Nel 2025 le emissioni globali di gas serra si sono mantenute su livelli record, secondo un report dell’Onu. Il documento avverte che la Terra è avviata verso un riscaldamento compreso tra 2,6°C e 2,8°C entro il 2100, anche nell’ipotesi in cui i governi rispettino i recenti impegni climatici assunti. Si tratta di proiezioni più cupe rispetto a quelle dello scorso anno – che indicavano un riscaldamento compreso tra 2,3°C e 2,5°C – dovute, tra l’altro, al ritiro degli Stati Uniti (il secondo maggior inquinatore al mondo) dall’Accordo di Parigi e alla revisione delle stime sulle emissioni storiche. Tra i sei maggiori emettitori, i dati preliminari per il 2025 indicano un aumento delle emissioni negli Stati Uniti, in Indonesia e in Cina, a fronte di una diminuzione in India, Russia e Unione Europea.
Per raggiungere un picco entro 1,8°C occorre diminuire le emissioni del 69 per cento entro il 2040
La possibilità di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C è svanita, sentenzia il rapporto, dopo decenni di un’azione climatica insufficiente, in particolare da parte dei paesi ricchi del G20, responsabili di tre quarti delle emissioni. Il rapporto delinea tuttavia uno scenario più favorevole, in cui il riscaldamento globale raggiungerebbe un picco compreso tra 1,7°C e 1,8°C, per poi scendere nuovamente al di sotto di 1,5°C entro il 2100. Per riuscirci, le emissioni globali dovrebbero ridursi del 18 per cento entro il 2030, del 45 per cento entro il 2035 e del 69 per cento entro il 2040, rispetto ai livelli del 2025. Per fare un confronto, secondo l’Onu, il rispetto degli attuali impegni climatici porterebbe a una riduzione di appena il 5-8 per cento entro il 2030 e dell’11-15 per cento entro il 2035.
