Le confederazioni calcistiche europea (Uefa), nordamericana (Concacaf) e asiatica (Afc) prendono ulteriormente le distanze dal presidente della Fifa Gianni Infantino, che dopo l’alzata di scudi a livello globale si è visto costretto a ritirare il suo piano di vendere quote dei Mondiali a investitori privati. Lo hanno fatto attraverso una lettera aperta alla «famiglia del calcio», la «più grande passione condivisa al mondo» che «non appartiene a nessun individuo né a nessuna istituzione».
An open letter to the football family from AFC, CONCACAF and UEFA:
— UEFA (@UEFA) August 10, 2026https://t.co/8sjedkOyJA pic.twitter.com/OvskyoggYv
La lettera congiunta delle tre confiderazioni
«L’ampliamento dei tornei, l’assegnazione delle edizioni 2030 e 2034 della Coppa del Mondo, la distribuzione delle risorse alle federazioni: si è trattato di traguardi condivisi, concordati e realizzati insieme», si legge nella lettera, che punta il dito contro Infantino. «La recente lettera della Fifa ai suoi vicepresidenti e alle 211 federazioni affiliate riconosce che nel processo sono stati commessi degli errori, inquadrando l’accaduto come un fallimento comunicativo. Una proposta avanzata con tempistiche ristrette, priva di una consultazione significativa e spinta verso una scadenza prima ancora che le federazioni potessero esaminarne adeguatamente i termini, non è frutto di una semplice svista, bensì di una strategia volta a limitare il vaglio critico. Non è stato riconosciuto che la proposta in sé fosse intrinsecamente errata», scrivono Uefa, Concacaf e Afc: «Manca tuttora la consapevolezza che il tentativo di vendere una quota di partecipazione alla Coppa del Mondo abbia rappresentato un grave errore di valutazione: non un mero passo falso procedurale, ma una violazione fondamentale del rapporto di fiducia con le stesse istituzioni che la Fifa ha il compito di servire». Tra i passaggi della lettera c’è anche: «Quando la fiducia viene infranta dall’inganno, quando un individuo si pone al di sopra della collettività che gli ha conferito l’autorità, il dovere di servizio verso la famiglia del calcio viene tradito». E poi: «C’è silenzio dove dovrebbe esserci responsabilità, distanza dove dovrebbe esserci trasparenza. Queste non sono le qualità che il calcio merita di trovare nella sua leadership».

