Eboli, l’ex scuola politica, vive, ormai, tra subordinazione politicista, tirannia del locale e populismo.
Anche Eboli, città rinomata e conosciuta come laboratorio politico di valore nazionale. Attraversa una crisi che non è solo amministrativa, ma di ruolo sia rispetto alla Valle del Sele (sono in crisi anche Paestum e da ultimo con la sfiducia a Battipaglia) che alla Regione. Ne abbiamo parlato con Carmelo Conte, un leader storico, figlio politico di Eboli, che è stato uno degli interpreti più apprezzato della questione meridionale e della politica delle Aree Urbane.
Quali sono le ragioni della crisi amministrativa in cui è caduta Eboli, sono locali o si inquadrano in un contesto più ampio?
Eboli, come lei ricorda, è stata, negli anni della cosiddetta Prima repubblica, un riferimento politico della Valle del Sele e oltre, una realtà sociale e teritoriale di prima grandezza. Della quale, purtroppo, ora condivide una crisi che non è strettamente amministrativa, ma di classe dirigente: Eboli non è più un luogo di politica.
E’ un’analisi moto severa.
Non vuole essere naturalmente un giudizio sulle persone, ma sulla politica malata che Eboli e la Valle del Sele, negli ultimi decenni, hanno importato senza reagire. I suoi dirigenti hanno subito l’influenza esterna per farsi scegliere, restando chiusi dentro le mura. Gli esponenti meritevoli di un ricordo ultra paesano si possono contare sulle dita di una mano. Ai giovani non è data la possibilità di emergere, basti considerare che, allo stato, tra i possibili candidati sindaci non c’è un giovane o una donna.
Perché secondo lei?
Quella di Eboli, essendo stata una società molto politicizzata fin dal dopo guerra, ha pagato più di altre realtà la crisi della politica. Si è adatta, rassegnata al “comando d Salerno” su di una scala a scendere in giù, non a guidare né a promuovere una politica.
Cosa bisognerebbe fare, secondo lei?
Riprendere il discorso là dove si è interrotta l’esperienza dell’ultima amministrazione che è stata un tentativo di invertire la rotta: si è esaurita per ragioni di sistema, non per l’azione dell’opposizione né su un tema di merito.
Bisogna andare oltre, far lievitare una classe dirigente, politicamente orientata, autonoma e consapevole della necessità di cambiare.
Cosa intende per “orientata e autonoma”
Una politica di valori e di proposta che non aderisca ma sfidi il “sistema”, nell’interesse del proprio territorio, non subordinarvisi. Non deve sottostare a una “tirannia del merito” che non c’è.
Qualcuno addebita questo alla dinastia Conte.
Sono fuori dalla politica attiva da oltre trent’anni. Solo nel 2022 è stato eletto sindaco Mario Conte e la sua amministrazione è andata in crisi non per aver malgovernato ma per maneggi posti in essere da gruppi di poteri, alcuni noti ed altri meno noti. Sono gli stessi che hanno governato Eboli negli ultimi tre decenni, compresi due o tre ex sindaci, oltre a numerosi assessori. Dovrebbero giustificare il loro malfatto e il non fatto. Non nasconderlo con affermazioni insensate per riproporsi.
Occorre svoltare, andare oltre!!!
Ma non si può fare da soli e dal mattino alla sera.
Certo, ma si può cominciare dando un senso di svolta alla prossima campagna elettorale comunale.
Cosa propone in particolare
“Provocare” i partiti, sottolineo i partiti, non solo i candidati, a sfidarsi in campagna elettorale sui problemi reali indicando soluzioni, non facendo annunzi e promesse. E impegnarli a sfidarsi sul cambiamento con liste aperte che siano espressione di una nuova classe dirigente, in cui il “nuovo” si faccia persona senza trascurare le esperienze.
Ha in mente nomi di cittadini con queste caratteristica?
Bon spetta a me e comunque non lo reputo opportuno, voglio però rendere noto il contenuto di una telefonata di sollecitazione ricevuta ieri mattina da un ebolitano benpensante, e ce ne sono molti, uomini e donne di ogni ceto sociale.
“Bisogna cambiare, mi ha detto, e tu hai il dovere di aiutare i giovani, perché la storia.” Per uscire dall’imbarazzo gli ho chiesto, ma tu a chi pensi.” Risposta: ‘io penso a un anziano di esperienza, fuori dalla mischia, come il Dr. Antonio Giordano, e a giovani come Balestrieri e Curcio.”
Mi sono limitato a una battuta: ” manca una donna”.
Questo prova che il sentimento popolare, a prescindere dal merito di chi e come, vuole il cambiamento e ci crede.
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