Dopo la difficile giornata di ieri, che ha visto forti ritardi – anche di quattro ore – per un guasto tra Milano e Piacenza, anche giovedì 18 giugno è caratterizzato da disagi lungo l’Alta Velocità. Questa volta lungo il tratto Napoli-Roma, dove la circolazione è fortemente rallentata per «danneggiamenti alla linea da parte di ignoti nei pressi di Tora e Piccilli», in provincia di Caserta: c’è stato un furto di cavi. I treni alta velocità «possono essere instradati da Napoli a Roma sulla linea convenzionale via Formia e registrare un maggior tempo di percorrenza fino a 90 minuti», si legge su Infomobiltà, sito di Trenitalia. Tra i treni AV direttamente coinvolti ci sono quello partito alle 6 da Firenze Santa Maria Novella e diretto a Napoli Centrale e quello partito dal capoluogo campano alle 7:45, con destinazione Milano.
Puglia, si dimette l’assessora Starace indagata per concussione
L’assessora pugliese al Turismo Grazia Maria Starace, indagata per concussione ai danni dell’ex marito e imputata per abusi edilizi, si è dimessa. «Ringrazio il presidente per la fiducia nei miei confronti, tuttavia ritengo sia giusto rimettere nelle sue mani le mie deleghe assessorili, con l’impegno di continuare a lavorare per la mia terra dai banchi del Consiglio regionale, per l’estremo valore che io ho sempre attribuito alle istituzioni e che riconosco in questo momento all’istituzione di cui faccio parte, la Regione Puglia», ha dichiarato. «Ho sempre vissuto il mio impegno politico ispirandomi ai principi di legalità, trasparenza e rispetto delle regole. E sono certa di essermi sempre comportata correttamente nello svolgimento delle mie funzioni pubbliche», ha aggiunto. «Tuttavia, in questo momento devo essere libera di raccontare le mie verità e di tutelare la mia famiglia dall’esposizione mediatica che ha assunto la vicenda, che mio malgrado mi vede coinvolta. Oggi sento il dovere di difendere il mio nome, la mia storia e la storia della mia famiglia, e posso farlo solo avendo la possibilità di dimostrare la correttezza del mio operato».
Atm, in otto sulla chat sessista: anche un “tranviere dell’anno”
Emergono nuovi particolari sulla vicenda che vede al centro alcuni dipendenti dell’Atm, “pizzicati” a scambiarsi in chat foto delle passeggere rubate dalle telecamere di sorveglianza dei mezzi pubblici e a commentare le immagini con frasi sessiste. È di ieri la notizia dell’iscrizione di un 58enne nel registro degli indagati per accesso abusivo a sistema informatico. Come spiega Il Giorno tra conducenti (due, più uno in pensione), controllori (uno) e impiegati (quattro), sono in tutto otto i partecipanti accertati alla chat di WhatsApp “Staff Ticinese”. Tra essi, oltre all’unico indagato, anche un suo coetaneo in servizio da quasi tre decenni, premiato tempo fa agli “Atm Awards” su segnalazione dei colleghi, che ne hanno sempre apprezzato professionalità, abnegazione e capacità di fare squadra.
Alcuni dei dipendenti Atm coinvolti hanno cercato di cancellare le tracce della chat
Alcuni dei dipendenti Atm coinvolti hanno cercato di cancellare le tracce del gruppo subito dopo lo scoppio del caso. In cinque hanno subito perquisizioni e tre di essi, riporta Repubblica, si sono presentati in deposito per provare a chiarire, chiedendo scusa e dicendosi pronti a collaborare. Uno di loro ha anche fornito l’elenco dei componenti del gruppo Whatsapp finito nella bufera. Da parte sua, Atm ha disposto la sospensione dei dipendenti coinvolti.
Maturità, le tracce della prima prova
Primo giorno di esami di Stato per i 527.747 maturandi d’Italia. Si parte, come sempre, con il tema. Le tracce, comuni a tutti gli indirizzi di studio, sono in tutto sette, divise in tre tipologie diverse: due analisi del testo (uno poetico e l’altro in prosa), tre di testo argomentativo e due di attualità. Eccole.
Le analisi del testo (poesia e prosa)
Una delle due analisi del testo proposte ai maturandi riguarda la poesia Passerò per Piazza di Spagna di Cesare Pavese, che parla dell’amore non ricambiato per l’attrice statunitense Constance Dowling. L’altro brano proposto, in prosa, è tratto da I piaceri di Vitaliano Brancati, diario nel quale lo scrittore espresse riflessioni, fantasie, nostalgie e ricordi di esperienze anche dolorose.

Le tracce di tipo argomentativo
Le tracce di tipo argomentativo sono tre. La prima riguarda l’Assemblea Costituente, con un brano tratto dal discorso di insediamento del presidente Giuseppe Saragat, pronunciato il 26 giugno 1946 a Montecitorio. Agli studenti viene chiesto di individuare gli «altri doveri» che per Saragat sovrastavano l’Assemblea costituente e di spiegare per quale motivo la democrazia «è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo» e a quali eventi si riferiva Saragat con l’espressione «pesante eredità di miserie e di dolori». Un’altra traccia di tipo argomentativo è un brano tratto dal libro Alzarsi all’alba di Mario Calabresi. C’è poi un passaggio dal libro Te lo dico con parole tue di Piero Bianucci, volume che passa in rassegna le diverse forme giornalistiche e affronta argomenti delicati come la scelta delle fonti e l’etica professionale di chi scrive.
Le proposte legate all’attualità
Per quanto riguarda le tracce di attualità, uno di due temi proposti ruota attorno al concetto di “incanto”. La fonte è un articolo della giornalista Wenke Husmann, intitolato “Funziona a meraviglia” e apparso su Internazionale a gennaio. Tra le proposte ai maturandi per la prima prova scritta, infine, c’è un brano tratto da I confini contano: Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere di Frank Furedi.
Trump: «Ho firmato il memorandum d’intesa con l’Iran»
«Il memorandum of understanding è firmato, l’ho firmato a Versailles». Lo ha detto Donald Trump, secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg. La Cnn ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno inviato una foto dell’accordo firmato dal tycoon agli iraniani. «Domenica il memorandum è stato firmato digitalmente da Vance e Ghalibaf alla presenza di Trump. Ora è stato firmato da Trump e dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian», ha spiegato un funzionario. Il Pakistan, con il sostegno del co-mediatore Qatar, ospiterà venerdì in Svizzera la cerimonia ufficiale di firma.
Viaggio in Pakistan, il gigante che l’Europa non vede arrivare
C’è una stanza, in un albergo di Islamabad, dove ad aprile è successo qualcosa che la diplomazia mondiale dava per impossibile. Una delegazione americana e una iraniana si sono ritrovate nello stesso edificio, per la prima volta da quando Khomeini tornò a Teheran. Da una parte il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, dall’altra gli uomini della Repubblica Islamica. In mezzo, a tenere il filo, i pakistani. Da quel tavolo è uscita, mese dopo mese, l’intesa che il 14 giugno Washington e Teheran hanno dichiarato raggiunta: la cessazione «immediata e permanente» delle operazioni militari su tutti i fronti, Libano incluso, con la firma fissata per il 19 giugno in Svizzera.

