I destini incrociati degli aeroporti di Pontecagnano e Capodichino

Nell’anno del centenario dalla sua istituzione l’aeroporto di Pontecagnano, mi si consenta la nomenclatura retrò, è chiamato a sostituire parte dei voli del più importante scalo meridionale perché Capodichino resterà chiuso dal 1° al 30 novembre per importanti lavori di riqualificazione della pista. L’aeroporto internazionale di Napoli e quello di Salerno-Pontecagnano che costituiscono il sistema aeroportuale campano integrato sono gestiti dalla Gesac S.p.a. (Gestione Servizi Aeroporti Campani), la società per azione gestirà un vero stress test, sperando che tutto sia stato programmato e predisposto in modo che ente gestore e le istituzioni hanno pianificato. In queste note si desidera solo ripercorrere i trascorsi comuni ai due scali a iniziare dalla loro localizzazione e dalla loro nascita e riprendere qualche curiosità storica. Fiducioso in queste note si vuole rimarcare le affinità che legano le due realtà dalla genesi comune, in altre parole che le loro strutture al loro sorgere risposero a necessità di natura militare. Le esigenze di aeronautica civile sono intervenute, per entrambi gli aeroporti solo molti anni dopo la loro nascita. Anzi l’area pianeggiante di Capodichino già nel 1808, durante la parentesi napoleonica, fu destinata a piazza d’armi per fare esercitazioni militari, pertanto un uso svincolato dal desiderio umano di solcare i cieli. Impiego poco quel campo militare a battesimo i primi tentativi aviatori, poiché solo tre anni dopo, nel 1811, il luogo fu utilizzato da Sophia Blanchard, una delle prime donne nella storia dell’aviazione, per mostrare a un attento Gioacchino Murat un suo volo con la mongolfiera. Dopo la restaurazione, i Borbone mantennero l’uso militare per quel vasto terreno piano sopraelevato alla citta portuale. Con l’avvento dell’unità d’Italia i primi mezzi aerei aerostati prima e dirigibili in seguito furono elaborati dai vari eserciti sempre nell’ottica e Napoli il 31 ottobre 1909 per la prima volta si vide sorvolata da un dirigibile militare italiano. Quel giorno tutti i cittadini tennero gli occhi al cielo per seguire lo spettacolare evento. Proprio gli stessi luoghi, nel corso della Prima Guerra Mondiale, subirono un unico e inaspettato attacco aereo. Nella notte tra il 10 e l’11 marzo 1918 intorno all’1:30 il dirigibile della marina imperiale tedesca sganciò 24 dispositivi esplosivi, mancando i bersagli industriali e colpendo direttamente il centro abitato di Napoli. Durante la grande guerra anche l’aviazione militare italiana crebbe rapidamente costruendo mezzi aerei adatti a ricognizione, bombardamenti e caccia, gettando in quegli anni le basi tecniche e umane per la nascita della regia aeronautica arma indipendente da esercito e marina. Fu in questa fase che nel 1919, a Capodichino si installò un piccolo aeroporto militare, detto “Campo di Marte”, la sua pista fu tracciata solo nel 1920. Passarono alcuni anni quando nel 1926 il Genio Aeronautico di Napoli prese in fitto un terreno del comune di Montecorvino nella contrada Difesa Nuova per realizzare nel salernitano una pista di atterraggio di fortuna. La nascita della prima pista di atterraggio a Pontecagnano, quindi deriva dalla necessità di assicurare ai piloti della nascente arma aeronautica, luoghi idonei per atterraggi di emergenza. Entrambi gli scali furono pensati per decollo e atterraggi di aerei, e Pontecagnano vide luce per soddisfare necessità dello scalo napoletano. Erano gli anni del pionierismo aereonautico, nei quali il Regio esercito, come le altre forze armate, si mostrava indeciso nell’investire risorse nello sviluppo dei dirigibili o puntare con decisione sugli aerei che rapidamente stavano soppiantando aerostati e dirigibili. Un’indecisione acuita dalla