di Erika Noschese
Capaccio Paestum è stata, politicamente, la sua rovina. Quella stessa città, oggi, potrebbe diventare il luogo della sua rinascita. A poco più di ventiquattro ore dalla revoca dell’obbligo di dimora a Torchiara, Franco Alfieri, ex sindaco di Capaccio Paestum e già presidente della Provincia di Salerno, ha scelto di tornare proprio lì dove la sua lunga esperienza amministrativa e politica si è interrotta bruscamente circa due anni fa. Un ritorno dal forte valore simbolico. Perché è proprio da Capaccio Paestum che ha avuto origine la vicenda giudiziaria che ha segnato gli ultimi due anni della vita dell’ex amministratore: prima il carcere, dove Alfieri ha trascorso 26 giorni, poi venti mesi agli arresti domiciliari e, infine, l’obbligo di dimora nel comune di Torchiara. Una lunga parentesi che, almeno sul fronte delle misure cautelari, si è chiusa con la decisione dei giudici della prima sezione penale del Tribunale di Salerno di revocare anche l’ultimo provvedimento ancora in vigore. E così quello che sembrava destinato a essere un tranquillo mercoledì pomeriggio si è trasformato in una grande festa. Il punto di ritrovo è stato il Caffè Verdi, dove Alfieri ha incontrato amici, conoscenti, amministratori ed ex amministratori arrivati per salutarlo e celebrare il suo ritorno in libertà. Abbracci, strette di mano, fotografie e tanti volti conosciuti hanno accompagnato le prime ore dell’ex sindaco nuovamente a Capaccio Paestum senza le limitazioni imposte dalle misure cautelari. Non una scelta casuale, quella di tornare immediatamente nella città che ha amministrato. Capaccio Paestum rappresenta inevitabilmente uno dei luoghi centrali della storia politica di Alfieri ma anche il territorio nel quale, nell’ottobre di due anni fa, quella storia ha subito la sua più pesante battuta d’arresto. Tornarci oggi significa quindi riannodare un filo rimasto sospeso per lungo tempo. La presenza di numerose persone davanti al Caffè Verdi ha assunto inevitabilmente anche un significato politico. Non tanto – almeno per il momento – per annunci o dichiarazioni su un possibile ritorno diretto sulla scena pubblica, quanto per la dimostrazione di una rete di rapporti personali e politici che, nonostante i due anni trascorsi lontano dalla vita amministrativa, non sembra essersi dissolta. Alfieri torna così a muoversi liberamente in un territorio nel quale il suo nome ha segnato per anni gli equilibri amministrativi e politici. E lo fa in una fase completamente diversa rispetto a quella precedente all’inizio delle vicende giudiziarie: non più da sindaco né da presidente della Provincia, ma da uomo libero dalle misure cautelari e ancora impegnato nei procedimenti giudiziari che lo riguardano. È troppo presto per stabilire se quello di ieri sia stato soltanto il ritorno di Franco Alfieri tra amici e sostenitori o se possa rappresentare il primo passo verso una nuova fase politica. Di certo, la scelta del luogo non è passata inosservata. Dopo quasi due anni trascorsi tra carcere, arresti domiciliari e obbligo di dimora, l’ex presidente della Provincia ha deciso che una delle sue prime tappe dovesse essere proprio Capaccio Paestum. La città che ha rappresentato il punto più alto della sua esperienza amministrativa e, successivamente, l’inizio della fase più difficile della sua storia personale e politica. Una città dalla quale Alfieri era stato costretto ad allontanarsi e nella quale, adesso, è tornato circondato da amici, amministratori e persone che hanno condiviso con lui una parte del suo percorso. Se Capaccio Paestum sia destinata a restare soltanto il luogo simbolico del ritorno alla libertà o possa diventare anche il punto di partenza di una nuova stagione è una domanda alla quale saranno i prossimi mesi a dare una risposta. Per ora resta l’immagine di un mercoledì pomeriggio davanti al Caffè Verdi: Franco Alfieri di nuovo a Capaccio Paestum, tra abbracci e strette di mano, proprio nel luogo dal quale, due anni fa, tutto era cambiato.
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