Il Mondiale agli opposti delle due super potenze: perché gli Usa vincono dove la Cina ha fallito?

Nel giugno 2025 l’Indonesia ha battuto la Cina 1-0 a Giacarta, eliminandola dalla corsa al Mondiale 2026. Un anno dopo, negli Stati Uniti 27,5 milioni di spettatori complessivi sul territorio americano si sono sintonizzati davanti alla televisione per seguire la vittoria della nazionale contro il Paraguay (4-1) all’esordio nella Coppa del mondo, tra canali in lingua inglese (18 milioni su Fox Sports) e quelli in lingua spagnola (9,5 milioni su Telemundo e Peacock). È stato il dato più alto mai registrato per una partita della selezione maschile statunitense, ampiamente sopra le medie delle finali dei campionati NBA o delle World Series di baseball. Numeri che sono scesi leggermente, a 20,68 milioni, per il secondo match vinto 2-0 contro l’Australia, che intanto però è valso la qualificazione ai sedicesimi con un turno d’anticipo. A prima vista sembrano due notizie sportive senza alcun legame. In realtà raccontano una delle storie più interessanti del nostro tempo: il diverso approccio con cui le due super potenze del XXI secolo stanno affrontando il calcio.

Il Mondiale agli opposti delle due super potenze: perché gli Usa vincono dove la Cina ha fallito?
Pulisic esulta durante il match contro il Paraguay (foto Ansa).

Da oltre un decennio la Cina considera il pallone un obiettivo strategico. Xi Jinping non ha mai nascosto la sua passione per questo sport e negli anni ha fissato tre traguardi simbolici per il suo Paese: qualificarsi stabilmente ai Mondiali, ospitarne uno e, un giorno, vincerlo.

Pechino aveva mobilitato risorse enormi, ma non è servito

Per raggiungere questi obiettivi Pechino ha mobilitato risorse enormi. Migliaia di scuole hanno introdotto programmi calcistici, sono stati costruiti nuovi impianti sportivi e il campionato cinese ha iniziato ad attirare alcuni dei protagonisti più noti del calcio internazionale. Tra il 2015 e il 2019 sono arrivati giocatori come Oscar, Hulk, Carlos Tevez e Paulinho, oltre ad allenatori del calibro di Marcello Lippi e Fabio Cannavaro.

Il Mondiale agli opposti delle due super potenze: perché gli Usa vincono dove la Cina ha fallito?
Marcello Lippi divenne ct della nazionale di calcio cinese nel 2016. Lo è stato fino al 2019 (foto Ansa).

La sensazione era che la Cina stesse applicando al calcio la stessa formula utilizzata in altri settori: investimenti massicci, pianificazione centrale e recupero accelerato del ritardo. Il progetto, però, si è scontrato con un limite inatteso. Gran parte di quella crescita era sostenuta dai grossi gruppi immobiliari che alimentavano l’espansione economica cinese. Il caso più emblematico fu quello di Evergrande, colosso del real estate e proprietario del Guangzhou Evergrande, il club più vincente del Paese e due volte campione d’Asia.

Un modello di sviluppo troppo dipendente dalla finanza immobiliare

Quando il gruppo entrò in crisi, accumulando passività superiori a 300 miliardi di dollari, l’intero sistema ha iniziato a mostrare le sue fragilità. Nel giro di pochi anni numerosi club hanno accumulato debiti, ridotto gli investimenti o sono proprio scomparsi. Quello che sembrava un modello destinato a trasformare il calcio cinese si è rivelato molto più dipendente dalla finanza immobiliare di quanto apparisse.

Il Mondiale agli opposti delle due super potenze: perché gli Usa vincono dove la Cina ha fallito?
Un complesso di Evergrande a Pechino (foto Ansa).

Ma il problema era più profondo della semplice crisi finanziaria. Mentre miliardi di dollari venivano investiti per importare campioni stranieri, il sistema continuava a produrre pochi calciatori di livello internazionale. La Cina aveva rafforzato il vertice della piramide senza riuscire a costruirne una base solida. L’eliminazione dalla corsa al Mondiale è stata la conseguenza più evidente di questa contraddizione. La nazionale cinese ha chiuso quinta nel suo girone di qualificazione (con soli nove punti, frutto di tre vittorie e sette sconfitte), dietro Giappone, Australia, Arabia Saudita e Indonesia. Un risultato difficile da conciliare con il peso economico, tecnologico e politico del Paese.

