«Eh la benzina ogni giorno costa sempre di più… svalutation, svalutation. Cambiano i governi niente cambia lassù, c’è un buco nello Stato dove i soldi van giù». Cinquant’anni fa Adriano Celentano cantava la Svalutation di un’Italia con le tasche vuote. Oggi la benzina e il gasolio corrono più veloci delle promesse elettorali, ma la colonna sonora della politica non è cambiata di una nota. Se con una banda di giovanissimi spacchi una vetrina a Milano diventi emergenza nazionale in 12 ore; se blocchi le autostrade del Mezzogiorno perché non arrivi a fine mese, senza spaccare nulla, rimani un fantasma.
Se i comici diventano l’ufficio stampa dei disperati
Per sei lunghi giorni i telegiornali hanno blindato le scalette: apertura sulla micro-guerriglia milanese e, subito dopo, tutti a tavola davanti a un piatto di tortellini in brodo. Nel frattempo, i supermercati di Napoli, Bari e Messina si svuotavano in un lockdown da economia di “guerra”, con i banchi deserti e i carrelli desolati. In questa melodia distorta, la cronaca della fame non passava dai servizi d’inchiesta. Sono i comici a fare da ufficio stampa ai disperati. Fiorello ha occupato lo studio del Tg1 con la sua edizione straordinaria per svergognare in diretta il blackout della testata ammiraglia. Luciana Littizzetto sul Nove tira le orecchie tappate.
Alessandro Siani ricorda da Tale e Quale Show in prima serata che l’Italia non è affatto tale e quale se il Sud non mangia. E intanto la televisione del pomeriggio somministra l’oppio mediatico, la nuova tazzulella ’e cafè di Pino Daniele per addormentare le masse: Milo Infante fa la prova della scarpetta per il caso Garlasco, spingendo Rosalia Porcaro al dubbio satirico che i camionisti siano fermi ai caselli solo per cercare quell’impronta perduta.
Un gioco di prestigio che crolla davanti all’esasperazione fisica, producendo cortocircuiti da commedia dell’arte. Allo svincolo calabrese di Vazzano spunta il “meloniano” Giuseppe Povia a difendere i camionisti, seguito da Al Bano e dagli appelli social di Gigi D’Alessio ed Enzo Avitabile. La bolla si rompe per necessità biologica: la mappa del contagio risale lungo lo stivale, spegnendo i motori dei pescatori dell’Adriatico schiacciati da un gasolio marittimo a un euro e 30 che trasforma ogni uscita in mare in un debito matematico.
Il bastone e la carota del governo
Solo davanti allo spettro del blocco totale, Giorgia Meloni si sveglia dal torpore convocando un Consiglio dei Ministri d’urgenza per varare un decreto da 175 milioni di euro totali tra credito d’imposta per i Tir e fondi per l’agricoltura. Una carotina alternata al bastone delle manette. Il Viminale sventola il codice penale, usando la polizia per imporre lo sgombero forzato e ripulire i varchi, convinto che basti rimuovere i Tir per ripulire la coscienza del Paese. Una strategia durissima che provoca la spaccatura dei presidi, ma la piazza non si spegne, cambia soltanto faccia.
Sguinzagliare la polizia costa meno che abbassare le accise
La protesta si allarga a macchia d’olio travolgendo studenti e lavoratori che inchiodano le braccia contro il carovita, il degrado strutturale e l’ombra delle infiltrazioni camorristiche, cavalcate dall’esecutivo per spaventare chi ha fame. Ma proprio mentre i reparti mobili avanzano e l’esasperazione monta oltre i caselli, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini trova il tempo perfetto per celebrare sui social i suoi trionfi digitali, festeggiando con grafiche d’ordinanza e sorrisi virtuali il traguardo dei 2,5 milioni di follower su Instagram. Un ringraziamento a favore di clic alla sua splendida comunità lanciato nello stesso istante in cui si stringe il cappio sui disperati. Perché sguinzagliare la polizia, ignorare chi ha la pancia vuota e contare i follower, si sa, a questo governo costa sempre molto meno che abbassare le accise.











