L’ALBA DEL TRIBUNALE

Alberto Cuomo

 

Lo scambio di opinioni, su queste colonne, tra il procuratore Cantone e un articolista anonimo che tutti hanno compreso chi sia, non coglie le reali questioni che investono la città, soffermandosi sulla possibile diffusione di notizie riguardanti indagini. Che l’area del cementificio sia stata stuprata con un improbabile albergo che avrebbe voluto essere edificio residenziale è cosa vecchia e sapere dell’indagine sull’imu non pagata, secondo quanto ha reclamato tra l’altro, l’anonimo interlocutore, è del tutto irrilevante ai fini del benessere della città e dei cittadini, essendo il loro interesse legato alla parte restante dell’area che è stata tolta di fatto dalla destinazione pubblica. Secondo la legge 219/81 la delocalizzazione degli opifici prevedeva che l’area di sedime fosse utilizzata per servizi pubblici. L’idea migliore sarebbe stata quella di riutilizzare le parti storiche del complesso industriale, sorto nel 1904, per servizi vari. Invece il sindaco De Luca fece abbattere la vecchia struttura, sostenendo, così come il politico-speculatore del film “i segreti di una città”, fosse brutta e malandata, senza tener conto che, essendo un esempio di archeologia industriale, andava tutelata. Non contento, invece di destinare l’area liberata a standard e verde, ne indicò l’uso privato con concessione per la costruzione di un albergo che Chechile, il costruttore concessionario, voleva estendere a contenitore residenziale. A quel tempo l’anonimo, qualora sia ex magistrato, è probabile, fosse in procura senza profferire parola contro Vincenzo, tanto più che in procura vi furono contrasti con il procuratore capo Apicella e la sostituta Nuzzi la quale aveva osato guardare in alto chiedendo l’arresto di De Luca. La storiella del “brutto e degradato” il sindaco l’ha poi messa in gioco diverse volte, tra l’area del crescent e l’opificio della Marzotto. Gli è andata sempre bene, tanto che ora  diversi articoli sostengono voglia la sdemanializzazione della spiaggia Santa Teresa probabilmente per destinazioni private. L’art. 28 del Codice della Navigazione stabilisce che “Fanno parte del demanio marittimo: a) il lido, la spiaggia, i porti, le rade; b) le lagune, le foci dei fiumi che sboccano in mare, i bacini di acqua salsa o salmastra che almeno durante una parte dell’anno comunicano liberamente col mare; c) i canali utilizzabili ad uso pubblico marittimo”. A sua volta l’articolo 823 del Codice Civile determina per tali beni l’inalienabilità. Come è per quello militare, il demanio marittimo è ritenuto una forma di demanio “necessario” bel senso che non è suscettibile di appropriazione da parte dei privati e che non può non appartenere allo Stato in ragione della sua importanza per l’interesse della collettività nazionale (confini della nazione, acqua, difesa militare). La spiaggia Santa Teresa è attraversata dal Fusandola che è solo un torrente e, però, per il disastro che fecero le sue acque nel 1954, forse sarebbe stato meglio non deviarlo e non espropriare le aree al contorno per farvi costruire il cosiddetto crescent. Senza ritornare sulla opposizione a questo edificio offensivo per Salerno e per la cultura dei salernitani, che l’area del crescent e della presunta piazza della libertà continuassero ad essere demaniali e, pertanto, inalienabili, è provato dalla stessa costruzione dell’ecomostro. Per costruirlo senza il rischio di vederlo scivolare, o persino crollare, le sue fondazioni sono state protette da una sorta di diga in calcestruzzo armato che le circonda la quale, a sua volta, è protetta dalle acque che comunque provengono dal monte Bonadies, non irreggimentate nel Fusandola, attraverso un grosso tubo drenante che dovrebbe dirottarle verso il mare. Oltre il cinismo di tale scelta progettuale tale da provocare lo stazionamento delle acque sotto gli edifici a monte, la scuola elementare Barra e l’edificio ex Inail, mettendoli a rischio in caso di terremoto, in quanto non più stabili sulla sabbia fondale resa scivolosa per la maggiore liquidità (la spiaggia Santa Teresa giungeva sino alla chiesa dell’Annunziata e su di essa poggia il teatro Verdi) è da segnalare che il tubo del deflusso giunge con i suoi corni, al fine delle pendenze, sotto il livello del mare, incamerando in tal modo le acque marine senza espellere quelle pluviali. La presenza dell’acqua sotto le fondazioni della cosiddetta piazza della libertà sarebbe facilmente accertabile denotando il persistere della demanialità marittima dell’area. In tal caso appare ancor più evidente che la piazza non è tale ma una costruzione, il tetto di un parcheggio pubblico costruito su suolo demaniale, sì che, si spera, il comune paghi allo Stato il canone demaniale per tutta l’area e il condominio-crescent paghi per parte delle due discese nei posti-auto dell’edificio. Si spera, perché già una sentenza della Corte Costituzionale del 2004 ha indicato, proprio alla Regione Campania, che i canoni demaniali marittimi spettino allo Stato, proprietario delle aree ed anche perché, dal momento il procedimento penale riguardante la costruzione dell’ecomostro ha visto tutti gli imputati assolti, è appunto sperabile che i giudici abbiano affrontato. oltre la legittimità della vendita del suolo di sedime del crescent, quella dell’occupazione del suolo demaniale marittimo da parte di un parcheggio coperto la cui copertura è stata utile a calcolare una falsa altezza che facesse rientrare il crescent nei limiti previsti dalla Soprintendenza alle ABAO (in realtà l’altezza dell’edificio falsocolonnato sfora le indicazioni dell’ente paesaggistico anche rispetto al solaio di copertura del parcheggio). La presenza di situazioni non del tutto chiare circa il demanio marittimo di Salerno, dove il sindaco ha fatto ciò che ha voluto, lascia pensare che la spiaggia sia interessata dal perverso progetto riguardante il porto che favorisce i concessionari delle aree container. Caro procuratore Cantone, per molti cittadini di Salerno lei non è la mezzanotte del tribunale, ma semmai la possibile alba.

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