Battipaglia, la doppia faccia della città del cemento

di Antonio Manzo

Ecco il doppio volto di Battipaglia, tra il tonfo pieno della legalità con l’assoluzione dell’ex sindaco Santomauro e l’amministrazione ingiustamente sciolta per camorra e le nuove gesta politiche della mafia del cemento : vittima il sindaco Cecilia Francese mandata a casa a sei mesi dalle elezioni comunali da pretese che avrebbero dovuto lottizzare, per l’ennesima volta, la vita politica della città con il saccheggio della città. Cominciamo dal primo volto dello Stato: il Tribunale di Salerno ha annullato lo scioglimento del Consiglio Comunale di Battipaglia avvenuto nel 2014 per presunti legami con la Camorra. Con la Sentenza irrevocabile dal 13 ottobre 2026, si chiude una vicenda che ha pesato gravemente sull’immagine della città e sulla carriera dell’ex sindaco Giovanni Santomauro. La sentenza ha certificato che l’amministrazione Santomauro, in carica dal 2009 al 2013, non ha mai subito condizionamenti camorristici. Questo verdetto non solo riabilita il sindaco e gli amministratori coinvolti, ma segna anche la fine di un’ingiustizia che ha bloccato lo sviluppo della comunità battipagliese per oltre tredici anni. Tutti ricorderanno la sera della cattura di Giovanni Santomauro, un dispiegamento di forze della Dia che neppure per Matteo Messina Denaro era stato mai visto nel tentativo sempre inutile di arrestare un mafioso vero. Ma a Battipaglia vollero fare il finto blitz sconfessato clamorosamente 13 anni dopo. Si sono spenti i lampeggianti che avvertirono la città del clamoroso arresto, tra perquisizioni, la cattura del sindaco filmata e diffusa. La vergogna della gogna si presentò a luci intermittenti bluastre nella notte. Giovanni Falcone dipingeva così, 1991, il mafioso diventato capitano d’industria, ricco e sicuro del suo potere, fatto di violenza e denaro sporco: “Se fa il costruttore, amplierà il suo raggio d’azione fino a comprendere le cave di pietra, i depositi di calcestruzzo, i magazzini di materiale sanitario, le forniture in genere e anche gli operai […]. Gli altri proprietari di cave, gli industriali del cemento e del ferro verranno a poco poco inglobati in una rete monopolistica sulla quale egli eserciterà il controllo”. Le parole profetiche, raccolte dalla giornalista Marcelle Padovani nel libro Cose di cosa nostra, valgono nell’oggi di Battipaglia dove compare l’altra faccia dello Stato . Per scoprirne la drammatica attualità a Battipaglia, una quota significativa della produzione edilizia continua a operare fuori dalla legalità. Come sanno fare benissimo i mafiosi, diventati capitani d’industria e passati indenni e trionfanti da inutili, se ci sono state, inchieste della magistratura tra gli anni Ottanta e Novanta (restano nella storia quelle condotte dal Pm Filippo Spiezia e Antonio Centore, quest’ultimo protagonista di una serie di sequestri milionari di beni poi finiti nelle mani pubbliche). Accanto ai silenzi negli anni Settanta, che fecero crescere le mafia del cemento, c’erano le sentenze di Tar e Consiglio di Stato che davano ragione ai soliti e noti costruttori e quando, come avvenuto recentemente, le ordinanze di demolizione venivano suffragate dalla legittimità sono state fatte saltare con il tempo che scorreva inutilmente e impunemente. E con la sparizione delle carte nell’ufficio tecnico comunale, non certo per colpa di funzionari ma di “talpe” interessate. Il virus che a Battipaglia ha moltiplicato gli affari dei clan nell’industria del mattone si chiama abusivismo edilizio. E si commette un grave errore a pensare che sia un’eredità del passato, “superata” grazie ai tre condoni edilizi spalmati dal 1983 al 2003. Ogni anno un terzo del patrimonio immobiliare di Battipaglia viene costruito, così, nel disprezzo assoluto delle regole con il mancato rispetto di piani urbanistici obsoleti e vecchi, con vincoli di tutela e norme di sicurezza che hanno scaricato costi altissimi sulla società in termini di degrado del paesaggio, rischio sismico e dissesto idrogeologico. E di legalità fatta a pezzi. E lo Stato affida la propria credibilità a quei pochi sindaci e magistrati che fanno le demolizioni o non si piegano, come nel caso recente di Battipaglia a consensi in consiglio comunali modulati su richieste di concessioni edilizie, lottizzazioni, piani di investimento immobiliare. Non assecondi i compagni di cordata? Allora vai a casa. Sono almeno 50 anni che a Battipaglia le maggioranze consiliari funzionano così. L’ultimo esempio? La cacciata della sindaco Cecilia Francese. Dove accanto a motivi politici spiegati ci sono stati interessi particolari di costruttori che avrebbero voluto cambi di destinazione d’uso di un ampio terreno, acquistato all’asta fallimentare, da industriale a terreno per lottizzazione. E’ la storia dell’ex stabilimento della birra Wuhrer costruito su un’area donata nel 1966 dall’allora sindaco Vicinanza a eredi di Franz Wuhrer. Può capitare che la sindaca Cecilia Francese paghi ora il prezzo dell’abbandono politico di ex compagni di viaggio finiti nell’insoddisfazione per richieste di sottogoverno non soddisfatte. Nobilitiamole così.

L'articolo Battipaglia, la doppia faccia della città del cemento proviene da Le Cronache.