«Non mi ritengo di centro, su tanti temi non sono moderata». Anche Silvia Salis l’ha capito: alle prossime elezioni, e forse anche a quelle successive, la polarizzazione la farà da padrona. Se infatti c’è un dato che i politologi di tutto il mondo stanno analizzando da tempo e che i politici più scafati hanno ormai interiorizzato è che il vecchio adagio «le elezioni si vincono al centro» sa tanto di Novecento. Quindi piccolo suggerimento: se nei prossimi mesi a una cena non volete fare subito la figura del boomer non pronunciate mai la frase «il centro sarà determinante».
Da Trump a Mamdani, basta con le mezze misure
Lo dice il contesto internazionale, basti guardare a quanto sono poco moderate le ricette di Donald Trump da un lato e di Zohran Mamdani dall’altro. Entrambi hanno estremizzato le politiche rispettivamente dei repubblicani e dei democratici. E nemmeno gli astri nascenti Jon Ossoff e James Talarico sono tradizionalmente moderati, di certo non lo sono nei toni con cui attaccano il presidente Usa e le sue politiche. Ma lo dicono anche i temi sul tavolo, su cui si concentreranno le prossime campagne elettorali di tutta Europa: migrazione, proteste di piazza, caro-vita, guerre. Gli argomenti che l’attualità ci ha apparecchiato in questi anni, infatti, non sono una cena di gala: si torna a bisogni primari, dalla casa al cibo, dalla convivenza con il diverso da te alla paura per la sopravvivenza.
Se la politica viene ridotta a slogan
Chiariamo, in realtà proprio problemi così complessi andrebbero affrontati con soluzioni complesse, mettendo in campo politiche ad ampio spettro. Ma qui si tratta di vincere le elezioni, e soprattutto di non perderle, e quindi difficilmente vedremo ragionamenti articolati. Più facilmente dovremo confrontarci con slogan. Due esempi su tutti: se i prezzi crescono si torna a parlare di sussidi a pioggia e, a sinistra, di lotta all’evasione e patrimoniale; se le città esplodono per le proteste, la destra sforna misure repressive. Ragionamenti più sofisticati? Zero. A eccezione del Presidente della Repubblica e di poche mosche bianche, non si esce dall’antitesi guerra-pace e al diavolo sociologia e diplomazia. Poi ovviamente qualche politica un po’ più sofisticata chi governa la dovrà mettere in campo, ma di nascosto, coprendola con il rumore di frasi e misure ad effetto: più soldi, più carcere, più tutto.

Centristi penalizzati anche dallo Stabilicum
E i centristi? A parte il fatto che il plurale è quanto mai adeguato, visto che in ogni schieramento ne stanno spuntando come funghi in un filetto Stroganoff, per ora non hanno altro ruolo che chiedere ai main partner di abbassare i toni. Poche proposte, solo una gran gazzarra sulla presentazione delle liste. Per certi aspetti non è nemmeno solo colpa loro: la nuova legge elettorale favorisce questa proliferazione. E in parte proprio lo Stabilicum, premiando le coalizioni, rafforza la tendenza al bipolarismo. Ma è anche vero che i numeri dei partiti moderati e di centro non superano il 5 per cento, mentre il fenomeno Vannacci (seppure in calo in queste ultime settimane) ha contribuito a spingere ulteriormente il centrodestra verso una linea estrema e di certo poco soft. Lo dicono i sondaggi, l’umore del Paese, non la legge elettorale.

L’obiettivo a lungo termine della sindaca di Genova
Ecco dunque che una politica accorta come la sindaca di Genova, che peraltro scarta davanti alle elezioni del 2027 e dice di puntare al giro successivo, candidandosi di fatto a federare tutto il centrosinistra, dà di sé una collocazione geografica ben precisa: pacatamente liberista in economia ma «su tanti temi sono estremamente di sinistra, io su certe cose non sono moderata». Ce lo segniamo, ci servirà per leggere la prossima campagna elettorale.
















