Eboli. Il Commissario «cessa» lo striscione filo palestinese

Il commissario straordinario del Comune di Eboli, Gaetano Tufariello (d’ora innanzi “der Kommissar”), ha pubblicato in albo pretorio la delibera n. 39, adottata con i poteri del Consiglio comunale, con cui vengono annullate le deliberazioni consiliari (n.7/2024 e n.37/2025) relative agli striscioni propagandistici “Verità per Giulio Regeni” e – soprattutto – “Cessate il fuoco”, atti entrambi adottati dall’amministrazione uscente, votati all’unanimità da un Consiglio comunale inebetito e sotto la ricorrente pressione «umanitarista». Gli striscioni sono stati già rimossi, come si sa, ed ora c’è pure un atto giuridico-formale a reggerne l’impalcatura, come chiedeva con piglio leguleio un improbabile senatore di Sinistra Italiana al ministro Piantedosi. Vanno (andavano) rimossi per ragioni di “legalità” e “decoro” civile, ipotesi tassativamente previste dalla legge: nel nostro caso c’erano tutte, essendo, gli striscioni, ormai cenciosi, sciatti nonché posti accanto ai simboli del Tricolore e della Ue. Inutile dire che il dibattito scaturito dalla pietra tombale che der Kommissar ha posto sulla questione, è subito deragliato su altri binari, senza cogliere il punto essenziale del problema. Infatti, con riconoscibile riflesso condizionato, i promotori dell’iniziativa annunciano e praticano la loro «resistenza» dando battaglia per il ripristino di una volontà democratica violata (sic), per il valore universale della pace, sui centimetri di spazio pubblico occupato, l’Onu, il Papa, Trump e così via. Insomma, una perenne adolescenza che annebbia la mente e ribalta il cuore di tanti, troppi: la questione arabo-israeliana è uno dei canoni di riferimento principali quando vuoi capire di che pasta è fatto un partito politico, un’associazione, un gruppo, un movimento, le persone stesse. Le “interferenze” Giulio Regeni, vabbè, è acqua passata. Invece “Cessate il fuoco” va (andava) rimosso perché, dice testualmente der Kommissar, “l’affissione di striscioni, cartelli o bandiere di partiti, movimenti o associazioni, eseguita senza verificare interferenze, lede il decoro e la sacralità visiva dei simboli dello Stato”. Eccolo il punto vero: “eseguite senza verificare interferenze”. Der Kommissar, dunque, sa bene che dietro a quello slogan sul cui contenuto, se non fosse legato ad un preciso network internazionale, non v’è chi non sia d’accordo (un po’ come essere contrari alla fame del mondo) c’è stato tutto un momento preparatorio, un’azione coordinata e condivisa tra le varie componenti della sinistra politica locale, associazioni, sindacati e cooperative gravitanti nell’opaco mondo degli stranieri, con personale e piccole clientele annesse, frange di magrebini esaltati e increduli di tanta baldoria, sacerdoti poco educativi, oltre ai famosi studenti che, se studiassero almeno un po’, risparmierebbero figure imbarazzanti. Dietro al “Cessate il fuoco” ci sono stati cortei, sit-in, cori, proteste, insomma le cose che abbiamo visto e vedremo ancora in mezzo Occidente, all’insegna di autentiche oscenità, seppur di gran successo: “Palestina libera dal fiume al mare”, “Israele nazi-fascista”, “Stop genocidio”, “Gaza libera”, “Israele stato terrorista”, “Stop apartheid” e tutto il campionario della realtà rovesciata di questi orribili tre anni, oggi compiuti, in replica di ciò che l’Europa iniziò a vedere un secolo fa. Difficile essere credibili e parlare di «pace» avendo sposato posizioni del genere e questo, al di là della riconosciuta buona fede delle persone impegnate, gente che almeno si occupa di questi problemi, stimola e costringe a schierarsi, com’è giusto che sia in una libera democrazia. Nella cosiddetta Palestina che essi immaginano di difendere inneggiandovi per interposto striscione salomonico, ciò non sarebbe possibile. Intanto ieri, durante il presidio, c’erano ancora bandiere della cosiddetta Palestina mischiate con quelle arcobaleno, un controsenso, un vero e proprio ossimoro. In questa palude l’allora sindaco Conte decise di trascinarvi non solo la sua incerta e confusa maggioranza (molti non sapevano neppure di cosa si parlasse ma votarono per paura di apparire “complici del genocidio”), non solo la stessa indefinita minoranza consiliare ma un’intera comunità civile, ignara del disdoro che le sarebbe piovuto addosso dalla Storia. Ecco, dunque, che si arrivò alle due delibere «cerchiobottiste», sul genere posiamo le armi e vogliamoci bene. Se non è stata una “interferenza” il bestiario propedeutico allo striscione, non si capisce cosa possa esserlo stato, al netto del pur importante formalismo giuridico. Der Kommissar, infine, sempre nella stessa delibera aggiunge “(…) nella fattispecie risulta violato il principio di neutralità ed imparzialità dell’Amministrazione in quanto la Casa comunale è il simbolo dell’intera comunità e non può essere adibita a bacheca permanente di messaggi che non siano comunicazioni istituzionali o simboli ufficiali riconosciuti per legge. Più chiaro di così. Non resta che una cosa: cittadinanza onoraria per der Kommissar, una persona normale. (pierre)

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