Archiviata definitivamente la presunta tregua energetica tra Russia e Ucraina, che era stata annunciata da Donald Trump. Dopo Mosca, anche Kyiv ha infatti ripreso i raid contro i siti energetici della Federazione Russa: un incendio è divampato in una raffineria di petrolio in seguito a un massiccio attacco di droni nella regione di Ryazan.
Local residents report a fire at the Ryazan oil refinery. Meanwhile, an oil storage tank that exploded yesterday in Rostov remains ablaze. #RussiaEnergy https://t.co/7E0wg1hzmh
— WW3 Watchtower (@WW3Watchtower) October 15, 2026
L’annuncio di Zelensky al Financial Times
Volodymyr Zelensky aveva appena annunciato la revoca del divieto di colpire le raffinerie russe durante un’intervista al Financial Times. «Ne abbiamo abbastanza», aveva tuonato il presidente ucraino, osservando che l’esercito di Kyiv non aveva attaccato infrastrutture energetiche in Russia per tre giorni, soddisfacendo così le richieste degli Stati Uniti. Mosca, invece, nel frattempo ha continuato a mettere nel mirino le infrastrutture energetiche ucraine. Il capo della Bankova ha anche spiegato che il divieto è stato revocato a causa della «pericolosa interruzione» nella trasmissione di intelligence da parte degli Stati Uniti e delle limitazioni all’utilizzo di Starlink durante i massicci bombardamenti russi.