Una nuova centralità diplomatica
Un accordo ancora fragile. Mentre lo si annunciava, i raid israeliani sui sobborghi di Beirut lo mettevano già a rischio, ricordando a tutti chi, in questa partita, fa il guastatore. Resta però una domanda che vale più di mille analisi. Chi ha apparecchiato l’intesa? Non una grande potenza, né un mediatore di professione. Un Paese che meno di 10 anni fa lo stesso presidente americano accusava pubblicamente di «menzogne e inganni». Eppure è lì che le due parti hanno mandato i loro uomini; è dalla voce del primo ministro Shehbaz Sharif che il mondo ha saputo dell’accordo. Ed è il capo dell’esercito Asim Munir che ha fatto la spola con Teheran. Islamabad ha guidato e ospitato uno sforzo più ampio, accanto a Qatar, Arabia Saudita e Turchia, e la sua diplomazia ha portato le due delegazioni nella stessa città.
Il Pakistan non è inciampato in questo ruolo, ma ci è arrivato per geografia e per influenza costruita pazientemente: 900 chilometri di confine con l’Iran, rapporti tenuti in piedi insieme con Teheran e con Riad, una collocazione che per anni era stata una condanna e che la crisi ha trasformato in rendita. Quando la regione è andata a fuoco, il Pakistan era l‘unico interlocutore che entrambe le sponde potevano accettare. La storia, qui, ha riscritto le gerarchie. E per capire perché non sia un episodio ma una traiettoria, bisogna venirci.

Un Paese dove tutto manca è un Paese tutto da costruire
Occorre atterrare a Islamabad e vedere una capitale che non somiglia all’immagine che l’Europa si porta in testa; quella dei droni, del default, delle code per la farina. Una città disegnata a tavolino mezzo secolo fa e oggi cresciuta in strade larghe, infrastrutture nuove, quartieri ordinati ai piedi delle colline Margalla. Una città che ha l’aria di chi sta provando a diventare qualcos’altro: non più solo il centro del potere politico e militare, ma una piazza del villaggio globale. Bisogna scendere a Lahore, il cuore colto e industriale del Paese, e trovarci fabbriche che spingono, una borghesia produttiva che sa esattamente cosa vuole diventare, e che ha un solo, enorme problema: trovare i capitali per diventarlo. E bisogna arrivare a Karachi – 20 milioni di persone, una delle metropoli più popolose del pianeta, il polmone commerciale e il porto della nazione – per sentire una città che pulsa a una velocità che a Milano non immaginiamo. Karachi è il mercato fatto persona. E a Karachi, come a tutto il Pakistan, manca esattamente ciò che rende una metropoli una metropoli: l’acqua, la gestione dei rifiuti, l’energia. È la contraddizione che spiega il Paese intero. Dove tutto manca, tutto è da costruire. E dove tutto è da costruire, qualcuno, prima o poi, costruisce, ne beneficia e detta le regole a chi arriva dopo.

I numeri che demoliscono lo stereotipo occidentale
Basta soffermarsi sui numeri che, in questo caso, demoliscono lo stereotipo. Duecentocinquantasette milioni di persone, quinto Paese più popoloso del mondo. Un’età mediana di 20 anni e otto mesi contro i quasi 48 dell’Italia. Sessantaquattro pakistani su 100 hanno meno di 30 anni. È una valanga di manodopera, di consumatori, di fame di futuro che entra nel mercato del lavoro proprio mentre l’Occidente invecchia e perfino la Cina comincia a ingrigire.
È il bene più scarso del pianeta, la gioventù, e il Pakistan ne ha in eccesso. Qui non si devono importare lavoratori dall’estero, né preoccuparsi del mercato interno: 250 milioni di persone con una classe media che cresce impetuosamente sono il mercato.
E accanto, a Ovest, c’è un vicino da quasi 90 milioni di abitanti, l’Iran, che una volta uscito dall’isolamento potrebbe agganciarsi a quest’area come un vagone a una locomotiva.

Il «piccolo miracolo» pakistano
C’è un Pakistan che l’Europa non immagina nemmeno: coste lunghe e ancora vergini sull’Oceano Indiano, e a nord il Karakorum, il K2, una delle catene montuose più spettacolari della Terra. Un turismo interno dai ritmi frenetici, e un turismo internazionale tutto da inventare. E mentre il Vecchio Continente raccontava il Pakistan come un caso disperato, la Borsa di Karachi è stata, due anni di fila, tra le migliori del mondo. Il KSE-100 ha chiuso il 2025 con un +51 per cento, ha sfondato per la prima volta i 150 mila punti a settembre, e a inizio 2026 viaggiava su massimi storici, con un guadagno vicino al 65 per cento in 12 mesi. Bloomberg lo ha collocato tra gli indici più performanti del globo. Barron’s ha definito la ripresa pakistana un «piccolo miracolo». L’inflazione, che due anni fa galoppava ben oltre il 30 per cento, è crollata a cifra singola. La crescita ha sorpreso al rialzo. C’è del denaro all’interno che ha già fiutato l’aria e in larga parte è denaro che parla cinese.

La Cina ha capito le potenzialità del Paese 10 anni fa
Ma sarebbe disonesto raccontare solo la metà luminosa. Perché il Pakistan resta un Paese dove il reddito pro-capite sfiora a malapena i 1.900 dollari, dove quasi un abitante su due vive sotto la soglia di povertà, dove la guerra alle porte ha imposto tagli alla corrente di due ore al giorno e perfino una settimana lavorativa di quattro giorni per risparmiare carburante, dove a maggio è servito un prestito del Fondo Monetario da 1,3 miliardi di dollari solo per pagare le bollette energetiche del conflitto. Il debito è alto. La politica è instabile. Le riforme sono fragili e reversibili. L’alfabetizzazione resta tra le più basse al mondo. Lo sviluppo dei mercati di frontiera non è un pranzo di gala.
Ecco, il punto è esattamente questo: non è un Eldorado da scoprire, è semmai un Eldorado da costruire. La distanza tra ciò che il Pakistan è e ciò che potrebbe essere è il margine. È lo spazio in cui si costruiscono porti, reti idriche, impianti di trattamento dei rifiuti, centrali e reti elettriche, sistemi finanziari moderni. Ed è lo spazio in cui chi arriva per primo fissa lo standard.
La Cina l’ha capito da un decennio, con i 60 miliardi di dollari del corridoio economico CPEC, ora alla sua seconda fase, orientata a zone industriali e cooperazione manifatturiera. Pechino ha letto la mappa prima degli altri.

