di Erika Noschese
Difformità edilizie, opere realizzate senza le necessarie autorizzazioni e interventi che avrebbero modificato l’originaria configurazione di alcune parti dell’edificio. È su questi elementi che si concentra l’attenzione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino, che ha avviato il procedimento per l’irrogazione delle sanzioni previste dall’articolo 160 del Decreto legislativo 42/2004 nei confronti di Palazzo Santoro, lo storico immobile di Corso Garibaldi 215, a Salerno, sottoposto a vincolo di tutela dal 2007. Il procedimento, finalizzato all’eventuale «ordine di reintegrazione», prende le mosse dalla documentazione presentata dall’amministrazione del condominio nell’ambito di un progetto di recupero filologico, manutenzione straordinaria e restauro dei prospetti esterni. La nuova proposta, trasmessa alla Soprintendenza nell’aprile 2026, riguarda infatti proprio l’eliminazione delle «incongruenze e/o difformità edilizie acclarate» e il conseguente ripristino dello stato legittimo dei prospetti esterni, in ottemperanza all’ordinanza comunale numero 31 del 7 aprile 2010. Tra le opere che dovranno essere oggetto di verifica e, secondo il progetto presentato, di ripristino, figurano le modifiche abusive apportate alle quattro facciate dell’altana, la rimozione dei camminamenti sopraelevati realizzati alle spalle dei parapetti delle otto terrazze del sesto piano e il ripristino dell’originaria conformazione delle balaustre. La documentazione riguarda inoltre alcune modifiche effettuate al settimo piano. In particolare, è prevista l’eliminazione di due finestre ad angolo originariamente presenti nell’appartamento interno 14 della scala B, sulle facciate del Lungomare Trieste e di Corso Garibaldi, oltre alla chiusura di una finestra di dimensioni maggiori realizzata centralmente sul lato Lungomare. Sono inoltre previsti interventi sugli otto angoli del cornicione che delimitano l’edificio all’altezza del settimo piano, con quattro balconcini d’angolo da ricostruire e altri quattro da ricostruire parzialmente. Nel progetto sono compresi anche la modifica della conformazione della falda del tetto del sesto piano della scala B, la riapertura di alcuni infissi e balconi sui terrazzi degli appartamenti del sesto piano e la rimozione delle pensiline aggettanti a protezione delle vetrine dei locali commerciali della ditta Alpier. Un quadro che, per la Soprintendenza, necessita ora di una precisa distinzione tra le opere realizzate prima e dopo l’apposizione del vincolo monumentale. Palazzo Santoro, infatti, è sottoposto alla tutela prevista dalla Parte seconda del Codice dei beni culturali e del paesaggio in virtù del decreto ministeriale numero 72 del 10 maggio 2007. Alcune delle difformità richiamate nella documentazione risalirebbero però a periodi precedenti al vincolo: tra queste, la chiusura di un’apertura del torrino, indicata come risalente al novembre 1980, la realizzazione dei camminamenti sopraelevati al sesto piano, collocata tra il 2002 e il 2006, e una modifica alla conformazione della falda del tetto del settimo piano, già individuata dal Comune nel 2006. Proprio per questo la Soprintendenza ha chiesto una nuova e dettagliata documentazione fotografica e grafica, con elaborati di sovrapposizione che consentano di individuare con chiarezza le opere aggiunte o eliminate abusivamente, distinguendo quelle eseguite prima dell’apposizione del decreto di tutela da quelle successive. Ai tecnici è stata inoltre richiesta una dichiarazione sostitutiva relativa alla classificazione degli interventi edilizi realizzati, specificando se le opere siano state eseguite in assenza di permesso di costruire, in totale difformità, oppure in assenza o difformità dalla Scia. La procedura avviata dalla Soprintendenza avrà una durata di 180 giorni dalla ricezione della comunicazione, mentre eventuali osservazioni e documenti potranno essere presentati entro 120 giorni. Nel frattempo, resta sospeso il procedimento relativo alla richiesta di autorizzazione ai sensi dell’articolo 21, comma 4, del Codice dei beni culturali, presentata per gli interventi sull’immobile. La vicenda non si esaurisce però sul fronte della tutela monumentale. La Soprintendenza ha infatti trasmesso gli atti anche al Comune di Salerno, chiamato a effettuare gli accertamenti di competenza in materia edilizia e paesaggistica e a verificare l’eventuale sussistenza dei presupposti per l’attivazione delle procedure previste dall’articolo 167 del decreto legislativo 42/2004, in relazione ai lavori abusivi riscontrati. Gli atti sono stati inoltre trasmessi alla Procura della Repubblica per gli aspetti di competenza. La stessa Soprintendenza precisa che restano ferme tutte le violazioni contestate e le sanzioni di competenza dell’amministrazione comunale. Il procedimento riguarda, dunque, un edificio sottoposto a tutela e un articolato insieme di interventi e modifiche stratificatisi nel corso degli anni. Ora saranno gli accertamenti degli enti competenti e la documentazione che verrà prodotta a stabilire natura, epoca e conseguenze delle singole opere, mentre il progetto presentato dal condominio punta, in questa prima fase, al ripristino delle difformità individuate. Una seconda fase, già preannunciata nella relazione tecnica, dovrebbe invece riguardare il vero e proprio restauro e risanamento conservativo, con il recupero, il ripristino e l’eventuale sostituzione degli elementi dell’apparato decorativo dell’edificio vincolato.
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