: «Alcuni dei protagonisti più potenti dell’IA – guidati da alcuni miei amici e ex partner, con grande tristezza – hanno raccolto centinaia di milioni di dollari per evitare un dibattito più serio e significativo su come l’IA dovrebbe essere governata». Concludendo poi: «Credo che sia un enorme errore».

Al momento l’intelligenza artificiale resta un’enorme scommessa narrativa

Viviamo in una grande allucinazione, noi e l’IA. Siamo in hype, in quel punto esatto in cui la narrazione precede ciò che realmente è, e cioè che la macchina funziona meno di quello che ci vogliono far credere. Al momento, infatti, l’IA resta un’enorme scommessa narrativa la cui promessa è l’eliminazione della mediazione umana e quindi della fatica. Tradotto: velocità senza errore, conoscenza senza studio, creatività senza conoscenza, decisioni senza conflitto, assenza di responsabilità. Insomma, scorciatoie per il paradiso. O se preferite come in Pinocchio il Gatto e la Volpe e il Campo dei Miracoli. Basta fidarsi. Solo che la fiducia segue percorsi diversi, si costruisce nel tempo e dall’errore e con regole precise, tipo la trasparenza radicale. Forse è meglio stare in campana. Qualcuno, in un modo o nell’altro, ha cominciato a capirlo.

Cina-Taiwan, la battaglia dello Stretto si combatte al cinema

«La riunificazione è inevitabile». È uno degli slogan che accompagnano il trailer di Battle of Penghu, il kolossal storico che la Cina porterà nelle sale il prossimo 25 luglio. Il film racconta la vittoria dell’ammiraglio Qing Shi Lang nella battaglia navale del 1683 che portò alla conquista del piccolo arcipelago sullo Stretto di Taiwan, noto a livello internazionale come Pescadores e ancora oggi amministrato da Taipei. Quella battaglia fu un anticipo dell’integrazione di Taiwan all’interno dell’impero Qing. La promozione della pellicola collega apertamente quel noto episodio storico alle tensioni contemporanee, trasformando una battaglia del XVII secolo in un racconto che parla direttamente del presente.

Battle of Penghu ripropone in chiave storica le parole attualissime della leadership cinese sul fatto che la «riunificazione nazionale» rappresenti una missione storica destinata a compiersi. Il film contribuisce dunque a normalizzare l’idea della riunificazione come obiettivo inevitabile. Molti utenti cinesi hanno accolto il film con entusiasmo perché rafforza la narrativa ufficiale sulla sovranità cinese su Taiwan, valorizza episodi storici poco conosciuti e viene percepito come un’opera patriottica.

La risposta cinematografica taiwanese

Sempre nelle prossime settimane, nelle sale taiwanesi arriva invece Before the Bright Day, ambientato durante la terza crisi dello Stretto del 1996. Mentre Pechino lancia missili nelle acque vicine all’isola in vista delle prime elezioni presidenziali dirette della storia taiwanese, il protagonista del film è un ragazzo di 15 anni alle prese con la scuola, gli amici, la famiglia e i primi amori. La crisi resta sullo sfondo, ma influenza lentamente ogni aspetto della vita quotidiana.

Taipei è in cima alle priorità di Xi

Un botta e risposta sul grande schermo che mostra come su entrambe le sponde dello Stretto si stia alzando il livello delle rispettive narrazioni, attraverso l’utilizzo del cinema. Da alcuni anni Pechino investe sempre più risorse nella costruzione di un’industria audiovisiva capace non soltanto di intrattenere, ma anche di raccontare la Cina contemporanea attraverso una precisa lente politica. Dopo i blockbuster sulla guerra di Corea e quelli dedicati alla resistenza contro il Giappone, che avevano dominato l’estate del 2025 in concomitanza con l’ottantesimo anniversario della resa di Tokyo, è ora Taiwan a diventare protagonista di una grande produzione nazionale. Un cambiamento che riflette le priorità narrative e politiche della leadership cinese contemporanea di Xi Jinping, che ha posto la questione di Taiwan al centro delle sue priorità e delle relazioni con gli Stati Uniti di Donald Trump.