Il tramonto del Golfo ha ridato luce a Islamabad
La domanda, per l’Europa, è una sola: se ne accorgerà mentre c’è ancora margine, o quando il margine sarà chiuso e i posti a tavola saranno tutti occupati? Qui serve dirla tutta, anche la parte scomoda ed è una tesi, non un dato, quindi va letta come tale. Da queste parti circola una lettura precisa di cosa sia accaduto nell’ultimo decennio: il Golfo, Dubai in particolare, avrebbe avuto tutto l’interesse a soffocare Karachi come scalo e come piazza, per restare l’unico hub finanziario e commerciale tra l’Europa e l’Asia meridionale. Quel disegno ha funzionato finché il Golfo era stabile e il suo grande vicino era in ginocchio. Ma la geografia non si cancella e la storia ha la testa dura. Quando lo Stretto di Hormuz è diventato una polveriera e la regione è scivolata nella guerra, il Paese che doveva restare ai margini si è ritrovato al centro. La crisi che avrebbe dovuto affossarlo lo ha promosso.
E un Golfo che entra in una fase di incertezza prolungata è, specularmente, un Pakistan che guadagna centralità diplomatica, logistica e, col tempo, finanziaria.
Chi c’era negli Emirati nel 2004 sa di cosa parliamo. C’erano sabbia, cantieri, scetticismo, e un pugno di persone che avevano capito prima degli altri dove sarebbe finito il mondo. Vent’anni dopo, quel mondo è finito esattamente lì. Davanti a 250 milioni di abitanti, una Borsa che vola, una posizione che da fardello è diventata leva diplomatica, un deficit di infrastrutture che è insieme la ferita e l’opportunità, la domanda da porsi è una sola: e se la prossima frontiera non fosse un altro deserto del Golfo già costruito e già spartito, ma questo Paese ancora tutto da scrivere? Marco Polo non raccontò il Catai per sentito dire. Ci andò. Attraversò, guardò, prese appunti, e tornò con una mappa che l’Europa impiegò secoli a capire. La frontiera, di nuovo, è a Est. E come tutte le frontiere vere, premia chi la attraversa per primo non chi aspetta, comodo, che gliela vengano a raccontare.
Fumetti: Astro Quantum, i fumetti italiani sbarcano in USA
La serie di fantascienza è firmata da Andrea Mutti e Arturo Fabra ed esce ad albi a colori negli Stati Uniti.
Il nostro Arturo Fabra, il vicedirettore della rivista Delos Science Fiction, è insieme al disegnatore Andrea Mutti autore di una serie a fumetti, Astro Quantum. Con i colori di Valerio Alloro e il lettering di Dan Cutali, la serie è da qualche tempo pubblicata negli Stati Uniti dalla casa editrice della Florida Mad Cave; una versione in volume che raccoglierà l'intera saga è prevista per settembre. Portare l’arte e la fantascienza italiana all’estero e in particolare in USA non è impresa da poco, ma dopo aver visto e letto i primi numeri di... - Leggi l'articolo
Televisione: Il momento si avvicina per la nuova stagione di Star Trek: Strange New Worlds
Tra dinosauri ed esplosioni, il nuovo trailer strizza l'occhio ai fan della serie classica
Paramount+ ha pubblicato un ultimo trailer ufficiale della quarta stagione di Star Trek: Strange New Worlds, serie che narra le avventure della USS Enterprise nel periodo che precede gli avvenimenti della serie classica di Star Trek. Guarda il video: Star Trek: Strange New Worlds | Trailer Ufficiale Stagione 4 | Paramount+ I nuovi episodi, che saranno disponibili sulla piattaforma di streaming a partire dal prossimo 23 luglio con un nuovo episodio ogni giovedì fino al 24 settembre, vedono il ritorno di Anson Mount (Christopher Pike), Christina Chong (La’An Noonien-Singh),... - Leggi l'articolo
SERIE TV - Televisione - 18 giugno 2026 - articolo di Angela Bernardoni
Sempio, la madre ricoverata d’urgenza per overdose da farmaci
Daniela Ferrari, la madre di Andrea Sempio, unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, è stata ricoverata in ospedale per un’intossicazione da farmaci. Soccorsa dal personale del 118 nella sua abitazione di Garlasco, è stata accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale di Vigevano (Pavia) dove le è stata effettuata la lavanda gastrica. Le sue condizioni non sono gravi ed è tenuta in osservazione. A confermare quanto accaduto è stato il suo legale Liborio Cataliotti: «È al pronto soccorso per eccesso nell’assunzione di farmaci. Come team difensivo abbiamo mandato un messaggio al figlio di solidarietà e augurio. Lo abbiamo invitato per quanto ovvio a stare vicino alla mamma, a tranquillizzarla, a dirle che moltiplicheremo gli sforzi in sede processuale per riconsegnare a suo figlio e a tutta la famiglia serenità». Resta ancora da chiarire se l’assunzione dei medicinali sia stata volontaria o accidentale.
Macron: «Per Hormuz pronta un’iniziativa europea con 20 Paesi»
È pronta l’iniziativa europea per garantire la libera navigazione nello stretto di Hormuz. Lo ha assicurato il presidente francese Emmanuel Macron, nella conferenza stampa che ha chiuso il G7 di Evian. «Abbiamo convenuto che un’iniziativa europea, guidata da Francia e Regno Unito, è pronta a giocare un ruolo importante per facilitare il traffico marittimo nello stretto e proteggere le navi mercantili», ha spiegato il capo dell’Eliseo, definendo la ripresa del libero transito la «pietra angolare» dell’accordo tra Stati Uniti e Iran. All’iniziativa, che scatterà se arriverà una richiesta in tal senso, hanno dato la disponibilità «una ventina di Paesi».

Meloni: «Italia pronta a fare la propria parte»
Sulla questione si è espressa anche Giorgia Meloni: «Ora è importante lavorare per la sua attuazione a partire dalla necessità di assicurare la sicurezza delle rotte marittime internazionali, la piena libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. In questo quadro ho chiaramente confermato ai partner che l’Italia è pronta a fare la propria parte anche nell’ambito di missioni che dovessero essere volte a garantire la sicurezza dei traffici commerciali, fermo restando le necessarie autorizzazioni che sono dovute e richieste in questi casi».
Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra
Per ora c’è la foto. Poi si vedrà. Il selfie campolarghista, ma non campolarghissimo, diffuso martedì 16 giugno immortala – sorridenti, incamiciati e incravattati – Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. I quattro leader della sinistra-sinistra, seduti al tavolo di un’osteria a due passi da Campo de’ Fiori e illuminati da luci soffuse, hanno annunciato grandi novità per l’8 e il 15 luglio. Vedremo. Intanto il solito Carlo Calenda ha immediatamente fatto notare la mancanza della quarta (?) gamba della possibile coalizione. E cioè Matteo Renzi. «Era sotto il tavolo?», ha commentato sarcastico il leader azionista.
Ma Renzi era sotto il tavolo? pic.twitter.com/4ZciGH4icF
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) June 16, 2026
«E perché dovremmo essere arrabbiati?», ha risposto il senatore di Rignano. «Non siamo in quella foto perché non facciamo parte di questo gruppo di sinistra-sinistra che ha un consenso importante nel Paese, ma insufficiente a vincere e insufficiente a governare». Insomma, ha continuato il capo di Italia viva: «Noi siamo un’altra cosa e pensiamo che senza una componente riformista la sinistra non vincerà mai. Però davanti al governo Meloni–Salvini–Vannacci pensiamo che sia giusto costruire un’alleanza programmatica. Ci proveremo, fino alla fine. Non saremo mai come i protagonisti di questa foto ma possiamo fare un accordo sui contenuti per evitare che rivinca la peggiore destra che l’Italia abbia mai avuto».

La madre di tutte le foto di gruppo: Vasto 2011
C’è da dire che il format “foto di gruppo” al centrosinistra è sempre piaciuto. Anche se di solito non porta benissimo. Il pensiero va alla matrice del genere: Vasto, 2011. In posa allora c’erano Pier Luigi Bersani, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola, i protagonisti dell’alleanza a tre che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto essere il nucleo del Nuovo Ulivo. L’idillio durò pochi mesi. Il resto è storia.

Renzi & Bersani versione Blues Brothers
Due anni dopo, è rimasto agli annali lo scatto dell’armistizio tra Matteo Renzi in versione rottamatore e Bersani. A Firenze, nell’allora teatro tenda Obihall, ora Teatro Cartiere Carrara, davanti a più di 2 mila militanti del Pd il sindaco e il segretario del partito, dopo un faccia a faccia a Palazzo Vecchio, si fecero immortalare sul palco mentre risuonavano le note di Everybody Needs Somebody to Love dal film Blues Brothers. La photo opportunity della tregua venne particolarmente apprezzata da Vendola: «Cari Bersani e Renzi siete stati davvero bravi. Finalmente ricominciamo a parlare all’Italia dopo 20 anni di berlusconismo. Ora tocca a noi», twittò l’allora governatore della Puglia. Anche in questo caso, sappiamo com’è finita tra i due duellanti.

I moschettieri europei in camicia bianca
Nel settembre 2014, in pieno renzianesimo (40,8 per cento alle Europee), il Bomba lanciò il “patto del tortellino“, un asse per imprimere all’Unione europea una sferzata a sinistra. Alla Festa dell’Unità di Bologna salì sul palco con i moschettieri progressisti europei, tutti con le camicie bianche d’ordinanza: il socialdemocratico Achim Post, segretario del Partito socialista europeo, il leader laburista olandese Diederik Samsom, il segretario socialista spagnolo Pedro Sánchez e il primo ministro francese Manuel Valls. Anche questa foto non portò fortuna. Valls si dimise per candidarsi alle Primarie in vista della corsa all’Eliseo, ma venne sconfitto. Post già allora non brillava nella Spd. Samsom tramontò. Sanchez, ora di nuovo primo ministro, finì in minoranza nel Psoe dimettendosi anche da deputato. E Renzi? Be’, Renzi venne affossato dal referendum costituzionale.

