Morto Stefano Makula, re dell’apnea: aveva 68 anni

Addio a Stefano Makula, 28 volte primatista mondiale in varie specialità dell’apnea. Aveva 68 anni. A dare la notizia del decesso la Federazione Italiana Pesca Sportiva Attività Subacquee e Nuoto Pinnato. Appassionatissimo di apnea sin da giovane, aveva iniziato l’attività agonistica nel 1977. «Un anno dopo, nel 1978, ha stabilito il suo primo record di profondità (-50 m in assetto costante), al quale ne sono seguiti poi altri 27 in varie specialità, tra cui la dinamica sia in piscina che in mare», ricorda la Fipsas. Fu proprio Makula, sul finire degli Anni 80, a lanciare l’apnea “orizzontale”.

La carriera da record di Stefano Makula

Nel 1980 raggiunse i 58 metri, migliorandosi ulteriormente negli anni successivi fino ai 66 metri del 1987 a Capri. In assetto variabile, invece, il primo record risale al 1988, quando Makula raggiunse i 102 metri nelle acque di Giannutri, superando di un metro il precedente primato di Enzo Maiorca. Insieme all’altro big italiano e al francese Jacques Mayol, Makulal viene considerato uno dei precursori dell’apnea, alla quale ha dedicato tutta la sua vita, prima come agonista e poi come formatore.

Morto Stefano Makula, re dell'apnea: aveva 68 anni. Insieme a Enzo Maiorca e Jacques Mayol è considerato uno dei precursori della disciplina.
Stefano Makula (Ansa).

L’incidente del 1989 e l’apnea in orizzontale

Il 21 ottobre 1989, a Ponza, era previsto il nuovo record di profondità a 110 metri in assetto variabile. Raggiunto la profondità massima, Makula avvertì un malore e fu costretto ad una risalita rapida fino ai 20 metri, raggiunti i quali ebbe una perdita di coscienza. Il suo cuore smise di battere e solo l’intervento dello staff medico che gli salvò la vita. Dopo l’incidente, Makula fu costretto per qualche anno a interrompere l’attività e si specializzò in una nuova sfida di apnea non più verticale ma orizzontale, lanciando i record di lunghezza, in piscina ma anche in mare.

Suoi i primi corsi di apnea con i disabili

«Persona estremamente ironica e genuina, Stefano Makula, oltre che per le numerosissime imprese sportive, merita di essere ricordato anche per le sue straordinarie doti umane, che lo hanno reso un grandissimo uomo prima ancora che un formidabile campione», scrive la Fipsas. Suoi i primi corsi di apnea con i disabili, continuati fino al maggio del 2023, dove, insieme alla Fipsas, ha proposto il format “DisabilidaMare” a Castellammare del Golfo.

Bonucci, l’Aic sostiene il calciatore: «Calpestata la dignità»

L’associazione italiana calciatori si è schierata al fianco di Leonardo Bonucci. Dopo 13 anni alla Juventus con un solo anno in mezzo al Milan, l’avventura del difensore in maglia bianconera sta per chiudersi. E quello che sarebbe potuto essere un passaggio naturale (il giocatore ha 36 anni), avverrà invece nel peggiore dei modi. Il tecnico Massimiliano Allegri ha fatto sapere a inizio estate di non volere più il giocatore in rosa, invitandolo a cercarsi squadra. Una scelta avallata dalla nuova dirigenza juventina e che non è piaciuta all’associazione italiana calciatori, così come testimoniato dal presidente Umberto Calcagno.

Bonucci, l'Aic sostiene il calciatore: «Calpestata la dignità»
Leonardo Bonucci in Nazionale (Getty).

Calcagno: «Precluse opportunità importanti, è il capitano della Nazionale»

In un’intervista all’Ansa Umberto Calcagno, numero uno dell’Aic, è sceso in campo: «La situazione che sta vivendo Leonardo Bonucci è paradossale: è oggettivamente fuori rosa, subisce condotte illegittime e vietate dall’ accordo collettivo, viene calpestata la sua dignità. La Juve lo deve reintegrare subito, sta subendo danni professionali gravi». E poi ha aggiunto: «È il capitano della Nazionale, al quale questa vicenda sta precludendo opportunità importanti, compresa la maglia azzurra. Bonucci è la punta dell’iceberg di numerose situazioni. Poi c’è chi, come lui, ha le spalle larghe e va avanti a petto in fuori, e chi invece subisce». Intanto il centrale azzurro è pronto a partire, destinazione o Roma sponda Lazio o Union Berlino. Su di lui ci sono gli interessamenti del suo ex allenatore Maurizio Sarri oppure dei tedeschi che dal campionato italiano hanno già riportato in Germania Robin Gosens.

Atp Cincinnati 2023, Alcaraz agli ottavi. Esordio vincente per Sonego

Carlos Alcaraz approda a fatica agli ottavi di finale del torneo Atp Masters 1000 di Cincinnati (cemento, montepremi 6.600.000 dollari). Lo spagnolo, numero 1 del mondo e prima testa di serie, supera l’australiano Jordan Thompson, numero 55 del ranking Atp e proveniente dalle qualificazioni, con il punteggio di 7-5, 4-6, 6-3 dopo due ore e 48 minuti.

Sonego qualificato al secondo turno 

Intanto Lorenzo Sonego raggiunge Jannik Sinner e Lorenzo Musetti tra gli italiani qualificati al secondo turno del torneo. L’azzurro, numero 39 del mondo, supera il russo Alexander Shevchenko, numero 88 del ranking Atp e proveniente dalle qualificazioni, con il punteggio di 6-3, 3-6, 6-3 in due ore e sei minuti. Adesso dovrà vedersela con lo statunitense Taylor Fritz.

Atp Cincinnati 2023, Alcaraz agli ottavi. Esordio vincente per Sonego
Lorenzo Sonego (Ansa)

Spalletti ct delll’Italia? Per De Laurentiis «la clausola è una questione di principio»

Se la Figc vuole Luciano Spalletti come ct della Nazionale dopo le dimissioni di Roberto Mancini, deve pagare la penale di tre milioni al Napoli. Lo ha messo nero su bianco De Laurentiis in una lunga nota ufficiale. Il club pantenopeo ha accettato l’anno sabbatico dell’allenatore dopo lo scudetto, ma si è tutelato inserendo una clausola in caso di ritorno del tecnico in panchina in questa stagione. Che, secondo il presidente, è valida anche per la Nazionale.

Spalletti ct delll’Italia dopo le dimissioni di Mancini? Per De Laurentiis «la clausola è una questione di principio»
Aurelio De Laurentiis (Imagoeconomica).

«Una questione di principio, che non riguarda solo il Napoli, ma l’intero sistema del calcio italiano»

«Per il Calcio Napoli tre milioni non sono certo molti, e per Aurelio De Laurentiis sono ancora meno. Ma la questione nel caso di specie non è di “vil denaro”, bensì una questione di principio, che non riguarda solo il Calcio Napoli, ma l’intero sistema del calcio italiano, che deve spogliarsi del suo atteggiamento dilettantistico per affrontare le sfide guardando al rispetto delle regole delle imprese, delle società per azioni, del mercato», si legge nella nota. «Ma fino a quando si consentirà che la “regola” sia la “deroga” il sistema calcio non si potrà evolvere e continueranno a esserci i “casi Spalletti” come continueranno a esprimersi “autorevoli” commentatori che non conoscono come vada gestita in modo sano un’impresa».

Spalletti ct delll’Italia dopo le dimissioni di Mancini? Per De Laurentiis «la clausola è una questione di principio»
Luciano Spalletti (Getty Images).

«Non ci si può fermare di fronte all’accollo di un milione lordo per anno per liberarlo dal suo vincolo contrattuale»

Dopo aver criticato la Federcalcio per la gestione del rapporto con Mancini, su Spalletti De Laurentiis ha detto che «non ci si può fermare di fronte all’accollo (pagare per conto dell’allenatore) di un milione lordo per anno per liberarlo dal suo vincolo contrattuale (impegno non solo verso il Napoli ma nei confronti di tutti i suoi milioni di tifosi)». E poi: «Pur avendo un ultimo anno di contratto con il Napoli, dopo aver vinto lo scudetto ha manifestato la volontà di prendersi un periodo di distacco dall’attività di allenatore poiché “molto stanco”. Per riconoscenza per il lavoro fatto, non ho battuto ciglio anche se avrei potuto chiedergli il rispetto del contratto. Gli ho quindi dato la possibilità di prendersi questo lungo periodo di riposo», ma chiedendo «garanzie sul rispetto di questo periodo sabbatico, inserendo una penale nel caso in cui il suo impegno fosse venuto meno».

Addio alla Nazionale, Mancini punta il dito contro Gravina

Roberto Mancini, fresco di addio all’Italia e prossimo ad accettare la corte dell’Arabia Saudita, che gli avrebbe proposto un contratto da 40 milioni annui per sedersi sulla panchina della Nazionale, ha parlato con Repubblica delle sue dimissioni, puntando il dito contro il presidente della Figc Gabriele Gravina: «Se avesse voluto, mi avrebbe trattenuto. Non l’ha fatto».

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Addio alla Nazionale, Mancini punta il dito contro Gravina: dietro alle dimissioni le forti tensioni con il presidente della Figc.
Roberto Mancini e Gabriele Gravina (Getty Images).

