Il cortocircuito di Zuckerberg sul super agente IA: di chi è il tempo risparmiato?

Sempre all’azione, tra una surfata e un incontro di arti marziali miste, Mark Zuckerberg ha trovato anche il tempo di scrivere un manifesto di oltre 6 mila parole in cui disegna le magnifiche sorti e progressive dell’intelligenza artificiale, nuovo El Dorado. Il testo scritto dal fondatore di Meta, intitolato “The Future is for Everyone”, promette un’era in cui ciascuno avrà un proprio agente IA, pronto a fare da tutor, consulente di vita, guru personale disponibile 24 ore su 24 e chi più ne ha più ne metta. Una “personal super intelligence” accessibile a tutti e capace di aumentare libertà, creatività, opportunità e tempo a disposizione delle persone. Peccato che quasi contemporaneamente il chief technology officer di Meta, Andrew Bosworth, lo abbia praticamente smentito davanti ai dipendenti.

Il cortocircuito di Zuckerberg sul super agente IA: di chi è il tempo risparmiato?
Mark Zuckerberg con la moglie Priscilla Chan (Ansa).

In ritardo sull’IA, Zuckerberg trova il suo mantra e lancia stoccate ai rivali

Nel suo documento, Zuckerberg insiste soprattutto su un punto: l’accesso diffuso ai modelli sarebbe la vera garanzia di sicurezza per tutti. Infatti, l’espressione «open source» ricorre almeno 16 volte. Sembra quasi un mantra, un esercizio di meditazione e, visto dalla posizione di chi si trova a rincorrere perché in ritardo nello sviluppo della tecnologia, un esercizio politico in cui il messaggio suona come: l’intelligenza artificiale non può essere una questione per pochi. E infatti non manca la stoccata ai rivali. Senza troppi giri di parole, Zuckerberg liquida la linea di OpenAI e Anthropic, definendo «problematica» l’idea che l’unica strada sicura sia la concentrazione dello sviluppo dell’IA nelle mani di pochi. Poi rincara la dose ammonendo: sperare che un potere assoluto, per quanto illuminato, agisca a beneficio dell’umanità, non è mai stato foriero di buone notizie per l’umanità stessa. Sarà forse un caso, ma lo stesso giorno della pubblicazione del documento, ossia il 10 agosto, 29 deputati democratici della Camera Usa hanno chiesto conto a OpenAI e Anthropic di far luce su come alcuni dei loro agenti IA fossero riusciti a introdursi nei sistemi di aziende reali. Un potente promemoria del fatto che i rischi concreti restano tutt’altro che una questione teorica.

Il fondatore di Meta finisce per elencare ciò che potrebbe andare storto

Al tempo stesso, però, non sono state poche le voci che hanno criticato il documento di Zuckerberg come un esercizio di ottimismo tecnologico e chi ha notato come, nel tentativo di dipingere un futuro radioso, lo stesso creatore di Facebook finisca per elencare – quasi suo malgrado – tutti i modi in cui le cose potrebbero andare storte. E questo non riguarda solo l’aspetto competitivo, ma anche quello tutto gestionale interno alle aziende. A tal proposito Bosworth, capo dello sviluppo tecnologico di Meta, di recente ha liquidato l’idea che i guadagni di produttività dell’IA possano tradursi in più giorni liberi per i dipendenti.

Il cortocircuito di Zuckerberg sul super agente IA: di chi è il tempo risparmiato?
Il logo di Meta presso la sede di Menlo Park (Ansa).

Il botta e risposta tra Bosworth e un dipendente sui Meta Days

Rispondendo a un dipendente che chiedeva se i risparmi di tempo generati dagli strumenti di intelligenza artificiale potessero riportare in vita i “Meta Days” (il programma di giorni liberi extra cancellato dall’azienda) ha infatti risposto: «Basta chiedere dei Meta Days. È una domanda molto stupida». Poi il CTO ha aggiunto, indicando la strada: «Sapete che ne faccio io di quell’ora che guadagno? La reinvesto in prodotti migliori per gli utenti». Non contento, secondo quanto riportato da più testate, Bosworth ha chiuso il discorso invitando i dipendenti a chiedere ai propri genitori cosa pensassero di una strategia di carriera basata sul continuare a domandare al capo qualche giorno libero in più. I numeri, invece, danno ragione a chi il tempo risparmiato lo vorrebbe indietro.

Il cortocircuito di Zuckerberg sul super agente IA: di chi è il tempo risparmiato?
Mark Zuckerberg (Ansa).

Evidente il cortocircuito tra il manifesto e le dinamiche reali

Una ricerca della London School of Economics calcola che i professionisti che usano l’IA risparmiano in media 7,5 ore a settimana, l’equivalente di una giornata lavorativa intera, per un valore di oltre 16 mila euro l’anno. Peccato che quel tempo, in casa Meta, non torni ai dipendenti ma resti all’azienda. Non aiuta, poi, il fatto che, secondo altre rilevazioni, buona parte di quei guadagni finisca comunque riassorbita in supervisione e correzione dell’output dell’IA, quello che i ricercatori hanno già ribattezzato “botsitting”. Insomma, ci troviamo di fronte a un’azienda che sembra cercare disperatamente di risalire a bordo di un treno che viaggia a una velocità folle e che, al tempo stesso, sta facendo fatica a fare i conti con i propri dipendenti. E le loro necessità. Parliamo infatti di un’organizzazione che ha tagliato 8 mila posti di lavoro a maggio, ma pronta a investire nel 2026 fino a 135 miliardi di dollari in infrastrutture per l’IA. Il cortocircuito tra il manifesto e le dinamiche reali è evidente. Se l’intelligenza artificiale apre una nuova era di “empowerment individuale” e libertà, perché a Menlo Park quella libertà si ferma sistematicamente sull’uscio dell’ufficio?