I giallorossi in posa a Narni
E poi c’è la foto di Narni del 2019. I due leader della maggioranza giallorossa, il dem Nicola Zingaretti e il pentastellato Luigi Di Maio, posarono per la prima volta insieme in occasione della chiusura della campagna elettorale delle Regionali in Umbria. Con loro c’era il candidato civico Vincenzo Bianconi, il premier Giuseppe Conte e il segretario di Leu Roberto Speranza. Il segretario Pd commentò: «Stiamo insieme perché amiamo l’Italia anche se siamo diversi». Bianconi perse contro Donatella Tesei, Di Maio lasciò il M5s e Zingaretti è volato in Europa. Mentre Pd, M5s e sinistra sono ancora lì, in posa.

Carlo Ginzburg morto a 87 anni: addio allo storico teorico della microstoria
Addio a Carlo Ginzburg, grande storico e teorico della microstoria, morto all’età di 87 anni. Figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, era famoso in tutto il mondo per le sue ricerche sulla stregoneria e le credenze popolari. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 20 lingue.
L’esordio con I benandanti
Nato a Torino nel 1939, professore emerito alla Scuola Normale di Pisa in cui si era formato, negli Anni 60 scoprì un culto pagano diffuso in Friuli nel 500 e nel 600, i cui membri erano una specie di guaritori sciamani accusati di eresia dall’Inquisizione, detti “benandanti”. Così intitolò il suo primo libro, uscito nel 1966, in cui ricondusse le origini di questo culto contadino a più antiche credenze diffuse in Europa centrale. I benandanti, pubblicato da Einaudi, è diventato un esempio dell’approccio di Ginzburg alla microstoria, un metodo di ricerca che si concentra su casi particolari che a volte sfuggono alla grande storia andando a spulciare atti giudiziari, epistolari, registri, diari.
Ha scritto anche un saggio per la Storia d’Italia della Einaudi
Con Il formaggio e i vermi (1976) prese invece in esame le vicende di un mugnaio friulano del XVI secolo, Menocchio, per due volte sottoposto a processo da parte dell’inquisizione romana, una prima volta condannato al carcere a vita (fu poi liberato con un atto di clemenza per le cattive condizioni di salute e per la precaria situazione economica della sua famiglia) e in seguito arso al rogo come relapso e pertinace. In virtù dell’esperienza maturata nel campo della ricerca relativa alla storia delle mentalità, condotta generalmente mediante l’analisi di figure apparentemente poco importanti e marginali, ma giudicate emblematiche di orientamenti in realtà ampiamente diffusi, è stato invitato a scrivere il saggio Folklore, magia, religione per il primo volume della Storia d’Italia della Einaudi (I caratteri originali). Negli Anni 80 ha anche diretto, con Giovanni Levi, la collana Microstorie della Einaudi. In altri libri, pubblicati perlopiù nella seconda parte della sua vita, Ginzburg si è concentrato sulla storia del pensiero politico, su questioni di metodo storico e sulla relazione tra verità e menzogna.
Televisione: The Last House: ad agosto su Netflix un nuovo claustrofobico sci-fi thriller
Il trend di quest'estate sullo schermo? Gli orrori della suburbia statunitense
Netflix ha pubblicato il trailer di The Last House, thriller fantascientifico che sarà disponibile sulla piattaforma di streaming il prossimo 7 agosto. Guarda il video: The Last House | Greta Lee e Wagner Moura | Trailer ufficiale Diretto da Louis Leterrier (Now You See Me) e scritto da Matthew Robinson (Good Luck, Have Fun, Don't Die), The Last House potrebbe essere la claustrofobica risposta Netflix al nuovo film prodotto da J.J. Abrams La Fine di Oak Street, in arrivo nei cinema il 12 agosto. Come si legge dalla sinossi ufficiale: Una famiglia di quattro persone si ritrova... - Leggi l'articolo
CINEMA - Televisione - 17 giugno 2026 - articolo di Angela Bernardoni
Apple, Antitrust avvia un’indagine sui servizi cloud
L’Antitrust ha avviato un’indagine nei confronti di Apple, Apple Distribution International Ltd e Apple Italia per l’inosservanza dell’obbligo di interoperabilità previsto dal Digital markets act cui sono sottoposti i sistemi operativi iOS e iPadOS. Infatti, ai sensi dell’articolo 6, la società deve garantire ai fornitori terzi di servizi cloud consumer, a titolo gratuito, l’effettiva interoperabilità con i sistemi operativi iOS e iPadOS, nonché parità di accesso alle stesse componenti hardware e software che sono disponibili per il servizio iCloud di Apple. L’Autorità ha elementi per ritenere che i fornitori terzi di servizi cloud consumer potrebbero non essere posti nelle stesse condizioni del servizio iCloud di Apple, perché non sembrano avere accesso alle stesse componenti utilizzate o comunque rese disponibili al servizio iCloud. A titolo di esempio, sembrerebbe che Apple non consenta ai servizi per gli utenti finali di cloud storage alternativi di utilizzare le componenti di iOS e iPadOS che permettono di effettuare il backup integrale dei dati presenti sui dispositivi, consentito invece al servizio iCloud di Apple.
Dona: «Concorrenza si può avere solo con l’osservanza degli obblighi»
«Si faccia subito chiarezza», ha affermato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, sottolineando che la concorrenza «si può avere solo con l’osservanza dell’obbligo di interoperabilità del sistema operativo, altrimenti l’egemonia industriale diventa un monopolio a tutti gli effetti e i consumatori vengono danneggiati, sia con prezzi maggiori sia con minori servizi disponibili tra cui scegliere». Federconsumatori ha espresso soddisfazione per l’indagine, evidenziando che questa «risulta importante non solo perché tutela i cittadini che fruiscono di tale servizio, ma anche perché si tratta della prima volta in cui l’Agcm esercita i poteri previsti dall’articolo 38 del Digital markets act».
Russia, Putin convoca le elezioni parlamentari il 20 settembre
Vladimir Putin ha firmato il decreto che stabilisce la data delle prossime elezioni legislative della Federazione Russa, le prime dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina: si terranno il 20 settembre. La tornata elettorale rappresenterà un importante test per valutare la flessione della popolarità dello zar (rieletto nel 2024 per un altro mandato presidenziale di sei anni) e del suo partito, Russia Unita, dopo oltre quattro anni di conflitto. Nel 2021 la formazione guidata da Putin aveva vinto le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato – camera bassa dell’Assemblea federale – con il 49,8 per cento dei voti, aggiudicandosi 324 seggi, mentre nella tornata del 2016 era arrivato al 54,2 per cento, conquistando 343 seggi.
La Germania respinge l’offerta di UniCredit per Commerzbank
Il governo federale tedesco ha respinto ufficialmente l’offerta di acquisizione di UniCredit per Commerzbank, affermando di sostenere l’indipendenza dell’istituto di credito guidato da Bettina Orlopp, visto «il ruolo importante nel finanziamento dell’economia nazionale e del settore delle medie imprese». Lo ha reso noto l’Agenzia delle Finanze di Berlino, che gestisce la partecipazione statale di oltre il 12 per cento in Commerzbank, la quarta più grande banca della Germania.

Berlino: «Approccio aggressivo di UniCredit e offerta non adeguata»
«Accettare l’offerta non era già un’opzione dal punto di vista finanziario, in quanto non prevedeva un premio adeguato rispetto all’attuale prezzo delle azioni di Commerzbank», sottolinea il governo di Berlino, evidenziando poi «l’approccio aggressivo di UniCredit». La Germania si oppone fermamente all’operazione fin da quando l’istituto di credito italiano guidato da Andrea Orcel ha reso nota la sua partecipazione in Commerzbank, quasi due anni fa: 26 per cento del capitale in via diretta e un’ulteriore posizione di circa il 4 per cento tramite total return swap. A metà marzo UniCredit ha annunciato l’offerta pubblica di scambio, iniziata il 5 maggio e la cui chiusura – prevista in origine per oggi – è stata posticipata al 3 luglio.

