Alberto Cuomo
Su queste colonne l’ottima Erika Noschese ha messo in luce come De Luca finga di non avere responsabilità nella cementificazione della città, avendola invece amministrata per 35 anni invogliando imprenditori grandi e piccoli, attraverso un Piano Urbanistico che volle sovradimensionato, a costruire. E non solo, rileva altresì che il neovecchio sindaco (o il vecchio neosindaco) oggi tenti di confermare la sua innocenza inventandosi una revisione al Puc vigente, firmato Bohigas, con una variante che blocchi l’uso del suolo. “Pippe e palle” direbbe un suo emulo che non la gentile Erika. Già perché, per cominciare, De Luca ha posto un veto ad altri B&B onde favorire la costruzione di nuovi alberghi. 15 ne ha promessi, per una Salerno Montecarlo del Sud. E i salernitani babbei, con l’anello al naso, a credergli. Considerando che un albergo che si rispetti non può non avere almeno 100 stanze (il Novotel ne ha 116) pari a circa 25-30 appartamenti, avremmo per le sole strutture alberghiere una cubatura capace di oltre 400 appartamenti. Senza considerare che quello dei residences e degli alberghi è uno dei business privilegiati dalle mafie (v. le indagini negli ultimi 10 anni riguardanti hotel della riviera romagnola, o di Milano, Roma, Firenze) viene da chiedere: il turismo stanziale a Salerno ha veramente bisogno di tanti alberghi? E comunque quella della costruzione di strutture alberghiere è stata per De Luca una bella invenzione. Gli alberghi infatti presentano funzioni ibride che non hanno decise collocazioni negli strumenti urbanistici e se un Piano prevede una “zona alberghiera” questa potrebbe non essere nella disponibilità di un imprenditore-albergatore che chiederebbe, per il suo progetto in altra area di proprietà, una variante ad hoc stante il merito di offrire nuovi posti di lavoro. Insomma un albergo è un ibrido, è residenza, servizio e struttura produttiva tant’è che la norma nazionale assentita da quella regionale prevede lo svincolo dalla funzione alberghiera a quella residenziale qualora si provi la non utilità e conomica. Ottenuto l’assenso regionale, secondo la legislazione della Regione Campania, basterà chiedere al comune il cambio di destinazione mediante semplice Scia (segnalazione certificata di inizio attività) firmata dal progettista che comprovi anche la presenza di standard o, in mancanza, calcoli la loro monetizzazione. Un esempio palese, sebbene non si sappia se abbia seguito tutta tale la procedura, è la parte finale del cosiddetto crescent, guarda caso realizzata dalla Sist di Chechile, la quale, a norma del Puc, sarebbe dovuta essere “artigianale” o alberghiera, e invece come è dato vedere è residenziale. Insomma la sostanza produttiva di un albergo, p.e. il Grand Hotel Salerno, ha consentito di cambiare le carte in tavola e fargli occupare un’area vincolata a servizi dalla legge 219 post-terremoto, mentre il suo essere albergo potrà un giorno farlo trasformare in edificio residenziale… Un itinerario che vuole essere il medesimo per l’edificio della foce dell’Irno dove è ancora presente Chechile con l’avvento del gruppo Marinelli sottoposto, come forse non sa De Luca (ma il figlio non viene eletto tra Casal di Principe e Caserta?) per alcune società a interdittiva antimafia. Purtroppo, in assenza di perizia legislativa, non si può qui sostenere che a proposito del nuovo edificio-albergo presso l’Irno la ragione di Cantone che vi legge un possibile reato di natura amministrativa o quella di Michelangelo Russo che vi ravvede il suo caro reato di falso ideologico, eppure a Salerno da 35 anni, si assiste a scelte amministrative che favoriscono pochi, talvolta persino mafiosi, a danno della collettività. Che vi sia forse in tale atteggiamentodi favore ai pochi una neghittosità, una omissione verso i molti, in cui è ravvisabile un reato? Quanto alla promessa variante al Puc, De Luca, sostenendo di non poter eliminare i diritti edificatori pregressi onde evitare contenziosi legali ha posto nel documento politico approvato, il mantenimento della previsione del Puc bohigasiano di 160mila abitanti, quantificando l’edificazione dei nuovi vani in ragione di quella non ancora edificata, in 290mila metri quadri di solaio tutti da costruire nel costruito nella affermata salvaguardia delle aree agricole. Una scusante non del tutto vera, per diversi motivi. In primis perché i diritti edificatori non sono eterni, ma durano, secondo la legge, dieci anni, abbondantemente trascorsi, dall’approvazione del Piano Comunale. In secondo luogo perché le eree dove ci sono vincoli edificatori sono state nel tempo in parte cambiate. Molto più semplicemente Vincenzo Giordano, allorchè con la Manovra Urbanistica decise di attuare un nuovo Piano Regolatore mediante Piani Attuativi di Recupero (altro che Bohigas e le AAPU), molto velocemente e semplicemente con la sola Delibera 71, bloccò l’edilizia in tutte le aree libere. Mal gliene incolse! I suoi alleati e gli stessi maggiorenti socialisti, ovvero Carmelo Conte, che era tirato per la giacca dai vari Nicodemo e Postiglione, prima tentarono di boicottare la “manovra”, inserendo nel Comitato di Coordinamento tecnici fidati, Galdi, Amatucci, Immediata etc. con il chiaro intento di farla decadere, e poi inventandosi, su suggerimento dell’architetto Carmine Spirito all’assessore Cappuccio, l’incarico a Oriol Bohigas, che proprio il ministreo delle Aree Urbane nel governo Andreotti contattò per assicurarsi fosse affidabile, con buona pace di repubblicani e comunisti. Diversamente da Giordano, De Luca tiene fede a un Puc obsoleto, aggiungendo alle cubature citate anche quelle del cosiddetto housing sociale, da realizzare con i programmi di Edilizia Residenziale Sociale (ERS) finanziati in parte dalla Regione, perchè sull’ecosostenibili Insomma con la variante al Puc continueremo a vedere tanto cemento da farcelo uscire dagli occhi e dai pori.
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