«Mi doveva dare tranquillità, lui non l’ha fatto e io mi sono dimesso»

«Ho cercato più volte di parlare con Gravina ed esporgli le mie ragioni. Gli ho spiegato che in questi mesi mi doveva dare tranquillità, lui non l’ha fatto e io mi sono dimesso», ha spiegato il Mancio, mettendo in chiaro il motivo per cui se n’è andato – solo apparentemente all’improvviso: «Si è mai visto un presidente federale che cambia lo staff di un ct? Gravina è da un anno che voleva rivoluzionarlo, io gli ho fatto capire che non poteva, che al massimo poteva inserire un paio di figure in più, ma che non poteva privarmi di due persone di un gruppo di lavoro che funzionava, che funziona e che ha vinto l’Europeo. Semmai sono io che potevo sostituire un membro dello staff […] Io potevo essere più duro, certo, ma pensavo lo capisse da solo».

Addio alla Nazionale, Mancini punta il dito contro Gravina: dietro alle dimissioni le forti tensioni con il presidente della Figc.
Roberto Mancini (Getty Images).

«Ho lasciato la Nazionale a 25 giorni dalla prossima partita, non tre»

Al di là delle ragioni, l’ormai ex allenatore ha lasciato in un momento delicato, a meno di un mese dai prossimi impegni dell’Italia. «Dovevo farlo prima? Può darsi. Ma io ho lasciato la Nazionale a 25 giorni dalla prossima partita, non tre. E penso di essere sempre stato corretto in questi anni», ha detto Mancini, precisando che l’addio all’Italia non c’entra niente con il probabile approdo in Arabia Saudita: «Quello che sto dicendo è indipendente da quello che potrà succedere in futuro e da dove andrò. Ora non voglio pensare a niente».

Inter, visite mediche per Carlos Augusto. E si sblocca l’affare Arnautovic

A pochi giorni dal debutto in campionato nella nuova stagione, l’Inter di Simone Inzaghi è pronta ad accogliere due nuovi elementi. Si tratta di Carlos Augusto e di Marko Arnautovic, che andranno a completare lo scacchiere nerazzurro. Il primo, terzino brasiliano classe 1999, potrebbe esordire già il 19 agosto prossimo contro la sua ex squadra. L’Inter, infatti, giocherà contro il Monza a San Siro, alle 20.45, nella prima giornata di Serie A. Diversi i tempi per il secondo.

Visite mediche per Carlos Augusto

Carlos Augusto nella mattinata del 14 agosto ha completato le visite mediche. L’affondo nerazzurro nella trattiva è arrivato nel weekend scorso. Non appena depositata la documentazione, l’esterno brasiliano diventerà un calciatore dell’Inter e già domani, a Ferragosto, potrebbe allenarsi con i compagni. Il calciatore è stato una vera rivelazione durante la passata stagione, con 6 gol in Serie A in 29 partite giocate. In totale con la maglia del Monza ne ha giocate 91 in tre anni, con 11 reti. Proviene dalle giovanili del Corinthians e ha vestito anche la maglia della nazionale con la selezione Under 20 del Brasile.

L'Inter completa l'organico con l'arrivo di Carlos Augusto e Marko Arnautovic
Carlos Augusto (Getty).

Arnautovic torna all’Inter dopo il triplete del 2010

Diversa la trattativa con il Bologna per riportare in nerazzurro Marko Arnautovic. La società vede nel calciatore austriaco il profilo giusto per rinfoltire un comparto, l’attacco, che ha faticato durante il precampionato e rimasto orfano di Edin Dzeko e Romelu Lukaku. Per la punta 34enne l’Inter sborserà una cifra intorno a otto milioni più due di bonus. Si tratta di un ritorno, perché Arnautovic ha già vestito la maglia nerazzurra nella stagione 2009/2010, giocando appena tre presenze proprio nell’anno del Triplete. Con il Bologna ha invece giocato, dal 2021 a oggi, 54 gare segnando 24 reti.

L'Inter completa l'organico con l'arrivo di Carlos Augusto e Marko Arnautovic
Arnautovic nel gennaio 2010 con la maglia dell’Inter in un match contro il Siena (Getty).

Grave infortunio per l’ex viola Lafont. Rischia un lungo stop

Durante la partita fra il Nantes e il Tolosa, nella giornata inaugurale della Ligue 1, il portiere dei gialloverdi Alban Lafont (ex Fiorentina) è stato costretto a lasciare il campo al 62esimo per un pesante infortunio. Dopo uno scontro in partita, il portiere ha dovuto abbandonare il terreno di gioco in barella. L’FC Nantes ha annunciato che il giocatore ha riportato la rottura di una costola e una contusione polmonare che ha causato uno pneumotorace, confermando l’assenza per diverse settimane.

Il post sui social e il saluto ai tifosi

Con un post sui social, il giocatore ha confermato il rischio di un serio problema e di un conseguente lungo stop: «Buonasera a tutti, probabilmente avrete visto. Lo shock di oggi è stato abbastanza violento e credo sia grave purtroppo», ha scritto su X, ex Twitter, aggiungendo: «In attesa di una diagnosi e di saperne di più per il futuro volevo già ringraziarvi per i vostri messaggi, e come si dice…a presto».

Spalletti in pole per la panchina della Nazionale: ma resta il nodo della clausola

Luciano Spalletti sarà il prossimo commissario tecnico della Nazionale italiana? L’ex allenatore di Roma, Inter e Napoli, fresco di scudetto e di addio al club partenopeo, è in pole come successore di Roberto Mancini sulla panchina azzurra. E non sarebbe soltanto il grande favorito, ma avrebbe già raggiunto l’accordo. A esserne certo è il giornalista Alessandro Alciato, che ha lanciato la news su Twitter, condita dalla possibile data d’inizio della nuova avventura. Ha scritto: «Luciano Spalletti sarà il prossimo Ct dell’Italia. Il 16 agosto l’annuncio ufficiale».

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Spalletti in nazionale: dipende dalla clausola

Tutto dipenderà, però, dalla clausola presente nel contratto dell’allenatore con il Napoli. La FIGC dovrebbe pagare una clausola da circa 5 milioni di euro alla società partenopea per poter liberare Spalletti. I vertici della federazione stanno parlando sia con il tecnico sia con il presidente Aurelio De Laurentiis e nelle ultime ore è stata avanzata l’ipotesi di una rescissione senza alcun pagamento. Qualora la trattativa dovesse saltare, risalirebbero le quotazioni di Antonio Conte, ex allenatore di Juventus, Inter e Tottenham.

Sarà Spalletti a rimpiazzare Mancini come ct della Nazionale: ma c'è da risolvere il nodo clausola
La stretta di mano tra Spalletti e il suo ex presidente De Laurentiis (Getty).

L’avvocato Grassani: «O si paga o resta fermo»

Intanto il noto avvocato Mattia Grassani, esperto di diritto sportivo e già consulente del Napoli, ha commentato all’Ansa la vicenda. Il legale si è soffermato sulla clausola di non concorrenza e ha spiegato che questa «impegna il Napoli e Spalletti, nessun altro. Poi non è vietato che un club o una federazione, interessati a ingaggiare l’allenatore, possano surrogarsi al tecnico e versarne l’importo». Grassani ha continuato: «Spalletti è padrone del suo destino: se si colloca in un club, piuttosto che in una federazione, quella somma è dovuta. Oppure resta fermo. La clausola aveva lo scopo di ristorare il Napoli qualora Spalletti non avesse mantenuto la promessa di fermarsi per un anno e nella prospettiva che ci fosse una società concorrente. Nessuno pensava a una federazione… E la Figc mai ha pagato un club per un allenatore. Questo è lo scoglio politico da superare».

Sarà Spalletti a rimpiazzare Mancini come ct della Nazionale: ma c'è da risolvere il nodo clausola
Spalletti durante una partita sulla panchina del Napoli (Getty).

Europei di Volley femminile: gironi, calendario e partite dell’Italia

L’Italia, assieme a Germania, Belgio ed Estonia, si appresta a ospitare gli Europei di volley femminile, in programma dal 15 agosto al 3 settembre. Il cammino delle Azzurre di Davide Mazzanti inizierà proprio il giorno di Ferragosto alle ore 20 all’Arena di Verona contro la Romania, match inaugurale della competizione. Nel Girone B anche Svizzera, Bosnia, Croazia e Bulgaria. La Nazionale italiana campione in carica giocherà in casa almeno tutta la fase a gironi e, in base agli accoppiamenti, forse anche ottavi e quarti di finale. Dalle semifinali infatti ci si sposterà a Bruxelles, sede anche della finalissima. Favorita alla vigilia, l’Italia dovrà vedersela anche stavolta con Serbia e Turchia, rispettivamente medaglia d’argento e di bronzo nel 2021. Tra le convocate azzurre torna Paola Egonu, ma spiccano le assenze di Monica De Gennaro e dell’ex capitana Cristina Chirichella.

Il 15 agosto partono gli Europei di volley femminile. Apre l'Italia all'Arena di Verona contro la Romania. Calendario e convocate Azzurre.
Il commissario tecnico della’Italia Davide Mazzanti (Getty Images).

Europei di volley femminile, format del torneo e calendario delle Azzurre

Anche per l’edizione 2023, il format degli Europei di volley resta invariato. Si partirà con quattro gironi da sei squadre che si affronteranno fra loro. Al termine delle cinque giornate, le prime quattro approderanno alla fase a eliminazione diretta che inizierà dagli ottavi di finale. In caso di piazzamento a pari merito, si guarderà prima al numero di partite vinte, poi ai punti e infine alla differenza set. In caso di ulteriore parità si procederà con l’analisi della differenza punti e soltanto infine con gli scontri diretti. Tra le 24 nazionali partecipanti figurano soltanto due differenze rispetto ad Euro 2021. Tornano dopo aver saltato una sola edizione infatti l’Estonia, in qualità di organizzatore, e la Slovenia, giunta dal torneo di qualificazione.