Cina-Taiwan, la battaglia dello Stretto si combatte al cinema
Xi Jinping (Ansa).

La promozione di opere patriottiche

Come già avvenuto negli anni scorsi con film come The Battle at Lake Changjin o Sharpshooter, dedicati alla guerra di Corea e alla cosiddetta «resistenza contro l’aggressione degli Stati Uniti», il cinema viene utilizzato per costruire un immaginario collettivo in cui la Cina occupa il centro della scena e la storia appare come una traiettoria coerente che conduce al presente. Nel piano quinquennale approvato nel 2020 si è fissato l’obiettivo di promuovere opere che manifestino spirito, valori, potere ed estetica cinesi. Nel 2021, in occasione del suo centenario, il Partito ha chiesto a ogni cinema del Paese di dedicare almeno due proiezioni alla settimana a film patriottici. In questo racconto, Taiwan è un tassello incompleto di una vicenda nazionale iniziata secoli fa. Trattare così direttamente il tema forse più sensibile di tutti è un salto di qualità recente. Il precedente più immediato è rappresentato da Quenching, una serie del 2024 prodotta dalla televisione di Stato, che mette in scena un’ipotetica azione militare per «salvaguardare la sicurezza nazionale» e «salvare Taiwan dalle minacce di secessione e interferenze esterne».

Taiwan e le serie tivù di sensibilizzazione

Non è un caso che questo avvenga in concomitanza con un processo simile in corso dall’altra parte dello Stretto. Nello stesso periodo dell’arrivo di Quenching, a Taiwan è stata infatti lanciata Zero Day, la serie televisiva che per la prima volta ha mostrato uno scenario di aggressione cinese contro l’isola. Un’ipotesi considerata realistica in caso di crisi: una zona di interdizione navale si trasforma rapidamente in un blocco totale. Le forniture si interrompono, il sistema finanziario collassa, le reti informatiche vengono paralizzate dai cyber attacchi e nelle strade si diffonde il caos. Una rappresentazione volutamente inquietante che aveva un obiettivo preciso: convincere i taiwanesi che una crisi sullo Stretto non appartiene più al regno dell’impensabile. La scelta non è stata casuale. Per decenni il governo di Taipei aveva preferito minimizzare i rischi di conflitto, nel tentativo di evitare il panico tra la popolazione e di non compromettere l’attrattività economica dell’isola. Negli ultimi anni l’approccio è cambiato. L’estensione della leva obbligatoria da quattro a 12 mesi, la creazione di organismi dedicati alla difesa civile e le richieste americane di aumentare la preparazione militare hanno contribuito a modificare il clima. Zero Day è diventato così uno strumento di sensibilizzazione prima ancora che di intrattenimento. Non sono mancate le polemiche. L’opposizione, fautrice del dialogo con Pechino, sostiene che l’operazione (finanziata da fondi predisposti dal governo) sia tesa ad alimentare i timori e creare un clima di sospetto verso chi non è in linea con la retorica dell’amministrazione del presidente Lai Ching-te.

Cina-Taiwan, la battaglia dello Stretto si combatte al cinema
Il presidente taiwanese Lai Ching-te (foto Ansa).

La Cina ha bisogno di una sua Hollywood

Molti dei film taiwanesi più importanti degli ultimi anni hanno affrontato temi come il Terrore Bianco, la democratizzazione e la formazione di una coscienza civica distinta da quella della Cina continentale. Da qui anche lo spazio a produzioni televisive e cinematografiche che raccontano ed esaltano l’alterità storico-identitaria di Taiwan, attraverso storie sulle minoranze etniche presenti sull’isola oppure sul percorso di legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. È una tendenza che riflette la trasformazione vissuta dall’isola negli ultimi 30 anni e che oggi si intreccia inevitabilmente alla tensione con Pechino. Allo stesso tempo, la Cina sa che per diventare una vera potenza globale ha bisogno di una macchina dei sogni, come lo è stata Hollywood per gli Stati Uniti. Una macchina in grado di costruire un’epica in cui è Pechino dalla parte giusta della storia. La sfida tra Pechino e Taipei passa anche dalla capacità di costruire una narrazione capace di convincere il pubblico della legittimità della propria visione della storia. E del futuro.

