Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano

Forza Italia lo ha ufficialmente proposto al tavolo del centrodestra come suo candidato sindaco per Milano. Anche in Fratelli d’Italia (e specialmente nell’area di Daniela Santanchè) l’idea pare gradita, sebbene il grande capo Ignazio La Russa si sia ampiamente sbilanciato a favore di Maurizio Lupi. Bisogna però contestualizzare l’opzione Matteo Perego di Cremnago nella vorticosa giostra dei papabili scatenata da uno scenario politico decisamente complesso.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago (Imagopeconomica).

La tattica: agire di rimessa in base al nome del centrosinistra

A microfoni spenti, i leader del centrodestra confessano di voler giocare di rimessa. Da tempo aspettano che l’attuale maggioranza milanese di centrosinistra scelga il suo candidato, per poi decidere come rispondere. Per capirci: se la spuntasse Pierfrancesco Majorino si potrebbe azzardare una candidatura speculare come quella di Silvia Sardone; se invece il portabandiera fosse Mario Calabresi, allora servirebbe un kamikaze disposto ad andare incontro a sconfitta praticamente certa. Il fatto che ancora manchi una decisione degli avversari sta dilaniando l’opposizione.

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Mario Calabresi e in secondo piano Elly Schlein con Pierfrancesco Majorino.

Il curriculum del sottosegretario non pare proprio il più adatto

In ogni caso, le chance di riaprire la partita meneghina sono veramente ridottissime. Perego di Cremnago, classe 1982, è nato a Milano, ma non è particolarmente radicato in città, almeno dal punto di vista politico. Certo, negli ultimi giorni lo si è visto con una certa frequenza nelle tivù di Mediaset, dove non ha lesinato critiche alla Giunta Sala. Tuttavia il suo ruolo attuale di sottosegretario alla Difesa nel governo Meloni è piuttosto lontano dai veri problemi della città – dal caro vita all’inquinamento – e il fatto che dal 2018 si sia trasferito a Roma, dapprima come deputato, non favorisce. Oltretutto, in precedenza si era occupato di moda, lavorando con Armani. Insomma, non il profilo che viene immediatamente in mente se si pensa di riprendere la città a partire dalle periferie, dove il centrosinistra è più debole (e dove ora c’è anche la concorrenza del generale Roberto Vannacci).

Andare a sbattere per poi avere un posto sicuro in lista alle Politiche?

Il fatto che Perego di Cremnago sia molto amico di Luigi Berlusconi, ultimo figlio di Silvio, induce molti (maligni) a pensare a una sorta di accordo: siccome qualcuno dovrà pure estrarre la pagliuzza corta e andare alla sfida improba col centrosinistra, tanto meglio che lo faccia una persona fidata, magari in cambio di visibilità e di garanzie su un posto in lista alle Politiche del 2027. Illazioni da retroscenisti? Può darsi, si vedrà, intanto l’augurio da rivolgere al sottosegretario è che il suo nome non finisca nell’elenco dei tanti già bruciati dal centrodestra in prospettiva delle amministrative 2027. Eccoli tutti (in ordine alfabetico, per non scontentare nessuno).

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Marta Fascina e Luigi Berlusconi (Ansa).

Demetrio Albertini (civico)

Se ne è parlato poco, perché Demetrio Albertini ha subito respinto le avance. Eppure in ambienti leghisti si era pensato proprio all’ex centrocampista del Milan e della Nazionale, che attualmente si occupa di attività di comunicazione e gestisce diversi centri sportivi, votati al padel.

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Demetrio Albertini (foto Imagoeconomica).

Gabriele Albertini (civico)

Gabriele Albertini è già stato sindaco di Milano per due mandati, dal 1997 al 2006. C’è chi lo ricorda per la sua sfilata in mutande in un défilé di Valentino e chi per la sua concezione del primo cittadino come «amministratore di condominio» dell’intera città. In ogni caso, ha lasciato un ricordo più che buono e a ogni tornata elettorale c’è chi gli propone di riprovarci e chi di indicare un successore. A questo giro ha prima sponsorizzato Antonio Civita e poi espresso il suo apprezzamento per Mario Calabresi.