L’Italia inizierà martedì 15 agosto alle ore 20 contro la Romania nell’insolita cornice dell’Arena di Verona. Si tratterà della seconda volta nella storia che il tempio della lirica si trasformerà in un campo di pallavolo. Il solo precedente risale al 23 maggio 1988 quando si affrontarono in amichevole gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Smontata in poche ore la scenografia di Madama Butterfly, di nuovo in programma il 25 agosto. Il calendario dell’Italia agli Europei di volley femminile proseguirà il 18 agosto alle 21 contro la Svizzera all’Arena di Monza, sede anche il giorno seguente del match delle Azzurre contro la Bulgaria alla stessa ora. L’Italia chiuderà il girone il 22 e il 23 agosto, sempre alle 21, al PalaRuffini di Torino contro Bosnia e Croazia. Gli eventuali ottavi si terranno a Bruxelles e Firenze il 26 e il 27 agosto. Tutte le partite della Nazionale saranno in diretta sui canali Rai e Sky Sport.

Le convocate di Mazzanti fra ritorni e qualche sorpresa

Come già accaduto con l’esclusione di Ivan Zaytsev dalla Nazionale nel 2022, anche le convocazioni di Davide Mazzanti sono destinate a far discutere. Soprattutto in caso di carenza di risultati. Il ct azzurro ha infatti deciso di lasciare a casa Cristina Chirichella, reduce da un campionato altalenante, Caterina Bosetti e soprattutto Monica “Moki” De Gennaro. Libero di eccezionale qualità, considerato unanimemente fra i migliori al mondo (se non la migliore), ha però 36 anni e non rientra nel ricambio generazionale in vista di Parigi 2024. Al suo posto promossa titolare Beatrice Parrocchiale, già in campo durante la recente Volley Nations League, e la classe 2000 Eleonora Fersino. Promossa in Nazionale anche Ekaterina Antropova, russa naturalizzata italiana lo scorso 11 agosto. Rientra invece Paola Egonu dopo lo sfogo ai Mondiali di ottobre 2022.

Il 15 agosto partono gli Europei di volley femminile. Apre l'Italia all'Arena di Verona contro la Romania. Calendario e convocate Azzurre.
Paola Egonu e Monica De Gennaro dopo la vittoria di Euro 2021 (Getty Images).

Quanto alle favorite per la vittoria finale degli Europei, i bookmakers oltre all’Italia puntano sulla Serbia e sulla Turchia. La prima è campione del mondo e bronzo olimpico in carica e in panchina vanta la guida di Giovanni Guidetti. Per strappare il titolo all’Italia, potrà puntare sulla fuoriclasse Tijana Boskovic, miglior marcatrice a Tokyo 2020, ma anche sulla palleggiatrice Maja Ognjenovic e la centrale Jovana Stevanovic. Occhio anche alla Turchia dell’altro ct italiano Daniele Santarelli, fresca vincitrice della Nations League. In rosa può contare sull’opposto di origini cubane Melissa Vargas. Fra le favorite, ma un gradino più giù, la Polonia di Stefano Lavarini, che farà affidamento sulla palleggiatrice di Conegliano Joanna Wolosz.

Il 15 agosto partono gli Europei di volley femminile. Apre l'Italia all'Arena di Verona contro la Romania. Calendario e convocate Azzurre.
La serba Tijana Boskovic ai Giochi olimpici di Tokyo (Getty Images).

Paulo Fonseca: «Non vendete ai club russi, i loro soldi sporchi di sangue di bambini»

Non vendete giocatori ai club russi, i loro soldi «sono sporchi del sangue dei bambini». È la richiesta choc alla sua società e a tutti i club europei fatta da Paulo Fonseca, allenatore portoghese del Lille. Il tecnico, ex Roma, ha allenato anche lo Shakthar Donetsk, è sposato con una ucraina ed era a Kiev nel febbraio 2022, quando i bombardamenti sulla capitale diedero il via all’invasione russa.

Fonseca chiede a Benfica e Braga di non vendere calciatori a squadre russe
Fonseca sulla panchina della Roma nel 2021 (Getty).

L’invido di Fonseca a «rifiutare ogni trattativa»

Ora con un tweet Fonseca ha invitato le società calcistiche a «rifiutarsi di avviare trattative» con le squadre russe, affermando che «con questi soldi scorre il sangue dei bambini che muoiono ogni giorno». Il tecnico portoghese ha scritto: «Nell’ultima settimana ho letto che il Benfica e il mio Braga stavano pensando di vendere Chiquinho e Tormena a club russi. Non ci voglio credere, mi rifiuto di farlo. Ogni giorno la Russia continua a uccidere persone e soprattutto bambini innocenti, magari alcuni di loro a casa a guardare una partita di calcio. Se Il Benfica e il mio Braga raggiungono accordi con i club russi, questi soldi scorreranno con il sangue dei bambini che muoiono ogni giorno in Ucraina».

L’esempio di Fonseca: «Fate come il Sassuolo»

Fonseca ha poi portato ad esempio il Sassuolo: «Due settimane fa un club russo ha cercato di acquistare Rogerio, difensore sinistro del Sassuolo. Il club italiano si è rifiutato di avviare trattative e ha detto che per motivi etici legati alla guerra, non lo avrebbe mai fatto. Faccio appello affinché il Benfica e il mio Braga seguano l’esempio del Sassuolo». Il terzino 25enne Rogerio è poi stato venduto al Wolfsburg, club tedesco che lo ha rilevato per 6 milioni di euro più bonus a titolo definitivo.

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Dimissioni Mancini: offerta da 40 milioni all’anno per guidare la Nazionale saudita

Dopo le dimmissioni di Roberto Mancini da ct della Nazionale, rese note dalla Figc nella giornata di domenica 13 agosto, si alternano le voci sul suo futuro. Secondo l’agenzia Adnkronos, ad attenderlo potrebbe esserci la panchina di un’altra Nazionale. Come riportato «il 58enne marchigiano ha ricevuto una faraonica offerta per guidare la selezione dell’Arabia Saudita».

La conferma dai media arabi

I media del Paese arabo, in particolare il quotidiano sportivo Arriyadiyah, parlano infatti di «un’offerta da 40 milioni all’anno fino ai mondiali del 2026». La trattativa dovrebbe chiudersi nelle prossime 24-48 ore.

Dentro le ragioni dell’anomalo strappo di Mancini con la Nazionale

Un Ferragosto così rimarrà nella storia. Nel lungo ponte dell’Assunzione la Nazionale azzurra si ritrova senza commissario tecnico e lo scopre via pec una domenica mattina. È stato così che Roberto Mancini ha deciso di chiamarsi fuori, affidando poi le sue ragioni a un post su Instagram. E chissà se convocherà una conferenza stampa per spiegare le cose un po’ meglio e con un minimo di richieste di chiarimento. Un testo scarno che si chiude con la mozione degli affetti nel passaggio in cui l’ormai ex commissario tecnico dice che si porterà sempre nel cuore la vittoria dell’Europeo 2020. Per adesso il cuore lo porta altrove, ma dove non si sa. Curioso notare che il precedente post nell’account Instagram sia l’ennesimo spot dell’ente turistico della Regione Marche, giusto per ricordarci che da due anni a questa parte il Mancio è un gettonatissimo personaggio da spot. Se la batte con Elisabetta Canalis e i dipendenti di Divani & Divani. Lo spot è una sequenza di immagini patinate che si apre con lo slogan “Let’s relax”. Come no?

Dentro le ragioni dell'anomalo strappo di Mancini con la Nazionale
Roberto Mancini col ministro Giuseppe Valditara durante un evento con degli studenti (Imagoeconomica).

Sirene saudite: la smentita al telefono con Gravina

Certo, i tempi cambiano. E corrono pure. Corrono per la Figc guidata da Gabriele Gravina, che entro sabato 19 agosto deve diramare le convocazioni per le gare di qualificazione all’Europeo di Germania 2024 contro Macedonia del Nord (9 settembre) e Ucraina (12 settembre). Ma corrono anche per lui, che precipitevolissimevolmente ha mollato l’incarico senza nemmeno aspettare di scavallare Ferragosto. Quanto ai motivi della decisione, le voci che circolano potranno avere conferma soltanto nelle settimane a venire. La storia del disappunto per la possibile cooptazione del difensore juventino Leonardo Bonucci nello staff della nazionale era assolutamente inconsistente e come tale si è sgonfiata in un amen. E quanto all’ipotesi di un’offerta per guidare la nazionale dell’Arabia Saudita, per il momento è soltanto un’indiscrezione che lo stesso Mancini ha smentito nel corso di una telefonata col presidente Gravina. La stessa telefonata in cui assicurava che non si sarebbe dimesso. Ancora una volta: il tempo dirà.

Dentro le ragioni dell'anomalo strappo di Mancini con la Nazionale
Roberto Mancini con Mario Draghi e Giorgio Chiellini ai tempi della vittoria dell’Europeo (Imagoeconomica).

Spalletti e la penale da 3,25 milioni: impensabile che la Figc paghi

Per il momento c’è solo da guardare a come la Figc risolverà un problema enorme, nel peggior Ferragosto della sua storia. Trovarsi così senza allenatore, alla vigilia di due partite determinanti per la qualificazione. E con una rosa molto ristretta di candidati alla sostituzione. E il fatto che da subito siano circolati i nomi dice che in federazione avessero comunque pensato all’emergenza. È già un ballottaggio fra Antonio Conte e Luciano Spalletti. Per Conte sarebbe un ritorno e dunque nel suo caso ci sarebbe il pregio di conoscere il ruolo e l’ambiente. Quella di Spalletti è invece l’ipotesi più suggestiva. Ha appena vinto lo scudetto in modo trionfale col Napoli, decidendo poi di prendersi un anno sabbatico. Ciò ha determinato un patto scritto col presidente e patron del Napoli, Aurelio De Laurentiis: 3,25 milioni di euro di penale nel caso accettasse di allenare una squadra prima del 30 giugno 2024. De Laurentiis sarebbe disposto a fare un’eccezione per la Nazionale? Per il momento pare proprio di no, ma è altrettanto impensabile che la Figc paghi per liberare l’allenatore. Dovrà decidersi tutto in questi giorni, forse anche in queste ore. Di tempo non ce n’è. Altro che Let’s relax.

