Progettare il futuro della Costa di Eboli

Le fotografie che ho pubblicato documentano una situzione che merita spiegazioni pubbliche. Al di là dell’intervento e delle domande che ho posto, credo sia necessario aprire una riflessione più ampia sul futuro del nostro litorale. Da troppo tempo affrontiamo i problemi dell’erosione e delle mareggiate cercando di difendere le strutture esistenti, spesso con inteventi che rischiano di rivelarsi temporanei, costosi e ulteriormente impattanti sull’ambiente. Dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda diversa: è davvero razionale continuare a investire per difendere strutture collocate in aree nelle quali si registra un’erosione spinta e il mare che inesorabilmente avanza? Il demanio marittimo è un bene pubblico e il suo utilizzo deve essere compatibile bcon l’evoluzione naturale della costa, con la tutela ambientale e con l’interesse collettivo. Bisogna aiutare gli investitori a programmare il futuro delle loro attività, evitando che investimenti sempre più onerosi siano destinati a essere danneggiati o distrutti dalle mareggiate. Allora la gradualità dell’arretramento dei lidi non può e non deve essere rinviato. Non si tratta di un trasferimento generalizzato e immediato di tutte le strutture balneari. Occorre distinguere le situzioni, sulla base delle reali condizioni della costa. Dove non si manifestano fenomeni significativi di erosione e non sussistono particolari condizioni di rischio, i concessionari possono continuare tranquillamente la propria attività, senza inutili preoccupazioni. Il problema riguarda soprattutto le aree ripetutamente colpite dalle mareggiate, dove occorre smettere di rincorrere le emergenze e cominciare a programmare soluzioni durature. In un sistema in perdita di sedimenti e soggetto a erosione progressiva, non tutte le aree possono essere trattate allo stesso modo. E’ indiscutibile: Si deve passare dalla gestione uniforme del territorio alla zonizzazione della stabilità costiera. Un principio da moltissimi anni già applicato nella pianificazione urbanistica generale. Questo significa che il PAD (Piano Aree Demaniali) e il PUC (Piano Urbanistico Comuunale) devono evolvere verso una funzione più avanzata. Ne deriva la necessità di redigere una carta di stabilità del litorale, che distingua: *aree ad alta dinamica erosiva; *aree di transizione; *aree relativamente stabili. A ciascuna categoria devono corrispondere regole differenti di utilizzo del territorio. Una mera fotografia dell’organizzazione attuale non è sufficiente a governare le trasformazioni naturali in atto. Invece per costruire un modello competitivo bisogna costruire una strategia di vasto respiro. Allora poiché nessuno operatore economico razionale è disposto a sostenere costi di investimenti rilevanti in un contesto in cui: *il litorale in cui si investe è instabile; *i danni sono ricorrenti; *manca una visione pubblica di medio-lungo periodo l’investimento non è semplicemente rischioso, ma è strutturalmente scoraggiato. Il risultato e evidente: • si riducono gli investimenti di qualità; • si privilegiano situazioni temporanee; • si consolida un modello di bassa qualità. E’ evidente che il rischio ambientale si trasforma così in un rischio economico di sistema. Quando il rischio non è governato il sistema si blocca. Non ci sono nuovi investitori; quelli esistenti non innovano; il valore dell’offerta turistica non cresce; il territorio perde competitività. Non è un caso se il posizionamento di Eboli nella graduatoria di offerta turistica dei Comuni della Campania si colloca al posto 56 su 60 , in evidente posizione marginale. L’unico modo per riattivare il sistema è intervenire alla radice: Ridurre il rischio costruendo un modello coerente con la dinamica del litorale ; Costruire un modello coerente con la dinamica del litorale; Dare certezza urbanistica; Ampliare l’area pinetata fino alla strada Provinciale; Spostare le funzioni pesanti del turismo balneare e ricreativo residenziale oltre la strada provinciale. Solo così si può aprire una nuova prospettiva di sviluppo turistico della fascia costiera: UN SISTEMA CHE CRESCE IN ESTENSIONE E QUALITA’.

Carlo Moscariello

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