Io e Nunzio Gallo, una grande amicizia

di Francesco Canessa*

Negli ultimi mesi del 1943, dopo lo sbarco a Salerno e l’occupazione di Napoli, gli Alleati avevano requisito, nella città semidistrutta da più di cento bombardamenti, gli unici due Teatri rimasti in piedi, il San Carlo e il Delle Palme, uno dagli Inglesi e l’altro dagli Americani. Nel primo si rappresentavano soltanto opere liriche – era stato ripristinato l’apparato produttivo, orchestra, coro, cantanti – nell’altro, un po’ di tutto, tappa privilegiata di un circuito di spettacoli di vario genere organizzato dalla US Army nei territori occupati. Soltanto ai militari alleati di stanza o in licenza dal fronte era consentito l’accesso, così come al San Carlo rigidamente off-limits ai napoletani. Per una voglia di emulazione verso i Britannici, anche gli Americani, che avevano cominciato con gruppi di arte varia provenienti dagli USA, presero a rappresentare opere, ingaggiando personale italiano, cantanti, coro, orchestra, comparse. Per queste ultime, provvedeva un faccendiere locale, che raccoglieva volenterosi disposti a trasformarsi in cortigiani, guerrieri, monaci e quant’altro per amore dell’opera, più che per racimolare qualche am-lira. Ma, compenso prezioso, era un badge da allacciare al collo con la scritta “USO Artists: Special Service Staff” che, non solo autorizzava l’ingresso in Teatro, ma consentiva di circolare in città durante il coprifuoco, che ancora teneva tutti in casa di notte, a seguito del regime di occupazione militare. Fu così che si incontrarono e divennero amici due giovanissimi melomani 17 anni l’uno, 18 l’altro: Nunzio Gallo e il sottoscritto. La guerra aveva reso tutti più adulti, interessi e ambizioni volavano più alto dell’età anagrafica, e il teatro e la musica non ci piacevano soltanto, ma ci facevano ragionare, selezionare, affinare le preferenze. Anche perché, con quel badge al collo Nunzio ed io ci infilavamo al Delle Palme, anche quando in palcoscenico c’erano i gruppi americani. Non sapevamo nemmeno chi fossero gli artisti ma, almeno in due occasioni, fummo coscienti di aver fatto tombola: ascoltammo nientemeno che Frank Sinatra, nell’estate del ’44 con partner Fay McKenzie, allora giovanissima e bellissima, che a me colpì di più, mentre Nunzio quasi impazzì per Sinatra, e una commedia in prosa, “ Mrs Miniver”, autore l’inglese Jan Struther, da cui William Wyler aveva tratto un film che era appena arrivato in Italia “La signora Miniver”, con Greer Garson e Walter Pidgeon. Ed erano gli stessi grandi attori che sul palcoscenico del Delle Palme la recitavano e, alla fine, noi due, che il film avevamo visto, ci precipitammo, forti del nostro badge, verso i camerini, per vederli da vicino, ma due giganteschi MP con elmo e manganello ci misero in fuga. Fu proprio al Delle Palme che Gallo debuttò come cantante in uno spettacolo intitolato “Naples was singing”, di cui era protagonista Eva Nova. Era stato il marito di questa, Enzo Di Gianni, ad ascoltarlo e scritturarlo. Io non ero più a Napoli, studiavo e lavoravo a Milano e lo seppi molto più avanti. E me ne meravigliai perché, nel tanto sognare che insieme avevamo fatto, lui immaginava di diventare cantante lirico. Qualcuno del suo gruppo di amici, anche se aveva cominciato con la musica popolare, era, poi, entrati nel mondo della lirica, da Gabriele Vanorio a Tullio Pane. A Milano ci siamo incontrati spesso, lui raggiunto il successo, io pure ben messo nel lavoro. Collaboravo all’Ufficio stampa della Scala e vi avevo una certa libertà di accesso, pure senza badge al collo. L’ho accompagnato un paio di volte a seguire qualche prova e stare al buio nella sala vuota, di quella specie di sacrario che è il Piermarini, l’emozionava. Lo vidi addirittura tremare quando lo presentai al maestro Gavazzeni, che aveva appena finito di dirigere la prova. Poi, il trascorrere del tempo ci ha tenuti lontani, ma con una significativa eccezione: quando nel maggio del 1982 fui nominato alla guida del San Carlo, venne a trovarmi in sovrintendenza per congratularsi e farmi gli auguri. Un incontro che non ho più dimenticato. *Giornalista, già soprintendente del Teatro San Carlo di Napoli

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