Media Francia: accordo Psg-Al Hilal, Neymar in partenza oggi

Il brasiliano Neymar dovrebbe partire lunedì 7 agosto 2023 per l’Arabia Saudita e sottoporsi il giorno seguente alle visite mediche con l’Al Hilal. Lo riportano i media francesi, secondo i quali è stato raggiunto un accordo totale tra il Paris Saint Germain e il club della Saudi Pro League, anche se mancherebbero alcuni piccoli dettagli da definire. L’importo del trasferimento, si spiega, sarà molto vicino ai 90 milioni di euro. L’attaccante brasiliano firmerebbe per due anni con il club saudita, con l’opzione per il terzo. Il suo stipendio dovrebbe essere intorno ai 100 milioni di euro l’anno.

Courtois ko in allenamento: rottura del crociato per il portiere del Real Madrid

A 48 ore dall’avvio del campionato, il Real Madrid perde uno dei suoi pezzi da novanta. Si tratta del portiere Thibaut Courtois, uscito in lacrime dopo la seduta d’allenamento della mattina del 10 agosto a causa di un grave infortunio. Il club spagnolo, dopo i primi esami strumentali, ha diramato una nota in cui spiega che «gli è stata diagnosticata una lacerazione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Il giocatore sarà operato nei prossimi giorni». A difendere i pali dei Blancos, nel match di debutto nella Liga contro l’Athletic Bilbao, sarà Andrij Lunin, ucraino classe ’99.

Chi al posto di Courtois: il Real si tuffa sul mercato

Difficile pensare che il 24enne portiere dell’Ucraina possa essere il titolare per gran parte della stagione. Con Courtois costretto ai box per diversi mesi, il Real Madrid sembra intenzionato a tuffarsi sul mercato. Il nome principale è quello dello spagnolo David De Gea, 32enne svincolato dal Manchester United, con un passato all’Atletico M

Courtois lascia in lacrime l'allenamento: si è rotto il crociato e sarà operato
MANCHESTER, ENGLAND – MAY 25: David De Gea of Manchester United during the Premier League match between Manchester United and Chelsea FC at Old Trafford on May 25, 2023 in Manchester, England. (Photo by Naomi Baker/Getty Images)

adrid. Fari puntati anche su Kepa Arrizabalaga, in uscita dal Chelsea e richiesto anche dal Bayern Monaco. I Blancos starebbero valutando anche i profili di due portieri che attualmente militano nella Liga: Yassine Bounou del Siviglia e Giorgi Mamardashvili del Valencia.

 

Nomi anche dalla Serie A: piacciono Maignan e Szczesny

Dalla Spagna, però, rimbalzano anche altri due nomi, entrambi da big della Serie A. Si tratta del francese Mike Maignan del Milan, ritenuto incedibile dai rossoneri, e del polacco Wojciech Szczesny della Juventus. Il club bianconero da tempo punta a Gigio Donnarumma (in uscita dal PSG) e potrebbe decidere di cedere il suo attuale portiere titolare per capitalizzare e riutilizzare i fondi per acquistare l’estremo difensore italiano. Ma i tifosi del Real Madrid sperano in una terza opzione, sempre legata al Paris Saint Germain. Si tratta di Keylor Navas, già portiere dei Blancos dal 2014 al 2019, andato via proprio per non diventare la riserva di Courtois.

Courtois lascia in lacrime l'allenamento: si è rotto il crociato e sarà operato
Thibaut Courtois (Getty).

Cristiano Ronaldo si fa il segno della croce dopo il gol: gesto vietato in Arabia Saudita

Un tiro che ha portato l’Al Nassr in finale della Champions araba, dove sabato 12 agosto affronterà l’Al Hilal. Il gol di Cristiano Ronaldo ha regalato ai suoi la vittoria per 1-0 oltre che il passaggio del turno con l’eliminazione dell’Al Shorta. Dopo il rigore, impossibile trattenere l’entusiamo: il fuoriclasse ha esultato con il suo classico «siuuu», non prima di farsi il segno della croce vietato in Arabia Saudita.

Gesto vietato in Arabia Saudita

Dopo la diffusione del video in cui si vede il campione segnare il gol della vittoria con tanto di segno della croce a seguire, c’è chi, sui social, ha fatto notare che in Arabia Saudita è vietata l’espressione pubblica della fede cristiana. Nel Paese saudita i non musulmani non sono autorizzati a pregare in pubblico. Per loro vietata anche la promozione o l’esposizione di oggetti religiosi, come libri, o altri simboli, come ad esempio il crocifisso. Il rischio in cui si incorre è quello di essere accusati di proselitismo. Sulle pagine ufficiali della squadra e del giocatore non si fa riferimento all’accaduto.

 

Stefano Tacconi: prima uscita pubblica al ristorante

L’ex portiere della Juventus, Stefano Tacconi, che un anno e mezzo fa era finito in rianimazione a causa di un’emorragia cerebrale, si è recato in un locale a San Giovanni Rotondo, lo Chalet dei gourmet. La notizia della prima uscita pubblica è stata diffusa da La Gazzetta dello Sport. Accompagnato dalla famiglia, Tacconi subito dopo la cena è rientrato nella sua stanza dell’ospedale di Padre Pio per proseguire il percorso riabilitativo.

IL POST E LE FOTO

Il post del titolare del ristorante

Lo stesso locale, sui suoi canali social, ha pubblicato le foto accompagnate da queste parole. «Siamo orgogliosi», riferisce Giuseppe titolare del ristorante, «di aver ospitato un grande uomo del calcio italiano che ci ha regalato tante emozioni durante la sua lunga carriera calcistica. Noi lo abbiamo visto sereno e felice con la sua famiglia e amici nel gustarsi una piacevole serata tra tante eccellenze gastronomiche…»

Il figlio di Mihajlovic allenatore nel nome del padre: «Ti renderò orgoglioso»

Miroslav Mihajlovic, uno dei figli del compianto Sinisa scomparso per leucemia il 16 dicembre 2022, ha deciso di rendere omaggio al genitore seguendone ufficialmente le orme lavorative.

Miroslav Mihajlovic, figlio di Sinisa, diventerà allenatore come il padre

Il giovane ha iniziato la carriera del padre ottenendo il patentino da allenatore base. Proprio di recente, Miroslav ha ricevuto il diploma Uefa C, che rappresenta il primo importante step verso una carriera in panchina. Il 23enne potrà dunque allenare, Primavere escluse, tutte le squadre giovanili. Come recita un documento della Figc, il neo allenatore potrà avere da questo momento in poi la responsabilità dei team giovanili appartenenti «alla Lega Nazionale Professionisti Serie A, alla Lega Nazionale Professionisti Serie B, alla Lega Pro, alla Lega Nazionale Dilettanti ed al Settore per l’Attività Giovanile e Scolastica». Una volta raggiunto il suo personale traguardo, il giovane si è sentito in dovere di rendere omaggio all’amato genitore con toccanti parole sui social: «Caro papà, sarai sempre il mio orgoglio e la mia fonte di ispirazione, cercherò in tutti i modi di renderti orgoglioso perché so che da lassù mi guarderai e mi darai la forza come hai sempre fatto».

Sinisa aveva raccontato che il figlio si era reso disponibile per un trapianto

L’allenatore serbo scomparso lo scorso dicembre aveva avuto un totale di sei figli, Marko, Viktorija, Virginia, Miroslav, Dushan e Nicholas di cui il primo nato da una relazione precedente a quella con l’ex soubrette Arianna Rapaccioni. Parlando dei due figli maschi più grandi (lo stesso Miroslav e Dusan), molto legati al padre, Sinisa Mihajlovic aveva rivelato: «I due ragazzi maggiorenni non hanno esitato un secondo a mettersi a disposizione per un eventuale trapianto, dandomi una grande dimostrazione d’amore. Un’altra cosa che pare scontata, ma non lo è affatto quando hai 20 anni e hai tutto il diritto di avere paura».

La Premier League ancora in ginocchio contro il razzismo

Anche in questa stagione, la Premier League continuerà la sua simbolica battaglia contro il razzismo e ogni forma di discriminazione. Sarà consentito ai giocatori di inginocchiarsi prima delle partite. Il gesto di sensibilizzazione, nato in solidarietà al movimento per i diritti Black Lives Matter, non avverrà prima di tutte le partite. Si farà solo in occasioni particolari, come ha precisato la stessa lega inglese, così da assicurare il massimo rilievo possibile il messaggio.

In Premier ci si inginocchierà ancora contro il razzismo
Sul maxi schermo durante il match compare la scritta No Room for Racism, slogan della campagna contro il razzismo (Getty).

L’urlo dalla Premier: «Niente posto nel calcio per il razzismo»

«L’obiettivo è di amplificare il messaggio che il razzismo non ha posto nel calcio o nella società», ha fatto sapere la Premier, accogliendo così la richiesta presentata dai capitani delle 20 società della massima divisione inglese. I giocatori si inginocchieranno prima del fischio d’inizio di tutti gli incontri della prima giornata, in programma questo fine settimana. Ma poi sceglieranno momenti specifici della stagione per ripetere il gesto, diventato in Inghilterra parte integrante del rituale pre-gara delle partita di calcio.

