di Antonio Manzo
Gaetano Paolino, sindaco di Capaccio-Paestum cancella il “suo” Piano Urbanistico Comunale PUC. E per far revocare il PUC alla Giunta nella giornata di ieri, denuncia le sue valutazioni definendo “insanabili” i vizi insorti ma contrari agli indirizzi politici che lo avevano portato all’elezione. Il dato più evidente è che il sindaco Paolino vuole cancellare una nuova una città del cemento elencando perfino i mali che avrebbero potuto determinare scelte sballate come la previsione di 1186 alloggi popolari a Capaccio Scalo e Rettifilo. Quest’ultima previsione del PUC contraddice l’indirizzo politico della campagna elettorale che prevedeva di distribuire le unità abitative anche nei PEEP di Licinella,Gromola e Capaccio Capoluogo. Il fatto politicamente più rilevante è contenuto nella delibera di Giunta Comunale nella quale il sindaco certifica l’esistenza di conflitti di interessi peronali secondo quanto segnalatogli dal progettista del PUC Ing. Carrozza e della responsabile dell’ufficio di Piano Roberta Scovotto. Anzi, il sindaco ha citato che il tecnico Scovotto a supporto della esistenza di un reticolo di conflitti di interesse tra amministratori e proprietari delle aree “di conflitti di interesse nel trienno precedente” senza citare fatti e circostanze illegittime ma con la conferma di diffusi conflitti di interesse personali che ora potrebbe entrare nel capitolo investigativo della Procura della Repubblica già impegnata su questo tema. La revoca degli elaborati progettuali e descrittivi relativi alla proposta del PUC annullerebbe di fatto anche le incongruenze riscontrate che risultano secondo lo stesso Paolino insanabili e del tutto lontani alle indicazioni programmatiche che gli elettori avallarono nelle urne. Le motivazioni della revoca, annullamento in autotutela, avrebbero determinato anche una lettera-risposta personale al sindaco da parte dell’Ing. Scovotto nella quale elenca dettagliatamente l’agenda degli incontri avvenuti con lo stesso primo cittadino nella fase di redazione della proposta tecnica di PUC. Emerge una frattura chiara, una rottura politico-tecnica, tra l’amministrazione ed i tecnici che comunque ritengono di aver prodotto un piano allineato alle indicazioni che erano state di volta in volta forniti durante gli incontri. Ed ora è tutto da rifare. Una tela di Penelope che resta intessuta e perennemente incompleta su vari punti edilizia sociale, revisione sulla strategia della costa, valorizzazione archeologica e turistica, oltre all’ipotesi un centro direzionale che rientrava negli indirizzi elettorali del sindaco Paolino. Non siamo davanti ad una modifica marginale del PUC ma ad una decisione chiara di riscriverne parti sostanziali, ripartendo da zero con le mani libere. Il nuovo iter per una proposta di PUC è parallelo alle difficoltà dell’amministrazione Paolino riscontrabili nel trasformismo estremo nel Consiglio Comunale dove la “maggioranza” vincitrice nelle urne (gruppi politici ex Alfieri) ora sono è diventata opposizione e per converso schieramenti usciti sconfitti dalla tornata elettorale sorreggono l’amministrazione con il loro attuale consenso all’operato di Paolino. In questo clima che la richiesta di “cambio di passo” dell’amministrazione proveniente da Adele Renna e dal PD potrebbe trovare buona accoglienza con l’avvenuta revoca in autotutela del PUC. Le nuove regole sono da scrivere e nuovi allineamenti di interessi sono teoricamente possibili. Sembra, quindi, di rivivere i giorni del gennaio 2011 quando il sindaco Marino ed il presidente del Consiglio comunale Paolino (fratello dell’attuale sindaco) imposero la non presenza in Consiglio Comunale dei consiglieri “proprietari”: chi possedeva terreni interessati dal PUC non avrebbe dovuto partecipare alla votazione. La storia di Capaccio Paestum continua a ripetersi attorno a nodi mai risolti così come si ripropone la storica avversione alla legge Zanotti Bianco sull’area di rispetto della zona archeologica. La legge 220 del 1957, nata per proteggere Paestum dall’espansione edilizia attraverso una fascia di rispetto di mille metri intorno alle mura, diventa oggi uno dei punti dello strappo tra politica e tecnici sul nuovo PUC. L’amministrazione Paolino aveva indicato la volontà di valutare una revisione della disciplina, conciliando tutela archeologica e valorizzazione dei nuclei esistenti; secondo il sindaco, la proposta tecnica non avrebbe seguito questo indirizzo, introducendo anzi ulteriori restrizioni. Una divergenza che sintetizza due diverse visioni del territorio e che ha contribuito alla decisione di revocare il PUC adottato appena 43 giorni fa.
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