Un commissario coi fiocchi, si direbbe. Ci voleva il potere straordinario di un inviato prefettizio, necessario al proseguimento di un’attività amministrativa stroncata e dall’inadeguatezza del timoniere e dall’usura di rapporti politico-personali tra diseguali, per restituire alla città resa celebre dal socialista ebreo Carlo Levi, la dose minima di dignità. Il commissario Gaetano Tufariello, poco dopo essersi insediato, ha ordinato ai tecnici comunali la rimozione di due imbarazzanti striscioni appesi alle mura municipali da oltre due anni. I quali recitavano l’uno “Verità per Giulio Regeni”, il ricercatore friuliano ucciso malamente dai servizi segreti egiziani dieci anni fa, e l’altro “Cessate il fuoco”, su rituale sfondo arcobaleno, chiaro rimando alla tragedia di Gaza, il vessillo riverniciato di buoni sentimenti di chi favorisce o auspica lo sterminio (quello sì reale) degli israeliani attraverso il rovesciamento della verità e, quindi, della realtà: il mantra di ciò che comunemente chiamiamo “universo pro-Pal”, in pratica l’aggiornamento contemporaneo del secolare razzismo anti-ebraico, il più feroce di tutti, checché ne dica l’ignorante sacerdotessa irpina di Hamas e prossima parlamentare (ovviamente di Avs o del Pd o dei 5S), tale Francesca Albanese. Il commissario Tufariello, al netto degli atti amministrativi che sta approvando con speditezza in virtù di quei poteri che la legge gli conferisce quando un amministratore fa flop, sarà ricordato (e ringraziato) per aver cancellato la vergogna che da tempo imbrattava non tanto le mura istituzionali rappresentative degli ebolitani quanto il tessuto di residua civiltà di un’intera comunità, generalmente estranea a qualunque sentimento di vera discriminazione razziale, in questo caso dissimulata in una. Ma il virus infettò ancora una volta, rendendo ciechi e sordi tanti, tantissimi, anche lì dove si fermò l’ebreo Cristo, grazie al solito circo politico-culturale cui l’ex sindaco aderì con convinto sorriso. “Cessate il fuoco” significava – e significa – in sostanza “Forza Hamas”, anche se ci giri attorno con belle parole di umanità contrita e, magari, tifi pure per il Nobel ai famosi «bambini di Gaza». Gli esiti recenti di tutto ciò, tra film «ad usum caviale» applauditi per 25 minuti nel marciscente festival del cinema di Venezia, e inni a Hezbollah, Hamas e Jihad islamica di incartapecorite militanti di sinistra mischiate a «giovani» incapaci di capire ciò che dicono e fanno, ne sono tragica conferma. In queste ore, peraltro, si assiste all’ennesima prova a Roma con il voto contrario dello schieramento sedicente progressista alla legge contro l’anti-semitismo: what else? Quel “Cessate il fuoco”, berciato in ogni dove, anche a Eboli, già a poche ore dal pogrom del 7 ottobre 2023 richiama quel mondo lì, è quella roba lì, come si dice. Lode a Tufariello. (pierre)
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