Dopo l’uscita sulla lunghezza delle gonne delle donne, Antonio Tajani è finito di nuovo al centro delle polemiche, questa volta per il suo commento alle sentenze emesse della Corte d’Assise di Roma per la morte di Giulio Regeni nei confronti di tre uomini dei servizi segreti egiziani. «Sono state condannate tre persone in primo grado. Vedremo cosa succederà nel secondo e terzo grado. Ci sono tre persone colpevoli, ma non è l’Egitto a essere condannato in quanto tale», ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri: parole definite «vergognose» dal Partito democratico e «indecenti» da Alleanza Verdi e Sinistra, con Italia Viva che è arrivata a chiedere le sue dimissioni. A inizio settembre Tajani era volato per una visita istituzionale in Egitto, dove aveva incontrato il presidente Abdel Fattah al-Sisi.

L’opposizione contro Tajani: chiesta un’informativa urgente
«Tajani ha scelto le parole peggiori tra tutte quelle che poteva usare per commentare la storica sentenza sull’assassinio di Regeni», ha detto Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri e deputato del Pd. Per Debora Serracchiani, Tajani «rischia di frenare, sminuire, di assolvere di fatto l’Egitto e di far fare all’Italia un grave passo indietro nella ricerca della verità». Critici anche Francesco Boccia, presidente dei senatori dem («Dire che “sono state condannate tre persone, non l’Egitto”, significa eludere la questione») e il collega Filippo Sensi («Mi vergogno come cittadino italiano per le parole pelose di Tajani»). Molto duro Davide Faraone di Italia Viva: «Tajani palesa per l’ennesima volta la sua inadeguatezza culturale, lessicale, valoriale. Deve dimettersi, imbarazza l’Italia nel mondo». Così Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana: «Se in altri episodi e in altre gaffe eravamo ben oltre la farsa o l’avanspettacolo di infima categoria, qui siamo all’indecenza pura e semplice». Secondo Riccardo Magi, segretario di +Europa, quelle di Tajani sono parole che «fanno rabbrividire e trapelare un certo negazionismo del governo rispetto alle responsabilità degli apparati del Cairo». Pd, M5s, Avs e Azione hanno chiesto al titolare della Farnesina un’informativa urgente per sapere cosa intende fare il governo per dare attuazione alla sentenza della Corte d’Assise di Roma e quali rapporti vorrà intrattenere d’ora in poi con l’Egitto.

La sentenza della Corte d’Assise di Roma: le condanne per sequestro di persona
La Corte d’Assise di Roma ha condannato in primo grado a 10 anni di carcere tre dei quattro agenti dei servizi di sicurezza egiziani che erano alla sbarra per l’omicidio di Regeni: il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi. Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato invece assolto. I tre condannati sono stati riconosciuti colpevoli di sequestro di persona, ma non di omicidio: le motivazioni della sentenza dovranno essere depositate entro 90 giorni. La Corte ha inoltre condannato gli imputati a pagare una provvisionale complessiva di 500 mila euro alla famiglia Regeni e di 150 mila euro allo Stato italiano, che si era costituito parte civile. La condanna a 10 anni di carcere difficilmente sarà eseguita: l’Italia dovrebbe infatti chiederne l’esecuzione all’Egitto, che però si è sempre rifiutato anche solo di comunicare il domicilio degli imputati, che risultano ancora irreperibili.