L’anno scorso in ginocchio anche al Boxing Day

Un anno fa, la lega inglese aveva diramato un comunicato analogo in cui si rimarcava come la scelta fosse stata presa insieme ai calciatori. Ed erano state specificate con anticipo anche le date in cui ci si sarebbe inginocchiati. Lo si è fatto alla prima giornata, come quest’anno, poi in alcuni match di ottobre e marzo per portare avanti la campagna No Room for Racism. Ci si è inginocchiati poi durante le gare del Boxing Day, appuntamento natalizio per eccellenza in Premier League. È successo anche nelle prime gare dopo la pausa per il Mondiale in Qatar, nell’ultima giornata di campionato e prima delle finali di FA Cup e Coppa di Lega. 

In Premier ci si inginocchierà ancora contro il razzismo
Romelu Lukaku in ginocchio prima di un match con il Chelsea, durante la stagione 2021-2022 (Getty).

La lotta al razzismo nel calcio continua

Nonostante le campagne contro il razzismo, nel calcio si continua ad assistere ancora a episodi pesanti nei confronti di alcuni calciatori. In Italia è successo diverse volte, come in semifinale di Coppa Italia tra Inter e Juventus. In quel caso la curva bianconera è stata multata per i cori contro Lukaku. In Spagna i casi peggiori sono stati contro Vinicius Jr., diventato un simbolo della lotta contro il razzismo. Tanto che il suo Paese d’origine, il Brasile, gli ha intitolato anche la legge anti-razzismo. Questa prevede l’interruzione del gioco in caso di condotta antisportiva o razzista da parte del pubblico.

LEGGI ANCHE: Vinicius Jr., il governo di Rio gli intitola la legge contro il razzismo nel calcio

Vincolo della Soprintendenza sullo stadio di San Siro: le motivazioni

Sono state rese pubbliche le motivazioni con le quali la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Milano ha deciso di porre il vincolo storico sullo stadio San Siro, ritenendo che «per il secondo anello, possano sussistere i requisiti di interesse culturale», come si legge nei documenti inviati al comune di Milano e diffusi dall’Ansa. La «soluzione strutturale da 132 portali» costituisce «l’ossatura che sostiene le gradinate, le scale, le rampe di accesso, i ripiani e le passerelle di servizio».

Nei documenti inviati al comune di Milano da parte della Soprintendenza, si leggono le motivazioni del vincolo sullo stadio San Siro.
Stadio San Siro (Imagoeconomica).

I documenti e le motivazioni

Proseguendo, nei documenti della Soprintendenza di cui l’Ansa ha preso visione, si legge che «Di particolare interesse è il disegno dei portali, che hanno la forma di due braccia tese in diagonale (l’una al di sopra delle gradinate del primo anello, l’altra al di fuori del vecchio muro perimetrale dello stesso), denominate nel gergo di cantiere, rispettivamente, elefante e giraffa». E ancora «Nella struttura le scale hanno uno sbocco a vomitorio, una componente dello stadio classico. La rilevanza architettonica del secondo anello risiede nella capacità degli autori (ing. Ferruccio Calzolari, arch. Armando Ronca) di tradurre i vincoli tecnici in espressività, e [lo stadio] aveva acquisito quell’aspetto fortemente caratterizzato dalle rampe avvolgenti la costruzione in fasce plastiche di aggetti e rientranze e in alternanze di chiari e di scuri. Le stesse [rampe] assumono un suggestivo significato simbolico, portando la folla, vera protagonista delle architetture degli stadi, fin sulle pareti e trasformano le ordinarie murature in luoghi vissuti di percorsi dinamici».

Il secondo anello e l’immagine dello stadio

Andando avanti con la lettura dei contenuti all’interno dei documenti diffusi dall’agenzia si apprende che «Con la costruzione del secondo anello, per San Siro, finalmente, si completa l’immagine di vero e proprio stadio, che non aveva mai posseduto dalle origini (in rapporto a quelli contemporanei di Torino, Genova, Bologna e Firenze), forma che si era appena profilata soltanto con il primo ampliamento del 1937-39. È evidente, quindi, dalle immagini storiche, come lo stadio fosse organicamente compiuto con la costruzione del secondo anello ancora quasi totalmente visibile e fruibile sotto le sovrastrutture del terzo anello e della copertura». In conclusione «Per quanto premesso, questa Soprintendenza ritiene che, per il secondo anello, possano sussistere i requisiti di interesse culturale semplice necessari per una verifica positiva ai sensi degli artt. 10 e 12 del DLgs n. 42/2004 e successive modifiche».

Napoli, Osimhen ko dopo un contrasto con il neo acquisto Natan

L’attaccante Victor Osimhen, protagonista assoluto dello scudetto conquistato dal Napoli pochi mesi fa, si è infortunato dopo un contrasto con Natan. Il nuovo difensore azzurro ha mandato ko il compagno durante l’allenamento dell’8 agosto allo stadio Patani di Castel di Sangro. Il bomber nigeriano è uscito dal campo zoppicando con una fascia alla caviglia e aspetta ora di capire quando potrà tornare ad allenarsi regolarmente. Gli esami, informa il Napoli, hanno evidenziato un trauma distorsivo alla caviglia destra. Dalla stessa sessione d’allenamento è uscito malconcio anche il difensore Amir Rrhamani. Cresce l’apprensione tra i tifosi, a 11 giorni dal debutto in campionato contro il Frosinone.

L'attaccante del Napoli Osimhen si è infortunato dopo un contrasto con il neo acquisto Natan
Osimhen celebra lo scudetto del Napoli (Getty).

L’Al Hilal offre 40 milioni l’anno a Osimhen

Intanto le sirene arabe per Osimhen non si placano. L’Al Hilal, formazione che ha già acquistato Sergej Milinkovic Savic dalla Lazio e Kalidou Koulibaly dal Chelsea, è intenzionato ad accaparrarsi il centravanti del Napoli. Sul piatto un’offerta monstre di 40 milioni di euro l’anno per cinque stagioni al calciatore. Si parla di 200 milioni totali, la stessa cifra richiesta da Aurelio De Laurentiis. L’offerta presentata dagli arabi nelle scorse settimane è arrivata fino a quota 120 milioni di euro. Su Osimhen ci sono fari puntati anche dalla Premier League. E intanto l’Al Hilal tenta di soffiare al Napoli anche Piotr Zielinski: una prima offerta da 20 milioni è stata rifiutata.

L'attaccante del Napoli Osimhen si è infortunato dopo un contrasto con il neo acquisto Natan
Osimhen festeggia dopo un gol (Getty).

Osimhen, stallo per il rinnovo del contratto

Il futuro di Victor Osimhen al Napoli è tutt’altro che scritto. Anche perché il centravanti nigeriano e la società non hanno ancora trovato l’accordo per il rinnovo del contratto, che attualmente scade nel 2025. Il club ha proposto un quadriennale fino al 2027, ma non è stato raggiunto l’accordo né sull’ingaggio né sull’importo della clausola rescissoria. Osimhen chiede uno stipendio vicino agli 8 milioni annui, cifra elevata secondo la società. De Laurentiis punta, inoltre, a inserire la clausola da 200 milioni per blindare l’attaccante e venderlo soltanto alle proprie condizioni.

Martina Navratilova sulle atlete trans: «Il tennis femminile non è per giocatori maschi falliti»

«Il tennis femminile non è per atleti maschi falliti». È quanto scritto da Martina Navratilova in merito alla presenza di atlete trans nei tornei per donne over 55 organizzati dalla United States Tennis Association. L’intervento dell’ex giocatrice ceca naturalizzata statunitense, considerata una delle migliori di tutti i tempi e prima atleta professionista a fare coming out nel 1981, è arrivato durante una discussione relativa appunto alla vittoria di una tennista nata uomo, Alicia Rowley.

«È patriarcato che gli uomini biologici insistano sul diritto di competere nella categoria femminile nello sport»

Queste le parole utilizzate per la precisione da Navratilova: «Hey, Usta: il tennis femminile non è per atleti maschi falliti, qualunque sia l’età. Questo sarebbe consentito agli US Open di questo mese? Solo con un documento d’identità? Non credo…». L’ex campionessa ha poi aggiunto: «È patriarcato per gli uomini biologici insistere sul diritto di entrare negli spazi creati per le donne. Quanto è difficile da capire? È patriarcato che gli uomini biologici insistano sul diritto di competere nella categoria femminile nello sport».

Nel 2019, accusata di transfobia, l’ex campionessa era stata espulsa dall’organizzazione Athlete Ally

Una presa di posizione netta sulle atlete transessuali, quella di Navratilova, che però in realtà non ha mani nascosto le sue idee in merito. Pur essendo un’icona Lgbtq+, nel 2019 era stata espulsa dall’Athlete Ally, associazione che combatte battaglie in sostegno di atleti omosessuali, di cui era ambasciatrice e consigliera, con l’accusa di transfobia. «È sicuramente ingiusto per le donne che devono competere contro persone che, biologicamente, sono ancora uomini. Sono felice di rivolgermi a una donna transgender in qualsiasi forma preferisca, ma non sarei felice di competere contro di lei», aveva detto la vincitrice di 18 titoli dello Slam, che dal 2014 è sposata con l’ex Miss Urss Julia Lemigova.

Martina Navratilova sulle atlete trans: «Il tennis femminile non è per giocatori maschi falliti, è patriarcato».
Martina Navratilova con la moglie Julia Lemigova (Getty Images).