Avviata un’indagine per possibile manipolazione del mercato
La vicenda UniCredit-Commerzbank si è inoltre arricchito di un altro capitolo: la Procura di Francoforte ha infatti confermato di aver avviato un’indagine preliminare su una possibile manipolazione del mercato in relazione all’offerta pubblica di scambio. L’inchiesta fa seguito a una denuncia penale presentata dal consiglio dei lavoratori di Commerzbank, pervenuta alla procura il 14 giugno.
Ucciso in Polonia il dissidente russo Semyon Skrepetsky
Semyon Skrepetsky, artista russo che viveva in Polonia dal 2021, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco a Biala Podlaska. Lo riportano i media locali e lo conferma Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, ricordando che Skrepetsky aveva partecipato alle proteste a Venezia contro la riapertura del padiglione russo alla Biennale. Noto per le sue caricature di politici, aveva realizzato ritratti satirici del presidente Vladimir Putin, dell’omologo bielorusso Alexander Lukashenko, del leader ceceno Ramzan Kadyrov e del defunto leader dell’opposizione russa Alexei Navalny. Tre giorni prima di essere ucciso, in occasione della Giornata della Russia, si era recato a Berlino dove aveva inscenato una protesta solitaria con una caricatura di Joseph Stalin e Putin. Sarebbero due i suoi assassini, uno dei quali è stato arrestato vicino al consolato bielorusso della cittadina polacca.
Sabotaggi sulla linea dell’Alta Velocità, arrestati sette anarchici
Sette anarchici sono stati arrestati con l’accusa di aver costituito e organizzato una compagine criminale per compiere atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico. In particolare la Digos ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere e due di arresti domiciliari, emesse dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica.
L’attentato sulla linea Alta Velocità Roma-Firenze e la rivendicazione
Due degli arrestati sono anche accusati di aver avuto una parte attiva nell’attentato sulla linea Alta Velocità Roma-Firenze avvenuto il 14 febbraio tramite l’uso di esplosivi rudimentali, che hanno provocato gravi danni all’infrastruttura per un costo di ripristino pari a 455 mila euro. Questo sabotaggio, così come un altro effettuato sulla linea Roma-Napoli, era stato rivendicato sul sito web ispiraazione.noblogs.org, creato qualche mese prima, tramite un comunicato che faceva riferimento alla concomitanza con le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina. Tra gli obiettivi del gruppo, radicato a Roma ma in relazione con realtà affini individuabili nelle aree di Bologna, Forlì-Cesena, Milano e Napoli, anche quello di mantenere attiva la mobilitazione contro il regime del 41bis a cui è sottoposto l’anarchico Alfredo Cospito.
Torre Milano, tutti assolti nella prima sentenza
Sono stati tutti assolti in primo grado, perché il fatto non costituisce reato, gli otto imputati per abuso edilizio e lottizzazione abusiva in relazione al caso del grattacielo Torre Milano di via Stresa a Milano. Lo ha deciso la giudice Paola Braggion della settima penale. La pm Marina Petruzzella aveva chiesto otto condanne e anche la confisca dell’edificio. Secondo le accuse, la Torre era stata costruita come se fosse una ristrutturazione e non una nuova costruzione e attraverso una semplice Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività. Per la procura il permesso di costruire era stato concesso senza previo piano attuativo, ma solo con un’autodichiarazione. Ai funzionari pubblici veniva contestato di aver concorso (dolosamente) o cooperato (colposamente) a tale realizzazione rilasciando un titolo illegittimo e redigendo una delibera dirigenziale che rendeva possibile tale costruzione in contrasto con norme statali fondamentali, e senza provvedere alla redazione di piano attuativo.
Il tribunale: «Imputati in buona fede, regole cambiate solo negli ultimi anni»
Ma, per il tribunale, gli imputati hanno agito in base alle regole che c’erano, che solo negli ultimi anni sono cambiate. E, in ogni caso,in buona fede senza dolo né colpa. Queste le ragioni dei magistrati, riportate da Repubblica: «Per tutti difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte Costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione. Inoltre, la prassi consolidata del Comune di Milano (…), avvallata dall’avvocatura comunale fino dal 2002, ratificata fino al 2023 e sostenuta dalla pacifica giurisprudenza amministrativa dei Tar e del Consiglio di Stato, consentiva l’intervento Torre Milano con il titolo effettivamente rilasciato alla società».
Vannacci aggancia Salvini nei sondaggi
Secondo l’ultima rilevazione Swg per il Tg La7 sulle intenzioni di voto, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci – grazie a un balzo di mezzo punto in una settimana – è arrivato al 5,3 per cento, agganciando la Lega di Matteo Salvini, che invece nel giro di sette giorni ha registrato un -0,3 per cento.

Continua dunque la caduta libera del Carroccio, che un mese fa secondo Swg era al 6,2 per cento e a inizio anno all’8,3. Di contro, prosegue l’ascesa dell’ex generale, lanciato in politica proprio da Salvini.

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Gli altri partiti
Per quanto riguarda gli altri partiti, Fratelli d’Italia è al 27,9 per cento: meno quattro decimi in una settimana. Alle spalle dei meloniani si consolida il Partito democratico, in crescita minima al 22,1 per cento (+0,1), seguito dal Movimento 5 Stelle che sale al 13,3 per cento (+0,2). Sale anche Forza Italia, che arriva al 7,2 per cento (+0,2). Resta stabile la quota di Alleanza Verdi e Sinistra, che si conferma al 6,5 per cento. Leggero calo di Azione, che scende al 3,5 per cento (-0,1). Stabile Italia Viva al 2,4 per cento. Poi ci sono +Europa all’1,6 per cento (+0,1) e Noi Moderati all’1,1 per cento (-0,1).
La sfida della trasformazione digitale italiana passa da competenze e integrazione
La trasformazione digitale delle organizzazioni non si esaurisce nell’adozione di nuove tecnologie. Dietro l’aggiornamento dei sistemi di un ospedale, la digitalizzazione dei servizi di un comune o la messa in sicurezza delle reti di una realtà strategica esiste un lavoro complesso che richiede competenze specialistiche, capacità di integrazione e continuità operativa. In un contesto sempre più interconnesso, la sfida non è soltanto implementare nuove soluzioni, ma garantirne il funzionamento e l’evoluzione nel tempo.
La digitalizzazione richiede competenze e continuità
In Italia, il percorso di innovazione procede a velocità differenti tra settori e territori. Le infrastrutture pubbliche e private, dai sistemi amministrativi agli ambienti industriali più complessi, devono confrontarsi con esigenze sempre più articolate in termini di sicurezza, interoperabilità e conformità normativa. In questo scenario emerge il ruolo dei partner tecnologici in grado di accompagnare le organizzazioni lungo l’intero ciclo di vita dei progetti. La capacità di comprendere il contesto operativo, conoscere i vincoli regolatori e garantire supporto continuativo rappresenta infatti un elemento sempre più rilevante per il successo delle iniziative di trasformazione.
Il ruolo di Zenita Group
Tra le realtà attive in questo ambito figura Zenita Group, polo italiano di ingegneria digitale che opera nei settori della sicurezza, della pubblica amministrazione e delle infrastrutture intelligenti. Il gruppo conta oltre 1.500 specialisti distribuiti in più di 20 sedi sul territorio nazionale e una presenza internazionale in diversi Paesi. L’approccio adottato punta a seguire i clienti lungo tutte le fasi del percorso tecnologico, dalla progettazione delle soluzioni fino alla gestione operativa, con l’obiettivo di garantire continuità e integrazione tra sistemi e processi.
Cybersecurity e protezione delle infrastrutture critiche
Uno degli ambiti di attività riguarda la sicurezza informatica e la protezione delle infrastrutture strategiche. La crescente esposizione ai rischi cyber ha infatti reso necessario investire in strumenti capaci di rafforzare il monitoraggio, la prevenzione e la risposta agli incidenti. In questo settore, Zenita Group ha sviluppato un patrimonio di tecnologie proprietarie e brevetti legati a settori come computer vision, Internet of Things e cyber defence. Soluzioni progettate per operare in contesti ad alta criticità, dove affidabilità e continuità rappresentano requisiti essenziali.
Innovazione nella pubblica amministrazione
La digitalizzazione della pubblica amministrazione rappresenta un altro fronte strategico per il sistema Paese. Tra le aree maggiormente interessate dai processi di innovazione figurano le procedure concorsuali, che negli ultimi anni hanno registrato una crescente spinta verso l’adozione di piattaforme digitali. Il Gruppo ha sviluppato soluzioni dedicate alla gestione dei concorsi pubblici su larga scala, con l’obiettivo di semplificare le procedure, ridurre i tempi organizzativi e garantire elevati standard di trasparenza e tracciabilità.
Mobilità, edifici intelligenti e città connesse
L’evoluzione delle città e dei servizi urbani passa anche attraverso la diffusione di sistemi intelligenti capaci di integrare dati, reti e servizi. Mobilità, smart building e gestione del territorio sono oggi settori sempre più orientati verso modelli basati sull’interconnessione e sull’analisi delle informazioni in tempo reale. Per amministrazioni e gestori di servizi, la sfida consiste nel realizzare soluzioni che non siano soltanto efficienti nella fase iniziale, ma che mantengano nel tempo livelli adeguati di affidabilità, sicurezza e sostenibilità operativa. Ciò che accomuna tutti gli ambiti è la crescente necessità di disporre di competenze specialistiche e capacità di gestione diretta delle componenti più critiche dei progetti tecnologici. In questo contesto, Zenita Group ha costruito il proprio modello operativo puntando sullo sviluppo di competenze proprietarie e sulla gestione interna delle principali attività tecnologiche, così da offrire continuità ai clienti e supportare la realizzazione di progetti destinati a evolvere nel lungo periodo.
FdI si prende anche Rai Parlamento: via il direttore Giuseppe Carboni
Dopo Gian Marco Chiocci al Tg1, Marco Lollobrigida a RaiSport e Nicola Rao alle Radio, Fratelli d’Italia si prende anche Rai Parlamento, testata che si occupa di seguire i lavori delle Camere e dare a voce a deputati e senatori. Giuseppe Carboni (area Movimento 5 stelle) lascerà la direzione e verrà sostituito dalla vice Francesca De Martino, storico volto della testata in quota FdI.
La sostituzione avverrà in occasione del consiglio d’amministrazione in programma il 18 giugno.

