Il sequestro dell’arenile di Cetara da parte della Procura di Salerno è qualcosa di molto più importante di quello che gli interessati mirano a minimizzare. E’ singolare che sul ripascimento, da qualche ora, la tonante voce del Sindaco di Salerno, Padre Morale di Universo Beach, si sia completamente azzittita. Ha finalmente capito che la Procura di Salerno sta facendo sul serio, e che, verosimilmente, e forse presto, Universo Beach seguirà la sorte di Marina di Cetara. La sabbia (chiamiamola così) di Cetara appare, a prima vista, la stessa di Pastena e Mercatello. Anche se con ritardo di un anno, verosimilmente dalla Procura colpiranno la sabbia cementizia di Universo Beach. Con quello che segue per i consensi popolari che l’attivismo di De Luca di questi giorni cerca di alimentare. Il ghigno bonario e irridente di De Luca non ha però calcolato il fattore imprevedibile. Scambiando il volo felpato della Procura degli ultimi anni per una costante di condotta dell’Ufficio Inquirente, notoriamente oberata dai problemi della criminalità comune, il Supremo Leader di Salerno sta per battere la testa contro qualcosa che non può sperare di controllare. Stavolta non si tratta di problemi di Giustizia Amministrativa, sovente superabili con nuove procedure della stessa natura. Stavolta si tratta di un problema penale grave! Il fattore imprevedibile porta un nome e un cognome. E’ il Sostituto Procuratore Gianpaolo Nuzzo. Salernitano, 40 anni e da 13 in Magistratura, è uno in gamba. Stimatissimo in Tribunale da tutti i colleghi, uomo di cultura profonda, non solo giuridica, ha la testa dura dei coraggiosi. Non è Magistrato delle banalità ordinarie. Non molla. Diciamolo. Alla Procura era indispensabile, per la sua credibilità, un cambio di passo. Così come un enorme merito ha la Guardia Costiera di Cetara, il cui Comandante ha dato un apporto determinante all’indagine. Indagine approfondita e veloce, in questo caso, che rimanda per l’inverso a quella, di cui non si sa più nulla da un anno, su Universo Beach di Pastena. E’ chiaro che anche su Universo Beach deve esserci in piedi un’indagine. Le denunzie del Codacons e dell’opposizione consiliare, dell’estate scorsa, sono rimaste, su una questione così vitale di Salerno in Costa Azzurra, sono a tutt’oggi rimaste senza risposta. C’è voluta la cultura istituzionale del Commissario Prefettizio Panico per fermare i lavori a Pastena. Nel silenzio più assoluto degli amministratori comunali, appena dimessisi. Ma nel chiacchiericcio per le anime semplici di De Luca, che ripete va risolta la questione ripascimento. Siamo però, purtroppo per Salerno, alla presenza di un disastro ambientale che non ha paragoni. Perché coinvolge necessariamente le responsabilità di più istituzioni. A cominciare dalla Sovrintendenza ai Beni Ambientali. Come è stato possibile che la Sovrintendenza abbia dato un parere favorevole allo scempio? Quali sono le parole che ha usato per motivare il suo assenso? Ma la Sovrintendenza sa che esiste un Protocollo tra Ministero dell’Ambiente e Regione Campania (come per le altre Regioni Costiere) che ha rigidi parametri per i ripascimenti. Certo è che il vaso di Pandora adesso si è scoperchiato. Questo giornale ha ripetutamente, da tempo, richiamato l’attenzione sull’affare del ripascimento. In un articolo il nostro editorialista Alfonso Malangone ha tuonato contro i costi esorbitanti di quanto speso; occorre una verifica degli impegni di spesa, soprattutto paragonata ad altri ripascimenti italiani, come ha detto Malagone. Ma lo scandalo rimanda alla pagina dell’archiviazione, nel 2023, da parte della Procura di Salerno, del ripascimento di Mercatello. Come ha rivelato nelle scorse settimane il nostro editorialista Antonio Manzo, quell’archiviazione lascia interrogativi non da poco. Una decina di parole nella motivazione, con formula di rito; a firma del Sostituto Carlo Rinaldi, con visto dell’allora Procuratore Aggiunto Cannavale, per dire che tutto era a posto. Nessuna indagine, riportata nella motivazione, per dare atto delle verifiche effettuate. Con una strana aggiunta giustificativa: il danno ambientale andava archiviato perché si trattava comunque di un’opera pubblica. Testuale! Un abisso con la serietà e qualità dell’indagine su Cetara. Forse il Procuratore Cantone leggerà questo articolo. Certo qualcuno gliene parlerà. Vedremo gli sviluppi. Raffaele Cantone non è uno che scherza. Ma il disastro ambientale, con un’indagine più incisiva, si sarebbe potuto evitare. Adesso il disastro c’è, e le colpe di tutti vanno messe in luce. A soffrirne, forse irrimediabilmente è il paesaggio ambientale e naturale di Salerno.
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