Ciclismo, è morto Federico Bahamontes: vinse il Tour nel 1959

Il ciclismo perde uno dei migliori scalatori della storia. Federico Bahamontes, primo spagnolo a vincere il Tour de France nel 1959, è morto all’età di 95 anni. Lo ha annunciato il sindaco di Toledo, sua città natale, con un messaggio su Twitter. Parlando con «profonda tristezza», il primo cittadino Carlos Velázquez ha salutato un «riferimento sportivo capace di portare in alto il nome della città». In terra francese, oltre al primo posto nel 1959, giunse secondo nel 1963 dietro al padrone di casa Jacques Anquetil e terzo l’anno seguente dietro ancora una volta al transalpino e a Raymond Poulidor. Proprio un giornalista francese, ammirando le sue capacità di scalatore, gli assegnò nel 1954 il soprannome di El Águila, l’Aquila di Toledo. «Con enorme tristezza apprendiamo della morte di Federico», ha postato su Twitter l’account ufficiale del Tour de France, accanto all’emoji di un rapace. «Siamo vicini alla sua famiglia». Nella classifica dei migliori scalatori di tutti i tempi Bahamontes occupa il 42esimo posto.

Federico Bahamontes, i successi in carriera e il ricordo del ciclismo

Professionista dal 1954 al 1965, prima di trionfare al Tour del France Federico Bahamontes giunse secondo alla Vuelta di Spagna nel 1957. L’anno successivo partecipò al Giro d’Italia, dove si aggiudicò una tappa e soprattutto la classifica della montagna. Fu però alla competizione transalpina che legò principalmente carriera e trionfi. Per sei volte si distinse come miglior scalatore, record rimasto immacolato fino al 2004 con l’arrivo di Richard Virenque. «Figlio della città di Toledo, ammirato e amato in tutto il mondo», come ha ricordato il sindaco Velázquez, «ha emozionato con le sue straordinarie scalate». Dopo il ritiro dal professionismo, Bahamontes aveva aperto nella sua città un negozio di biciclette a Plaza de la Magdalena, meta di pellegrinaggio per tutti gli appassionati di ciclismo. Annunciando due giorni di lutto, il primo cittadino di Toledo ha parlato di un uomo che ha ispirato più generazioni.

Soprannominato l’Aquila di Toledo per le abilità come scalatore, Bahamontes fu il primo spagnolo a vincere il Tour. Il ricordo del ciclismo.
A sinistra l’omaggio di Marca (Twitter), a destra la storia di Contador (Instagram).

«La sua eredità vivrà sulle strade e nei nostri cuori», ha scritto su Twitter il premier Pedro Sanchez. Marca ha parlato dell’«ultimo grande eroe spagnolo del ventesimo secolo», mentre El Mundo ha semplicemente ricordato una leggenda dello sport. Lo ha salutato anche il club del Real Madrid con un comunicato ufficiale sul proprio sito in cui ha ricordato un «esempio dei valori dello sport, su cui ha basato i suoi successi, che oggi il mondo intero piange». Parole di commiato anche dal Barcellona, che si è stretto attorno ai familiari di un «punto di riferimento per la Spagna». Per il Comitato olimpico spagnolo è stato invece un «pioniere della bicicletta». Parole di ammirazione anche dal Team Movistar, fra le più importanti squadre di ciclismo iberiche, e dal campione Alejandro Valverde. «Hai aperto a noi spagnoli il cammino», ha scritto in una storia Instagram invece Alberto Contador.

Il campionato di calcio dell’Arabia Saudita approda su La7

Il campionato di calcio dell’Arabia Saudita, approda sui canali La7, La7d e in simulcast su La7.it. Grazie all’accordo biennale raggiunto dalla tv della Cairo Communication che ne ha acquisito i diritti, la Roshn Saudi League sarà visibile dal 14 agosto. Tra le stelle internazionali Cristiano Ronaldo, in forza all’Al-Nassr assieme a Sadio Mane, Marcelo Brozovic (ex Inter) e Seko Fofana. Sergej Milinkovic Savic e Kalidou Koulibaly, ex rispettivamente di Lazio e Napoli, sono invece stati acquistati dall’Al-Hilal, dove sono arrivati anche Rúben Neves e Malcom.

La7 in collaborazione con il TgLa7 curerà il racconto sportivo

Proseguendo con l’elenco dei giocatori, l’Al-Ittihad può vantare l’ultimo Pallone d’oro Karim Benzema, oltre a Fabinho, Jota e N’Golo Kanté. Riyad Mahrez, Roberto Firmino, Edouard Mendy e Allan Saint-Maximin sono invece stati ingaggiati dall’Al-Ahli. La7, in collaborazione con la redazione sportiva del TgLa7, ne curerà la telecronaca e il racconto.

Marocco, l’ascesa del calcio femminile tra investimenti e giovani stelle

Alla prima partecipazione a un Mondiale di calcio femminile, il Marocco ha centrato gli ottavi di finale, rispedendo a casa nientemeno che la favorita Germania. L’8 agosto, infatti, le Leonesse dell’Atlante proveranno a continuare il loro sogno, seppure sfavorite, contro la Francia. Un traguardo impensabile, soprattutto fino al 2020, quando ancora non esisteva nemmeno una lega professionistica. In appena tre anni, trainato da importanti investimenti della Federazione marocchina reale (Frmf), il movimento ha assistito a un exploit enorme, sia a livello di club sia per la Nazionale. «Il re Mohammed VI ci ha chiamato dopo la sconfitta in finale di Coppa d’Africa 2022», ha raccontato alla Cnn Khadjia Illa, presidente della lega nazionale. «Saperlo vicino ci ha dato una spinta enorme». L’arrivo del ct francese Reynald Pedros e la presenza di giovani talenti hanno fatto il resto, spingendo una nazione intera verso un sogno che ricorda quello al Mondiale maschile in Qatar.

L'8 agosto il Marocco giocherà gli ottavi al Mondiale di calcio femminile. Un traguardo consentito da investimenti e giovani talenti.
Le calciatrici del Morocco festeggiano dopo la vittoria con la Colombia (Getty Images).

Marocco, la crescita del calcio femminile grazie agli investimenti

Come ha spiegato il Guardian, la Frmf investe nel calcio femminile sin dal 2009, ma ha accelerato dal 2017 in poi. Fondamentale il lavoro della stessa Illa che, prima di ricoprire un ruolo dirigenziale, ha militato nella squadra di Laayoune, sua città natale mille chilometri a sud di Rabat. «Abbiamo lottato per tutto, dagli stadi alle strutture di allenamento e al sostegno finanziario», ha ricordato, parlando di quando era costretta a giocare con i ragazzi per via dell’assenza di un team femminile. Dopo il ritiro, Illa ha incontrato più volte Fouzi Lekjaa, dal 2014 presidente della federazione nazionale, chiedendo un impegno più intenso e deciso delle autorità per lo sviluppo del calcio femminile. Grazie al sostegno del re, nel 2017 sono nate le squadre Under 17 e Under 20, supportate da scout in giro per il mondo alla ricerca di talenti.

Il vero salto in avanti è però arrivato solo nel 2020, con la creazione di ben due leghe professionistiche, primo e ancora unico caso al mondo. Dalla stagione 20-21, infatti, in Marocco ci sono la prima divisione nazionale e la seconda regionale, entrambe finanziate dal governo e dalla federazione che paga gli stipendi mensili alle calciatrici e agli staff. Fra le squadre più blasonate figura l’AS Far, in cui milita Ghizlane Chebbak, stella principale della Nazionale al Mondiale 2023. «I marocchini adorano il calcio e amano chiunque rappresenti il Paese», ha sottolineato sul sito della Fifa. Icona sportiva alla pari dei più noti calciatori Hakim Ziyech e Achraf Hakimi, ha guidato le Leonesse dell’Atlante alla finale di Coppa d’Africa 2022, giocata a Rabat davanti a un pubblico di quasi 50 mila persone.

Da Tagnaout a Benzina, le stelle della nazionale marocchina

Ghizlane Chebbak è solo la punta di diamante di una formazione che può contare su importanti talenti giovani del calcio internazionale. Su tutte, spicca Fatima Tagnaout, classe 1999 e miglior giocatrice della Coppa d’Africa. Centrocampista come Chebbak, tende a spingere spesso in fase offensiva, sfruttando una buona velocità di passo e abilità nel dribbling. La numero 11 si è messa in mostra, seppur senza segnare o assistere una compagna, nei match contro Corea del Sud e Colombia vinti entrambi per 1-0. Fondamentale anche il contributo alla squadra di Nouhaila Benzina, la prima a indossare il velo islamico in una partita ufficiale al Mondiale. Senza però dimenticare il commissario tecnico Pedros, chiamato dalla Frmf nel 2021 per un salto di qualità. Due volte campione di Francia e altrettante in Champions League con il Lione, ha trainato la squadra al successo e non vuole più fermarsi.

L'8 agosto il Marocco giocherà gli ottavi al Mondiale di calcio femminile. Un traguardo consentito da investimenti e giovani talenti.
Ghizlane Chebbak durante una partita del Mondiale 2023 (Getty Images).

Intanto il Marocco sogna un altro percorso trionfale come quello della Nazionale maschile al Mondiale di Qatar 2022. Hakimi e compagni si spinsero fino alle semifinali, prima volta per una rappresentativa del mondo arabo. Dopo un girone concluso senza gol al passivo, nonostante la presenza di Belgio e Croazia, i Leoni dell’Atlante si presero lo scalpo di Spagna e Brasile, eliminate ai calci di rigore. Si arresero soltanto alla Francia e alla Croazia nella finale per il terzo e quarto posto.

Natan al Napoli, firmato il contratto

Natan Bernardo De Souza ha siglato il suo contratto con il Napoli durante la mattinata di lunedì sette agosto. Ad annunciarlo, lo stesso sito azzurro che ha messo online la foto del presidente, Aurelio De Laurentiis, che firma con il brasiliano.

