Il quadro clinico e gestionale della sanità in Campania, osservato attraverso la lente d’ingrandimento del nuovo Bollettino periodico sull’andamento delle liste di attesa elaborato dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, restituisce l’immagine inequivocabile di un territorio caratterizzato da un andamento a due velocità, dove le eccellenze operative si scontrano quotidianamente con radicate distorsioni burocratiche che penalizzano pesantemente l’utenza, in particolar modo nei vasti e complessi distretti afferenti all’Asl di Salerno. Analizzando i flussi informativi estrapolati dalla Piattaforma Nazionale Liste di Attesa e aggiornati al 30 settembre 2026, emerge a livello macroscopico un consolidamento della tendenza positiva già registrata nel primo semestre dell’anno su tutto il territorio statale, testimoniata da oltre due milioni di prenotazioni in più nei primi nove mesi del 2026 rispetto al medesimo lasso temporale del 2025, un notevole incremento che sfiora il 10% e si accompagna a un sensibile miglioramento nel rispetto dei tempi massimi per le prestazioni urgenti e brevi. Calando questa imponente mole statistica nella specifica realtà campana, e analizzandone i diretti riflessi sull’articolata rete ospedaliera e ambulatoriale salernitana, si nota immediatamente come il delicato comparto degli accertamenti diagnostici rappresenti un assoluto fiore all’occhiello per l’amministrazione regionale. In questo nevralgico settore, infatti, la Campania si conferma stabilmente nel ristretto e virtuoso gruppo delle sei regioni italiane capaci di mantenere una performance di erogazione nei tempi di garanzia ampiamente superiore alla soglia di eccellenza del 90%. Entrando nello specifico dei numeri, nei primi tre trimestri dell’anno in corso, le strutture sanitarie locali hanno garantito il rispetto delle tempistiche per la diagnostica nel 95,8% dei casi, un dato straordinariamente solido che, seppur in impercettibile e del tutto fisiologica flessione rispetto all’ancor più clamoroso 96,1% fatto registrare tra gennaio e settembre del 2025, pone il territorio ai vertici dell’efficienza nazionale. Leggermente meno brillante, ma comunque collocata in una rassicurante fascia intermedia compresa tra l’80% e l’89%, risulta essere la capacità di smaltimento tempestivo delle prime visite specialistiche. Sotto tale profilo, il sistema sanitario campano ha mostrato un incoraggiante segno positivo, compiendo un balzo in avanti dall’83,9% di virtuosità misurato nel 2025 all’attuale 84,8%. Queste percentuali, apparentemente positive, nascondono tuttavia un’insidia strutturale gravissima che rischia di paralizzare silenziosamente l’operatività dei Centri Unici di Prenotazione attivi nella provincia di Salerno: il nodo cruciale e irrisolto dell’appropriatezza prescrittiva. Il report di AGENAS lancia un allarme netto sull’uso totalmente sproporzionato, anomalo e sistematico della classe di priorità identificata dalla lettera P, ovvero quella relativa alle prestazioni programmabili che la sanità pubblica è tenuta per legge a erogare entro il generoso limite di 120 giorni. Mentre la media nazionale di ricorso a tale tipologia di prescrizione si attesta su un fisiologico 34,9%, evidenziando un governo razionale della domanda, la Campania si distingue purtroppo in negativo risultando l’unica entità territoriale dell’intera Penisola a sforare la drammatica soglia del 75%, venendo inserita in un’isolata fascia di criticità estrema. I grafici del bollettino non lasciano alcuno spazio a interpretazioni consolatorie: l’incidenza della classe P sulle ricette mediche campane ha raggiunto l’esorbitante quota dell’80,5% nei primi nove mesi del 2026, subendo un drastico e ingiustificato peggioramento rispetto al 76,2% rilevato nello stesso periodo dell’anno precedente. Questa profonda anomalia amministrativa si traduce quotidianamente, per i residenti nel vasto salernitano, in un ingolfamento artificiale e insostenibile delle agende elettroniche, poiché si rileva un utilizzo palesemente non idoneo della classe P, inopinatamente attribuita a prestazioni formalmente classificate come primi accessi ma che, nella prassi medica, risultano invece riconducibili a semplici attività di controllo e follow-up. Tali pratiche, tipiche della gestione di malati cronici o stabilizzati, dovrebbero ricadere nell’alveo dei secondi accessi, seguendo percorsi di erogazione separati e gestiti direttamente dai reparti ospedalieri, senza gravare sulle liste d’attesa destinate a chi necessita di una primissima diagnosi. Questo cortocircuito certifica le perduranti difficoltà organizzative nella presa in carico continuativa degli assistiti, rendendo improcrastinabile l’adozione di severe misure correttive da parte delle direzioni aziendali. Al fine di fronteggiare la pericolosa deriva, il nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa inerente al triennio 2026-2028, entrato in vigore il 24 agosto 2026, ha introdotto inediti strumenti di monitoraggio finalizzati ad arginare le prescrizioni improprie. La normativa impone un ampliamento delle prestazioni sottoposte a controllo centrale, destinate a passare da 55 a 114 a partire dal primo gennaio 2027, stringendo le maglie sulle inefficienze periferiche. Per accompagnare i prescrittori del Mezzogiorno nella transizione, AGENAS ha istituito il Tavolo permanente dei Raggruppamenti di Attesa Omogenei e dell’appropriatezza prescrittiva, riunitosi il 2 ottobre 2026 con lo scopo di condividere indirizzi tecnologici e diffondere le migliori pratiche. Affinché la Campania possa risolvere la paralisi salernitana, dovrà guardare a esperienze pionieristiche come quella delle Marche, dotatasi di una piattaforma capace di analizzare la coerenza dei quesiti sulle ricette svelando migliaia di incongruenze, o quella di Trento, dove il software IntelliRAO sfrutta l’intelligenza artificiale per supportare i medici nella stesura di richieste ineccepibili correggendo in tempo reale le indicazioni generiche. La digitalizzazione dei flussi, come evidenziato dal Direttore generale Angelo Tanese, si conferma uno strumento indispensabile per svelare le sacche di inefficienza e capire esattamente dove indirizzare le riforme, superando la storica navigazione a vista del comparto pubblico. Resta ora ai decisori politici regionali e ai vertici dell’Asl di Salerno il gravoso compito di convertire questi severi dati statistici in tempestive manovre riorganizzative, aggredendo l’inappropriatezza delle impegnative per garantire finalmente a ogni paziente il diritto di accedere alle terapie in base all’effettiva gravità clinica e non in balia delle disfunzioni burocratiche.
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