Perché Futuro Nazionale ha espulso Luca Sforzini

In Futuro Nazionale arriva la prima espulsione. Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento nazionale, il fu think tank del Mondo al Contrario, è stato cacciato dal partito a seguito, si legge nella nota della direzione disciplinare del partito, «delle sue ripetute sortite sulla stampa e sui social network foriere di attacchi ad altri iscritti del partito e di descrizioni del movimento del tutto infondate». La decisione è stata presa da Roberto Vannacci, dal coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, dal responsabile organizzativo, Edoardo Ziello, e quello del Tesseramento, Annamaria Frigo. «Se qualcuno pensa di utilizzare Futuro Nazionale per le proprie ambizioni personali, volte a saziare appetiti antichi che si prestano alle mire di chi vuole avvelenare e soffocare il partito dall’interno», fanno sapere i futuristi, «deve sapere che qui ci sono degli anticorpi talmente forti da bloccare qualsiasi tentativo di sabotaggio».

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Sforzini poco tempo fa aveva avuto l’ardire di criticare alcuni punti del programma futurista su Libero. «Esi­ste una destra che difende la fami­glia senza entrare nelle camere da letto», spiegava il gallerista pavese al quotidiano, «che può soste­nere la nata­lità senza isti­tuire poli­zie morali. E poi esi­stono le cor­nac­chie nere. Sono quelle che con­si­gliano di rispon­dere alle inquie­tu­dini del XXI secolo con il pron­tua­rio del XIX». Mettendo in guardia: «Ci sono momenti nei quali il pro­blema di un pro­getto non sono i suoi avver­sari. Sono i suoi con­si­glieri». Ma Sforzini aveva fatto parlare di sé anche per un acceso scambio in chat con il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini, riportato da Il Foglio. «Sei un nazista autentico», avrebbe attaccato il primo. «Non sono uno sciuscià liberale atlantista sionista come te. Per me non è un’offesa», gli avrebbe risposto il secondo. Accuse di fatto confermate dal diretto interessato che sempre al quotidiano diretto da Claudio Cerasa aveva parlato di «clima agghiacciante».

La deriva nerissima del partito (come se fosse qualcosa di cui sorprendersi) aveva causato l’allontanamento di Luca Bellotti, ex meloniano e già sottosegretario nei governi Berlusconi: «Su Islam e immigrazione, posizioni inaccettabili», aveva scritto in una lettera aperta al generalissimo.