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Massimiliano Bastoni (Futuro Nazionale)

Già consigliere comunale della Lega, Massimiliano Bastoni era stato indicato come possibile candidato per via della sua capacità di condurre campagne aggressive (vedi il famigerato slogan “Bastoni per gli immigrati“). Nel 2023 è uscito dal partito di Matteo Salvini e, dopo una breve liaison con Forza Italia, è entrato nella squadra di Vannacci, ma senza più ambizioni da candidato sindaco.

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Max Bastoni (foto Imagoeconomica).

Luca Bernardo (Futuro Nazionale)

Pediatra molto stimato in città, nel 2021 Luca Bernardo venne candidato nell’improba sfida con il sindaco uscente Beppe Sala. Lanciato all’ultimo momento, senza budget e con poca convinzione, perse male, come da pronostici unanimi. Da consigliere di Forza Italia, però, si è fatto apprezzare per l’impegno e ha chiesto la chance della rivincita. Non l’ha ottenuta e in seguito è passato con Vannacci, che però ha puntato sul generale dei carabinieri in pensione Carmelo Burgio.

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Luca Bernardo, candidato sindaco del centrodestra a Milano nel 2021 (Imagoeconomica).

Guido Bertolaso (civico)

Se fosse una gara basata sul curriculum, Guido Bertolaso avrebbe pochi rivali. La lista degli incarichi che ha ricoperto è impressionante, dalla direzione del dipartimento della Protezione civile (dal 2001 al 2010, gestendo diverse emergenze nazionali) al ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Berlusconi IV. Un romano sindaco di Milano? Beh, il fatto che attualmente sia assessore al Welfare in Regione Lombardia ammorbidirebbe l’impatto. Giusto un po’.

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Guido Bertolaso (Imagoeconomica).

Marco Bestetti (Fratelli d’Italia)

L’ex golden boy di Forza Italia (classe 1987) Marco Bestetti ha rotto il cordone ombelicale che lo legava a Silvio Berlusconi dopo le tante promesse infrante di promuoverlo dal ruolo di presidente del Municipio 7 allo scenario cittadino, se non nazionale. Accolto a braccia aperte nella squadra di Giorgia Meloni, attualmente è consigliere regionale e – si dice – punti principalmente alla conferma nel ruolo.

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Marco Bestetti (foto Imagoeconomica).

Filippo Borsellino (civico)

Grazie alla popolarità acquisita come portavoce del comitato “Famiglie sospese – Vite in attesa”, nato per rappresentare gli acquirenti di abitazioni coinvolti nel blocco di diversi cantieri edilizi milanesi, Filippo Borsellino a gennaio è stato votato dai lettori del Corriere della Sera come milanese dell’anno. Prontamente la politica è andata a bussare alla sua porta, a Baggio, ma l’ha trovata chiusa.

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Filippo Borsellino (foto Imagoeconomica).

Giovanni Bozzetti (civico)

Vicinissimo a Fratelli d’Italia e soprattutto a La Russa, del quale è stato consigliere, Giovanni Bozzetti è attualmente alla guida di Fondazione Fiera. La sua nomina è stata interpretata da molti come il trampolino di lancio verso Palazzo Marino, ma poi l’ipotesi è sfumata. Forse anche perché un manager delle sue capacità (riconosciute da tutti) non può essere rischiato in un’impresa così disperata.

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Giovanni Bozzetti (foto Imagoeconomica).

Urbano Cairo (civico)

Editore di La7 e del Corriere della Sera, nonché presidente del Torino, a più riprese Urbano Cairo è stato invitato a seguire le orme del suo mentore Berlusconi anche in politica, guidando il centrodestra nella sua città natale. Finora ha sempre declinato, seppur dicendosi lusingato.

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Antonio Civita (civico)

Imprenditore noto per il successo del suo brand Panino Giusto, Antonio Civita è stato tra i primi a scendere in campo in prospettiva 2027. Dapprima come civico di centrodestra, con Albertini come mentore, in seguito ha cercato l’appoggio dei partiti e ha flirtato anche con Azione, visto che il suo centrismo non è particolarmente gradito alle parti più radicali della coalizione. Azione però punta su Calabresi (e quindi sul centrosinistra) e di conseguenza Civita potrebbe persino correre per conto suo. Se non fermarsi.

