Negli uffici milanesi di LMDV Capital, in via Montenapoleone, l’aria si è fatta pesante. Secondo quanto risulta, Leonardo Maria Del Vecchio avrebbe avuto un confronto durissimo con Marco Talarico, amministratore delegato del suo family office. Al termine del faccia a faccia, il manager sarebbe stato sollevato dall’incarico. Eppure Talarico era l’uomo che il rampollo di casa Luxottica aveva messo alla guida operativa della holding fin dai primi passi: ex executive director per i grandi patrimoni di UBS, prima ancora relationship manager in Kairos Partners. Quattro anni a costruire una galassia di partecipazioni che oggi varrebbe intorno al mezzo miliardo, tra hospitality di lusso, editoria, ristorazione, real estate e tech.

Costi guardati con occhi sempre meno indulgenti
Le indiscrezioni che circolano negli ambienti finanziari milanesi parlano di frizioni montate su più fronti. Ritmi di crescita vertiginosi, forse eccessivi, e un controllo dei costi che l’azionista unico avrebbe cominciato a guardare con occhio sempre meno indulgente. Da qui una stretta che, raccontano, non si fermerebbe al solo Talarico.
Passate al setaccio deleghe e scelte dell’intera squadra
Anche il direttore generale Luigi Mascellaro, arrivato da PwC, sarebbe finito sotto la lente. Del Vecchio jr avrebbe deciso di passare al setaccio deleghe e scelte dell’intera squadra, con un piglio da padrone di casa che vuole vederci chiaro fino in fondo. E qui entra in scena il nome che guadagna posizioni.

A raccogliere pezzi pesanti della macchina sarebbe Gabriele Benedetto, ex amministratore delegato di Telepass. Pescarese, classe 1982, Bocconi, oltre un decennio di consulenza in Value Partners tra Europa e Asia, poi la trasformazione di Telepass nel sistema di pagamento della mobilità italiana.

I collaboratori osservano il risiko con un certo nervosismo…
In LMDV, in realtà, Benedetto è già di casa: siede nel board e segue alcuni dossier, da EsaNanotech ad Acqua Fiuggi fino al fintech Qomodo. La novità sarebbe il salto di grado, con un ruolo nella plancia di comando. Il quadro è quello di un erede che, mentre tenta la scalata alla cassaforte di famiglia Delfin, decide di rimettere ordine nel proprio cortile. I collaboratori che fin qui hanno costruito la holding osservano il risiko con un certo nervosismo. Quando il principale comincia a contare le poltrone, c’è sempre qualcuno che resta in piedi nel momento in cui la musica si ferma.