Natan: «Ricambierò il vostro supporto sul campo»

Il 22enne difensore centrale che arriva dal club brasiliano del Red Bull Brigantino, costato al Napoli dieci milioni di euro, ha firmato per un quinquennale da poco più di un milione a stagione. Il giocatore sostituirà Kim Min-Jae, trasferitosi al Bayern Monaco. Natan sui social del club partenopeo ha posato con la maglia azzurra e la frase: «Voglio ringraziare tutti i tifosi azzurri, ricambierò il vostro supporto sul campo. Forza Napoli».

Lukaku, Inter furiosa con la Juventus: violato il regolamento Fifa?

La Juventus vuole Romelu Lukaku, ex centravanti dei rivali dell’Inter. E a desiderarlo è in particolare Max Allegri, tecnico reduce da due stagioni non entusiasmanti (eufemismo) sulla panchina bianconera, che ha individuato nel gigante belga l’attaccante giusto per ripartire. Con tanti saluti al deludente Dusan Vlahovic, destinato al Chelsea in uno scambio con conguaglio a favore della Vecchia Signora. La storia del calcio è piena di tradimenti, più o meno clamorosi. E diversi sono stati i passaggi tra i due club: basti pensare a Juan Cuadrado, che dopo otto stagioni a Torino si è appena trasferito a Milano. La corte della Juventus a Lukaku ha fatto però infuriare l’Inter perché, come rivelato da Gianluca Di Marzio sul Corriere della Sera, sarebbe iniziata già a marzo, quando l’attaccante vestiva ancora la maglia nerazzurra.

Affare Lukaku, Inter furiosa con la Juventus: violato il regolamento Fifa? Il club bianconero smentisce: primi contatti a luglio.
Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus (Getty Images).

L’accordo sarebbe stato raggiunto dopo la finale di Champions League

Stando a quanto ricostruito da Di Marzio, Allegri sarebbe in contatto con Lukaku da marzo: frequenti le telefonate tra i due. La dirigenza della Juventus (con il ds Giovanni Manna a imbastire la trattativa) e Sebastien Ledure, ovvero l’avvocato che rappresenta Lukaku, si sarebbero poi visti dopo la finale di Champions League persa dall’Inter contro il Manchester City e in questa occasione avrebbero raggiunto un accordo, il tutto mentre il giocatore – in prestito dal Chelsea – diceva di voler rimanere in nerazzurro. L’Inter, che puntava a tenere Big Rom sicura dell’amore reciproco col belga, è adesso infuriata e sarebbe pronta a tutelarsi nelle sedi opportune, in quanto la Juventus potrebbe aver violato l’articolo 18 della Fifa relativo ai trasferimenti dei calciatori, secondo cui «una società che intenda stipulare un contratto con un professionista deve informare il club attuale del giocatore per iscritto prima di avviare trattative con lui». Secondo la Gazzetta dello Sport, peraltro, in casa Inter c’è il sospetto che questo scenario descritto dal Corriere possa aver influito sulla disastrosa prestazione del belga a Istanbul.

Affare Lukaku, Inter furiosa con la Juventus: violato il regolamento Fifa? Il club bianconero smentisce: primi contatti a luglio.
Romelu Lukaku a segna su rigore contro la Juve in Coppa Italia (Getty Images).

La smentita della Juventus: contatti con Lukaku avviati dopo il 30 giugno

Il condizionale per quanto riguarda la violazione dell’articolo 18 Fifa è d’obbligo: al di là del giallo delle date, Lukaku nella scorsa stagione ha vestito la maglia nerazzurra, ma il suo cartellino è di proprietà del Chelsea, che a sua volta lo aveva acquistato nell’estate del 2021 proprio dall’Inter. Dunque, in realtà, la Juve potrebbe aver avviato dialoghi con il club londinese a marzo senza commettere alcun illecito. In ogni caso, scrive la Gazzetta dello Sport – che nel coprire questa sessione di calciomercato non è stata certo benevola con Lukaku, accusandolo apertamente di tradimento e doppio gioco – la Juventus ha fatto sapere che i primi contatti con il calciatore sarebbero avvenuti dopo il 30 giugno, ovvero quando il giocatore era già tornato a Londra dopo la fine del prestito e non prima di aver informato il Chelsea, avviando così la trattativa che coinvolge anche Vlahovic.

Mondiali ciclismo 2023, programma del 7 agosto: italiani in gara e dove vederli in tv

Dopo il leggendario oro di Filippo Ganna nell’inseguimento individuale, conquistato domenica 6 agosto, l’Italia è a caccia di una nuova medaglia ai mondiali di ciclismo 2023 di Glasgow, in Scozia. Gli occhi sono puntati sulla corsa ad eliminazione, dove Elia Viviani cercherà di difendere il titolo iridato dello scorso anno.

Ciclismo su pista: il programma

Questo il programma di lunedì 7 agosto: 12.30 velocità Donne Elite – Qualifiche (Miriam Vece); 13:21 Velocità Uomini Elite – Semifinali; 13:29 Velocità Donne Elite – 1/16 Finale; 19:28 Eliminazione Uomini Elite (Elia Viviani); 19:55 Finale Sprint uomini; 20.34 Madison donne (Chiara Consonni/Martina Fidanza).

Dove vederli in tv

Le gare saranno trasmesse in diretta tv da RaiSport (nelle fasce orarie 12.30-14.45 e 20.30-22.30), da Rai2 dalle 17.45 alle 20.30, da Eurosport 1 dalle 12.25 alle 16.30, dalle 18.10 alle 22.30. E in diretta streaming: Rai Play, eurosport.it, discovery+, Sky Go, Now, DAZN.

Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 tra ritardi e polemiche

Il primo agosto sul sito ufficiale dell’Olimpiade invernale Milano-Cortina 2026 è stata lanciata un’iniziativa che cambierà i destini della manifestazione: il cruciverba olimpico. Gli internauti vengono invitati a riempire uno schema di parole crociate sul tema delle olimpiadi e paralimpiadi invernali, e le risposte esatte verranno pubblicate la prossima settimana. Un tempo esagerato per le migliaia e migliaia di utenti che certamente staranno prendendo d’assalto il sito dell’organizzazione e rimarranno col fiato sospeso prima di sapere se avranno dato le risposte giuste. Per adesso si può soltanto compilare lo schema e mettersi in comoda attesa mentre si rimira l’hashtag #Estateitaliana, impresso accanto alla formula “Con Milano-Cortina”. Ciò che suona come un richiamo paradossale. E non soltanto perché, in materia di sport, l’estate italiana per eccellenza è stata quella di Italia 90, il mondiale di calcio che fu una delusione sportiva e un disastro in termini economico-finanziari e di eredità. C’è anche che l’estate rischia di essere la stagione di conforto per il solo fatto d’essere l’opposto dell’inverno. E poiché fra tre inverni l’olimpiade dovrà essere celebrata. Ecco che starsene coi piedi ben piantati dentro l’estate 2023 fa tanto l’effetto di sentirsi al sicuro. Magari trovando i lemmi giusti da mettere nelle caselle. Per esempio: “mancato rispetto dei programmi, fallimento degli impegni”, quattro lettere, iniziale “F”.

Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 tra ritardi e impatto ambientale
Il cruciverba sul sito di Milano Cortina 2026 (dal sito).

 

La vittoria del dossier italiano quasi senza avversari

Quando a giugno 2019 la candidatura avanzata dal Coni al Comitato Olimpico Internazionale (Cio) venne approvata, furono in molti a tirare un sospiro di sollievo. A partire dallo stesso Cio, che nei mesi precedenti aveva seriamente temuto di non trovare una sede per i Giochi Invernali 2026. Una dopo l’altra erano state ritirate quasi tutte le candidature. Sapporo per il Giappone, Graz per l’Austria e Calgary per il Canada si erano chiamate fuori, la svizzera Sion aveva visto affondare la proposta dal referendum cittadino. Rimanevano in corsa soltanto i ticket Milano-Cortina e Stoccolma-Åre. E in entrambi i casi si trattava già di compiere un bello strappo, poiché fin qui la tradizione olimpica (sia per le edizioni estive che per quelle invernali) aveva previsto un’unica sede per i giochi. Invece l’apertura all’idea del ticket comporta un gioco di assemblaggi territoriali (la distanza fra Milano e Cortina d’Ampezzo è oltre 400 chilometri, che diventano quasi 700 fra Stoccolma e Åre). Alla fine la proposta vincente è stat quella italiana, ma giusto perché il dossier presentato dagli svedesi sfiorava livelli imbarazzanti. Dunque Milano-Cortina ha vinto praticamente senza avversari, ma cionondimeno il Coni di Giovanni Malagò ha propagandato l’aggiudicazione come un grande successo del sistema sportivo italiano e del sistema-Paese che gli si muove intorno.

Le olimpiadi Milano Cortina 26 tra ritardi e polemiche
Il presidente del Coni Giovanni Malagò (Imagoeconomica).