Corsini è attualmente in causa con la Rai
Corsini è peraltro in causa con la Rai per demansionamento: dopo aver diretto il Tg1 dal 2018 al 2021, era stato lasciato senza incarichi per due anni prima di ricevere nel 2023 il timone di Rai Parlamento. Cosa evidentemente poco gradita, visto che nei mesi successivi – come ricostruito dal Foglio – aveva iniziato a registrare i dialoghi con Felice Ventura, capo del personale Rai da diversi anni, che si sarebbe lasciato andare con retroscena e commenti su altri direttori e dipendenti della tv pubblica. Dal punto di vista della destra un ulteriore motivo per allontanare Carboni, oltre al fatto che non è lontano dalla pensione.
Trump al G7: «Venerdì riapre Hormuz, ora tocca all’Ucraina»
Dal G7 di Evian-les-Bains, sulla riva francese del lago Lemano, Donald Trump ha elogiato «l’ottimo lavoro» fatto per raggiungere l’accordo con l’Iran e assicurato che «venerdì Hormuz sarà completamente riaperto». Dopo aver incassato la promessa di un contributo degli alleati per il ritorno della libera navigazione nello Stretto, ha affermato che «è giunta l’ora di concentrarsi sull’Ucraina». «Ieri abbiamo avuto un’ottima conversazione con il presidente Zelensky e con il presidente Putin e vedo la possibilità di fare qualcosa anche su quel fronte», ha detto. «Credo che entrambi siano aperti a una soluzione». Il leader ucraino ha rivelato di aver suggerito a Trump un incontro a tre con l’omologo russo negli Stati Uniti. «Un formato che renderebbe molto più difficile al presidente russo rifiutare», ha spiegato, ricordando come tutti gli appelli rivolti finora al capo del Cremlino siano caduti nel vuoto.
Summit ASEAN di Kazan: perché il Sud-Est asiatico torna da Putin
Il Sud-Est asiatico vola in massa in Russia, mettendo da parte la guerra in Ucraina che aveva causato non poche tensioni nelle relazioni tra la regione e il Cremlino. Mercoledì e giovedì si svolge infatti a Kazan il summit Russia-ASEAN. Formalmente, l’evento serve a celebrare i 35 anni delle relazioni tra Mosca e l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico. Politicamente, però, è un segnale rilevante di una Russia che riannoda i fili con una regione chiave per gli equilibri strategici globali.
La scelta di Kazan come sede dell’incontro dice già molto, visto che si tratta di una città simbolo della Russia eurasiatica, musulmana, multiculturale e già usata per proiettare l’immagine di un Paese ponte tra Europa, Asia e mondo non occidentale.
Non a caso, Vladimir Putin aveva scelto Kazan anche per ospitare il summit dei BRICS del 2024.

La presidenza filippina amplifica la portata del summit
L’evento sarà co-presieduto da Putin e da Ferdinand Marcos Junior, il presidente delle Filippine, Paese che per il 2026 ha anche la presidenza di turno dell’ASEAN. Un dettaglio che amplifica la portata del summit, visto che Manila è un alleato formale degli Stati Uniti e si era molto allontanata da Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina. Non solo. Negli anni scorsi, Marcos ha rafforzato l’accesso militare americano alle basi filippine e mantiene una linea durissima contro la Cina nel Mar Cinese Meridionale. Eppure Marcos va a Kazan, incontra Putin e discute di sicurezza alimentare, sicurezza energetica e possibili forme di cooperazione nucleare. Questo non significa che Manila stia cambiando campo. Significa piuttosto che le Filippine vogliono dimostrare due cose: la presidenza ASEAN dialoga con tutti i partner, inclusa la Russia, e la politica estera filippina resta formalmente indipendente anche dentro una cornice di alleanza con Washington.

Singapore presente nonostante il gelo con Mosca
Molto significativa anche l’annunciata presenza del primo ministro di Singapore, Lawrence Wong. Prima visita di un leader della città-Stato in Russia dall’inizio della guerra in Ucraina. Nonché il primo contatto politico di questo livello dopo il drastico deterioramento delle relazioni bilaterali nel 2022.
Singapore è stato l’unico Paese ASEAN ad adottare sanzioni autonome contro Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina, condannando apertamente quella che il ministro degli Esteri Vivian Balakrishnan definì una violazione grave del diritto internazionale e un precedente inaccettabile per un piccolo Stato la cui sicurezza dipende dal rispetto della sovranità territoriale. In risposta, la Russia inserì Singapore nella lista dei Paesi ostili.
Secondo i media di Singapore, l’annunciata presenza di Wong non sarebbe il segnale di una normalizzazione delle relazioni né un cambiamento della posizione sull’Ucraina, ma evidenzierebbe la volontà della città-Stato di preservare l’unità e la centralità dell’ASEAN, evitando che il dialogo con la Russia venga monopolizzato dai membri più vicini a Mosca, come Vietnam o Laos. Allo stesso tempo, per Mosca la partecipazione di Singapore è importante anche al di là di eventuali bilaterali o accordi, perché potrebbe essere presentata come una dimostrazione del fatto che nemmeno i Paesi che hanno imposto sanzioni intendono interrompere completamente il dialogo.

