Vola Colombo e la capolista se ne va. Titolavano così i giornali locali e nazionali quando, nel marzo del 2015, un suo colpo di testa permise alla Salernitana di sbancare il Via del Mare di Lecce. Un colpaccio che consentì alla formazione di Leonardo Menichini di blindare la vetta della classifica e di tenere a debita distanza un Benevento quanto mai agguerrito, ma che dovette arrendersi a cospetto dello strapotere della Bersagliera. Quella allestita dall’ex direttore sportivo granata Angelo Fabiani era un’autentica corazzata, una squadra composta da calciatori di categoria nettamente superiori che, trascinati da una tifoseria super, dominarono a suon di record un girone difficilissimo e ricco di insidie. In quella formazione era titolare inamovibile Riccardo Colombo, uno degli esterni più forti che la Salernitana abbia avuto negli ultimi 15 anni. Un moto perpetuo sulla corsia di competenza, quel mix tra qualità e quantità di cui tanto ci sarebbe bisogno anche oggi. A poche ore dal derby con la Scafatese, la redazione di Cronache lo ha intervistato in esclusiva parlando di passato, presente e futuro. Ecco le sue dichiarazioni:
-9 dalla vetta e derby decisivo per Serse Cosmi. Se lo aspettava?
“Francamente no. Salerno, per blasone e passione, dovrebbe competere per le prime due posizioni e non è assolutamente concepibile si ritrovi in una zona quasi anonima della classifica. Non vivo lo spogliatoio e non conosco le dinamiche interne, ma chi indossa la maglia granata dovrebbe sempre scendere in campo con un altro tipo di mentalità. Evidentemente non c’è serenità all’interno del gruppo. Se passi repentinamente dalla sconfitta di Crotone ai 20 minuti perfetti col Bari per poi chiudere il primo tempo di Casarano con zero tiri in porta non può essere soltanto un problema di natura tattica. In due settimane abbiamo visto il meglio e il peggio della Salernitana, una discontinuità lampante che nel tempo rischia di compromettere la stagione. A Cosmi il compito di trovare le soluzioni giuste”.
Il mister è in discussione e oggi si gioca la panchina…
“Nel calcio contano i risultati. Il problema non si porrà perché sono convinto che la Salernitana batterà la Scafatese, ma cosa succederà se nella trasferta successiva inciamperà di nuovo? Intendiamoci: la società ha scelto un allenatore carismatico, esperto, con trascorsi in serie A e un palmares che parla da solo. Ha tutte le carte in regola per toccare le corde giuste e dare alla squadra un gioco adatto alle caratteristiche dei calciatori in organico. La falsa partenza è stata inaspettata e il rendimento in trasferta è il vero tallone d’Achille. Ma a tratti si sono viste anche cose interessanti”.
Cosmi pubblicamente ha lasciato trasparire una certa insofferenza, anche in estate manifestò insoddisfazione per il mercato e spesso non è stato accontentato. Lei come si sarebbe comportato se il ds non avesse seguito le sue indicazioni?
“Lo dico con estrema sincerità: avrei evitato di esternare il mio malcontento. A mio avviso sono problematiche che si affrontano nelle sedi opportune parlando direttamente con il direttore sportivo e con la società. Antonio Conte è uno di quelli che agisce in questo modo, ma un conto è guidare club con budget importantissimi e un altro è lavorare in serie C seppur in un contesto ambizioso come Salerno. Ognuno ha il suo carattere, ci mancherebbe, e sono certo che un allenatore esperto come Cosmi abbia colto l’occasione per mandare messaggi a qualcuno. E chi doveva recepirli li ha recepiti. Sarà stata una strategia comunicativa per stimolare ambiente e calciatori”.
La Gumina si è fatto male e sarà out per diverse settimane, ma fino a ieri si parlava tanto della possibile coesistenza con Lescano. Per Cosmi o l’uno o l’altro. Per lei?
“Nessuno in Italia può avere le idee più chiare di Cosmi. E’ lui a vedere i calciatori tutti i giorni durante gli allenamenti e le sue scelte sono sempre fatte a fin di bene. Personalmente, però, credo che abbiano caratteristiche complementari e che possano tranquillamente giocare in coppia. Probabilmente non è accaduto perché il mister sta ricercando un equilibrio tattico negli altri reparti prima di affidarsi a due attaccanti che in fase di non possesso perdono qualcosa. Dispiace molto per l’infortunio di La Gumina”.