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Antonio Civita, fondatore di Panino Giusto (Imagoeconomica).

Giuseppe Cruciani (civico)

«Come lo vedreste sindaco di Milano?». A dirlo è stato Matteo Salvini, ovviamente con una provocazione. Ma la candidatura di Giuseppe Cruciani, conduttore de La zanzara, non sarebbe meno clamorosa di altre opzioni in questa lista. È però praticamente impossibile che succeda: si diverte troppo nel guidare ogni sera l’autodefinita «sciagurata trasmissione» con David Parenzo come sparring partner.

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Giuseppe Cruciani, giornalista (Imagoeconomica).

Maurizio Dallocchio (civico)

Professore ordinario di finanza aziendale alla Bocconi, nonché socio fondatore della società di consulenza DGPA & Co SpA, Maurizio Dallocchio ricopre tanti incarichi societari, compresi quelli in Phoenix, A2A, Disney e Lega Calcio. Vicepresidente di Fondazione Illy, in passato lo è stato anche di Atm, l’azienda dei trasporti pubblici milanesi, nonché presidente di Tpm (Trasporti pubblici monzesi) e consigliere di Aem (Azienda energetica milanese), con l’incarico di seguire la privatizzazione. Un profilo sicuramente d’appeal per gli elettori milanesi, ma che finora non ha dato segni di disponibilità.

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Maurizio Dallocchio (foto Imagoeconomica).

Regina De Albertis (civica)

Classe 1983, prima donna alla guida di Assimpredil Ance, in più occasioni Regina De Albertis è stata apertamente corteggiata per la candidatura a sindaca. Esattamente come suo padre – il compianto Claudio, che riposa al Famedio – ha sempre declinato per i problemi che ciò comporterebbe all’impresa di famiglia, specialmente in un periodo così difficile per l’edilizia milanese.

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Regina De Albertis (foto Imagoeconomica).

Alessandro De Chirico (Forza Italia)

Consigliere comunale in carica, da 10 anni Alessandro De Chirico propone di scegliere il candidato del centrodestra attraverso le Primarie. La prima volta, nel 2016, stilò persino il regolamento specifico, ma non se ne fece nulla. In questa tornata l’idea era sembrata attecchire, al punto che in molti lo hanno invitato a candidarsi lui stesso, ma le alchimie tra partiti hanno fatto nuovamente insabbiare il progetto.

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Alessandro De Chirico (Imagoeconomica).

Paolo Del Debbio (civico)

Tutti lo conoscono per le sue scoppiettanti trasmissioni televisive, nelle quali i problemi di Milano sono spesso spunto per accese polemiche. Pochi ricordano che Paolo Del Debbio è stato assessore della Giunta Albertini dal 1998 al 2001, oltre che tra i principali ideologi della nascita di Forza Italia. Profondo conoscitore della città e della politica, pare proprio non avere nessuna intenzione di tornare a Palazzo Marino, anche perché a Mediaset guadagna decisamente di più.

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Paolo Del Debbio (foto Ansa).

Sergio Dompè (civico)

Classe 1955, Sergio Dompè rappresenta la quarta generazione alla guida dell’azienda farmaceutica di famiglia, con oltre 130 anni di storia. Già presidente di Assobiotec e Farmindustria e vicepresidente di Assolombarda, membro di vari direttivi e, dal 2023, presidente del Comitato Leonardo, è stato corteggiato in tutti i modi dalla politica. Alla quale però non si è ancora mai concesso.

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Sergio Dompè (foto Imagoeconomica).

Carlo Fidanza (Fratelli d’Italia)

Marchigiano di nascita, Carlo Fidanza è cresciuto personalmente e politicamente a Milano, che quindi conosce molto bene. Gode della stima di La Russa e Meloni, ma non ha molta voglia di spendersi in una partita che quasi certamente sarà persa. Per lui è molto più interessante la corsa alla presidenza di Regione Lombardia, dove sarebbe in pole position se FdI prevalesse nello spoils system.