preferenza accordata da Italo Balbo, ministro della nascente arma aeronautica, verso l’idrovolante. Un mezzo che potendo decollare e ammarare direttamente su superfici d’acqua come mari, laghi e fiumi, era in grado di operare senza bisogno di piste o infrastrutture terrestri costose. Balbo con grandi stormi d’idrovolanti riuscì a entrare nel mito planetario realizzando le sue celebrate trasvolate oceaniche, condizionando anche le realizzazioni d’impianti specifici per decollo e ammaraggio di tali mezzi aerei. Per tale scopo a Milano si realizzò l’idroscalo e in seguito solo negli anni 30 nella stessa zona sorse l’aeroporto di Linate inaugurato nel 1937. Capodichino e Pontecagnano vantano una storia di decolli e atterraggi antecedenti alla nascita dello scalo di Linate. Entrambi i nostri aeroporti nel ventennio ricordarono eroici pionieri avviatori locali. Nel 1921 Capodichino, allora Aeroporto Militare del Campo di Marte, fu intitolato alla memoria dell’ufficiale napoletano Ugo Niutta pilota medagliato caduto nella grande guerra. Nel 1934 l’aeroporto di Pontecagnano fu intitolato al salernitano Mario Martucci, pilota osservatore nella grande guerra è pluri-decorato, inoltre collaborò in prima linea all’organizzazione della celebre Crociera dell’Atlantico Meridionale, trasvolata di massa Italia-Brasile (dicembre 1930 – gennaio 1931), impresa che consacrò la competenza logistica e tecnologica dei trasvolatori italiani a livello mondiale. Martucci mori nel 1934, per malattia. All’inaugurazione fu eretto un cippo commemorativo davanti all’aeroporto. Nel 1943 con l’arrivo delle truppe anglo-americane i due aeroporti subirono sorti simili che condussero a esiti contrapposti. Pontecagnano inserito come obiettivo primario in sede di programmazione della famosa “Operation Avanche”, fu, non solo, mancato in fase di sbarco e resto conteso aspramente ai tedeschi nelle settimane seguenti, tanto da restare in seguito inutilizzato dagli stessi alleati per diversi mesi. Diversamente Capodichino, con i tedeschi in ritirata ebbe minori danni, tanto da entrare rapidamente nel controllo e utilizzo alleato. Essi vi apportarono modifiche sostanziali, tra queste si rivelò fondamentale l’allungamento della pista di circa un chilometro. Nel dopoguerra entrambi gli aeroporti mantennero una destinazione esclusivamente militare fino al 1950, quando Capodichino fu destinato anche a uso civile. Otto anni dopo, il 26 ottobre 1958, in concomitanza con un avioraduno la struttura di Pontecagnano fu aperto per la prima volta al traffico civile non di linea. Negli anni successivi fu utilizzato per l’aviazione generale, scuole di volo e partenze e atterraggi privati. Pure in quegli anni i due aeroporti furono interessati da un evento di natura mondiale l’8 agosto 1962 quando con un bimotore privato, Jackie Kennedy e figli atterrarono all’aeroporto di Salerno-Pontecagnano. La First Lady d’America prese terra proprio nello scalo salernitano per poi raggiungere in auto Ravello, per trascorrere una vacanza di tre settimane in Costiera Amalfitana. Quel giorno il bimotore era atteso a Capodichino, dove un nugolo di paparazzi si accalcava per immortalare l’evento. Per motivi di sicurezza fu deciso di puntare sul piccolo aeroporto salernitano cosi da consentire agli ospiti di raggiungere Ravello quasi in incognito. Nell’aprile del 1963 da Capodichino l’Air France, utilizzando aerei caravelle, collegò Napoli con Parigi, avviando quel modo di viaggiare che i nostri giovani conoscono ancora oggi. I due aeroporti hanno avuto profonde radici comuni, vivendo destini spesso interconnessi, speriamo che possa continuare una simbiosi anche nel futuro, prossimo e remoto, a vantaggio della Campania e del meridione tutto. Giuseppe MdL Nappo

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