Meloni e la strategia della mantide: dopo Salvini e Tajani, fagociterà pure Vannacci?

La sua tecnica è la stessa con tutti. Assomiglia al corteggiamento della mantide religiosa, uno dei comportamenti più studiati in natura. Gli esemplari maschi le si avvicinano con estrema cautela per non essere scambiati per prede. Ma se la mantide è affamata o particolarmente aggressiva, può decapitare il maschio prima, durante o dopo l’accoppiamento. E mangiarselo.

Il malcontento di Lega e FI per la tracotanza di Meloni

Nel famoso foglietto ‘carpito’ nell’ottobre del 2022 dai fotografi tra le mani di Silvio Berlusconi nelle fasi precedenti alla nascita del governo, Giorgia Meloni era definita «supponente, prepotente, arrogante e offensiva». In realtà, le accuse che le muovono da anni gli alleati di centrodestra sono meno concentrate sul temperamento ma ben più pesanti a livello politico. Per Forza Italia e Lega l’atteggiamento indigeribile messo in atto dalla premier è il carattere “fagocitante” della sua leadership. «Ci ha cannibalizzato completamente e ora che ha anche usato Roberto Vannacci contro di noi dove va?», si chiede un big leghista. «Tutto quello che di buono fa il governo riesce a intestarselo lei. Mentre a noi scarica le défaillance dei ministeri, dai Trasporti al Tesoro», fa eco un altro dirigente di via Bellerio. Insomma, il malcontento dilaga. E lo si è visto anche nel voto segreto alla Camera, dove leghisti, anche di spicco, avrebbero votato contro l’emendamento di FdI sulle preferenze alla legge elettorale. Così come esponenti di Forza Italia, partito che ormai non nasconde più la distanza sul tema. In molti hanno interpretato il voto come un segnale, anche per il futuro, un ‘alt’ alla tracotanza. Se pensa di eleggere qualcuno di suo gradimento al Colle dopo Sergio Mattarella, o se pensa addirittura di farsi eleggere lei, occhio ai franchi tiratori, sarebbe il ragionamento.

Meloni e la strategia della mantide: dopo Salvini e Tajani, fagociterà pure Vannacci?
Giorgia Meloni con Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

La debolezza di Tajani e Salvini

Ma la fotografia della ‘stanchezza’ della coalizione di centrodestra è soprattutto scolpita sui volti – appesantiti – dei due vicepremier. Antonio Tajani ormai fatica a controllare i gruppi parlamentari del suo partito e anche come ministro degli Esteri arranca; ultimo, in ordine di tempo, lo scivolone sui fondi del Safe prima richiesti in toto poi solo «prenotati». Per non parlare di Matteo Salvini, che ormai è scomparso dai giornali e fa titolo quasi solo per le gaffe, come la proposta impossibile di candidare il gioielliere Mario Roggero, condannato per duplice omicidio, o i tweet su Franco Baresi dato per morto prima che morisse, o ancora sugli effetti del decreto Maranza (peccato che si trattasse di un ddl non ancora in vigore).

I piani e le ambizioni del segretario leghista

Se per Tajani probabilmente ci penseranno gli eredi di Berlusconi a imporre un rinnovamento post voto, il segretario leghista le sta provando tutte per rimanere al suo posto. Dopo il divorzio con Roberto Vannacci e il fallimento della trattativa con Luca Zaia per una condivisione della leadership, il progetto salviniano sarebbe di tornare al piano A pre-Europee. Prima di lanciare la candidatura dell’ex generale, come piano B, Salvini aveva chiesto ai governatori (Zaia, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Maurizio Fugatti) di correre con una candidatura di bandiera a Strasburgo per sostenere il partito. Loro rifiutarono, dicendo che lo trovavano un gesto poco serio nei confronti degli elettori che li avevano votati alla guida delle rispettive Regioni.

Meloni e la strategia della mantide: dopo Salvini e Tajani, fagociterà pure Vannacci?
Attilio Fontana, Luca Zaia, Maurizio Fugatti e Massimiliano Fedriga (Imagoeconomica).

L’episodio resta una ferita mai rimarginata nei rapporti tra il segretario e gli amministratori (i salviniani danno la colpa ai governatori di tutto lo sfacelo poi arrivato con Vannacci) che ora potrebbe essere sanata con la candidatura dei quattro alle Politiche. È questa una delle motivazioni con cui il segretario porta avanti la decisione di acconsentire alla richiesta meloniana di introdurre le preferenze nella legge elettorale sfidando i mal di pancia dei suoi gruppi parlamentari. Ma in tanti sospettano che sia un modo per fare un ‘repulisti’ delle ricandidature senza dover far la figura del tagliatore di teste. O anche uno scambio con Meloni che gli avrebbe assicurato il Viminale (in ogni modo si tratterebbe del prossimo giro, e non in questa legislatura). Salvini sostiene da tempo in privato di aver ottenuto il via libera dell’amica «Gio». Ma sarà vero? La ‘mantide’ manterrà la promessa e ‘salverà’ per una volta uno dei suoi alleati? Molto dipenderà dai numeri che il capo di via Bellerio riuscirà a ottenere e questo sarà influenzato anche dal peso dei consensi di Zaia & Co. Oltre che dai voti che andranno a Vannacci. Sarebbe difficile accaparrarsi il ministero dell’Interno con il 4 o 5 per cento alle Politiche. Poi bisognerà aspettare i prossimi mesi anche per vedere se FdI, FI e Lega chiuderanno un accordo elettorale con Futuro nazionale in vista del voto.

Meloni e la strategia della mantide: dopo Salvini e Tajani, fagociterà pure Vannacci?
Giorgia Meloni con Matteo Salvini (Imagoeconomica).

La premier fagociterà pure Vannacci?

Per il momento è certo che Meloni sta tentando la strategia del ‘cannibalismo’ anche con Vannacci, cercando di anticiparlo sui temi, in particolare su sicurezza e immigrazione. Così ha fatto sulla legittima difesa con il caso Roggero; il comunicato era pronto da tempo, ed è stato diffuso praticamente in coincidenza con la sentenza. E anche con i fatti di Ceuta. La premier ha subito chiesto la sospensione di Schengen, si è attivata con alleanze variabili in Europa, sostanzialmente ‘zittendo’ il controcanto di Vannacci. Insomma, riuscirà la mantide ad arginare il generale, fagocitandolo come fatto con gli alleati e “amici” Antonio e Matteo? La determinazione per ora non sembra mancarle.

Meloni e la strategia della mantide: dopo Salvini e Tajani, fagociterà pure Vannacci?
Roberto Vannacci (Ansa).