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Carlo Fidanza (Imagoeconomica).

Giulio Gallera (Forza Italia)

L’idea lo solletica da tempo, cioè da quando i primi mesi del Covid gli avevano dato un’enorme visibilità mediatica. Poi, però, le evidenti difficoltà di Regione Lombardia nel fronteggiare la crisi gli sono costate care e Giulio Gallera ha fatto un po’ da capro espiatorio dei problemi diffusi, perdendo lo scranno di assessore alla Sanità. Il suo vero obiettivo è tornare protagonista alle prossime Regionali, per questo si vocifera anche di una candidatura a consigliere comunale del figlio Matteo, la cui elezione dimostrerebbe l’intatta forza del brand.

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Giulio Gallera (Imagoeconomica).

Giovanna Iannantuoni (civica)

Economista classe 1970, Giovanna Iannantuoni è stata rettrice dell’Università degli Studi Milano-Bicocca fino al 2025. Il suo è un caso davvero particolare, perché è stata proposta sia al tavolo del centrodestra sia a quello del centrosinistra. Come talvolta accade a chi ha troppe opzioni, il progetto è rimasto sulla carta.

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Beppe Sala con Giovanna Iannantuoni (foto Imagoeconomica).

Antonino La Lumia (civico)

Palermitano classe 1978, Antonino La Lumia è il presidente dell’ordine degli avvocati di Milano. Il suo nome circola negli ambienti politici da tempo, ma la clamorosa sconfitta al referendum sulla Giustizia (dove guidava il comitato per il ) ha decisamente raffreddato gli entusiasmi. Forse anche i suoi.

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Antonino La Lumia (foto Imagoeconomica).

Geronimo La Russa (civico)

Non ha ruoli di partito, ma Geronimo La Russa è il primogenito del presidente del Senato e quindi il suo nome è stato più volte inserito nella lista dei papabili. Ha però scelto di prendere una strada diversa, con il salto dalla presidenza della divisione milanese dell’Automobile Club Italia a quella italiana. A candidarsi per Palazzo Marino (ma come consigliere) sarà invece suo fratello Lorenzo Kocis, attualmente in carica al Municipio 1.

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Geronimo La Russa.

Giulia Ligresti (civica)

Classe 1968, Giulia Ligresti è figlia di Salvatore, il più importante e discusso costruttore degli Anni 80. Laureata alla Bocconi, ha ricoperto ruoli dirigenziali in Premafin e Fondiaria Sai. Coinvolta nel caso giudiziario Fonsai, alla fine è stata assolta e ha raccontato la sua esperienza nel libro Niente è come sembra. Attualmente si occupa di design e attività umanitarie. Quando il suo nome è uscito nel totocandidature, ha evitato ogni commento.

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Giulia Ligresti con Ignazio La Russa (foto Imagoeconomica).

Maurizio Lupi (Noi Moderati)

In pratica one man band del suo partito, non solo a Milano, Maurizio Lupi vanta una particolarità: essere stato proposto dal leader di un altro partito, cioè Ignazio La Russa. Secondo i maligni, il presidente del Senato vuole cooptare i moderati nell’area di Fratelli d’Italia, allargandone il bacino elettorale. Gli estimatori di Lupi invece lo giudicano il più competente della rosa, nonché il miglior conoscitore della città. E a pensarlo sono anche diversi esponenti del centrosinistra.

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Letizia Moratti (Forza Italia)

A volte ritornano. Dopo il tracollo del 2011 contro Giuliano Pisapia (memorabili le sue gaffe sui social e nel duello in tivù) e il bis alle Regionali del 2023, quando non è nemmeno entrata in Consiglio, Letizia Moratti è tornata in auge a 76 anni. Qualcuno ne ha parlato come possibile candidata, mentre lei si è atteggiata a kingmaker: nel corso di un convegno, ha affermato baldanzosa che tra chi era seduto in platea c’era già il candidato del centrodestra. Ma correva il mese di marzo e a oggi nessuno ne ha ancora avuto notizia.

