Fonderie Pisano, scontro tra azienda e Regione

Il futuro delle Fonderie Pisano resta appeso a un filo, mentre si fa sempre più acceso il confronto tra la proprietà dello stabilimento di Fratte e la Regione Campania. Al centro della vertenza il destino dei lavoratori, la possibilità di una ripresa temporanea della produzione e il percorso autorizzativo necessario per consentire all’azienda di proseguire l’attività in attesa della delocalizzazione. Il tutto con una scadenza ormai imminente: il prossimo 31 ottobre termineranno gli ammortizzatori sociali e, in assenza di soluzioni, resta concreto il rischio di licenziamenti. Il nuovo capitolo della vicenda si è aperto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove si è tenuto un vertice durato quasi cinque ore, alla presenza dell’amministratore delegato delle Fonderie Pisano, Ciro Pisano, dell’advisor Dino Giordano, degli assessori regionali Claudia Pecoraro e Fulvio Bonavitacola, delle organizzazioni sindacali e di una delegazione dei lavoratori. Un confronto complesso, dal quale sono emerse posizioni ancora distanti, soprattutto rispetto alle responsabilità per lo stallo amministrativo e alle condizioni necessarie per una possibile ripartenza dello stabilimento. La proposta dell’azienda è quella di riavviare temporaneamente l’attività produttiva a Fratte utilizzando esclusivamente il forno elettrico già installato, senza processi di combustione e con la dismissione definitiva dei forni a carbone. Una soluzione che, secondo la proprietà, consentirebbe di mantenere i rapporti commerciali con i clienti nazionali ed europei, salvaguardare l’occupazione e accompagnare la transizione verso un nuovo insediamento industriale tecnologicamente avanzato. A illustrare la posizione dell’azienda è Dino Giordano, vicepresidente di Confindustria Salerno e advisor delle Fonderie Pisano, che ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dal Ministero. «Apprezziamo il lavoro del Mimit e del dottore Losego, che ha riconosciuto già da mesi alla vertenza delle Fonderie Pisano un interesse strategico e ha rimesso al centro del tavolo il dovere della politica di guidare i processi di sviluppo di un territorio e di fare tutto ciò che è in suo potere per evitarne l’impoverimento e la perdita di occupazione». Giordano ha quindi spiegato il percorso individuato nel corso della riunione ministeriale. «Dopo oltre cinque ore di confronto, il Ministero ha indicato un metodo chiaro: l’azienda formula una soluzione, gli assessorati la supportano, il Mimit, con Invitalia, accompagna e monitora ogni fase». La proprietà ha chiesto all’assessore regionale alle Attività produttive, Fulvio Bonavitacola, di individuare un’area idonea alla delocalizzazione e all’assessore all’Ambiente, Claudia Pecoraro, di definire un percorso autorizzativo rapido. Sul fronte occupazionale, l’azienda ha manifestato la disponibilità ad attivare gli ammortizzatori sociali ancora utilizzabili per scongiurare i licenziamenti e ad assumere impegni precisi sui tempi di realizzazione del nuovo impianto. Non solo. Secondo quanto riferito da Giordano, qualora si arrivasse a un percorso condiviso con tempi certi, la proprietà sarebbe anche disponibile a rinunciare alle azioni giudiziarie attualmente in corso. «Abbiamo messo sul tavolo tutto ciò che un’impresa può mettere. Il 31 ottobre è vicino: ora la risposta spetta alle istituzioni», ha concluso l’advisor. Di tutt’altro tenore, però, la posizione dell’assessore regionale all’Ambiente, Claudia Pecoraro, intervenuta sulla vicenda a margine degli Stati generali del Verde, tenutisi ieri a Battipaglia. L’esponente della Giunta regionale ha respinto le responsabilità attribuite alla Regione, sostenendo che il blocco della procedura amministrativa dipenderebbe dalla mancata attivazione dell’azienda. «La Regione Campania, all’interno di questa vicenda, può soltanto garantire il rispetto delle norme e della legge, ed è quello che stiamo facendo in maniera inflessibile», ha