I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra

L’Ucraina ha celebrato qualche giorno fa il 35º anniversario dell’indipendenza da Mosca ma il suo futuro è ogni giorno che passa più incerto. La dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 non ha portato solo alla creazione di uno Stato sovrano, ma ha trascinato con sé rivoluzioni e conflitti. Quello in corso su larga scala dal 2022 non è che l’evoluzione di un percorso cominciato nel 2004 con la Rivoluzione arancione, passato attraverso Euromaidan (2013) ed esploso con la prima guerra nel Donbass nel 2014.

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Volodymyr Zelensky alla celebrazione del 35° anniversario dell’indipendenza dalla Russia (Ansa).

Serve una nuova architettura di sicurezza continentale

La guerra tra Russia e Ucraina ha coinvolto a vari livelli altri attori. Da un lato l’Occidente, la Nato e i cosiddetti volenterosi, dall’altro alleati più o meno dichiarati di Mosca, in primis la Cina. In questo contesto è evidente che il futuro del Paese dipenderà dal tipo di accordi che usciranno da un eventuale trattato di pace. L’intesa dovrà garantire la nuova architettura di sicurezza continentale: senza un patto condiviso e duraturo, l’Ucraina resterà in bilico, pronta a riesplodere.

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Volodymyr Zelensky con il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa (Ansa).

Il crollo demografico e le ricadute su economia e politica

Da questa prospettiva è facile identificare le sfide, interne ed esterne, che Kyiv sarà chiamata ad affrontare. In primo luogo quella del cambiamento demografico. Se nel 1991 la popolazione ucraina superava i 51 milioni di abitanti, i dati attuali indicano che nei territori controllati dal governo, quindi escludendo Donbass e Crimea, oggi vivono tra i 22 e i 28 milioni di persone. Dal 2014 circa 2 milioni di ucraini si sono rifugiati in Russia, quasi 6 in Europa. Secondo le simulazioni dell’Accademia delle Scienze di Kyiv, se le ostilità cesseranno nel breve periodo, la popolazione potrebbe stabilizzarsi intorno ai 24-34 milioni entro i prossimi decenni, a seconda della quota di rientri. Più invece il conflitto si allungherà, più il Paese si spopolerà. E non è solo una questione di numeri, perché la questione demografica incide naturalmente su economia e politica.

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Fiori deposti dopo un bombardamento russo (Ansa).

La ricostruzione e i possibili investitori esteri

Nel complesso quadro postbellico, la crisi demografica, l’economia e le scelte politiche si influenzeranno a vicenda: la perdita di capitale umano e la riduzione della popolazione economicamente attiva incideranno negativamente sul sistema economico, causando contrazione del Pil, carenza di manodopera, squilibri nei sistemi fiscali e pensionistici. Ci sono poi gli enormi costi della ricostruzione: le stime le fornite da Kyiv, dalla Banca Mondiale e della Commissione Europea li quantificano a oggi sui 600-700 miliardi di dollari per i prossimi 10 anni. Soprattutto, in assenza di un ombrello politico definitivo, cioè senza solide garanzie bilaterali e accordi tra Russia e Occidente, sarà impossibile garantire all’Ucraina un futuro autonomo, in cui anche i Paesi stranieri potranno investire stabilmente, al di fuori del settore militare high tech. Il destino politico dell’Ucraina non dipenderà solo da come uscirà dalla guerra, vincente o perdente, ma anche da come l’esito del conflitto sarà presentato a un elettorato ridotto e sempre più radicalizzato.

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Una foto aerea di Kyiv (Ansa).

I due possibili scenari post-bellici

In caso di vittoria russa, l’Ucraina dovrà rinunciare a una parte consistente di territorio, i confini verranno ridefiniti e si andrà incontro a una sorta di finlandizzazione coatta. La presidenza di Volodymyr Zelensky ne uscirebbe fortemente delegittimata e il risentimento e la frustrazione di popolazione e militari potrebbero alimentare il focolaio di una guerra civile. L’arrivo alla Bankova di una figura popolare come l’ex generale Valery Zaluzhny o proveniente dall’intelligence forse riuscirebbe a evitare l’escalation, tenendo a bada l’estrema destra nazionalista. Sul lungo periodo però, la crisi economica e l’isolamento dall’Occidente rischiano di favorire l’ascesa di forze politiche intransigenti, esplicitamente inclini a ristabilire l’asse politico ed economico con la Russia, e innescare forse anche una guerriglia partigiana.

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Vladimir Putin (Ansa).

Una vittoria totale di Kyiv al momento resta un’ipotesi di scuola. È più realistico ipotizzare un compromesso al ribasso per Mosca. Questo garantirebbe una transizione meno problematica, soprattutto se gli accordi internazionali definissero gli spazi di manovra economici e geopolitici per la nuova Ucraina, vero ponte tra Russia e Occidente. In questa cornice il Paese potrebbe rinascere grazie a un patto tra gruppi di potere vecchi e nuovi, optando per una finlandizzazione volontaria. Anche in questo caso, sul breve periodo, Zelensky difficilmente rimarrebbe in carica e Zaluzhny avrebbe la strada spianata per guidare il Paese. Sempre che non abbia la meglio l’ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, che si è già schierato contro l’attuale capo di Stato e ha ammesso che Kyiv sta perdendo la guerra. Per il medio e lungo periodo sarebbe necessario un radicale rimodellamento degli equilibri, con una leadership ucraina veramente indipendente e non ostaggio né di attori esterni né di un sistema oligarchico mai veramente smantellato.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
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