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Alessandro Morelli (Lega)

Già viceministro all’ombra di Salvini, di cui è un fedelissimo, Alessandro Morelli oggi è sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Vista la sua lunghissima esperienza a Palazzo Marino, prima come consigliere e poi come assessore, il suo nome è comparso nelle discusse Primarie della Lega, ma senza sollevare entusiasmi epocali.

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Alessandro Morelli (Imagoeconomica).

Marco Osnato (Fratelli d’Italia)

Marco Osnato è sposato con Mariacristina La Russa, figlia di Romano e nipote di Ignazio. In un partito nel quale i legami di famiglia spesso si incrociano con quelli politici, si è più volte parlato di lui come possibile opzione per Palazzo Marino. Il suo vero obiettivo è però la conferma in parlamento, dove attualmente presiede la Commissione Finanze alla Camera.

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Marco Osnato (Imagoeconomica)

Roberto Parodi (civico)

Roberto Parodi è giornalista come le più note sorelle Cristina (moglie di Giorgio Gori del Partito democratico) e Benedetta (moglie del telecronista sportivo Fabio Caressa). Protagonista di campagne social a favore delle automobili e contro Beppe Sala, ha acquisito una popolarità che ha spinto diversi dirigenti politici a sondare la sua disponibilità. Lui da tempo scalda accuratamente i muscoli, ma nessuno gli ha ancora dato il segnale per entrare in campo.

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Roberto Parodi con Silvia Sardone (foto Imagoeconomica).

Annarosa Racca (Lega)

Nata a Milano nel 1952, Annarosa Racca è presidente di Federfarma Lombardia dal 2006 e ha guidato anche Federfarma nazionale dal 2008 al 2017. È inoltre presidente della Fondazione Guido Muralti e socia fondatrice del Banco Farmaceutico. Nel 2016 ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro e dal 2023 è anche consigliera comunale a Milano, oltretutto la più ricca, con una dichiarazione dei redditi che supera persino quella di Beppe Sala. E chi glielo fa fare di candidarsi sindaca?

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Annarosa Racca (foto Imagoeconomica).

Ferruccio Resta (civico)

Bergamasco classe 1968, Ferruccio Resta si è laureato in Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, del quale poi è stato rettore dal 2017 al 2022. Dal 2023 presiede la Fondazione dell’ateneo e ha inoltre presieduto la Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui). Il suo nome è un evergreen per ogni amministrativa meneghina, finora senza seguito.

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Ferruccio Resta (foto Imagoeconomica).

Filippo “Champagne” Romeo (civico)

È il fratello di Massimiliano Romeo, serissimo capogruppo della Lega al Senato, ma i due non potrebbero essere più diversi. Lanciato da Cruciani e Parenzo nella trasmissione La zanzara, Filippo “Champagne” Romeo si è fatto un nome per la sua vita spericolata, tra alcol e gioco d’azzardo. Ha dichiarato di volersi candidare sindaco, ma è difficile capire quanto ci credesse davvero nel dirlo.

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Filippo Romeo.

Alessandro Sallusti (civico)

Comasco classe 1957, Alessandro Sallusti è uno dei più quotati giornalisti in area centrodestra. Ex direttore del Giornale, ora è tornato alla guida di Libero. Hanno riscosso enorme successo i libri scritti con Luca Palamara sui problemi della giustizia. Probabilmente sa di poter incidere più con i suoi articoli che alla guida di una città complessa come Milano.

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Alessandro Sallusti (Imagoeconomica).

Matteo Salvini (Lega)

Ciclicamente, si fa il nome di Matteo Salvini per lo scranno più alto a Palazzo Marino. Nel 2016 disse che lo avrebbe fatto volentieri, ma solo a fine carriera. Allora gli amici gli fecero notare l’indelicatezza di proporre ai milanesi un sindaco alle soglie della pensione. Oggi, probabilmente, i governatori ribelli gli direbbero di pensarci bene, visto che il capolinea potrebbe non essere poi così lontano.

