Carmelo Conte
Carlo Galli, filosofo, saggista ed ex politico, sostiene che “la necessità” appartiene alla politica tanto se è potere domestico sui servi quanto se è potere politico sui liberi, secondo la distinzione di Aristotele. Una necessità che è libertà dalla e nella politica ovvero il dovere – potere di concorrere a ispirare il governo di una comunità, in base a un programma valoriale; e non la si può far coincidere solo con l’ambizione a ricoprire la carica istituzionale di riferimento. Invero, alle cariche istituzionale si tende quasi in modo naturale, e io l’ho sperimentato direttamente. Scrivo, perciò, queste righe, a ragion veduta: credo nella necessità della Politica, in quanto oggettiva, a differenza delle cariche istituzionali che sono eventuali, temporanee e soggettive. Talché, chi, dissociandosi dal vero e dal razionale, mi ha attribuito, con uno scritto pubblicato su questo giornale, l’aspirazione alla carica di sindaco di Eboli, alle elezioni del 2027, mostra di non sapere distinguere il potere della politica da quello del comandare. Lo prova il tentativo di accreditare la sua fantasiosa ipotesi, richiamando il precedente di due ex politici nazionali che hanno fatto la scelta di candidarsi a Sindaco della propria città, in tarda età: Adriana Poli Bortone, mia collega parlamentare negli anni ottanta, eletta sindaco di Lecce, nel 2024, a 81 anni e Ciriaco De Mita, rieletto sindaco di Nusco, nel 2019, a 91 anni. Anno in cui, a Onore, un comune della provincia di Bergamo, fu eletto sindaco, a poco più di 19 anni, Michele Schiavi che nel 2023 è stato eletto Consigliere regionale della Lombardia. Per Il mio passato (sono stato eletto sindaco di Eboli nel 1972, Consigliere Regionale nel 1975, Deputato nel 1879 e Ministro nel 1989) e per la mia idea di politica, condivido la scelta di Schiavi che non conosco e non quella fatta da De Mita, un grande leader che rispetto. In conclusione, le “cariche” elettive sono e devono essere passeggere e di età; la politica è, invece, senza età, esiste come elaborazione del pensiero e non si può abolire. Mi viene di richiamare la provocazione del romanzo, “Le intermittenze della Morte”, di Josè Saramago, premio Nobel della letteratura, che ipotizza l’abolizione della morte in un Paese ignoto; dove, dopo sette mesi, essa riprende, però, a operare, perché è una necessità del destino umano. Appunto come la politica.
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