Short Movie: Il mio unico amico &egrave; un robot

Il mio unico amico è un robot

Per Ruby acclimatarsi alla vita nella grande città è difficile. I suoi genitori cercano di aiutarla regalandole un amico robot.

La vita di Ruby è monotona: si è trasferita nella “grande città” ma non la vive, facendo un lavoro di venditrice via remoto. Non ha amici, non ha hobby, mangia solo cibo surgelato preconfezionato. Il giorno del suo compleanno perciò non è per lei particolarmente felice, e quando riceve il regalo dai suoi genitori, un “amico robot” (che sembra un vecchio iMac con braccia e ruote) non ne è affatto entusiasta. Finisce persino per dargli un nome sciocco senza volerlo, “chill your beans”, epressione gergale che... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 20 giugno 2026 - articolo di S*

Cinema: Brand New Day sar&agrave; l’ultimo film di Spider-Man?

Brand New Day sarà l'ultimo film di Spider-Man?

Il regista Destin Daniel Cretton ha fatto alcuni commenti in un podcast che, diciamo, fanno preoccupare per la sorte di Peter Parker.

Durante un’apparizione al podcast Crew Call di Deadline, Destin Daniel Cretton, il regista del nuovo film Spider-Man: Brand New Day, in uscita a luglio, ha fatto un commento interessante. Il regista ha incoraggiato il pubblico ad affrontare il film con una mentalità specifica, dicendo che dovrebbero andare a vederlo come se fosse l’ultimo Spider-Man. A prima vista, sembra che il regista stia incoraggiando i fan a vivere appieno l’esperienza e ad apprezzare la storia. Ma date le speculazioni che attualmente circondano il film, quel commento susciterà... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 19 giugno 2026 - articolo di S*

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»

Rivolgendosi ai ministri della Difesa presso il quartier generale della Nato a Bruxelles, il Segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth ha annunciato una nuova revisione del dispiegamento delle truppe americane in Europa, minacciando di sospendere parte dei contributi Usa all’Alleanza atlantica in caso di mancato rispetto degli impegni dei Pesi del Vecchio Continente: «Gli Usa non possono preoccuparsi della difesa europea, né pagare di più di quanto facciano i nostri alleati».

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»
Pete Hegseth (Ansa).

Hegseth: «Il Pentagono condurrà una revisione entro sei mesi»

«La Nato 3.0 è il riconoscimento, dopo la Guerra Fredda, della necessità di tornare a una vera alleanza militare intransigente, dotata di reali capacità militari in grado di esercitare un’influenza deterrente proprio qui sul continente e di assumere la guida della difesa convenzionale dell’Europa», ha affermato Hegseth, senza quantificare l’eventuale riduzione del dispiegamento delle forze americane in Europa: «Alcuni devono ancora fare di più, e lo diremo apertamente, sia in privato che in pubblico. Credo che tra amici ci debba essere onestà». Hegseth ha spiegato che il Pentagono condurrà una revisione della propria presenza militare in Europa entro i prossimi sei mesi. Il processo includerà consultazioni con il Congresso degli Stati Uniti, che ha stabilito per legge un numero minimo di forze da mantenere in Europa. La revisione, ha sottolineato Hegseth senza escludere un’accelerata, «potrebbe durare anche meno».

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»
Alexus Grynkewich (Ansa).

Crescono gli interrogativi in vista del vertice Nato di Ankara

A maggio Washington ha comunicato ai propri alleati la decisione di ridurre il numero di capacità militari statunitensi a disposizione dell’alleanza in caso di crisi, sollevando interrogativi urgenti in vista del vertice Nato di Ankara del 7-8 luglio. Secondo il generale dell’aeronautica statunitense Alexus Grynkewich, a capo del Comando europeo degli Stati Uniti (Eucom) e Comandante supremo delle forze alleate in Europa (Saceur), la mossa mira a porre fine gradualmente a una «malsana codipendenza» dalle forze statunitensi, in un momento in cui Washington si trova ad affrontare la possibilità di conflitti simultanei in più teatri operativi.