TeleMeloni allo sfascio tra i flop degli intoccabili e la fiera del cattivo gusto

Nel reparto traslochi della Rai hanno inventato la formula scientifica dell’immunità. Se un disgraziato qualunque, privo di santi in paradiso, fa crollare lo share sotto il livello di guardia, viene rispedito a calci nei denti a curare l’archivio polveroso della sede regionale di Catania. Per chi invece ha la benedizione del potere, il flop pesante e la figuraccia planetaria diventano titoli di merito per agguantare un contratto d’oro a vita.

La fedeltà politica vince sulla legge dell’Auditel

I generali di TeleMeloni hanno trasformato i palinsesti in un reparto di rianimazione permanente per carriere fallite. Qui i fischi del pubblico sovrano che salda il canone vengono sistematicamente trattati come un fastidioso ronzio di zanzare estive. La legge del mercato e il rigore dei numeri dell’Auditel sono stati felicemente aboliti per fare spazio all’albero genealogico della fedeltà, creando una riserva indiana di sciamani del microfono che campano felicemente di aria fritta.

L’ex prete nell’aula giudiziaria della Santa Inquisizione

Il capobanda di questa setta di inamovibili è Pierluigi Diaco, il pettinatissimo chierichetto che ha ridotto lo studio pomeridiano di BellaMa’ su Rai 2 a una via di mezzo tra un confessionale pruriginoso e un’aula giudiziaria della Santa Inquisizione. L’ultima prodezza è stata il terzo grado claustrofobico contro Alberto Ravagnani, azzannato in diretta con un assedio verbale concentrato morbosamente su quello che l’ex prete influencer fa o non fa sotto le lenzuola.

Ti interessa l’anima? Ma quando mai. Chiedere con l’insistenza di un testimone di Geova al citofono «sei attratto da uomini o donne?» ha fatto saltare i nervi persino a Milly Carlucci, scesa sul sentiero di guerra con l’accetta affilata per difendere il ballerino della sua scuderia a Ballando con le stelle. Uno scivolone da avanspettacolo che ha scatenato un terremoto deontologico, tirandosi dietro un esposto ufficiale al Codacons e all’Ordine dei giornalisti per violazione della privacy. Il web invoca l’esorcismo di massa, ma l’interrogatore del pomeriggio resta piantato nel suo daytime.

L’accanimento terapeutico su Antonino Monteleone

Subito dietro staziona Antonino Monteleone, titolare del talk fantasma di Rai 3 Filorosso, l’uomo che è riuscito nell’impresa titanica di far rimpiangere i documentari sulle formiche. Il paladino dello zero virgola ha prima guidato il fallimento, nato già sordo, de L’Altra Italia su Rai 2, e ora sprofonda al 2,1 per cento di share sul terzo canale con appena 287 mila spettatori. Un accanimento terapeutico costantemente surclassato dalla concorrenza.

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Arianna Meloni col giornalista Antonino Monteleone (foto Imagoeconomica).

Cambiano i formati, ma non il conduttore amico Pino Insegno

Nella stessa galleria dei sopravvissuti siede Pino Insegno, il prezzemolino che, nonostante il sonoro flop de Il mercante in fiera, continua a gestire il preserale estivo di Reazione a Catena godendo della totale copertura dei piani alti. Nonostante il fuggi-fuggi generale dei telespettatori, i vertici preferiscono cambiare i formati, rimescolare le regole del quiz, piuttosto che sostituire il conduttore amico.

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Pino Insegno con Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

A completare la cerchia degli intoccabili ci sono Roberto Inciocchi, passato direttamente dal microfono ravvicinato della premier durante la kermesse per il decennale di Fratelli d’Italia al suo Patù su Rai 2, che viaggia su ascolti stabilmente anemici ed è crollato all’1 per cento di share.

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Paolo Corsini e Roberto Inciocchi.

Da non dimenticare Elenoire Casalegno (arruolata in quota Lega per la liaison con l’ex braccio destro del Capitano), che accumula strisce personali su più reti con Formidabile! su Rai 2 e Insieme, la forza che unisce su Rai 1 manco fossero figurine della Panini da scambiare nel cortile, trattando i dati d’ascolto come un dettaglio insignificante per collezionisti annoiati.

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Elenoire Casalegno in uno scatto sui social (Instagram).

Disastro dei numeri e gaffe continue da manuale del trash

Ma il bello di questo ecosistema allo sfascio è che al disastro cronico dei numeri si è aggiunto un festival quotidiano di gaffe settimanali da manuale del trash. La palma del macabro spetta di diritto a Elisa Isoardi e alla redazione di Bar Centrale (dove Francesco Giubilei è finito a fare l’opinionista, per non farsi mancare nulla). Far trapelare sui social la foto della lavagna con il “toto-morti“, la lista nera dei ventidue personaggi famosi più anziani d’Italia pronti per il trapasso, è uno scivolone senza precedenti nella storia della televisione pubblica.

Vedere l’ex Signora Salvini costretta a piangere in diretta e a telefonare a Lino Banfi per scusarsi di averlo messo in cima alla lista dei papabili morituri dà l’esatta misura del baratro culturale raggiunto.

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Il commento di Elisa Isoardi dopo la figuraccia.

Non c’è tempo di riprendersi dal bollettino dei decessi annunciati che Caterina Balivo a La Volta Buona cala un micidiale tris d’assi. Prima è arrivato il blocco sul bollo auto gestito con toni entusiastici da propaganda. Dopo è toccato alla gaffe patriarcale rifilata ad Aurora Ramazzotti, con la padrona di casa che ha parlato di Goffredo Cerza dandogli del «mammo» solo perché fa il padre a Milano mentre la compagna suda sui tacchi a Ballando.

Infine il siparietto sul padel con Francesco Facchinetti, autore della massima misogina «l’uomo ci va per giocare, la donna pensa più a trovare…». Una frittata servita, digerita e trasformata in meme virale.

A dare manforte al festival del cattivo gusto ci pensa infine il filosofo 81enne Stefano Zecchi a UnoMattina News, lanciandosi in un assolo anti-meridionalista: «Al Nord si vive di più perché c’è più cultura». Secondo questa “raffinata” teoria, la salute e la longevità dei cittadini meridionali non dipendono dai tagli selvaggi alla sanità, dal collasso cronico delle infrastrutture o dalle liste d’attesa infinite negli ospedali, ma unicamente da quanti libri di estetica si masticano tra una sfogliatella e l’altra.

Uno sproloquio territoriale che chiude il quadro nel modo peggiore possibile, dimostrando come la tivù pubblica abbia smarrito non solo la bussola degli ascolti, ma anche il rispetto minimo per la dignità dei cittadini che la pagano.