Un risultato lo ha già ottenuto: far sparire la Lega dai giornali. Dopo l’estate ‘calda’ della ribellione lombarda, guidata da Massimiliano Romeo e Attilio Fontana, il partito di Matteo Salvini è sostanzialmente scomparso dai retroscena di stampa. Dopo l’annuncio a sorpresa del congresso, lanciato dal segretario sul palco di Pontida, i resoconti sul malcontento interno alla Lega si sono rarefatti, finendo sotto i tappeti di via Bellerio.

Un palco per dare il via alla campagna elettorale
Nel partito nessuno – a torto o a ragione – si aspetta grandi sorprese dall’assise in programma a Milano il weekend del 24 e 25 ottobre. Il congresso servirà al capo per riacquistare visibilità, si sostiene, subito dopo aver citato lo scivolone al 4,5 per cento nell’ultimo sondaggio del Fatto quotidiano. Insomma, sarà un po’ una ‘sfilata’ di contenuti per dare il via ufficiale alla campagna per le Politiche dopo l’ok alla nuova legge elettorale.

All’ordine del giorno programma e contenuti
In mancanza di avversari all’unico candidato alla segreteria, Salvini succederà nuovamente a se stesso (l’ultima elezione, per un mandato di quattro anni, era stata l’anno scorso a Firenze) e il congresso dovrebbe concentrarsi sul programma e sui contenuti. Il voto per il segretario, con tutta probabilità, avverrà per alzata di mano (Salvini lo aveva già preannunciato a Pontida). Anche sul simbolo non si attendono particolari novità, contrariamente a quanto anticipato da alcune testate. Al contrassegno elettorale che sarà presentato alle Politiche – la decisione ormai è digerita – sarà lasciata solo la dicitura ‘Lega’, verrà tolto ‘Salvini premier’. Ma per approvare un cambiamento del genere bastava la ratifica in consiglio federale, non serviva passare per il congresso. Discorso diverso si deve fare sul nome del partito che – sembra – non sarà sottoposto a modifiche.

Dopo quella del veneto si attende una mozione lombarda
Intanto dal Veneto, come nel 2025 a Firenze, arriva la prima mozione congressuale, dal titolo ‘Autonomia e identità’ e scritta dal commissario regionale Andrea Tomaello. Si attende – e questa sarebbe una novità – una eventuale mozione critica dei lombardi. Ma dovrebbe essere un gesto più di testimonianza che altro, nel segno del motto leghista «Mai mulà».