dichiarato Pecoraro, ricordando che la Regione ha riattivato la Conferenza di servizi per consentire alla proprietà di presentare un nuovo progetto. Tuttavia, secondo l’assessore, la documentazione presentata non sarebbe ancora conforme alle prescrizioni normative. Il nodo principale riguarda le procedure di Valutazione di impatto ambientale e Valutazione di incidenza ambientale, rispettivamente VIA e VIncA, che la Regione ritiene necessarie per proseguire l’iter autorizzativo. Secondo la ricostruzione di Pecoraro, già nella Conferenza di servizi di fine agosto era stata rappresentata all’azienda la necessità di avviare le verifiche ambientali, con la possibilità di accedere a un percorso semplificato. «Lo abbiamo comunicato ad agosto, durante la Conferenza di servizi, ma l’azienda non ha provveduto. Lo abbiamo ribadito a settembre, senza ottenere riscontro. A ottobre abbiamo inviato una comunicazione formale, chiedendo di presentare la documentazione entro trenta giorni, proprio per consentire l’accesso a una procedura con tempi ridotti». Pecoraro ha quindi chiarito che, in assenza dell’attivazione delle procedure richieste, la Conferenza di servizi resterà sospesa. «Se oggi è sospesa, è perché l’imprenditore non si è attivato, nonostante le richieste avanzate fin dal mese di agosto». Ancora più dura la posizione dell’assessore sulla questione occupazionale. Pecoraro ha ricordato che lo stabilimento è fermo da marzo e che la scadenza degli ammortizzatori sociali avrebbe dovuto essere affrontata con maggiore anticipo dalla proprietà. «Non è la Regione che le sta chiudendo oggi: lo stabilimento è fermo da mesi. La questione degli ammortizzatori sociali avrebbe dovuto essere affrontata dall’azienda già allora». Per l’assessore, la vertenza occupazionale affonda le proprie radici in una questione irrisolta da decenni: quella della delocalizzazione dell’impianto di Fratte. «Le Fonderie Pisano sanno da vent’anni di dover delocalizzare. In tutto questo tempo avrebbero dovuto programmare una politica occupazionale e di gestione del personale adeguata e coerente con la necessità di trasferire lo stabilimento. Questo non è stato fatto». Parole che segnano una netta presa di posizione rispetto alle responsabilità della crisi. «Oggi ci troviamo di fronte alla scadenza degli ammortizzatori sociali del 31 ottobre, ma non si può attribuire questa responsabilità alla Regione Campania. Si tratta di una responsabilità molto seria che ricade sull’imprenditore», ha ribadito Pecoraro. L’assessore ha comunque confermato la disponibilità della Regione ad accompagnare l’azienda nell’individuazione di una soluzione compatibile con le norme ambientali, invitando la proprietà ad attivare autonomamente le procedure di VIA e VIncA e a valutare la rinuncia al ricorso al Tar, ritenuto un ulteriore elemento di rallentamento dell’iter. «Non è possibile, da un lato, bloccare la procedura amministrativa e presentare ricorso al Tar e, dall’altro, chiamare in causa la Regione o il Ministero facendo leva sulla situazione dei lavoratori. Se la tutela dei lavoratori rappresenta davvero una priorità, allora bisogna procedere immediatamente, con responsabilità e rapidità». Due posizioni che, almeno per il momento, restano difficili da conciliare. Da una parte l’azienda chiede tempi certi e la possibilità di riprendere temporaneamente la produzione con il forno elettrico; dall’altra la Regione ribadisce che nessuna soluzione potrà prescindere dal rispetto delle procedure ambientali. Nel mezzo restano i lavoratori, che attendono risposte sul proprio futuro a pochi giorni dalla scadenza degli ammortizzatori sociali. La vertenza entra così in una fase decisiva, con il rischio che, senza un’intesa capace di tenere insieme tutela ambientale, continuità produttiva e salvaguardia dei posti di lavoro, la crisi industriale si trasformi in una nuova emergenza occupazionale per il territorio salernitano.

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