In cinque anni i tifosi di calcio in Nord America sono aumentati del 10,9 per cento

Dall’altra parte del Pacifico la situazione è molto diversa. Gli Stati Uniti non hanno mai fatto del calcio una priorità nazionale. Per decenni il pallone è rimasto ai margini di un sistema dominato da NFL, NBA, MLB e hockey. Eppure, proprio mentre la Cina falliva il suo assalto al calcio mondiale, gli Stati Uniti hanno iniziato a conquistare il terreno più importante: quello del mercato. Secondo una ricerca Nielsen riportata da Reuters, negli ultimi cinque anni il numero di appassionati di calcio in Nord America è aumentato del 10,9 per cento, superando i 136 milioni di persone. Negli Stati Uniti i tifosi sono ormai oltre 60 milioni. Il Mondiale non ha creato dal nulla questo interesse: lo ha semplicemente reso visibile.

Il Mondiale agli opposti delle due super potenze: perché gli Usa vincono dove la Cina ha fallito?
Miss Dallas 2025 con la maglia di Pulisic in strada (foto Ansa).

È qui che la Coppa del mondo 2026 assume un significato che va ben oltre il campo. Per la Fifa il vero trofeo in palio è il mercato sportivo più ricco del Pianeta. La NFL ha firmato contratti televisivi per circa 110 miliardi di dollari in 11 anni. La NBA ha recentemente chiuso un accordo media da 76 miliardi di dollari fino al 2036. È all’interno di questo ecosistema che il calcio sta cercando di ritagliarsi uno spazio stabile.

La MLS può contare su un accordo globale con Apple

Ecco perché il torneo organizzato negli Stati Uniti, in Canada e in Messico rappresenta un investimento strategico. Gli ascolti televisivi, gli accordi commerciali, gli sponsor e la crescita della Major League Soccer sono elementi altrettanto importanti delle prestazioni delle nazionali. La MLS stessa rappresenta il simbolo di questo percorso. Nata dopo il Mondiale del 1994, per anni è stata considerata una lega periferica. Oggi può contare su un accordo globale con Apple, su investitori internazionali e su un interesse crescente da parte del pubblico.

I risultati degli statunitensi sul campo sono insufficienti (per ora)

Naturalmente sarebbe sbagliato spingersi troppo oltre. Se il calcio viene misurato esclusivamente attraverso i risultati sul campo, gli Stati Uniti non appartengono ancora al ristretto gruppo delle grandi potenze calcistiche. La nazionale americana non ha mai raggiunto una finale mondiale: miglior risultato il terzo posto del 1930, mentre nell’era moderna si è spinta al massimo ai quarti di finali, nel 2002 in Corea del Sud e Giappone. Ma è proprio qui che emerge la differenza tra i due modelli.

Il Mondiale agli opposti delle due super potenze: perché gli Usa vincono dove la Cina ha fallito?
L’australiano Aiden O’Neill contrastato dal centrocampista della Juventus e degli Stati Uniti Weston McKennie (foto Ansa).

La Cina aveva fissato obiettivi sportivi molto ambiziosi e ha investito ingenti risorse per raggiungerli, senza riuscire a costruire una filiera capace di produrre risultati. Gli Stati Uniti, al contrario, stanno ottenendo il risultato forse più importante: trasformare il calcio in un prodotto economico e culturale sempre più rilevante all’interno del più grande mercato sportivo del mondo. In altre parole, la Cina ha cercato di conquistare il calcio attraverso la politica. Gli Stati Uniti lo stanno conquistando attraverso il mercato.

Esistono ambiti in cui il capitale e le direttive governative non bastano

Il confronto tra Stati Uniti e Cina racconta quindi qualcosa che va oltre lo sport. Per anni si è dato per scontato che la capacità di pianificazione e la potenza economica cinese potessero essere trasferite con successo in qualsiasi settore. Il calcio mostra che non sempre funziona così. Esistono ambiti in cui il capitale e le direttive governative non bastano. Servono tempo, partecipazione diffusa, competizioni credibili e una cultura capace di produrre valore nel lungo periodo.

Il Mondiale agli opposti delle due super potenze: perché gli Usa vincono dove la Cina ha fallito?
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa).

Paradossalmente, mentre la Cina cercava di costruire una potenza calcistica dall’alto verso il basso, gli Stati Uniti hanno lasciato che il mercato facesse il suo lavoro. Il risultato è che oggi Pechino guarda il Mondiale da casa, mentre Washington ospita il torneo e si prepara a incassarne i dividendi economici, culturali e politici.

Due modi molto diversi di esercitare il potere

In un’epoca in cui le due super potenze competono su difesa, intelligenza artificiale, semiconduttori, Spazio e commercio internazionale, il calcio può sembrare una questione marginale. Non lo è. Perché il fallimento cinese e l’ascesa americana mostrano anche due modi diversi di esercitare il potere. Da una parte la convinzione che la pianificazione e il capitale possano accelerare qualsiasi processo. Dall’altra la capacità di trasformare un fenomeno culturale in un mercato globale. Il Mondiale 2026 sta già offrendo un’indicazione su quale delle due super potenze stia vincendo, almeno per ora, la partita più importante del calcio contemporaneo.