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Silvia Sardone (Lega)

Tra tutti i nomi di questa lunga lista, Silvia Sardone è quella col più rilevante bagaglio elettorale. Proprio per questo, però, è decisamente improbabile che voglia rischiare il ruolo di primadonna in una mission impossible come quella milanese. Potrebbe uscire dalla Lega (che rischia il tracollo) e trasferirsi da Vannacci, ma Futuro Nazionale ha già scelto Burgio come candidato sindaco.

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Andrée Ruth Shammah (civica)

Nota regista teatrale e direttrice artistica di origine sefardita, Andrée Ruth Shammah dirige i discussi Bagni Misteriosi, la piscina sopra il Teatro Parenti che per molti è il simbolo di una gestione rivedibile degli impianti sportivi comunali. Sempre presente nei dibattiti pubblici cittadini – spesso ospitati proprio da lei al Parenti – era stata indicata come possibile vicesindaca in un ticket con Lupi, ma ha gentilmente declinato l’invito.

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Andrée Ruth Shammah in una foto del 2009 (foto Imagoeconomica).

Alessandro Spada (civico)

Nato a Monza nel 1965, Alessandro Spada è un imprenditore del settore manifatturiero e digitale. È cresciuto nell’azienda di famiglia Vrv, che si occupa di progettazione e produzione di apparecchiature per l’industria chimica, petrolchimica e farmaceutica. Attualmente è vicepresidente del gruppo e fa parte di vari cda. Le sue esperienze in Assolombarda, Confindustria, Ispi, Federchimica e Aspen Institute Italia ne fanno un ideale trait d’union tra il mondo economico e quello delle istituzioni. Bisogna però convincerlo a metterle a disposizione della città.

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Alessandro Spada (foto Imagoeconomica).

Pietro Tatarella (civico)

Cresciuto in Forza Italia, nel 2019 Pietro Tatarella tentò il salto dal Consiglio comunale al parlamento europeo. Durante la campagna elettorale fu arrestato con l’accusa di corruzione, dalla quale è stato assolto dopo sette anni di calvario. Ormai fuori dai partiti, si è riproposto come candidato trasversale per simboleggiare la rinascita del centrodestra, ma il suo nome è finito nell’ingorgo delle aspirazioni frustrate. Almeno per ora.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
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Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano

Giovanni Terzi (civico)

Dal 2024 Giovanni Terzi è sposato con Simona Ventura e quindi si parla di lui principalmente nelle pagine di gossip. Recentemente l’impasse del centrodestra ha riassociato alla politica il nome del giornalista, che è già stato assessore dal 2006 al 2011, nella giunta di Letizia Moratti. Lui la disponibilità l’ha data, il problema è la confusione degli interlocutori.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Giovanni Terzi con Simona Ventura (foto Imagoeconomica).

Riccardo Truppo (Fratelli d’Italia)

Di professione avvocato, Riccardo Truppo è l’attuale capogruppo dei meloniani a Palazzo Marino. Stare all’opposizione può talvolta essere frustrante, ma dà grande visibilità mediatica. Per questo anche di lui si è parlato come possibile carta da giocare al tavolo politico, però – per dirla tutta – soprattutto in uno scenario di sconfitta più che probabile. Più realistico che punti alle Regionali o alle Politiche.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Riccardo Truppo (foto Imagoeconomica).

Paolo Veronesi (civico)

Classe 1961, Paolo Veronesi è oncologo, avendo seguito le orme del suo famoso padre, Umberto, e presiede la fondazione a lui intitolata. Non ha mai commentato pubblicamente le voci sulla sua possibile discesa in campo, mentre Beppe Sala ne ha elogiato le qualità umane.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Paolo Veronesi (foto Imagoeconomica).

Alessandro Verri (Lega)

Classe 1995, Alessandro Verri rappresenta la nuova generazione della Lega, lontanissima dalle durezze bossiane e molto incline al dialogo. Dopo la gavetta nel Municipio 4, dal 2021 è consigliere comunale a Palazzo Marino, dove è capogruppo. Il suo profilo si inserirebbe perfettamente in un percorso di rinnovamento che però al momento è difficile anche da immaginare.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Alessandro Verri (foto Imagoeconomica).