Come spiega questo rendimento totalmente diverso tra le partite in casa e le gare in trasferta?
“E’ un insieme di tanti fattori. Anzitutto bisogna tener presente che tutte le squadre vivono l’arrivo della Salernitana come l’evento dell’anno e si crea un clima nel quale è difficile giocare. I granata fanno parte del girone più complicato in assoluto e vincere in trasferta è complicato. So che spesso i tifosi non possono seguire la Bersagliera in campo esterno e viene a mancare quella spinta che, all’Arechi, fa la differenza e ti spinge a superare le difficoltà. Certo, per andare in B non basta essere performanti solo tra le mura amiche…”.
Vendo-non vendo. La querelle societaria può incidere sul rendimento dei calciatori?
“Faccio appello alla deontologia professionale e sono convinto che nessun giocatore possa distrarsi per le voci sul futuro della proprietà. Sicuramente tutti i fattori incidono e non sapere chi sarà il presidente da qui ai prossimi mesi può creare un minimo di confusione. Ma mi risulta che siano pagati puntualmente e profumatamente per la categoria e dunque non hanno nessun alibi. Sono loro a scendere in campo, è un alibi che non regge e che non va concesso”.
Dalle promesse europee al rischio galleggiamento in C. In cosa ha sbagliato Iervolino?
“Da neofita ha commesso l’errore più grande in assoluto: circondarsi di persone che erano inesperte quanto lui. Il risultato è stato inevitabile: doppia retrocessione nonostante abbia speso tanti soldi. A fare la differenza non è la quantità, ma la qualità di un investimento e chi era al suo fianco probabilmente non è stato d’aiuto. Ha agito in buona fede, sono convinto che oggi non rilascerebbe quelle dichiarazioni roboanti che alimentarono aspettative. Va detto, però, che i primi due anni e le sue enormi potenzialità economiche lasciavano presagire per davvero l’inizio di un percorso particolarmente ambizioso. Non so cosa lo abbia frenato, probabilmente la perdita della A ha costituito una ferita profonda dalla quale non è riuscito a ripartire”.
Eppure la tifoseria è stata più “tenera” con Iervolino rispetto alla società targata Lotito-Mezzaroma che lei ha ben conosciuto…
“Prevale la voglia di sostenere la maglia, è una scelta che va rispettata. Certo, se analizziamo i risultati possiamo dire che Lotito, Mezzaroma e Fabiani sono stati sinonimo di garanzia. Ai miei tempi avvertivamo per davvero la sensazione che non ci mancasse nulla, quando hai una società forte alle spalle i risultati positivi sono una logica conseguenza. E’ impossibile fare un paragone tra due personalità così diverse. Lotito è fatto così: o lo si ama o lo si odia. Ha un modo di rapportarsi ai tifosi un po’ particolare, ma dalla D è arrivato in A e questo resterà nella storia. Spero che possa fare lo stesso percorso anche a Reggio Calabria, altra piazza che ho nel cuore”.
Apriamo l’angolo amarcord…
“Devo ringraziare mister Somma, fu lui a volermi fortemente a Salerno. E’ destino che non debba lavorare con lui: mi portò a Trieste e fu esonerato la settimana successiva, in granata invece la sua avventura è durata una trentina di giorni. Quel gruppo era veramente forte, spinto da una tifoseria eccezionale e guidato da una società di spessore. Di recente ho incontrato Mendicino, la mente è andata immediatamente alla curva. Vedere la Sud venir giù dopo un gol è un qualcosa di pazzesco e che non si può descrivere a parole. Il 2-0 sul Benevento ci diede la spinta decisiva, assieme al colpaccio di Lecce che mi vide protagonista con il gol della vittoria. In B ci salvammo un pochino a fatica, ma alla fine raggiungemmo l’obiettivo con merito. Mi dispiacque molto non essere riconfermato, il direttore fece scelte diverse. Ma non ho mai avuto rancore: aver giocato lì è un privilegio”.
Magari un giorno tornerà sotto un’altra veste…
“Ora faccio l’allenatore: ho avuto qualche proposta in D, ma sono diventato padre da poco e ho preferito godermi la famiglia. Certo, se un giorno chiamasse la Salernitana non avrei alcuna esitazione. E’ un ambiente eccezionale, con una città bellissima e un pubblico da serie A. Nei prossimi mesi conto di scendere giù per vedere una partita all’Arechi e ammirare quella curva che canta per novantacinque minuti”.
Gaetano Ferraiuolo
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