EBOLI. Giustizia è fatta. O forse, il diritto ha solo apposto il suo sigillo su un inferno durato troppo a lungo. Perché nessuna condanna, per quanto severa, potrà mai cancellare i graffi invisibili impressi nell’anima, né sanare le ferite profonde di un corpo violato nel segreto della propria casa. La parola “fine”, pronunciata nell’aula del Tribunale di Salerno – Terza Sezione Penale, presieduta dalla dott.ssa Dolores Zarone, non è solo una sentenza: è l’urlo di verità che squarcia anni di silenzio, terrore e vergogna. Il collegio giudicante ha condannato il “mostro” Florin Dorel Sferle alla pena di sette anni di reclusione. Dietro la fredda dicitura dei codici non c’è una generica violenza, ma l’orrore puro: l’uomo è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale aggravata e continuata (artt. 609-bis e 609-ter c.p.) e maltrattamenti in famiglia. Un verdetto che mette a nudo un quadro accusatorio granitico e spaventoso. Per anni, dal 2009 al 2013, quell’uomo ha abusato sistematicamente del corpo indifeso della giovanissima figlia della sua ex compagna. Una sequela seriale, programmata e feroce di soprusi iniziati quando era solo una bambina di appena 8 anni e proseguiti fino alla prima adolescenza. I giudici non hanno concesso sconti alla dignità calpestata, applicando la massima severità anche sul fronte delle tutele sociali. La sentenza dispone infatti l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione legale durante l’esecuzione della pena e l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, sbarrandogli per sempre le porte di uffici, servizi o strutture frequentate da minori. Per tentare di lenire l’incalcolabile danno biologico, morale e psicologico patito dalla vittima, il Tribunale ha inoltre stabilito una provvisionale immediatamente esecutiva di 10.000 euro, rimandando la quantificazione definitiva del risarcimento alla sede civile. A strappare la piccola da quell’orizzonte di totale sottomissione psicologica, combattendo una battaglia processuale titanica, è stata l’avvocato Maria Gabriella Gallevi del Foro di Salerno. Già referente dello sportello antiviolenza del Comune di Eboli, l’avvocato Gallevi ha preso per mano la ragazza, seguendola con una dedizione viscerale e in maniera del tutto gratuita, mossa unicamente da un indomito sentimento di giustizia. In aula, il legale ha dovuto ricostruire un incubo clinico e scientifico. È stata la consulenza tecnica psicodiagnostica della dr.ssa Stefania Lamberti a blindare le accuse, certificando il nesso causale tra gli abusi e il devastante disturbo post-traumatico da stress della giovane. Un dolore interiore talmente insopportabile da aver spinto la ragazza, per anni, ad autolesionarsi quotidianamente con una lametta, tagliandosi la pelle nel disperato tentativo di anestetizzare i ricordi. La sua salvezza è iniziata tra i banchi del liceo artistico. Lì, tra i disegni in cui esprimeva il suo immenso talento, la ragazza aveva cominciato a isolarsi, a svanire. È stata un’insegnante coraggiosa e attenta a leggere i segni di quel disagio profondo, denunciando la situazione ai carabinieri e favorendo così l’avvio delle indagini. Durante il dibattimento, anche la madre della vittima ha trovato la forza di costituirsi parte civile, deponendo in aula e confermando un regime domestico fatto di pura sopraffazione: minacce di morte crudeli (“Stai zitta altrimenti ti ammazzo!”), punizioni corporali umilianti, con le bambine costrette a consumare i pasti sotto la minaccia di un orologio cronometrato o a rimanere per ore piegate sulle ginocchia con le braccia tese verso l’alto. Davanti a questo abisso, il pubblico ministero, dott. Enzo Russo, aveva chiesto nove anni di reclusione, determinati poi dal Tribunale in sette anni sotto il vincolo della continuazione. Oggi quell’orologio dell’orrore si è fermato, è finalmente una donna libera. Ha sconfitto i suoi fantasmi e ha trovato la forza sovrumana di ricominciare, protetta dall’amore della sua nuova famiglia. Oggi è sposata, è madre di due bambini: il simbolo vivente e miracoloso di una rinascita possibile, anche quando si viene sepolti vivi nel dolore più buio. La sua storia resta un monito eterno: la violenza si combatte e si vince. E l’impegno instancabile, gratuito e umano di professionisti come l’avvocato Gallevi dimostra che, anche nelle tenebre più fitte, può accendersi una luce capace di restituire la vita.
Mario Rinaldi
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