Putin può ritagliarsi il ruolo di mediatore tra Cambogia e Thailandia
Annunciata anche la presenza di Prabowo Subianto, presidente dell‘Indonesia. L’ex generale del dittatore Suharto è un habitué dei viaggi in Russia, dove si è già recato nei mesi scorsi. Giacarta è d’altronde uno degli interlocutori più interessanti per Mosca: grande economia, membro dei BRICS, Paese non allineato e potenziale partner in energia, grano, difesa e nucleare civile. Cambogia e Thailandia, coinvolte l’anno scorso in violenti scontri lungo il confine conteso, saranno rappresentate dai rispettivi capi di governo, vale a dire i premier Hun Manet e Anutin Charnvirakul. Non sono esclusi scambi tra Phnom Penh e Bangkok, con Putin che potrebbe provare a ritagliarsi il ruolo di facilitatore del dialogo tra i due contendenti.

La diplomazia del bambù vietnamita
Il Vietnam sarà rappresentato dal primo ministro Le Minh Hung. Per Hanoi, il vertice è quasi naturale, visto che è storicamente il partner più solido di Mosca nel Sud-Est asiatico, soprattutto su difesa ed energia.
Hanoi non vuole però farsi intrappolare in un asse anti-occidentale. La sua diplomazia del bambù punta a mantenere rapporti forti con Russia, Cina, Stati Uniti, Giappone, India ed Europa. A Kazan il Vietnam cercherà quindi di rafforzare il ruolo di ponte tra ASEAN e Russia, ma senza compromettere la propria apertura verso Washington e Bruxelles. Non a caso, non è presente il presidente To Lam.
La normalizzazione del governo birmano
Non dovrebbe esserci nemmeno Min Aung Hlaing, generale golpista da poco nominato presidente “civile” del Myanmar dopo che si sono svolte elezioni senza opposizione. Mosca resta uno dei partner più importanti della giunta, soprattutto in campo militare ed energetico, ma l’ASEAN non vuole che il vertice di Kazan diventi una riabilitazione piena del regime birmano. Sin qui, il blocco ha limitato o escluso la presenza dei vertici militari birmani agli incontri regionali dopo il golpe del 2021. La tendenza è comunque quella di una normalizzazione del governo di Min Aung Hlaing, tanto che l’ex capo dell’esercito (dimessosi formalmente per ottenere la presidenza del Paese) è stato in visita sia in India che in Cina nel giro di poche settimane.

Gli obiettivi politici ed economici del Cremlino
Gli obiettivi della Russia sono sostanzialmente due. Il primo è politico: Mosca vuole dimostrare di non essere isolata e rafforzare la retorica dell’ordine multipolare. Putin presenterà l’ASEAN come esempio di regionalismo non occidentale, fondato su consenso, non interferenza e rispetto della sovranità. Il secondo è economico: vendere energia, fertilizzanti, cereali, tecnologia nucleare civile e servizi logistici. Il Sud-Est asiatico è importatore netto di energia in molti suoi mercati, ha bisogno di fertilizzanti per sostenere la produzione agricola, cerca fornitori alternativi e non vuole dipendere eccessivamente da rotte vulnerabili o da un solo partner.
La Russia non può competere con la Cina come investitore infrastrutturale totale, né con gli Stati Uniti come garante di sicurezza marittima, ma può inserirsi in nicchie ad alto valore strategico.

Il Sud-Est asiatico vuole mantenere margine di manovra
Dal lato ASEAN, l’obiettivo è invece quello di preservare spazio di manovra. I Paesi del Sud-Est asiatico vogliono continuare a parlare con Mosca senza essere percepiti come filo-russi. Vogliono benefici materiali senza pagare costi diplomatici eccessivi. Vogliono energia, fertilizzanti, turismo, studenti, tecnologia e forse investimenti, ma senza “importare” la polarizzazione della guerra in Ucraina. Per questo, i documenti finali dovrebbero concentrarsi su cooperazione pratica, non su dichiarazioni politiche. Il loro linguaggio sarà probabilmente prudente: sicurezza alimentare, energia, scienza e tecnologia, commercio, investimenti, turismo, educazione, cultura, scambi people-to-people, forse cybersecurity, città intelligenti e connettività.
Il Cremlino vuole trasformare il vertice in prova visiva dell’ascesa del mondo multipolare. L’ASEAN cercherà di trasformarlo in un esercizio di autonomia diplomatica. Marcos, più di tutti, incarnerà questa ambiguità: alleato degli Stati Uniti, avversario della Cina e interlocutore di Putin.
Dall’estero: Aria di pandemia? Negli Stati Uniti si preparano riguardando Contagion
Il film del 2011 diretto da Soderbergh aveva già avuto un primo momento di gloria nel 2020
Secondo i dati della piattaforma di streaming, il film più visto su HBO Max negli Stati Uniti, in questo momento, è un thriller di quindici anni fa. Contagion, arrivato nel catalogo HBO due settimane fa (e disponibile in Italia su HBO Max e Prime Video), ha attirato l'attenzione del pubblico, e non difficile capirne il motivo. Il film del 2011, diretto da Steven Soderbergh (Ocean's Eleven), racconta attraverso un cast corale di cui fanno parte Jude Law, Marion Cotillard, Laurence Fishburne, Matt Damon e Kate Winslet le prime fasi di una pandemia e le misure sanitarie... - Leggi l'articolo
CINEMA - Dall'estero - 16 giugno 2026 - articolo di Angela Bernardoni
Editoria: Nei labirinti di Lanfranco Fabriani
Un nuovo libro dell'UCCI, il burocraticissimo ufficio del servizio segreto temporale italiano, con una serie di racconti e un romanzo breve inedito.
La fantascienza italiana non conta moltissime "saghe", ma tra quelle poche una delle più apprezzate è senza dubbio la serie dell'UCCI, L'Ufficio Centrale Cronotemporale Italiano, creata da Lanfranco Fabriani. Vincitrice di ben due premi Urania con i primi due romanzi, Lungo i vicoli del tempo e Nelle nebbie del tempo, dopo il passaggio a Delos Digital si è arricchita di altri due romanzi, Il lastrico del tempo e L'alba del tempo, a cui ora si aggiunge il volume I labirinti del tempo: una raccolta di racconti nella quale Fabriani si diverte proprio ad andare avanti e... - Leggi l'articolo
Editoria: Il palazzo degli Ori di Brugnoli
Tra pinguini in fuga e l’afa solstiziale, il sangue macchia un noto Palazzo a via Merulana.
Tra gli autori che si fanno notare più spesso nel settore della storia alternativa e dello steampunk c'è Alessio Brugnoli, al terzo romanzo pubblicato nella collana Ucronica curata da Giampietro Stocco (dopo Io, Druso, un seguito-omaggio a De belle alieno, e Tuono d'estate che immagina un'Italia governata da Gabriele D'Annunzio. Proprio in questa ambientazione si svolge anche il nuovo romanzo, Al Palazzo degli Ori. Al Palazzo degli Oridi Alessio BrugnoliTra pinguini in fuga e l’afa solstiziale, il sangue macchia un noto Palazzo a via Merulana.Roma, giugno... - Leggi l'articolo
Emirati, i presunti miliardi all’Iran e il prezzo della ‘pace’
C’era una volta un emirato dalla pelle spessa e dalla carne amara. Lo ripetevano con quel sorriso da brochure di lusso, mentre i droni iraniani solcavano il Golfo: noi no, noi siamo duri, mordeteci pure, vi resta l’amaro in bocca. Bel claim. Funzionava benissimo, finché qualcuno non si è messo a contare i missili. Perché i conti, alla fine, non tornavano.
I dubbi circa lo stop degli attacchi iraniani sugli Emirati
Nell’ultimo mese l’Iran ha rovesciato missili e droni su Kuwait e Bahrain con la metodicità di chi timbra il cartellino. E sugli Emirati? Silenzio. L’ultimo colpo diretto è del 4 maggio, il porto di Fujairah, e da allora nulla. Strano, per il bersaglio che a inizio guerra era stato preso a sassate più di chiunque altro. Strano che la furia di Teheran, così democratica nel distribuire spavento ai vicini, avesse improvvisamente sviluppato un occhio di riguardo proprio per i feroci leoni del deserto. Il mistero è durato esattamente fino al 12 giugno, quando Reuters ha messo nero su bianco la spiegazione più antica del mondo. Gli Emirati avrebbero accettato di sbloccare miliardi di dollari per l’Iran. Quattro le fonti citate. Una «tactical shift», la chiamano i diplomatici con quel pudore lessicale che serve a non dire la parola giusta. La parola giusta sarebbe pizzo. Dieci miliardi secondo due fonti, oltre tre già consegnati; 20 secondo altre due, in cambio dello stop agli attacchi contro Abu Dhabi. La pelle spessa, scopriamo, regge benissimo ai droni. Molto meno al bonifico.

