Melonellum, dopo l’ok può arrivare la Consulta: tutte le incognite

Fatta la legge, trovato l’inganno. O almeno il ricorso. Perché dopo aver votato alla Camera tre – ripetiamo tre – fiducie sulla legge elettorale e in attesa del voto finale a scrutinio segreto, l’aria che si respira in Transatlantico è quella del «facciamo anche questa, tanto poi cambia tutto».

Melonellum, dopo l’ok può arrivare la Consulta: tutte le incognite
Il voto sulla legge elettorale alla Camera (Imagoeconomica).

I ricorsi e la probabile decisione della Corte Costituzionale

Già, perché se la legge verrà approvata senza subire la mannaia dei franchi tiratori nel voto segreto finale di giovedì, e pochi in effetti ormai scommettono che possano esserci sorprese, sono comunque molte le incognite sul Melonellum o Stabilicum che dir si voglia. Qualcuno dell’opposizione, pochi in effetti, spera ancora in un tratto di matita blu da parte del Quirinale, ma il capo dello Stato ha già fatto quel che poteva con un’opera di moral suasion durante l’iter della legge, suggerendo e ottenendo alcune modifiche sostanziali, e ora difficilmente tirerà ancora la corda nell’anno pre-elettorale. L’incognita principale invece è ovviamente il giudizio della Corte Costituzionale, che tutti danno per scontato. Per lunedì è già stata programmata la conferenza stampa della ‘Rete per il voto libero e plurale’ coordinata da Roberto Zaccaria ed Enrico Grosso, in cui verranno annunciati i ricorsi presso tutte le Corti d’appello regionali. Basterà che un solo giudice accolga il ricorso e la Consulta sarà chiamata a una decisione di costituzionalità.

Melonellum, dopo l’ok può arrivare la Consulta: tutte le incognite
Il palazzo della Consulta (Imagoeconomica).

I punti della legge elettorale più a rischio

Ora, chi ha seguito il dibattito in questi mesi sa che i costituzionalisti sono divisi tra chi ritiene che la legge sia in linea con la Carta e chi invece ritiene che violi le indicazioni già date dalla stessa Corte nella sentenza con cui nel 2017 bocciò l’Italicum voluto dall’allora premier Matteo Renzi (anche lui pose la fiducia sul testo e Meloni lo definì «scandaloso»).

Ma pochi sono sicuri che lo Stabilicum avrà il via libera, e i più guardano con allarme ai passaggi sulla raccolta di firme per i partiti nuovi (portate a 450 mila) e sull’indicazione del premier nella scheda (vero trappolone teso al litigioso e testardamente diviso campo largo). La sentenza, nel caso di ricorso accolto, molto probabilmente arriverebbe verso febbraio, cioè prima delle elezioni che dovrebbero tenersi tra primavera e autunno prossimi e quindi alle urne si potrebbe andare non già con il Melonellum ma con il nuovo Consultellum, cioè con la legge voluta da Meloni ma con le ‘sforbiciate’ inferte dai giudici della Corte Costituzionale. Questi erano i discorsi più insistenti tra i deputati in attesa di votare la fiducia alla legge. Forse per questo l’aria non era delle più allegre, nemmeno nelle fila della maggioranza. O forse era solo colpa della pioggerella autunnale…