Fonderie Pisano, licenziamenti a un passo

di Erika Noschese

Il futuro delle Fonderie Pisano resta appeso a un filo. Si è concluso soltanto dopo le 21 di ieri il vertice al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, convocato per affrontare una vertenza che rischia di trasformarsi, nel giro di pochi giorni, in una nuova emergenza occupazionale per la città di Salerno. Sul tavolo due questioni decisive: la scadenza degli ammortizzatori sociali, fissata al prossimo 31 ottobre, e la necessità di individuare un’area industriale nella quale realizzare una nuova fonderia tecnologicamente avanzata, capace di garantire un futuro alle oltre cento maestranze dello stabilimento di Fratte. All’incontro, iniziato alle 16, hanno partecipato le delegazioni provinciali, regionali e nazionali di Fiom e Cgil, i rappresentanti della proprietà e gli assessori regionali allo Sviluppo economico e all’Ambiente. Un confronto lungo e complesso, dal quale non è arrivata una soluzione definitiva, ma è emersa la volontà di proseguire il percorso istituzionale per scongiurare i licenziamenti. La proprietà ha ribadito che, in assenza di novità concrete, procederà con l’avvio della procedura di licenziamento. Una posizione che rende particolarmente delicata la scadenza di fine mese e che impone tempi strettissimi per individuare strumenti alternativi. Nel corso della riunione, l’assessore regionale all’Ambiente ha illustrato l’iter tecnico relativo al riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale, mentre le organizzazioni sindacali hanno richiamato l’attenzione sulla condizione dei lavoratori, da mesi alle prese con l’incertezza sul proprio futuro. Il Ministero, dopo aver ascoltato le parti, ha proposto di proseguire il confronto attraverso un percorso che tenga insieme la salvaguardia occupazionale, le esigenze ambientali e la prospettiva della reindustrializzazione. L’azienda dovrà elaborare una proposta progettuale in grado di superare l’attuale situazione di stallo dello stabilimento di Fratte, prevedendo contestualmente un processo di riconversione industriale. Il progetto dovrà essere oggetto di un confronto serrato con gli uffici regionali e di successive verifiche ministeriali. Proprio l’avvio di un percorso concreto di reindustrializzazione potrebbe consentire il ricorso a ulteriori ammortizzatori sociali, evitando nell’immediato i licenziamenti. Tempi e modalità dovranno essere definiti nelle prossime ore, mentre un nuovo incontro a Roma dovrebbe essere convocato a breve. Resta però irrisolto il nodo principale: dove realizzare la nuova fonderia green? Nonostante le interlocuzioni avviate già in primavera e l’apertura manifestata dal Mimit e da Invitalia, non è stata ancora individuata una soluzione concreta per la localizzazione del nuovo impianto. Una questione che ieri è approdata anche nell’aula del Consiglio comunale di Salerno, dove si sono confrontati il consigliere di opposizione Franco Massimo Lanocita e Arturo Iannelli, presidente della commissione Ambiente. Lanocita ha richiamato la lettera aperta indirizzata al sindaco Vincenzo De Luca e al presidente della Regione Roberto Fico, sottolineando la necessità di conciliare il diritto alla salute con quello al lavoro attraverso il trasferimento dello stabilimento. «Il punto di congiunzione della battaglia per la salute con quella per il diritto al lavoro è l’individuazione di una nuova area sulla quale realizzare un opificio moderno, dotato di forni elettrici, ma necessariamente collocato in una zona industriale», ha spiegato il consigliere. Da qui la richiesta di coinvolgere direttamente Antonio Visconti, presidente del Consorzio Asi, per individuare un sito idoneo nell’ambito delle aree industriali della provincia di Salerno. «È una considerazione che è stata fatta, ma non è stata praticata. Bisogna arrivare velocemente all’individuazione dell’area», ha insistito Lanocita, ricordando che il trasferimento delle fonderie era già previsto dalla pianificazione urbanistica del 2006. Per il consigliere di opposizione, lo stabilimento non può continuare a operare nell’attuale contesto residenziale, anche alla luce delle problematiche ambientali che hanno caratterizzato la sua attività. L’individuazione e l’acquisizione di una nuova area, accompagnate dall’avvio dei lavori, potrebbero invece rendere più praticabili eventuali soluzioni transitorie. Sulla necessità del trasferimento si è espresso anche Arturo Iannelli, che ha però posto l’accento sulla salvaguardia immediata dell’occupazione e sulla possibilità di una ripresa produttiva a Fratte, subordinata alle necessarie verifiche tecniche e ambientali. «Se le fonderie, rispetto alla nuova proposta presentata alla Regione Campania, dovessero avere i requisiti tecnici per continuare a lavorare, dobbiamo stare anche dalla parte della classe operaia», ha dichiarato il presidente della commissione Ambiente, ricordando che la vertenza coinvolge circa 120 posti di lavoro. «Non possiamo pensare di dare a queste persone soltanto un contributo mensile. Devono lavorare, hanno famiglie e mutui da pagare», ha aggiunto Iannelli, sostenendo che, qualora venisse accertata la compatibilità dell’attività con la tutela della salute, gli enti competenti dovrebbero valutare una nuova autorizzazione all’esercizio, parallelamente alla definizione di un trasferimento in tempi rapidi. Il consigliere ha inoltre invitato a superare le contrapposizioni ideologiche che, a suo giudizio, hanno ostacolato negli anni la ricerca di soluzioni alternative, ricordando come in altre realtà italiane impianti di nuova generazione operino anche in prossimità delle aree urbane. Due posizioni che convergono sulla necessità di trasferire lo stabilimento, ma che evidenziano sensibilità differenti rispetto alla possibilità di una ripresa temporanea dell’attività nell’attuale sede. Intanto, il tempo continua a stringere. Mancano pochi giorni alla scadenza degli ammortizzatori sociali e, senza un’intesa che consenta di accompagnare il percorso di reindustrializzazione, il rischio di licenziamenti resta concreto. La prossima convocazione ministeriale sarà dunque decisiva per capire se esistano le condizioni per garantire continuità occupazionale ai lavoratori e avviare finalmente una soluzione strutturale alla vertenza delle Fonderie Pisano.

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