L’ipotesi dello sblocco dei fondi congelati e la smentita di Abu Dhabi
Reuters dice di non essere riuscita a stabilire da dove vengano questi soldi: se siano emiratini, se arrivino da conti iraniani congelati da tempo dentro il sistema bancario degli Emirati, o se piovano da altrove. Prendiamo l’ipotesi numero due, la più maliziosa e la più probabile. Significa che Mohammed bin Zayed Al Nahyan, il grande stratega del Golfo, l’uomo che gioca a scacchi mentre gli altri giocano a dama, si sarebbe comprato l’immunità restituendo a Teheran soldi che erano già di Teheran. Tenuti in cassaforte, e ora ridati al mittente con tanto di inchino. Non un riscatto: una restituzione mascherata da generosità. Chapeau, davvero. Naturalmente è arrivata la smentita. Sabato mattina, categorica, indignata. Nessun fondo iraniano rilasciato, nessun trasferimento, falso tutto. A completare il quadretto, un funzionario emiratino ha offerto la versione poetica: la nostra politica estera è guidata dalla de-escalation, dalla riduzione delle tensioni, dalla pace duratura. Tradotto dal diplomatichese: paghiamo. Ma paghiamo bene, con musica di sottofondo e una citazione sulla stabilità regionale. Perché un conto è cedere al ricatto, un altro è cedere al ricatto facendo finta di essere Gandhi.

Così è finita la favola dell’emirato indomito
Il punto non è la viltà o presunta tale. Perché comprarsi la pace sarebbe perfino saggio quando l’alternativa è vedersi spegnere le raffinerie. Se fosse confermata la notizia, il punto semmai è la sceneggiata che l’ha preceduta. Mesi a vendere la favola dell’emirato indomito, del partner affidabile, dello scoglio su cui si infrange l’onda persiana, mentre nello stesso identico arco di tempo si apriva un canale dorato per convincere quell’onda a infrangersi cortesemente altrove. Su Kuwait e Bahrain, per esempio, che non avevano evidentemente la liquidità giusta per negoziare la propria tranquillità. Due Stati che pagano il conto di chi se l’è cavato pagando. Ed è questa la firma del personaggio, se è davvero come sembra. Lo stratega che ammirano in mezzo mondo, l’uomo dei dossier e delle visioni a 30 anni, alla resa dei conti fa una sola mossa: tira fuori il libretto degli assegni. Avrebbe tradito i vicini lasciandoli sotto tiro per affidarsi all’unico linguaggio che ha mai parlato davvero, quello del denaro. Possibilmente non suo. È una lungimiranza tutta particolare: quella di chi vede lontano solo fin dove arriva il bonifico.
La mossa di MBZ potrebbe aver oliato la diplomazia trumpiana
Il contesto, perché nessuno pensi a una bizzarria isolata, è la fase finale del memorandum tra Washington e Teheran. La firma è prevista per il 19 giugno a Ginevra, sul tavolo ci sono l’estensione della tregua e la riapertura di Hormuz. Dentro questa cornice, la mossa emiratina, vera o ancora in negoziato, è il lubrificante finanziario che avrebbe permesso alla diplomazia di Trump di incontrare le pretese di sicurezza iraniane senza che i due ego in gioco abbiano dovuto cedere nulla in pubblico. Qualcuno doveva mettere i soldi sul tavolo perché la pace fosse “merito” di tutti. Indovinate chi si è offerto, con quale entusiasmo, e con quali soldi.

Resta una cautela. Le fonti potrebbero aver fotografato una trattativa e non un fatto compiuto; la smentita, per quanto goffa, andrà battuta su una conferma indipendente della prima tranche prima di chiudere il cerchio. Ma il movente c’è, l’occasione c’è, e soprattutto c’è quel buco di un mese nel calendario degli attacchi che nessun comunicato sulla pelle spessa riuscirà mai a riempire. Per ora accontentiamoci della lezione, che è vecchia quanto il Golfo. Il coraggio si grida, la paura si tace, e la differenza tra i due la versa una banca. Gli Emirati l’hanno capito prima di tutti, come sempre. Solo che stavolta, forse, l’hanno pagata con i contanti di chi li stava bombardando. Pelle spessa, sì. Ma il portafoglio, quello, l’hanno aperto subito.
Fox compra la piattaforma di streaming Roku: operazione da 22 miliardi di dollari
Fox ha raggiunto un accordo preliminare con Roku per rilevare la piattaforma di streaming disponibile negli Stati Uniti, in Canada, in Messico e nel Regno Unito. Lo hanno annunciato le due società. Fox ha valutato Roku 22 miliardi di dollari, somma che pagherà in denaro e in azioni. L’operazione, si legge in una nota, verrà chiusa nella prima metà del 2027. Anthony Wood, fondatore e ceo di Roku Anthony Wood entrerà nel cda della nuova società.
L’acquisizione di Roku era cruciale per Fox
Negli ultimi anni Fox si è cimentata nello streaming, lanciando il suo servizio concorrente di Fox One nel 2025 dopo aver rilevato nel 2020 Tubi, una delle principali piattaforme rivali di Roku. Ma finora non è riuscita a imporsi in un mercato dominato da YouTube, Netflix, Amazon, Disney+, HBO Max e Paramount+. Con l’approvazione preliminare da parte delle autorità di regolamentazione statunitensi per la fusione tra Warner Bros. Discovery e Paramount Skydance, l’acquisizione di Roku – che ha oltre 100 milioni di utenti – da parte di Fox era diventata cruciale.
Il caso della chat sessista degli autisti Atm con le foto delle passeggere
L’Atm, ovvero l’azienda dei trasporti di Milano, ha aperto un’indagine interna su una chat di WhatsApp chiamata ‘Staff Ticinese’ in cui alcuni dipendenti si scambiavano foto di passeggere, corredandole da commenti sessisti. Il caso è stato aperto dalla segnalazione di una passeggera che, viaggiando sul tram 15 da piazza Duomo a Rozzano accanto un uomo con la divisa da autista, ha notato lo scambio in chat di quelle che sembravano fotogrammi delle riprese dei sistemi di videosorveglianza dei mezzi pubblici, accompagnate da commenti sessisti e frasi oscene. La passeggera ha fotografato la schermata e ha deciso di segnalare l’accaduto.
Quanto successo è stato poi reso pubblico sui social dalla scrittrice Carlotta Vagnoli: «Un’ennesima chat in cui corpi di donne ignare di essere riprese vengono scambiati e commentati con violenza e sessismo tra colleghi: il caso stavolta colpisce il trasporto pubblico milanese, poiché a passarsi i fotogrammi delle telecamere di sicurezza sono alcuni autisti dei mezzi meneghini».
Atm: «Agiremo rispetto a qualsiasi irregolarità commessa»
Atm «si è prontamente attivata con la massima attenzione per fare piena luce sull’episodio, per verificare il corretto uso degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città», si legge in una nota dell’azienda, che ha ammesso un «uso improprio di immagini delle telecamere di bordo». E poi: «Crediamo fermamente nel rispetto come valore fondante e non negoziabile. Agiremo in ogni sede opportuna rispetto a qualsiasi irregolarità commessa».