La pista da bob di Cortina rischia di essere la grande incompiuta dei Giochi

Invero, le buone notizie per il Comitato olimpico nazionale e il suo capo rischiano di esaurirsi lì. Perché dal giorno dell’aggiudicazione si è cominciato ad assistere a uno spettacolo straniante. Come se un’olimpiade in Italia dovesse essere celebrata non nel 2026, ma nel 2066. Calma e gesso. E ingessati parecchio, visti i tempi con cui il piano di realizzazione delle opere sta procedendo. Anzi, non sta procedendo. I primi a avanzare perplessità sono stati proprio i signori del Cio, che avevano elogiato la vocazione ambientalista presente nel dossier italiano ma poi proprio su questo versante hanno cominciato a sollevare perplessità. Il rischio che i Giochi italiani non fossero poi così verdi suscitava perplessità. Ma ancor più, l’organo presieduto da Thomas Bach è entrato in fibrillazione riguardo a quella che rischia di essere la grande incompiuta dei Giochi di Milano-Cortina: la pista di bob di Cortina. Si tratta dello storico tracciato intitolato a Eugenio Monti, leggenda del bob italiano. Da anni la pista è andata in disuso e la sua riqualificazione è stata messa in cima alla lista delle opere da realizzare. Ciò che ha mobilitato i comitati locali, perché l’intervento non si risolverebbe in un mero recupero ma piuttosto nella costruzione di un nuovo tracciato ad altissimo impatto ambientale. E al di là delle considerazioni di carattere ecologico (oltre a quelle finanziarie, legate ai costi di gestione e manutenzione post-Giochi), c’è soprattutto l’accumularsi di un ritardo che a questo punto diventa quasi proibitivo. L’insistenza del governatore veneto Luca Zaia ha portato a rifiutare ogni ipotesi di spostare altrove (in Austria) le gare di bob, slittino e skeleton. E gli effetti dell’ostinazione cominciano a vedersi. Lo scorso 31 luglio la gara d’appalto per l’aggiudicazione dei lavori di rifacimento della pista è andata deserta. Il mesto comunicato emesso dalla Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico) non nasconde le preoccupazioni. Del resto, viste le ristrettezze di tempi e i rischi di esporsi a responsabilità di ogni sorta, quale ditta affronterebbe a cuor leggero quei lavori?

Le olimpiadi Milano Cortina 26 tra ritardi e polemiche
Luca Zaia (Imagoeconomica).

Milano senza gare? La prospettiva è che in città abbiano sede solo il villaggio olimpico e la Medal Plaza

Se il caso della pista di Cortina è il più eclatante in materia di ritardi, sul versante milanese si rischia di trovarsi davanti a un paradosso storico, un vero primato mondiale: le Olimpiadi di Milano che non si celebrano a Milano. Un pezzo dopo l’altro le gare che avrebbero dovuto essere disputate in territorio milanese si stanno spostando altrove. Certo nell’hinterland, come nell’area di Rho Fiera che ospiterà pattinaggio e hockey su ghiaccio femminile, ma non nel capoluogo. A Milano continua a essere presente soltanto sulla carta il complesso di Santa Giulia, che dovrebbe ospitare l’hockey su ghiaccio maschile. Il rischio di vedere spostare anche quelle gare altrove è concreto. E altrettanto lo è la prospettiva che a Milano abbiano sede soltanto il villaggio olimpico e la Medal Plaza. La città capofila dei Giochi diventerebbe di fatto un’etichetta. La città dei non-Giochi.

Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 tra ritardi e impatto ambientale
Il cantiere del villaggio olimpico a Milano (Imagoeconomica).

Cose mai viste. E su questo solco si piazza anche la presa di posizione di Confindustria Belluno Dolomiti sulla prospettiva che il villaggio olimpico del versante cortinese (costo stimato 36 milioni di euro) venga realizzato nell’area di Fiames. Ancora una volta l’impatto sarebbe molto pesante. E a dirlo sono non soltanto gli ambientalisti, ma anche gli industriali locali. È andata in questo senso l’esternazione di Lorraine Berton, presidente locale di Confindustria. Berton l’ha messa sul piano della legacy, l’eredità olimpica, per dire che molto più ragionevole sarebbe recuperare il vecchio Villaggio Eni a Boca di Cadore. In nome della sostenibilità ambientale e finanziaria. Da qualunque parte li si giri, i Giochi Invernali 2026 prendono ceffoni. La figuraccia incombe, ma intanto godiamoci il cruciverba.

Mondiali di ciclismo su strada, trionfo di Van der Poel

Il nuovo campione del mondo di ciclismo su strada è l’olandese Mathieu Van der Poel, protagonista di uno strappo da fuoriclasse ai 23 chilometri dal traguardo, che gli ha consentito di riprendere l’italiano Alberto Bettiol, in testa da solo in quel momento, e di staccare i rivali Wout Van Aert (poi secondo), Tadej Pogacar (terzo) e Mads Pedersen. L’olandese ha tagliato il traguardo con 1 minuto e 37 secondi sul secondo classificato nonostante una caduta in curva, dopo la quale il nipote del grande Raymond Poulidor ha incrementato di molto il suo vantaggio.

Mondiali di ciclismo su strada, trionfo di Van Der Poel. La protesta di alcuni attivisti ambientalisti ha fermato la corsa per 50 minuti.
Mathieu van der Poel a Glasgow (Getty Images).

Bettiol da solo in testa, poi la sgasata da fuoriclasse di Van Der Poel

Una gara davvero interessante quella andata in scena in Scozia, 272 chilometri con partenza da Edimburgo e poi una serie di giri nel circuito cittadino di Glasgow. Un tracciato inusuale per un evento del genere, con curve a gomito e strappi brevi ma molto pendenti, lungo il quale è andata in scena una corsa ricca di emozioni tra attacchi, fughe e diverse cadute a causa della pioggia che si è abbattuta su Glasgow. Per una porzione di gara l’Italia ha sperato in Bettiol, andato in fuga a 60 chilometri dall’arrivo e rimasto in testa da solo per 37. L’azzurro, vincitore di un Giro delle Fiandre, non è però riuscito ad andare oltre i 25 secondi di vantaggio sugli inseguitori, che hanno sempre collaborato tra loro.

Quando Van der Poel lo ha ripreso e staccato, invece, è iniziato lo show di quello che oggi è il più forte interprete delle corse di un giorno, capace di riportare il titolo iridato nei Passi Bassi dopo 38 anni. L’ultimo olandese a vincere la prova in linea dei Mondiali era stato Joop Zoetemelk nel 1985, a Giavera del Montello, in Italia.

Mondiali di ciclismo su strada, trionfo di Van Der Poel. La protesta di alcuni attivisti ambientalisti ha fermato la corsa per 50 minuti.
L’olandese Mathieu van der Poel (Getty Images).

La gara è stata fermata per 50 minuti dalla protesta di cinque attivisti 

La gara in linea di ciclismo maschile professionisti di Glasgow verrà anche ricordata per un episodio clamoroso, ovvero la protesta degli attivisti ambientalisti che, dopo essersi incollati le mani all’asfalto con del cemento, hanno fermato la corsa a 192 chilometri dall’arrivo e a un’ottantina dalla partenza. La tv e l’organizzazione non hanno diffuso le immagini della protesta, ma soltanto quelle di corridori e ammiraglie ferme in attesa di riprendere la corsa: in quel momento c’erano nove corridori in fuga, inseguiti da un altro gruppetto di tre corridori. Il plotone era invece a nove minuti. Dopo quasi 50 di pausa nell’area di Carron Valley, la corsa è ripresa con i distacchi prima dello stop. Cinque i manifestanti arrestati dalla polizia scozzese. A rivendicare l’azione di protesta è stato il movimento ambientalista This Is Rigged.

La medaglia d’oro Ginevra Taddeucci torna in piscina e le chiedono il biglietto: critiche dell’allenatore

La campionessa toscana Ginevra Taddeucci è tornata ad allenarsi dopo la medaglia d’oro conquistata ai Mondiali di nuoto in Giappone. La nuotatrice classe 1997 si aspettava un’accoglienza diversa da parte di chi gestisce l’impianto comunale di Lastra a Signa, in provincia di Empoli. Al suo arrivo è stata fermata da decine di fan e sostenitori, che si sono congratulati per l’impresa portata a termine a Fukuoka, dove ha vinto l’oro nella staffetta mista di fondo. Ma l’atleta è stata anche bloccata all’ingresso, dove le è stato chiesto di esibire il biglietto. A raccontarlo è il presidente del Team Nuoto Toscana Empoli, Giovanni Pistelli, che si rammarica per il trattamento riservato alla campionessa di casa.

Ginevra Taddeucci arriva in piscina e le chiedono il biglietto
Barbara Pozzobon, Ginevra Taddeucci, Gregorio Paltrinieri e Domenico Acerenza hanno vinto la medaglia d’oro nella 4×1500 mista (Getty).

Pistelli: «Gesto ridicolo»

Giovanni Pistelli, che segue Taddeucci da 13 anni, su Facebook ha criticato la scelta dei gestori dell’impianto: «Non si tratta certo del costo del biglietto ma il gesto di richiederlo è quantomeno ridicolo. L’atleta è supportata in questo dalle Fiamme Oro e dalla Federazione Italiana Nuoto. Il gesto? Lo trovo imbarazzante, c’è una grande amarezza nel vedere che non c’è interesse per un’atleta nata e cresciuta “in casa” e io mi chiedo perché. Ho riscontrato tanta freddezza nei suoi confronti da parte di gestore e Autorità». Il presidente del Team Nuoto Toscana Empoli applaude invece i sostenitori della nuotatrice: «Hanno dimostrato di tenerci».

Le recriminazioni sono state «inutili e senza risposta»

Pistelli ha poi raccontato di aver anche parlato con l’assessore allo Sport del comune di Empoli, Fabrizio Biuzzi. E ha spiegato: «Inutili e senza risposta le mie personali recriminazioni all’assessore allo sport. Un personaggio sportivo fresco di oro mondiale al collo meriterebbe una accoglienza diversa perché è innegabile che porti attenzione sul territorio verso le attività acquatiche. Credo che anche la stagione prossima, quella Olimpica, ci guarderemo bene dall’inserire nella programmazione la piscina di Empoli se non si muove qualcosa». In passato il Team Nuoto aveva lanciato l’appello alla Regione Toscana per chiedere una sistemazione adeguata per la sua campionessa.