Che fine ha fatto Turning Point Usa? E quale impatto sta avendo sulle midterm 2026? Il suo fondatore, Charlie Kirk, a maggio del 2025 annunciava il suo endorsement ad Andy Biggs in Arizona: «Metteremo a disposizione risorse e attivisti per la sua campagna. Siamo onorati di poterlo fare, ha il mio pieno e incondizionato appoggio». Pochi mesi dopo, a settembre, l’influencer Maga fu ammazzato durante un evento alla Utah Valley University, diventando una sorta di martire per tutte le destre mondiali (compresa quella italiana). Dunque Biggs è stato l’ultimo candidato personalmente sostenuto da Kirk. Ecco perché la sua organizzazione no-profit, lanciata nel 2012 con l’obiettivo di diffondere idee di stampo conservatore nelle scuole e nelle università degli Stati Uniti, ha preso così a cuore la corsa del deputato repubblicano che il 3 novembre mira a diventare governatore dello Stato del Gran Canyon. «È la loro priorità assoluta in questa tornata elettorale», ha scritto il quotidiano Politico. Ma le cose non stanno andando come previsto.
Turning Point ha speso 18 milioni di dollari
Era stato proprio Kirk a convincere Biggs a scendere in campo. Da allora Turning Point ha speso 18 milioni di dollari, la cifra più alta investita dall’organizzazione su un singolo candidato in queste elezioni di metà mandato. Potrebbe, però, non essere abbastanza. Perché il repubblicano, molto vicino a Donald Trump, arranca nei sondaggi rispetto alla sua rivale, l’attuale governatrice democratica Katie Hobbs. E alcuni attivisti e funzionari locali puntano il dito proprio contro TpUsa che ha speso una barca di soldi, ma con tempistiche pessime.

In uno Stato come l’Arizona, dove un governatore in carica non fallisce la rielezione dal 1966 e circa l’80 per cento degli elettori vota prima dell’election day, è meno probabile che un’ondata di denaro dell’ultimo minuto influenzi il risultato alle urne. Per questo aprire il portafogli solo a settembre, a poche settimane dall’invio delle schede elettorali, a molti è sembrato decisamente troppo tardi.

Hobbs è riuscita a consolidare il suo vantaggio spendendo i soldi fin dall’inizio, quando ancora Biggs era assente dalle trasmissioni televisive. Ma Turning Point ha respinto le critiche: «Siamo un’organizzazione incentrata sulla mobilitazione degli elettori e non sulla tivù. È compito dei gruppi politici nazionali sostenere i candidati e metterli nelle condizioni di andare in onda per primi», ha risposto Tyler Bowyer, direttore operativo del movimento.

E ancora: «Siamo ovviamente delusi dal fatto che non ci siano più fondi nazionali destinati ai repubblicani, in egual misura a quelli destinati ai democratici, soprattutto in Stati chiave per le Presidenziali, come l’Arizona». Il riferimento è alla decisione della Republican governors association di non investire nella campagna elettorale. Diversamente dalla controparte democratica, che per Hobbs ha speso almeno 10 milioni di dollari.

L’eventuale e probabile sconfitta in Arizona, però, diventerebbe un problema serio anche per Turning Point. L’ex deputato repubblicano Matt Salmon ha detto a Politico: «Questo è il loro canto del cigno. Una sorta di tutto o niente». Il risultato di Biggs potrebbe avere infatti importanti implicazioni per la reputazione e la rilevanza dell’organizzazione di Kirk all’interno del Partito repubblicano in futuro.
In ottica 2028 appoggiata la candidatura di JD Vance
In vista del 2028, Turning Point ha già appoggiato preventivamente la candidatura di JD Vance alla presidenza: d’altronde il vicepresidente è sempre stato particolarmente vicino a Kirk. Gina Swoboda, ex capa del Partito repubblicano dell’Arizona, ha usato parole in aperta polemica col movimento di Kirk: «Se il vicepresidente dovesse correre per la Casa Bianca, farebbe bene a riconsiderare qualsiasi idea possa avere sull’utilizzo di Turning Point sul territorio».

Certo, se si guarda al passato i candidati di TpUsa non hanno di certo brillato alle urne. Per diverse tornate elettorali, Kirk e i suoi hanno sostenuto, fin dalle primarie, nomi che poi a novembre fallivano puntualmente. Anche con risultati imbarazzanti. Come quando, nel 2024, puntarono tutto sulla corsa al Senato di Kari Lake. Finì con la giornalista sotto di due punti rispetto all’avversario, in uno Stato, l’Arizona, in cui Trump aveva vinto con cinque lunghezze di vantaggio.

Insomma, lo stesso scenario in cui si potrebbe ritrovare anche Biggs. Eppure sulla carta era l’uomo perfetto, con esperienza sia al Senato statale sia alla Camera dei Rappresentanti. Spinto da Kirk, ha accettato la sfida, nonostante Trump avesse già dato il suo endorsement all’avvocata e imprenditrice Karrin Taylor Robson. A gennaio il presidente aveva deciso di sposare anche la causa di Biggs che, alle primarie, ha ottenuto una schiacciante vittoria dopo il passo indietro di Robson. Un momento di gloria per Turning Point. Forse l’ultimo?








